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Madre-coraggio continua la gravidanza

Medici diagnosticano malattia rara al quinto mese, ma poi bimba nasce sana

Gio 30 Giu 2016 | di Bianca Francavilla | Bambini
Foto di 3

È al quinto mese di gravidanza Valentina Caldarola, 29 anni, quando in una clinica privata di Roma le dicono che la bambina che porta in grembo è affetta da una malattia che colpisce un bambino su 100.000: la Dandy Walker Variant. Ha una settimana di tempo per decidere se interrompere o no la gravidanza, perché in Italia oltre il sesto mese non è consentito abortire neanche in caso di malattie o malformazioni. Ma la avvertono: i bambini con questa sindrome non sopravvivono oltre il sesto anno di vita e nascono con gravi malformazioni. Le dicono anche che non serve effettuare ulteriori esami presso altri ospedali, che la diagnosi è certa e che dovrà comunicare a loro dove intende – eventualmente – interrompere la gravidanza perché sono interessati a studiare il caso. Forse grazie ad un miracolo, o forse solo per il coraggio insolito per i suoi 29 anni, riesce ad aggrapparsi alla speranza che gli danno in un ospedale pubblico, con i costi più che dimezzati. Continua la gravidanza e scopre che la bambina non ha niente di quello che le hanno detto. Il suo post su Facebook ha ottenuto quasi 20mila condivisioni in due giorni e Valentina ha ricevuto messaggi privati di altre ragazze con una storia simile alla sua: i medici della stessa costosa clinica privata hanno sbagliato diagnosi dando per certo che i loro figli sarebbero nati affetti da nanismo, malformazioni, malattie. Abbiamo chiesto a Valentina di raccontarci la sua storia, perché possa essere di esempio e aiuto a tante altre mamme che vivono la sua stessa situazione.

Come ha scoperto che la gravidanza era a rischio?
«La mia gravidanza è stata meravigliosa: nessuna nausea, nessuna complicazione. Finché un giorno non mi consigliano di fare una visita morfologica in una clinica privata. 190 euro contro i 60 dell’ospedale pubblico, ma è più sicura e veloce, dicono. E’ il cinque ottobre e sono al quinto mese di gravidanza. Il primo dottore mi visita sei volte in una mattina e mi dice che è tutto ok, ma che manca una misura del cervelletto e sarei dovuta tornare la settimana dopo. Il lunedì seguente, dopo altre cinque visite, continuano a ripetermi che la bambina non è in posizione e mi consigliano di comprare delle caramelle che facilitano l’operazione. Torno nello studio e a visitarmi è il “padrone” della struttura, il medico più rinomato all’interno della clinica privata».

Cosa le dice?
«Che c’è un “problemino”. Fa sedere me e il mio compagno e ci spiega che la bambina è affetta dalla rarissima sindrome di Dandy Walker Variant, visibile da una ciste dietro al cervelletto. La maggior parte delle mamme, continua a spiegarmi, decide di non tenere i bambini perché possono nascere vegetali, senza braccia o gambe, nella migliore delle ipotesi ciechi. In ogni caso, la bambina non avrebbe superato il sesto anno di età. Mi spiega anche di non andare da altri specialisti perché la diagnosi è certa ma di decidere entro una settimana se continuare la gravidanza o abortire. L’Italia, infatti, non permette l’interruzione di gravidanza neanche per motivi legati a malattie del bambino oltre il sesto mese di gravidanza. Mi viene detto anche che, qualora avessi deciso di abortire, avrei dovuto dire loro dove perché avrebbero voluto studiare il mio caso».

Come si è sentita?
«Da lì a sentirmi morire è stato un secondo. Il mio compagno ha chiesto a me di prendere una decisione ma, in così poco tempo, era impossibile. Ho chiamato la mia ginecologa, che mi ha salvato. Mi ha spiegato che nella clinica privata dove sono stata sono bravi sì, ma non invincibili. Mi ha mandato di corsa a fare una risonanza magnetica fetale, esame di cui io non sapevo nemmeno l’esistenza. L’ho fatto in un’altra clinica privata solo perché nel pubblico avrei dovuto aspettare molto tempo ed io non lo avevo. Ho scoperto che la diagnosi che mi avevano fatto era errata. Mia figlia aveva solamente il verme cerebellare ruotato ma, non era detto che in quelle settimane non sarebbe tornato a posto. E comunque, l’85% dei bambini con il verme cerebellare vive benissimo. Dopo 4 morfologiche ed altre 2 risonanze magnetiche fetali in ospedali pubblici, il 24 febbraio è nata mia figlia Greta, sanissima. Abbiamo fatto subito un’ecografia al cervelletto scoprendo che non ha nessun tipo di problema di salute».

Cosa le ha dato il coraggio di continuare?
«Il mio compagno accanto e Dio. Ogni anno vado in vacanza a Cascia, poi una volta ho chiesto che venisse realizzato il mio desiderio più grande: rimanere incinta. Un mese dopo ho scoperto di aspettare Greta. Quando ho saputo che la mia bambina poteva essere affetta da quella grave malattia, ho mandato la mia amica a Cascia, ed è tornata con una medaglietta di Santa Rita per me. Quando Greta è nata sono tornata con lei a Cascia per ringraziare. Le cose sono due: o la diagnosi era sbagliata, o è stato un miracolo».
 


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