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40 anni, pochi soldi e un altro bimbo

Mio marito non voleva quest’altra creatura: troppi problemi e nessuna sicurezza. Ma l’abbiamo tenuto: è il maschio che volevamo!

Mer 24 Ago 2016 | di Patrizia Lupo | Bambini

Quasi 40 anni e sono incinta. Il pensiero è fisso su questa novità grande. Da che è nata mia figlia, e sono passati 11 anni, non era più successo. Torno a casa sempre più preoccupata. 

Penso ai sacrifici che abbiamo dovuto affrontare la prima volta, perché non potevo più lavorare e mio marito che  lavorava un giorno sì e due no. La situazione ora è  un po’ diversa, perché  almeno io lavoro, anche se per  poche ore, ma in regola. Lui no, per problemi con il permesso di soggiorno. 

È a lui che penso: come la prenderà? Male, ecco la risposta. Non mi ha fatto parlare, si è arrabbiato come se fosse stata colpa mia. Mi ha detto di abortire, perché non voleva avere altri problemi, già bastano quelli che abbiamo. E chiuso il discorso, se ne è andato. Anche se spaventata non avevo però le sue certezze e gliel’ho detto. Mi sentivo sola e ne parlai ad un’amica ormai quasi decisa per l’aborto. Lei  però mi invitò ad aspettare e a chiamare prima un’associazione, il Segretariato Sociale per la Vita Onlus, che aiuta mamme in difficoltà come me. Forse mi potevano aiutare. 

Non ero convinta, ma mi  decisi a chiamare. Mi diedero un appuntamento subito e restai in quella stanza a parlare a lungo con loro. Gli raccontai tutti i miei problemi e i motivi che ci spingevano all’aborto. 

Al di là di tutto, loro capirono che il bambino lo volevo. E mi parlarono del Progetto Gemma, un aiuto economico per sostenere le spese per 18 mesi; di aiuti dello Stato che avrei potuto richiedere; di generi di necessità per neonato ed altro ancora. Ero contenta, ma piena di incertezze. E se poi mi avessero lasciato sola? Mi incoraggiarono, ma soprattutto mi tranquillizzarono, trovando una risposta a tutto. 

Andau via con negli occhi l’immagine di un bambino che vidi nella loro stanza e con una forza nuova dentro: quella della speranza. A casa raccontai tutto a mio marito. 

Lui fu scettico, pensò che non ci avrebbero aiutato, che tutto sarebbe andato peggio, restò dell’idea di abortire. Io però presi la mia decisione. Ed è stato tutto diverso perché stavolta non eravamo più soli perché qualcuno ci aveva dato una mano. Desideravo tanto un maschio ed è nato, forte e sano. Ora anche mio marito è contento della bella famiglia che abbiamo.


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