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Pesticidi, avvelenati a norma di legge

Tracce di veleni agricoli ovunque, dai cibi alle acque, persino in quelle sotterranee. Per produrre cibo, l’Italia è stata cosparsa di veleni eterni. Ma è tutto legale!

Gio 30 Giu 2016 | di Francesco Buda | Ambiente
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E' uno dei paradossi più beffardi dell'ultimo mezzo secolo di progresso: per produrre cibo, quindi per vivere, ci siamo cosparsi di veleni. E continuiamo a farlo. L'uso di pesticidi, nelle loro varie e multiformi preparazioni, ha letteralmente invaso i nostri ecosistemi. In aria, sui campi e nelle acque, fino alle falde custodite da strati rocciosi. Un mix nefasto capace di entrare nelle nostre cellule, oltre che delle altre creature. Altrettanto insano è un altro paradosso: tutto ciò è consentito dalle leggi e spesso persino incentivato con pubblici denari. 
È vero, siamo il Paese della buona tavola, la nostra  agricoltura – come precisa la Coldiretti - è la più “green” di tutta Europa con 281 prodotti a denominazione di origine, il divieto agli Ogm e con più aziende biologiche, al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari. È però anche vero, rileva Eurostat, che siamo il maggior consumatore di pesticidi per unità di superficie coltivata dell’Europa occidentale, con 5,6 chili per ettaro ogni anno. Il doppio rispetto a Francia e Germania.

A RISCHIO IL NOSTRO PATRIMONIO ALIMENTARE
I milioni di tonnellate di pesticidi sparsi in giro per lo Stivale finora, 130mila solo nel 2014, ci presentano un conto salatissimo. Risultano con uno o più residui di pesticidi: 2 campioni su 3 di frutta, circa un terzo della verdura e un prodotto agroalimentare derivato su 4, compresi pane, pasta e passata di pomodoro, simbolo e basi di uno dei nostri più grandi tesori, la dieta mediterranea. Complessivamente, in media al livello nazionale in tutti questi prodotti messi insieme si sono trovate tracce di uno o più pesticidi nel 41,2% delle analisi. Quasi uno su 2!
Sono gli esiti del recente dossier “Stop pesticidi” elaborato da Legambiente coi dati ufficiali forniti dalle autorità regionali. Lo studio fotografa la situazione dei prodotti da agricoltura convenzionale, quella che ancora non riesce a liberarsi dalla “tossicodipendenza da pesticidi”, come la chiamano gli esperti di Greenpeace, in un suo recente report. I prodotti più colpiti dal problema sono pere, mele, fragole, le uve, agrumi e altri frutti (vedi tabella a pagina seguente). 
Addirittura nel 43,% delle analisi sono risultati avere più di un residuo di pesticidi: in gergo si chiama multiresidualità. Fatto ancora più grave è che la normativa europea e nazionale non considerano questo tipo di contaminazioni multiple. Infatti prevedono analisi solo per le singole sostanze, ma non per i cocktail tra esse, che le rendono ancora più pericolose moltiplicandone gli effetti tossico-nocivi per l’ambiente e la salute. 

AVVELENAMENTO LEGALE
Un ulteriore, assurdo paradosso: tutto risulta legale. Risulta irregolare solo lo 0,7% dei campioni (51 su 7.132) di frutta, ortaggi e altri prodotti alimentari di cui parla il dossier di Legambiente, cioè con tracce di pesticidi sopra il limite massimo ammesso dalla legge. Detta così sembra un'ottima notizia. In realtà nessuno può garantire che certi residui, per quanto bassi e consentiti, non siano nocivi. Specialmente nel caso di situazioni abitudinarie come il mangiare. Il concetto di regolarità in questi casi deriva da quello di soglia tollerabile: al di sotto di un certo valore – ha deciso qualcuno - si può fare. Un compromesso che aggiusta le cose a tavolino, ma si scontra con la realtà molto più complessa degli organismi e della natura. Chi può stabilire con certezza che al di sotto della soglia un veleno smette di essere tale e diventa innocuo? Per intenderci, se vado a 130 sull'autostrada e finisco contro un camion non mi faccio meno male solo perché quella velocità è consentita dal codice della strada! E poi come si fa a dire che una sostanza o una combinazione di sostanze chimica progettata per uccidere organismi è commestibile e senza conseguenze a dosi bassissime se uno la assume ripetutamente per anni? Inoltre, i limiti massimi ammessi dalle norme vengono stabiliti su un soggetto tipo di 60 kg. E i bambini, i ragazzi e tutti quelli che hanno un peso diverso? Tranquilli: l’Italia ha adottato un Piano per ridurre sensibilmente i pesticidi per adeguarsi alle linee europee che parlano di “uso sostenibile” di questi veleni come obiettivo. Il Programma di azione UE è del 2002, l’Italia lo ha recepito con un Piano nazionale nel 2014...

