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Giusi Nicolini: La mia isola per me è una porta di progresso

L’intervista al Sindaco dell’isola del Mediterraneo al centro dell’attenzione mondiale

Gio 28 Lug 2016 | di Angela Iantosca | Attualità
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«Lampedusa ci fa riflettere su cosa vogliamo sia l'Europa, sul perché siamo insieme. Perché Lampedusa è per qualcuno una porta di speranza e progresso, per altri una frontiera, una chiusura». A parlare è il Sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, eletta come amministratrice della sua isola nel 2012, dopo anni trascorsi al servizio della natura, come direttrice della Riserva naturale di Lampedusa. «Lampedusa ora ha conquistato una sua serenità. In questo momento noi abbiamo 300 persone (dato aggiornato ai primi di luglio - ndr) e direi che abbiamo chiuso la pagina emergenziale del 2013. Ciò che noto è che stanno aumentando i giovani che provengono dal Sud Sudan, dalla Guinea, dalla Costa d'Avorio. Prima erano pochi e arrivavano soprattutto eritrei e somali. Ora metà e metà, quindi è evidente che in questi nuovi paesi stanno peggiorando le condizioni di vita. Per esempio, i cambiamenti climatici faranno aumentare i profughi ambientali e questi non godono di protezione umanitaria, eppure non si pensa che i cambiamenti climatici aumentano le condizioni di povertà, perché diminuiscono le risorse e l'acqua. Dobbiamo pensare anche a politiche che affrontino i temi della sviluppo delle energie e delle emergenze ambientali, perché sono molto legate».

Qual è l'informazione sbagliata che passa?
«I vari Salvini e Gasparri che pensano che la nostra attività in mare incoraggia i criminali non hanno capito niente o hanno capito, ma se ne fregano. Perché a chi gestisce questa tratta di esseri umani non importa se arrivano vivi o morti, perché i “viaggiatori” pagano alla partenza. Per le organizzazioni criminali che ci sono dietro è più sicuro questo traffico rispetto a quello di droga e armi. Perché se non consegni la droga e le armi ti uccidono. Qui se le donne, i bambini e gli uomini non arrivano, nessuno si lamenta, nessuno reclama soldi, nessuno li piange. E ancora, non si pensa che la cifra che pagano per salire sui barconi è solo l'ultimo dazio che pagano. Ho visto minori non accompagnati con cicatrici sul loro corpo, perché molti, per continuare il viaggio, hanno ceduto organi, perché la famiglia non mandava altri soldi. L'Europa si sta macchiando terribilmente di tutto questo. Il sistema è complice della criminalità organizzata. Questa gente è uccisa anche dall'Europa che chiude le porte e alza i muri, che li fanno affondare e morire. Se pensiamo di fondare il futuro sullo sterminio di queste persone siamo pazzi!».

Chi arriva da voi?
«Da noi a Lampedusa vengono portati i soggetti più vulnerabili: donne, donne incinta, bambini anche neonati, minori non accompagnati, tutti coloro che hanno immediato bisogno di soccorso medico. Devo dire che Lampedusa ha acquisito un ruolo importante, ci siamo rafforzati molto: abbiamo migliorato il sistema sanitario. Non abbiamo un ospedale, ma abbiamo un pronto soccorso capace. Poi dall'isola vengono portati altrove. Noi potremmo essere il cuore dell'Europa, ma la politica non vuole affrontare la questione».

L'Europa cosa dice?
«I parlamentari europei che vengono a Lampedusa vogliono solo sapere se li identifichiamo. Sono solo interessati alla sicurezza. Quando arrivano da noi, però, cambiano la visione, perché si accorgono che non è un'isola invasa, ma un'isola in cui si fa accoglienza». 

