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La natura è un gioco (a costo zero)

Dal camminare a piedi scalzi a scavare buche nella sabbia, per i bambini l'estate è un’occasione d'oro per attivare i sensi e tuffarsi nell'avventura dimenticata di Madre Natura

Gio 28 Lug 2016 | di Paola Maruzzi | Bambini
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I giochi all’aria aperta, le corse a perdifiato nei campi, le arrampicate sugli alberi, la scoperta della pioggia che bagna il viso e il vento che scompiglia i capelli sono tutte attività in via d'estinzione nell'immaginario infantile. A lanciare l'allarme è la medicina mondiale che ha coniato un nuova patologia per circoscrivere quest'insieme di carenze, il cosiddetto "disturbo da deficit da natura”. A venirne colpiti sono in particolar modo i bambini che vivono “rinchiusi” nelle città. Sensazioni di sradicamento dal mondo, difficoltà di concentrazione, stress, ansia e depressione sono alcuni dei principali sintomi. Ma non tutto è perduto: con l'aiuto del pedagogista Daniele Novara scopriamo come insegnare ai bambini a fidarsi nuovamente della natura, approfittando dell'estate.

Riappropriarsi dei luoghi all'aperto
I genitori italiani godono di uno dei climi più favorevoli per stare all'aperto in qualsiasi stagione eppure c'è sempre la scusa pronta per tergiversare sulle uscite dei loro piccoli, o perché fa troppo caldo o perché fa troppo freddo. Si perdono così tante occasioni di scoperta e apprendimento, come denuncia Novara: «Oggi i bambini stanno rinchiusi.
Passeggiando per le vie delle città, ma anche di piccoli paesi, è sempre più raro incontrarli. La questione è complessa, va dalla poca sostenibilità delle nostre strade e piazze, non a misura di bambino, al lavoro dei genitori fuori casa e il conseguente affidamento dei figli a strutture come doposcuola o affini. I figli vengono 'recintati' in spazi predefiniti dai soli genitori, attraverso l’iscrizione a corsi e ad attività fortemente precostituite. È difficile per i genitori non adeguarsi, anche chi volesse garantire una socializzazione più spontanea è destinato a sentirsi ben presto solo. Si tratta di una contingenza particolare di cui non conosciamo ancora le conseguenze sul piano psicoevolutivo».

L'effetto boomerang dell'iperprotezione
Ai limitati spazi urbani si aggiunge poi una nuova distorsione pedagogica tipica degli ultimi anni. «È l'iperprotezione oppressiva e soffocante che impedisce di fare esperienze, di scoprire la vita vivendola; nell’immaginario genitoriale – incalza l'esperto – i bambini possono trovare mille pericoli se sono fuori casa senza la stretta sorveglianza adulta. Ne consegue che i piccoli sono sempre meno autonomi, fanno fatica ad orientarsi dentro la città, a riconoscere vie e luoghi, se non altro per il fatto di essere sempre scarrozzati in macchina dai genitori. Gli adulti ritengono che tra le mura domestiche siano al sicuro. Succede poi che i bambini in questione stiano per tutto il giorno incollati a un video-schermo e incontrino situazioni ben più pericolose e complesse di quelle che incontrerebbero al parco o nel cortile sotto casa».

Natura, un bene ancestrale
Il bisogno di "perdersi" in luoghi non antropizzati ce lo abbiamo nel Dna: «La natura appartiene profondamente alla vita infantile. Non dimentichiamo che ancestralmente l’uomo ha attraversato delle fasi. Il bambino, nella sua storia, evidentemente non viveva in città, ma in stretto contatto con la natura e con il bosco in particolare. Ce lo raccontano proprio le fiabe, pensiamo a Grimm a Perrault».
Tantissimo tempo fa «i piccoli vivevano il sentiero, il torrente, il fiume e gli animali. C’era una sorta di compresenza tra il bambino e gli animali: per questo sono così sensibili nei confronti dei cuccioli, ne hanno bisogno, quasi fosse un ritorno alla loro dimensione più arcaica. L’ideale sarebbe, ad esempio, che fino ai sei anni il bambino avesse la possibilità di vivere a contatto con la natura, con qualche coetaneo, e che poi progressivamente si spostasse verso la città. Come se, simbolicamente, ripercorresse il cammino stesso dell’umanità».

Giochi creativi sotto l'ombrellone
L'estate è un’occasione d'oro per lasciare liberi i bambini di esplorare il mondo circostante e basta davvero poco per attivare la fantasia. «Partiamo dalla sabbia che facilmente troviamo sulle nostre spiagge, un materiale povero che, però, permette di costruire, esplorare, trovare la soluzione per superare un ostacolo. Dalla classica pista per giocare a biglie al castello, dalla 'piscina' (da costruire vicino alla riva, così si riempie di acqua di mare) al vulcano (basta che un adulto si presti ad accendere un fuocherello all’imboccatura per far uscire il fumo dalla cima), dalle semplicissime buche (si scava fino a che non si trova l’acqua) ai giochi con formine e secchiello. Si può scoprire insieme al bambino che la sabbia può essere soffice o dura, che per modellarla serve un po’ d’acqua, che con sassolini, legnetti e conchiglie si possono decorare all’infinito i propri capolavori".

A piedi nudi nel prato
Se poi si è in montagna o in collina il consiglio è di lasciare i bimbi correre a perdifiato senza il timore di essere investiti da qualche macchina. Un'esperienza a portata di tutti è "togliersi le scarpe a sentire l’erba che punzecchia la pianta dei piedi, oppure assaporare l’odore dell’erba appena tagliata o del fieno messo ad asciugare; misurarsi con i grandi spazi respirando a pieni polmoni, rincorrere le nuvole concedendosi di passeggiare con il naso per aria".

Rientro dalle vacanze: compiti per i genitori
L'estate squaderna un mare di occasioni per interagire con i sensi ma, avverte Novara, l'impegno deve proseguire anche al rientro dalle vacanze: "I genitori di oggi devono cercare di evitare che la natura sia contrapposta alla vita normale. Questo significa anche semplicemente camminare, andare a scuola a piedi o in bicicletta, coltivare un piccolo orto, adottare una piantina, accudire un animale". Altra preziosa raccomandazione è "evitare l’eccesso di igiene, una forma di allontanamento dalla natura perché anche gli odori, e le puzze, ne fanno parte. L’igienismo portato alle estreme conseguenze genera l’idea che tutto quello che è odore sia un problema. L’ossessione igienista è una sorta di barbarie dal punto di vista del rapporto con la natura: un bambino che non tocca più nulla, non impara". 

 


 

Parchi gioco e parchi avventura: istruzioni per l'uso

Il pedagogista Daniele Novara fa un fondamentale distinguo tra parchi gioco (quelli che troviamo all’interno delle nostre città) e i cosiddetti parchi avventura. “I primi sono spesso delle strutture che condizionano l’esperienza del bambino perché suggeriscono un utilizzo senza lasciare libero spazio alla creatività; al contrario i parchi avventura, se ben impostati, fanno vivere in sicurezza esperienze divertenti e talvolta entusiasmanti, penso alle teleferiche sugli alberi, alle piccole arrampicate in sicurezza, alla possibilità di mettersi in relazione con l’altezza, la profondità, la velocità. Esperienza interessanti purché ben preparate e ben accompagnate. È fondamentale spronare ma mai imporre un gioco o un’esperienza, altrimenti non è più gioco”.


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