PIU' RIGOROSI CON IL BIO CHE CON CHI USA PESTICIDI!
«Abbiamo il paradosso giuridico secondo cui una mela biologica con un residuo appena sopra i limiti di legge di un prodotto come il rame, facilmente lavabile essendo solubile e di copertura della vegetazione, risulterà illegale e non commerciabile – tuona l'agroecologo Giuseppe Altieri -, mentre un’altra mela (o una bottiglia di vino come qualsiasi prodotto alimentare), con presenza di 15-20 residui chimici differenti, ciascuno entro i limiti di legge, ma la cui sommatoria supera di gran lunga il residuo della mela “fuorilegge per eccesso di rame”, risulterà perfettamente legale e potrà essere presente sugli scaffali dei supermarket. Oltretutto con residui chimici sistemici e/o citotropici, ovvero che penetrano all’interno dei frutti e che pertanto non potranno essere lavati né, tantomeno, asportati togliendo la buccia».

ACQUE A RISCHIO, FIN SOTTO TERRA
Un cazzotto allo stomaco è anche il “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque 2016” elaborato dall'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. I pesticidi sono sempre più diffusi nelle acque superficiali – fiumi, torrenti e laghi – e sotterranee. Su 365 sostanze cercate, ne hanno trovate ben 224. Ma in ogni regione il numero delle sostanze cercate è diverso: dalle sole 5 e 22 delle Marche rispettivamente per le acque superficiali e in quelle sotterranee, alle 180 della Sicilia, per le acque sopra e sotto il suolo. “Il risultato complessivo – spiega lo studio - indica un’ampia diffusione della contaminazione, maggiore nelle acque di superficie, ma elevata anche in quelle sotterranee, con pesticidi presenti anche nelle falde profonde naturalmente protette da strati geologici poco permeabili”. In quelle superficiali dal 2003 – anno nel quale dopo quasi mezzo secolo di folle impiego della chimica in agricoltura e di industrializzazione spinta – al 2014 la contaminazione da pesticidi rilevata è salita del 20%, e del 10% in quelle sotterranee. Sono contaminati il 63,9% dei 1.284 punti di monitoraggio controllati in fiumi, laghi e altri corsi d'acqua e quasi un terzo di quelli sotterranei (31,7%). In alcune regioni – sottolinea l'Ispra - la contaminazione è molto più diffusa del dato nazionale: oltre il 70% dei punti delle acque superficiali in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, con punte del 90% in Toscana e del 95% in Umbria. E poi c'è chi i dati non li manda proprio. La Calabria in 13 anni non li ha forniti per nessuna edizione del monitoraggio. Mentre per l'ultima edizione il Molise è “scomparso” e sei Regioni hanno invece inviato dati incompleti. Per le acque sotterranee mancano i dati anche di Basilicata, Campania e Puglia. 

OCCHIO ALLE FALDE
Nelle acque sotterranee la diffusione della contaminazione è particolarmente elevata, in Lombardia nella metà dei punti monitorati, in Friuli il 68,6%, in Sicilia il 76%. Più che in passato, sono state trovate miscele di sostanze contenenti anche decine di componenti diversi. Ne sono state rilevate fino a 48 in un singolo campione. Come detto, la tossicità di una miscela è sempre più alta di quella dei singoli componenti. «Si deve, pertanto, tenere conto che l’uomo e gli altri organismi sono spesso esposti a “cocktail” di sostanze chimiche, di cui a priori non si conosce la composizione. Nessuno sa valutare queste miscele, e noi diciamo a chiare lettere che quando una sostanza viene autorizzata si dovrebbe avere più cautela e considerare che poi andrà a combinarsi con altre. La normativa non è adeguata a proteggere da contaminazione perché non considera questo aspetto», avverte l'ing. Pietro Paris, responsabile del Settore sostanze pericolose dell'Ispra che realizza il rapporto sui pesticidi. «Bisogna prendere atto di queste evidenze – incalza Paris -, confermate a livello mondiale, e del fatto che le metodologie utilizzate in fase di autorizzazione, che valutano le singole sostanze e non tengono conto degli effetti cumulativi, debbono essere analizzate criticamente al fine di migliorare la stima del rischio». 
Ma per la legge e i nostri legislatori non c'è da preoccuparsi: i punti monitorati che risultano avere concentrazioni di pesticidi superiori ai limiti di qualità ambientale, cioè che sforano le soglie di legge, sono “solo” un quinto (il 21,3%) per fiumi, laghi e torrenti, e “solo” il 6,9% per le acque sotterranee. 

