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Parto in casa? Si può

Ancora poco diffuso, snobbato e guardato con sospetto, è invece una pratica rispettosa e con alti standard di sicurezza, che mette al centro la Persona

Gio 28 Lug 2016 | di Francesco Buda | Attualità
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Guardato con sospetto da molti medici e addetti ai lavori e scartato dall'immaginario collettivo come idea naïf oppure vecchia pratica pericolosa di per sé, il parto in casa è invece un'esperienza sicura ed appagante. Lo scelgono centinaia di donne anche in Italia ogni anno, si stima 1.500 circa. Una minoranza, sì, ma abbastanza significativa per dimostrare quanto numerose ricerche confermano: si può fare in tutta sicurezza.
Anzi, ha persino vari vantaggi rispetto al parto ospedalizzato, per la mamma, per il bebè e pure le casse pubbliche, visto che è meno dispendioso ed è calibrato sulla persona, non sulla struttura sanitaria. Beninteso, non devono esserci complicanze: si fa solo se la gestante e il bimbo stanno bene durante la gravidanza, seguita passo passo da un'ostetrica ben preparata. Ma non nei circuiti sanitari ufficiali; di solito, è come se non esistesse. In automatico, quasi chiunque, vede l'ospedale come l'unica, indispensabile, “naturale” struttura per far nascere i bambini.
«Una donna che intende partorire a casa sicuramente ha già ben in mente chi l'assisterà, il parto domiciliare presuppone una preparazione e affidabilità  e le colleghe che lo praticano sono persone di grande esperienza, assolutamente affidabili»,  spiega la dottoressa Iolanda Rinaldi, presidente del Collegio delle ostetriche di Roma e provincia, che ha partecipato al Gruppo di lavoro che ha stilato il protocollo per il parto a domicilio nel Lazio.    

IN CASA PER SCOPRIRE LE PROPRIE FORZE
Il parto tra le mura domestiche è una realtà consolidata, seppur non molto diffusa, anche nel nostro Paese. Tanto che esiste dal 1981 l'Associazione Nazionale Ostetriche Parto a Domicilio e Casa di Maternità. 
«A casa, innanzitutto, ogni intervento routinario od inutile nella fisiologia è escluso… la gravidanza ed il parto non sono una malattia! Dare alla luce con parto spontaneo in casa è la cosa più naturale del mondo. In Olanda, ad esempio, il 30% dei bambini nasce in casa. Da noi solo il 2-3%; eppure l’80% delle donne ha una gravidanza fisiologica e potrebbe partorire a casa propria, con un’assistenza professionale specifica», afferma Marta Campiotti, presidente della citata associazione. In pratica, niente ossessioni sanitarie, farmaci e trattamenti a tappeto o pratiche tipo catena di montaggio. «Ogni caso è a sé, in 40 anni che faccio questo lavoro ho visto che ogni volta è un'esperienza diversa. Rispettare l'unicità di ogni situazione: questa è l'infinita ricchezza e novità che ogni nascita ci porta - nota con amore la Campiotti -. Un buon parto va preparato, si parte dalla relazione con la donna, la si accompagna ad esprimere le sue potenzialità, che ci sono e sono fortissime. La mamma sceglie l'ostetrica e insieme fanno un percorso.   Quello che conta di più è il prima e il dopo». 
Proprio questo percorso prevedono i protocolli delle sole 4 Regioni italiane che riconoscono un contributo a chi fa questa scelta, insieme ad una fitta lista di precauzioni, modalità e requisiti a prova di bomba. 
«La selezione è fondamentale e in alcuni casi dobbiamo dire no. La nascita richiede supporto, sostegno, vigilanza ed attenzione, e molto raramente intervento. Il parto in casa sicuro è quello scelto (non deve avvenire per caso) selezionato in gravidanza (donna sana e neonato a termine cefalico e ben cresciuto) e assistito da ostetriche competenti».

