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Alex Zanotelli: Testimone del sogno

Dall’Africa a Napoli, l’infaticabile missione per la vita

Gio 30 Giu 2016 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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Napoli, Rione Sanità, tra vicoli pieni di storia e violenza, che hanno visto nascere Totò ma anche tanti spietati camorristi. Da un minuscolo alloggio ricavato nel campanile della Chiesa parrocchiale, Padre Alex Zanotelli continua a far risuonare la sua testimonianza. Sacerdote, missionario, giornalista e scrittore impegnato in innumerevoli battaglie civili e di solidarietà in tutto il mondo. Fin da quando, giovanissimo, ebbe chiara la sua missione.
«Da bambino ero terribile, ne combinavo di tutti i colori e ho preso anche tanti ceffoni. Ma a un certo punto mi dissi: la vita è bellissima e vale la pena spenderla per qualcosa di importante, aiutando chi soffre. I miei genitori rimasero stupefatti, ma successivamente, soprattutto mia madre, mi sostenne nella scelta di diventare sacerdote e nel concludere gli studi liceali negli Usa con la congregazione dei Comboniani». 

Come hai vissuto quel cambiamento?
«Fu molto stimolante vivere quegli anni di grandi mutamenti storici, in un immenso Paese con personalità come Kennedy e Martin Luther King. Oggi mi rendo conto di essere sempre stato spiazzato dall’esistenza, dagli incontri che ho fatto. A cominciare da quando, sacerdote ventiseienne, formato in un contesto americano e antiarabo, fui mandato subito ad insegnare in una scuola musulmana in Sudan! All’inizio volevo scappare, poi ho capito che dovevo soprattutto incontrare le persone: lentamente rimasi affascinato e arricchito, come uomo e cristiano. Iniziai a comprendere quanto è proficuo l’incontro e lo scambio tra diverse culture e religioni».

Lì iniziarono i tuoi problemi con le gerarchie e il potere politico.
«Dovunque sono stato, ho sempre cercato di aiutare i più poveri e discriminati a rialzarsi, dando voce a chi non ha voce. Il governo locale ritenne che il mio impegno per il popolo Nuba fosse pericoloso e mi rispedirono in Italia, dove nel 1978 divenni direttore della rivista Nigrizia. Come giornalista ho approfondito varie problematiche, mettendo in luce quanto la nostra società fosse lontanissima dalla proposta del Vangelo».

Perché hai dovuto lasciare di nuovo l’Italia?
«Iniziai a farmi domande sull’ingente commercio di armi nel nostro Paese e sulla collusione della Chiesa con la parte corrotta della Democrazia Cristiana. Dopo alcuni articoli che anticiparono di vari anni i risultati dell’inchiesta Mani Pulite per Tangentopoli, i maggiori partiti politici fecero pressione sul Vaticano per allontanarmi dalla rivista. Fu un’esperienza dolorosa, che mi portò a trasferirmi a Korogocho, nella tristemente famosa baraccopoli di Nairobi. Volevo vivere dalla parte dei poveri: è stato difficile, ma si è rivelato un grande dono per mettermi in discussione e convertirmi. In quella situazione così estrema, ho potuto vedere meglio come anche io ero schiavo di schemi e ideologie, mentali, politiche e religiose».

Come affrontare le sfide che ci stanno ponendo davanti la storia e l’attualità?
«Ognuno di noi, come singolo e collettività, è stimolato ad una continua conversione. Se vogliamo ritrovare la nostra vita dobbiamo essere pronti a convertirci continuamente, aiutando gli altri a fare altrettanto. Le difficoltà, le diversità e il confronto sono una ricchezza, anche nella complessa situazione odierna. Ad esempio, l’arrivo dei migranti che spaventa tanto l’Europa, in realtà è una manna che ci offre la possibilità di salvarci dalla decadenza e dall’estinzione, come successe all’Impero Romano. Oppure, la lunga crisi finanziaria che stiamo vivendo è una grande occasione di miglioramento, venendoci a ricordare che il nostro sistema socio-economico è fallimentare. Dobbiamo ritrovare la forza di lottare per un mondo in cui lo scopo non è il profitto fine a se stesso». 

Come coltivare il sogno di un modo di vivere più libero e rispettoso?
«Io trovo forza nella Parola che mi aiuta a stare fuori dal sistema di morte che ci stritola ogni giorno, conservando lo stesso sogno portato 2000 anni fa da Gesù. Sono stato sempre affascinato dalla Sua forza e concretezza; in questi ultimi anni mi stanno spingendo ad andare avanti anche i miei studi sulla storicità della Sua presenza. Lui è un volto di carne e offre una testimonianza concreta, davanti a Dio che è inimmaginabile. Il sogno di ognuno deve essere quello di ritrovare relazioni personali di qualità con le quali costruire una società diversa». 

