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Famiglia: la scelta più bella, nonostante tutto

Focus sullo stato delle famiglie italiane con Gianluigi De Palo, neo-Presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari

Gio 28 Lug 2016 | di Francesco Macaro | Attualità
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«Nessuno ha la sfera di cristallo. Abbiamo solo una certezza, che però è la più importante: la famiglia continuerà a svolgere il suo quotidiano servizio alla società. E sarà ancora la scelta più bella che si possa fare». Parola di Gianluigi (per gli amici Gigi) De Palo, 39 anni. Marito e padre di quattro figli: Giovanni, Therese, Maddalena e Gabriele. E, soprattutto, neo-Presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari: la realtà associativa sorta nel 1992 per tenere desta l'attenzione delle istituzioni sul tema della famiglia come soggetto sociale.
Famiglia è la parola d'ordine di De Palo da sempre. In queste settimane è in giro per lo Stivale per incontrare e scoprire l'universo dei Forum regionali. Sul suo profilo Facebook non manca mai qualche 'selfie' significativo di ogni viaggio. Con lui abbiamo fatto una chiacchierata per capire se davvero la famiglia può ancora dire la sua nel dibattito culturale e politico del Paese.

Nelle settimane che hanno 'infuocato' le elezioni amministrative dello scorso giugno si è molto parlato di temi 'caldi'. Tra questi, grande 'assente' è stata la famiglia...
«È vero, e questo da un lato è disarmante e dall’altro inspiegabile. La stragrande maggioranza degli italiani vive in famiglia, eppure sono anni che non si fa nulla per aiutare le famiglie italiane. Il nostro impegno principale è proprio far crescere la consapevolezza che il Paese sta bene se sta bene la famiglia. Ci vuole semplicemente buon senso e una conoscenza del Paese reale, quello che a fatica riesce ad arrivare alla fine del mese o che vorrebbe fare anche un figlio in più, ma che facendolo rischia di impoverirsi». 

Ma allora come si può pensare con ottimismo al futuro dell'istituto familiare? 
«Nella società italiana c’è ancora tanta voglia di famiglia e di figli. Secondo un recente studio fatto sui giovani tra i 18 e i 30 anni emerge come la stragrande maggioranza dei ragazzi italiani sogna di costruirsi una famiglia e di mettere al mondo 2 o più figli. Eppure questo desiderio rimane irrealizzato e le donne italiane devono accontentarsi di una media di 1,35 figli. Non siamo in grado di aiutare i nostri figli a realizzare i loro sogni».

Certo, meno figli uguale meno famiglia. E meno matrimoni, cioè meno coppie che scelgono di fare 'il' passo. È una questione socio-culturale o dipende da altro? 
«Quando le coppie sanno che mettendo al mondo un figlio rischiano di diventare povere o le donne sono costrette a nascondere la loro gravidanza per non essere licenziate, o quando le famiglie italiane non arrivano alla fine del mese perché costrette a fare i conti con un fisco iniquo e vecchio, che non tiene conto del numero dei figli, è difficile convincere i giovani a sposarsi e a non lasciare questo Paese. La cosa più triste è che stiamo perdendo fiducia nei confronti della vita».

Strenuo sostenitore del cosiddetto 'Fattore Famiglia', De Palo ne ha fatto la propria bandiera. Ma che cosa cambierebbe, di fatto, nelle tasche delle famiglie? 
«Molto semplicemente si tratta di pagare le tasse in base alla composizione familiare. Oggi chi ha uno o più figli è penalizzato, perché paga più tasse rispetto a chi non li ha. Se poi, come spesso capita, la tua famiglia comprende anche un anziano a carico o un disabile, allora sei ancora più abbandonato. Il 'Fattore Famiglia' ricalibra le tasse in base alla capacità contributiva delle famiglie».

Sarebbe una buona idea. Ma quanto è nell'agenda politica di Governo nazionale e istituzioni locali? 
«Non sono un tipo polemico e mi piace raccontare le cose belle; purtroppo, però, a tal riguardo si è fatto ben poco. Da citare ci sono solo i bonus, a cominciare da quello per i bebè. Già il nome dà l’idea dell’una tantum, segnale importante, ma non certo risolutivo. Per contro, l’Italia è stata molto più decisa a lavorare per peggiorare la situazione. Se pensiamo che si è riusciti a rendere i parametri dell’ISEE ancora più ingiusti e penalizzanti per le famiglie… Mio figlio Gabriele mangia per due, eppure nell’ISEE viene calcolato 0,35!». 

