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A chi dovete il 50% dei guadagni?

Lo Stato chiede, ma per pagare abbiamo ancora qualche difficoltà

Gio 28 Lug 2016 | di Armando Marino | Soldi

Conoscete qualcuno a cui volete dare il 50% di quello che guadagnate, ma lui fa di tutto per rendere difficile il versamento? Dice sì, dammi il 50%, ma non solo di quello che guadagni quest’anno, ma anche di quello che guadagni l’anno prossimo. Poi ti dice che ti fa uno sconto, ma solo se riesci a capire un rebus della Settimana enigmistica. E alla fine aggiunge che puoi anche versarglieli on line, ma hai bisogno di password e codici, che ovviamente non puoi chiedere on line. Io sì: è il fisco italiano. Tu vuoi pagare le tasse e lui fa lo scontroso. Quest’anno per la prima volta ho fatto anche l’esperienza di rivolgermi a un Caf, i cosiddetti Centri di assistenza fiscale. Avevo un dubbio sull’applicazione della cedolare secca e ho pensato di rivolgermi a dei professionisti, invece di fare da solo. Risultato: ho pagato 74 euro perché compilassero al mio posto un modulo on line, in cui in realtà c’erano già i valori inseriti automaticamente dall’Agenzia delle entrate. E quando ho posto il quesito sulla cedolare secca l’impiegato del Caf non sapeva rispondermi e l’unica cosa che ha fatto è dirmi che se gli portavo il testo delle norme lui le avrebbe applicate. Cioè, mi sono rivolto a un professionista per essere sicuro di pagare bene una barca di soldi allo Stato e il professionista mi ha fatto pagare per dirmi che dovevo informarmi da solo. Ora, spero che non tutti i Caf funzionino così, ma da diverse esperienze che ho ascoltato, direi che la mia non è esattamente un’esperienza eccezionale e isolata. Anzi. Con l’avvio della dichiarazione dei redditi on line, la contraddizione è diventata ancora più stridente: esiste il modo di fare tutto on line, da soli. Ma siccome del Fisco non ci si può fidare, e infatti in molti casi ad esempio mancano nella dichiarazione precompilata una parte delle spese farmaceutiche, allora bisogna rivolgersi a un professionista a pagamento. Il quale, però, se la questione è complicata, potrebbe rivelarsi inutile. è un rompicapo senza soluzione e così resterà finché non si comincerà a rovesciare il principio che vige ora: se lo Stato sbaglia o mi fa perdere tempo, deve risponderne. Al momento invece funziona che se lo Stato sbaglia o fa perdere tempo, è il cittadino a sopportarne costi e disagi. E che costi: i Caf ricevono ogni anno dallo Stato 170 milioni di euro per la propria attività, secondo quanto stimato da Giuliano Amato durante il governo Amato. E, ma il dato è più vecchio è meno attendibile, ne incassano dai cittadini altri 400 per compilare le dichiarazioni. La dichiarazione precompilata è certamente un primo passo nella direzione di liberare il cittadino almeno da questo ulteriore esborso. Ma siamo ancora lontani da un sistema efficiente. 


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