LA VERA NATURA
«Il desiderio di partorire in casa fa parte di un profondo avvicinamento alla natura, ma non intesa come l'alberello – avverte la dottoressa Campiotti -, ma proprio la natura dentro la donna, la propria femminilità. Si è creata una separazione tra mente, corpo ed anima: la parte spirituale del dare la vita, che è fortissima». Spaccature interiori, paure, sudditanza verso gli specialisti da un lato e rimozione delle potenzialità personali provengono dal considerare la persona non come un insieme unico e irripetibile, ma come una macchina a pezzi. Producono anche questo la iperspecializzazione, il dogma della tecnologia, gli esperti e gli operatori che si mettono al posto della persona, perché “loro sanno” (ma magari non ascoltano), anche nella medicina e nell'ostetricia. «Nel parto c'è anche il dolore e il donarsi – sottolinea la Campiotti -, possiamo dire che è un'esperienza mistica assoluta e il parto in casa ha una sorta di sua spiritualità nel dare la vita. Se tolgo gli aspetti negativi e violenti, di solito connessi al parto medicalizzato, rimane molto più spazio e ascolto per la dimensione spirituale, per le relazioni sottili e questo cambia tutto. Attenzione: a volte la donna va in ospedale per la paura di confrontarsi con il contatto profondo con sé. Spesso ci si sente borderline, patologici, c'è sempre un motivo o un altro per credere che siamo malati e che certe cose non facciano parte della fisiologia, cioè della nostra natura». Indispensabile  quindi un percorso di coppia da fare insieme prima, anche con le ostetriche che poi saranno presenti alla nascita.

 


 

SICURO e non violento

Una ricerca su 24.000 donne pubblicata su “Birth” nel 1977,  dimostra che il parto in casa è un’alternativa sicura per donne selezionate – cioè senza complicanze prevedibili - e che riduce gli interventi medici inutili su donne e bambini sani. Ad es. in casa si verificano meno episiotomie, incisione perineale  «che è una sorta di  mutilazione genitale» - spiega la dottoressa Marta Campiotti -, accelerazione del parto, manovre di Kristeller (pressioni forti sulla pancia per spingere fuori il bimbo). Tutte operazioni pericolose, tanto che l'OMS ed anche la linee guida di settore le sconsigliano. Un'altra ricerca del 2010, pubblicata nel 2010 sull'American Journal of Obsterics and Ginecology, conclude che la donna che partorisce in casa ha uguali o meno rischi ostetrici che in ospedale. Meno infezioni (una vera emergenza negli ospedali, acuita dalla sempre maggiore resistenza agli antibiotici in Italia), meno lacerazioni. Dal 2014 il NICE, l'autorevole istituto nazionale per la salute e l'eccellenza clinica della Gran Bretagna, certifica che con il parto in casa si hanno meno cesarei, meno episiotomie, meno ricorso al pericolosissimo forcipe e più parti vaginali, cioè naturali. Altra pratica troppo spesso eseugita negli ospedali è il clampaggio (pinzetta che strozza il cordone ombelicale) appena nato il bimbo. Ma le linee guida OMS dal 1985 dicono che non si fa subito, per non danneggiare il bebè. Bisogna invece aspettare che il sangue non pulsi più nel cordone. 

 


 

OLANDA: il kit per tutte

In Olanda, un mese prima del lieto evento, ai genitori del nascituro viene spedita una scatola con il necessario per partorire a casa: garze, lenzuola di plastica, pannoloni, gel disinfettante per le mani, assorbenti materni, detersivo delicato per i panni, ovatta e un pupazzo bianco per il bebè con una luce. Nessun farmaco o dispositivo medico. Arriva a chi ha un'assicurazione sanitaria, che è obbligatoria. Se poi si va in ospedale il pacco viene donato ad una onlus che opera in Africa.

 


 

COSTI E RIMBORSI

Partorire in casa costa mediamente 2.000 euro. «Ma c’è anche chi chiede meno - spiega la dottoressa Cristina Guareschi, ostetrica - io chiedo 1.300 euro». In 5 regioni è previsto un rimborso: Piemonte (930 euro), Emilia Romagna (805 della spesa fino a massimo 1.540 euro), Marche (1.200 euro) e Lazio (800 euro), Province di Trento (750 euro) e Bolzano (516 euro). 

 


 

L’esperto: «È il più raccomandabile, rispetta mamma e bebè»

«Il modo in cui si segue la gravidanza, il parto e il puerperio è quanto di più distante si possa immaginare da ciò che è raccomandato sulla base delle evidenze scientifiche da 30 anni a questa parte», afferma il dottor Michele Grandolfo, uno dei massimi conoscitori della materia. Da epidemiologo dell'Istituto superiore della sanità ha condotto fondamentali ricerche su ciò che funziona oppure no nel percorso nascita in Italia. «Non solo è possibile il parto in casa – precisa l'esperto -, ma è anche il più raccomandabile, poiché dà massimo valore alle competenze della mamma e della persona che nasce e ciò dà esiti migliori. L'ospedale è il luogo più sicuro solo se ci sono complicanze. Chi accompagna la donna al parto deve sostenerne le potenzialità, che vanno viste, riconosciute, protette e promosse. Invece alle donne hanno messo in testa che non sono capaci. In Olanda circa un terzo dei parti avviene a domicilio, in Inghilterra circa il 10%». 


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