Forse proprio per questo, nel descrivere il rapporto del Forum con le istituzioni, il Presidente De Palo lo definisce «a macchia di leopardo». 
«Non tanto e non solo – spiega – al variare del colore politico, ma anche sulla sensibilità degli uomini e delle donne che guidano le varie amministrazioni. Tra i segnali positivi vorrei segnalare la rete dei Comuni amici della famiglia, che si ingrandisce anno dopo anno, e l’esperienza del Trentino, che sta facendo veramente scuola su cosa un’amministrazione locale può fare per diventare family friendly. A livello nazionale troviamo poco coraggio. Sulla carta sono tutti d’accordo; nei fatti, purtroppo tutti rinviano. Ma la demografia è inesorabile: prima o poi presenta il conto».

La priorità per il Forum delle Famiglie è quindi una revisione del sistema fiscale? 
«Dobbiamo mettere nelle tasche degli italiani qualche euro in più – chiarisce De Palo –, dobbiamo fargli capire che abbiamo fiducia nelle famiglie, che non sono sole. Oggi chi fa un figlio è considerato un eroe, mentre invece sta dicendo al suo Paese che vale la pena esserci».

È diventato Presidente del Forum il 28 novembre scorso, ma combatte da sempre in difesa dell'istituzione familiare. Ne vale ancora la pena? 
«Abbiamo sempre cercato di evitare le battaglie, preferendo il dialogo e il racconto degli aspetti positivi. Ed è quello che abbiamo fatto e continuiamo a fare anche nei palazzi della politica. Fare famiglia è più bello che difficile. Stiamo cercando di raccontarlo con parole nuove e concretizzarlo con misure fiscali adeguate. Senza dimenticare il progetto 'Immischiati a scuola', che si propone di coinvolgere i genitori negli organi democratici delle scuole».

Che cosa pensa delle notizie che parlano sempre più spesso delle 'ferite' inferte alla famiglia? Femminicidi, stalking, violenze domestiche, neonati gettati nella spazzatura…
«Quando leggo simili notizie mi viene da piangere. D’altronde, siamo un’unica famiglia umana e quella donna o quel bambino potrebbero essere mia moglie o uno dei miei figli. Purtroppo mediaticamente c’è un grande desiderio di raccontare il male e, troppo spesso, nella narrazione si insiste sul fatto che queste tragedie avvengono in famiglia. Se 59 milioni di italiani vivono in famiglia tutto, giocoforza, avviene al suo interno. Tuttavia, immaginiamo cosa accadrebbe se le famiglie non ci fossero. In tutti i dati statistici del mondo che riguardano i crimini emerge chiaramente che dove manca la famiglia i problemi non diminuiscono, ma aumentano. Aiutare le famiglie aiuterebbe anche a lenire queste ferite, che tutti dobbiamo sentire come nostre».

Ma famiglia vuol dire anche attenzione agli anziani, rispetto per la disabilità, inclusione dei migranti che raggiungono le nostre città. Qual è il livello di risposta istituzionale? 
«Ancora una volta siamo vicini allo zero. Anzi, con la progressiva smobilitazione del welfare pubblico la famiglia si trova caricata di sempre più responsabilità verso i deboli, anziani o disabili che siano. E soprattutto è lasciata sempre più sola». 

E sui profughi? 
«La situazione è diversa. L’Italia sta conducendo una solitaria battaglia in Europa perché venga accettato e condiviso il dovere dell’accoglienza. Anche qui, molti pensano che il tema dell’immigrazione sia un problema di ordine pubblico e non una risorsa. A parte il fatto che senza i figli degli immigrati il nostro inverno demografico sarebbe ancora più freddo, ma in pochi sanno che laddove i migranti riescono a ricongiungersi con le loro famiglie di origine, diminuiscono notevolmente anche i reati».


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