Cosa vuol dire convertirsi?
«Significa sperimentare pienamente la vita che ci è stata donata. Ognuno ha ricevuto vita in abbondanza e, credenti o meno, dobbiamo tutti impegnarci affinché la vita vinca sempre. Io posso anche essere felice, ma sarò inghiottito dal malessere intorno a me se non faccio niente per combatterlo. Spesso questo è più difficile da mettere in pratica per i cosiddetti credenti, che devono superare lo scoglio grandissimo della falsa spiritualità che li fa sentire migliore degli altri. Ma non bisogna meravigliarsi: Gesù aveva i peggiori nemici proprio negli osservanti più stretti della religione. Il Cristianesimo conquistò un Impero violento e schiavizzato attraverso l’esempio concreto di gioia, rispetto e condivisione delle prime comunità. Oggi, anche nelle Parrocchie, abbiamo bisogno di tanti piccoli gruppi che ritrovino il sogno aiutandosi a testimoniare un’alternativa ad un sistema che fa aumentare continuamente i sofferenti, arricchendo un numero sempre più esiguo di persone. Per questo sogno ho sempre lottato, in modo non violento, sia in Africa che qui a Napoli».

È più facile essere missionari in Africa o in Italia?
«In Africa, seppur nel disastro della miseria, la gente ha molta voglia di reagire, mentre purtroppo qui c’è un immobilismo che fa paura! Questi ultimi trenta anni di berlusconismo e consumismo hanno distrutto il nostro splendido Paese. È troppo importante non scoraggiarsi e lottare, in questo momento storico nel quale sembra che nulla possa cambiare. Qui a Napoli c’è un popolo con tante risorse e problemi, una cultura e tradizione antiche, dove si può tentare di fare un cammino per migliorare le cose. I napoletani sono straordinari: con la loro grande vivacità ed umanità, sostenuti adeguatamente, potrebbero rinascere». 

Cosa c’è dietro i tanti assassinii che si stanno verificando a Napoli negli ultimi mesi? 
«Questa città, che con il circondario conta quasi cinque milioni di abitanti, ha grandi problemi sociali e una spaccatura profondissima tra la piccola parte ricca e il resto della popolazione. È diventata la più grande piazza di spaccio di droga in Europa e questo sta scatenando gli appetiti di molti. Fino a poco fa c’erano dei boss camorristi che controllavano il territorio e facevano accordi per la spartizione del potere. Ultimamente molti dei capi sono in galera e si sono scatenati tanti giovanissimi e spietati emergenti che, pur di accaparrarsi il potere, stanno compiendo delle stragi, anche di persone innocenti, che prima erano impensabili. Tutto questo è purtroppo alimentato da una bomba di malessere sociale che non può essere più trascurata: in molti quartieri napoletani la scuola pubblica è sempre più assente, con un alto tasso di abbandono scolastico che si trasforma in un grande serbatoio per la camorra, che paga i minorenni almeno quattrocento euro a settimana per spacciare». 

Dal Governo Renzi e dall’affermazione del Movimento 5 Stelle possiamo aspettarci dei miglioramenti concreti per il nostro Paese? 
Il Presidente Renzi probabilmente è una brava persona, ma è palese che rappresenta la continuità con i politici del passato, a rappresentanza di un sistema che ci sta portando all’autodistruzione. Ormai, anche i politici migliori hanno le mani legate dalla finanza e dalle banche. Sono stato molto amico di Beppe Grillo, con il quale negli anni scorsi abbiamo realizzato cose importanti, insieme a tante brave persone attive nel Movimento; ma se li guardi da dentro capisci quante difficoltà hanno a scendere nel profondo dei problemi e a liberarsi di tanti errori culturali. La Chiesa ha l’immenso compito di portare una proposta educativa e formativa, aiutando persone volenterose e disposte a lottare per la vita. Nell’immediato, è necessario impegnarsi per arginare lo strapotere della Finanza internazionale, per riaffermare l'acqua come bene pubblico e per impedire la firma del Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip), l’accordo di libero scambio sul quale Stati Uniti e Unione europea stanno trattando da alcuni anni».

Come valuti l’azione di Papa Francesco?
«Sono felicissimo della sua testimonianza che sta facendo aprire molte porte sulle falsità della Chiesa. Francesco insiste molto nella missionarietà di ogni persona e gruppo: se fosse ascoltato la Chiesa potrebbe fare moltissimo per migliorare il mondo».

 


 

DA NAIROBI A NAPOLI

Nato a Livo (Trento) il 26 agosto 1938, nel 1964, dopo aver completato gli studi di teologia a Cincinnati (Usa), è ordinato sacerdote. Partito come missionario comboniano per il Sudan, dopo otto anni viene allontanato dal governo a causa della sua solidarietà con il popolo Nuba e della coraggiosa testimonianza cristiana. Assume la direzione di Nigrizia nel 1978. Per quasi dieci anni,Alex  Zanotelli prende posizioni precise e s'impone all'opinione pubblica italiana, affrontando i temi del commercio delle armi, della cooperazione allo sviluppo affaristica e lottizzata, dell'apartheid sudafricano. Nel 1987 - su richiesta di esponenti politici e vaticani - Alex Zanotelli lascia la direzione di Nigrizia. Fino al 2001, il lavoro missionario lo svolge a Korogocho, una delle baraccopoli di Nairobi, capitale del Kenya. Oggi Zanotelli si trova nel rione Sanità di Napoli, uno dei simboli del degrado sociale del nostro Paese. Vive nella comunità Crescere Insieme, dove trovano rifugio i tossicodipendenti più emarginati del rione. 


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