Parliamo degli hotspot.
«Quello degli hotspot è un meccanismo spacciato come novità, ma a Lampedusa l'Italia ha sempre avuto nel centro accoglienza l'ufficio immigrazione e la polizia scientifica per le foto segnaletiche e per procedere all'identificazione, non è cambiato niente con l'hotspot. Non è vero che l'Italia e Lampedusa hanno fatto entrare le persone senza procedere alle identificazioni: questo fa parte della narrativa leggendaria. Il centro d'accoglienza, inaugurato nel 2007, ha uffici della Questura con scanner per impronte e tutto ciò che serve a identificare. L'unica cosa che è cambiata è che ora hanno raddoppiato le postazioni e gli agenti presenti, accelerando le operazioni». 

Chi arriva vuole restare?
«Le persone che arrivano da noi non vogliono rimanere, perché l'Italia è percepita con un Welfare scarso, debole e senza capacità di creare speranza... Loro preferiscono andare in altri stati, nei quartieri di quelle città in cui già sono presenti altri connazionali. Loro ragionano come ragioniamo noi: i sudanesi vogliono andare in Francia, gli eritrei al nord Europa, perché sanno che lì il welfare è avanzato. Quindi anche se noi li identifichiamo, loro scappano comunque perché non vogliono stare qua!».

Cosa ha trovato il primo giorno del suo mandato? 
«Il giorno in cui mi sono insediata ho avuto il mio primo morto. Ero abituata a quanto capitava sull’isola, ma è diverso trovarsi a dover essere responsabile di tutta una serie di operazioni che sono fredde e burocratiche. Io non volevo fare il Sindaco per allargare il cimitero, ma avevo in mente per la mia isola un progetto di vita e anche per tutti gli altri che arrivano da noi, perché Lampedusa è importante per tutti questi ‘altri’ che passano da lì».

Cosa chiedono le persone che arrivano?
«Qualche giorno fa ho incontrato un ragazzo. Quando gli abbiamo domandato cosa gli mancava, cosa voleva, lui ha detto “un libro”. Loro ti stupiscono, perché sono individui, persone, molto simili a noi, ma anche imprevedibili. Ricordo un ragazzo, con una voce bellissima, che mi raccontava degli artisti del suo Paese e di un altro che voleva fare il sarto, che era il suo mestiere nella sua casa. Sono tante, tantissime, anche molto belle, alcune storie di donne che ho incontrato. Ma tutti, poi, se ne vanno, perché a Lampedusa non si rimane. Con qualcuno sono rimasta in contatto. Di quelli di cui non si sa più niente, può essere successo di tutto ed è impossibile tracciarli. Però io penso che la maggior parte ce la fa. Voglio credere questo».

Dove trova la forza?
«La vita ci dice che c’è bisogno di lottare. Poi sei lì, sull’isola, di fronte all’emergenza, sei costretto ad essere forte. Prima di diventare Sindaco era più semplice dare una mano accogliendoli a casa, perché ora a casa non ci sono mai! Ma adesso ho più possibilità di costruire reti e mobilitare, prima era un aiuto individuale: mettevo a disposizione il mio bagno per fare una doccia, li invitavo a pranzo… Ma è una cosa che fanno tanti lampedusani. A Natale o nei giorni di festa li invitiamo a pranzo: tante famiglie li accolgono per non lasciarli soli».

 


 

PATRIMONIO NATURALISTICO

L'isola di Lampedusa dista 61 km dalla costa tunisina e 116 km da quella italiana. Il clima è mite, le spiagge balneabili e facilmente raggiungibili, tra cui l’"Isola dei Conigli". Con le isole minori, Linosa e Lampione, costituisce l'arcipelago delle Pelagie. Lampedusa è la più grande e popolosa dell'arcipelago: isola dura, aspra, arida, forte e primitiva, ma anche un'isola unica, magica, ricca ed avvolgente. Le Pelagie dal 1995 sono state dichiarate Riserva Naturale e dal 2002 Area Marina Protetta a tutela del patrimonio naturalistico e delle acque tra le più limpide e pescose del Mediterraneo. Giusi Nicolini è Sindaco dal maggio del 2012. 


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