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Charlize Theron: Una dea dal cuore d’oro

Il Premio Oscar Charlize Theron, icona di raffinatezza e talentuosa stella di Hollywood, sa come sviare le attenzioni del gossip e catalizzare al tempo stesso tutte le attenzioni sul red carpet

Gio 28 Lug 2016 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Farfalle nello stomaco, giramenti di testa, gambe molli: i sintomi dell’innamoramento cambiano da persona a persona e neppure le star ne sono immuni. Così, quando il sentimento svanisce, i cocci del cuore infranto li raccolgono anche loro, ma con un’aggravante: l’operazione avviene spesso in pubblico. Ecco come mai, suo malgrado, la stella più attesa all’ultimo festival di Cannes ha un nome, Charlize Theron. Perché è un’artista strepitosa, certo. E anche un Premio Oscar, ovviamente. Ma soprattutto perché ha sfilato accanto all’ex Sean Penn, regista del film ‘The Last Face’, che lei ha interpretato come protagonista accanto a Javier Bardem e che presto arriverà anche nelle sale italiane. Chi si aspettava scenate o litigi è rimasto deluso: professionale come sempre, la splendida attrice, di origini sudafricane, non ha battuto ciglio. Ha posato per le foto di rito, ha risposto alle domande (senza mai scadere nel gossip) e ha baciato sulle guance il fidanzato di un tempo come segno di rispetto. Insieme hanno messo insieme un progetto ambizioso: ‘The Last Face’ segue un’associazione umanitaria in Liberia, terra piegata dalla guerra civile, tra pericoli, atti di coraggio e sentimenti appena nati. E per questo bene superiore, una nobile causa comune, Charlize Theron ha sfoggiato il migliore dei sorrisi e una maschera piuttosto convincente. 

Abituata ad abiti da sogno in location esclusive, come se l’è cavata tra zanzare e predatori nella giungla?
«Che ci crediate o no, ho trascorso un periodo molto felice lì, dove ho visto la creazione artistica nella sua forma primordiale. Ad un certo punto mi sentivo quasi mescolata nella natura, persino indivisibile, al punto da essermi dimenticata che le telecamere erano ancora accese. ‘The Last Face’ è stato più di un film, possiamo considerarlo come un documentario o meglio un viaggio esistenziale».

Cosa l’ha spinta ad accettare un progetto per certi versi rischioso?
«Mi è sembrato un dovere morale, perché ammiro dal profondo queste persone che lavorano in circostanze pericolose eppure decidono di dedicare la vita a situazioni estreme, tra guerre, dolore, distruzione». 

Ha conosciuto qualcuno di così speciale?
«Certo, ho voluto farlo e sai cos’ho capito? Che loro non si vedono affatto come eroi, anzi non c’è nessuno ego tra di loro. Si percepiscono come esseri umani che capiscono il valore dell’interconnessione e si sforzano di aiutare gli altri, ecco perché l’ultima cosa che hanno in mente guardandosi allo specchio è che sono speciali. Fanno ogni giorno, instancabilmente, il loro dovere senza ripensamenti».

Tra gli interpreti del film c’erano molti non attore, erano persone del posto. Si è dovuta sperticare in consigli?
«È vero, non erano professionisti della recitazione, ma avevano tutti una grande esperienza di vita ed è questo l’obiettivo che Sean Penn aveva in mente per il film: voleva cogliere il momento nella maniera più autentica possibile. Ecco perché davanti alle loro storie resti attaccato allo schermo: ti rendi conto che la realtà emerge immediatamente. Accanto a noi avevamo davvero persone che lavorano nei campi profughi e molte delle scene del film sono momenti “rubati” dal regista mentre neppure ce ne accorgevamo. Se vi aspettate una pellicola tradizionale vi sbagliate di grosso, perché qui non ci sono i soliti “ciak, azione”. È la vita che si racconta».

Si è rispecchiata nell’attivista che interpreta, visto che è impegnata davvero nel sociale?
«Il mio personaggio, Wren, è una professionista del settore, il mio contributo è più modesto, anche se mi sforzo di essere sul campo più possibile. Sono cresciuta in una situazione di profonda ingiustizia, per colpa dell’apartheid e il mio coinvolgimento in tematiche sociali mi è sembrato doveroso. D’altronde lo sarebbe stato anche se non fossi stata una celebrity, ho un approccio pragmatico alla vita».

Wren e il dottore interpretato da Javier Bardem non sempre sono d’accordo su come affrontare le emergenze umanitarie…
«Lei vuole affrontare la povertà su larga scala, con un approccio economico, mentre lui è dell’idea che le persone si debbano aiutare una alla volta. Questi due sono innamorati, ma, come accade, a volte i punti di vista non concordano, anzi sono diametralmente opposti, capita…».

Com’è diventata attrice?
«Volevo raccontare storie e speravo che mi ci sarei guadagnata da vivere, fortunatamente ci sono riuscita». 

 


 

UNA EX MODELLA DA OSCAR

Charlize Theron, sudafricana classe ’75, ha iniziato la carriera come modella per poi proseguire come produttrice e attrice. Ha vinto il Premio Oscar come miglior protagonista nel 2004 grazie al ruolo di serial killer in “Monster”. L’anno dopo ha ricevuto una stella nella Hollywood Walk of Fame. Nel 2007 è diventata cittadina statunitense, successivamente ha adottato due bambini, Jackson e August, creando finalmente la famiglia serena che non ha mai avuto: quando era piccola, infatti, il padre è stato ucciso per legittima difesa dalla madre proprio davanti a lei. Ha collezionato ruoli in pellicole cult da “L’avvocato del diavolo” con Al Pacino a “Sweet November” con Keanu Reeves. Ultimamente l’abbiamo vista in “Mad Max: Fury Road”, nella favola dark “Il cacciatore e la regina di ghiaccio”, sequel di “Biancaneve e il cacciatore” e nel thriller “Dark Places”. Prossimamente sarà nei cinema italiani con “The Last Face”, diretto dal suo ex fidanzato Sean Penn e presentato all’edizione 2016 del Festival di Cannes. Poi la rivedremo di nuovo in versione cattiva nel blockbuster “Fast & Furious 8”. La Theron è coinvolta in varie associazioni umanitarie, una delle quali è stata fondata da lei: “Africa Outreach Project” per prevenire la diffusione dell’HIV. 


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