 


 

Residui di pesticidi in frutta, verdura e derivati

REGIONE %*

Abruzzo 51,1
Basilicata 13,9
Calabria 26,5
Campania non disp.**
Emilia Romagna 62,6
Friuli Venezia Giulia 42,9
Lazio 29,7
Liguria 34,6
Lombardia 32,9
Marche 33,6
Molise 50,9
Prov. Aut. Bolzano 59,5
Prov. Aut. Trento 38,0
Piemonte 28,4
Puglia 48,4
Sardegna 25,7
Sicilia non disp.**
Toscana non disp.**
Umbria 31,6
Valle d'Aosta 32,4
Veneto 31,7
ITALIA 41,2

* Percentuali di campioni analizzati dalle autorità locali con uno o più residui di pesticidi 
** La Campania ha consegnato i dati in ritardo, la Toscana li ha forniti con modalità non elaborabile secondo gli schemi di Legambiente, la Sicilia non li aveva ancora pronti

Fonte Elab. A&S - “Stop pesticidi” Legambiente



 

Le Speranze 
Coldiretti, la maggiore associazione agricola italiana, è ottimista: «La situazione continua a migliorare: negli ultimi dieci anni in Italia la quantità di pesticidi e prodotti fitosanitari distribuiti per uso agricolo si è praticamente dimezzata, con un calo complessivo di 76.000 tonnellate (-45,2%)». Secondo l’ultimo aggiornamento Istat sui consumi di fitosanitari in Italia, invece, dal 2002 al 2013 la quantità di pesticidi distribuiti per uso agricolo si è ridotta del 29,2%. Parallamente occorre però far crescere il numero di aziende agricole biologiche, che non impiegano pesticidi. 

 


 

IL CASO del GLIFOSATO 
Fra le sostanze trovate più spesso nelle acque superficiali e sotterrane italiane c'è il glifosato, l'erbicida più usato al mondo. L’Italia è tra i suoi maggiori consumatori. Spesso è spruzzato sui campi poco prima del raccolto e improvvidamente usato per seccare le “erbacce” lungo le strade e nel verde urbano. L'ultimo rapporto Ispra sui pesticidi rileva il glifosato e il suo metabolita AMPA nel 39,7% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali in Lombardia e nel 70,9% in Toscana, dove sono tra i principali responsabili del superamento dei limiti di qualità ambientali.  In Italia si è iniziato a cercarlo solo nel 2005 e fino al 2012 solo in Lombardia, ora anche in Toscana. In Danimarca è vietato dal 2003. L’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) fino al 18 luglio raccoglie on line  osservazioni, informazioni e materiali da chiunque, per poi classificare ed etichettare questo veleno. L'Ue ancora discute se faccia male alla salute e all'ambiente...

 


 

Quanti prodotti sono contaminati?
Percentuali medie di campioni con uno o più residui di pesticidi in Italia
 

FRUTTA

Uva 90,7
Pere 83,3
Fragole 76,2
Pesche 73,4
Frutta esotica 68,3
Mele 66,7
Agrumi 59,2

VERDURA

Sedano finocchio, asparago 49,6 
Insalate 46,3
Pomodori 44,4
Patata 42,6
Carote 37,5

DERIVATI

Pane 44,8
Vino 40,9
Marmellate e confetture 40,0

Fonte Elab. A&S - “Stop pesticidi” Legambiente


 

I KILLER DELLE API
Molto presenti sia nelle acque superficiali che in quelle sotterranee sono i neonicotinoidi, gli  insetticidi lanciati all'inizio di questo secolo e divenuti i più utilizzati al mondo e largamente usati anche in Italia. Uno studio condotto a livello mondiale (Task Force sui Pesticidi Sistemici – 2015) evidenzia che l’uso di queste sostanze è tra le principali cause della perdita di biodiversità e della moria di api mai vista prima che ha colpito l'Italia negli anni scorsi. Per capire la portata del problema, basti pensare all’ impollinazione: circa il 70% delle piante commestibili abitualmente consumate dall’uomo dipendono dagli insetti impollinatori tra cui l’ape, che è in assoluto il più efficiente. Attualmente in Italia è stato sospeso l'utilizzo dei neonicotinoidi per la concia (rivestimento esterno) dei semi di mais. 

 


 

Residui dei pesticidi trovati in Italia

Percentuali medie di campioni con uno o più residui di pesticidi in Italia

Frutta 65,50%
Verdura 30,00%
Derivati 24,40%

Fonte Elab. A&S - “Stop pesticidi” Legambiente


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