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L’Italia è rinnovabile!

Metà dell’elettricità è ormai prodotta da fonti pulite, grazie alle quali si abbattono anche i costi di produzione. Senza però un adeguato calo della bolletta

Mer 24 Ago 2016 | di Francesco Buda | Energia
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Un risultato ormai innegabile è che le fonti rinnovabili sono sempre più competitive e che grazie ad esse ormai i costi di produzione dell'energia elettrica sono crollati e continuano a scendere.
Parliamo – è bene ricordarlo – delle rinnovabili vere: sole, vento, idroelettrico. Ad esse vengono infatti assimilati, cioè spacciati come rinnovabili, altri impianti che in realtà contribuiscono alle emissioni nocive per l'ambiente e per di più incamerando grossi incentivi pubblici. Si tratta delle cosiddette centrali “bio”gas o “bio” metano alimentate a rifiuti (che potrebbero essere invece recuperati in modo assai meno impattante) e delle “turbogas”, megacentrali messe fuori mercato dalle energie pulite davvero, soprattutto fotovoltaico ed eolico. Anche se in misura minore rispetto a carbone, gas e petrolio, finiscono comunque per generare inquinamento. 

SORPASSO INARRESTABILE
È dall’estate 2012 che c'è stata la svolta, quando per la prima volta nel nostro Paese, la prima delle fonti per la produzione di elettricità è diventata quella delle rinnovabili. Già dal giugno di 4 anni da, circa il 38% della corrente elettrica venduta all’ingrosso in Italia, immessa nella rete nazionale e poi distribuita alle utenze finali, arrivava dalle centrali idroelettriche, dai pannelli fotovoltaici, dai parchi eolici, ma pure dagli impianti a biogas e geotermici. 
Questo dato significa che complessivamente queste fonti avevano superato anche le agguerrite produzioni di energia da cicli combinati (le cosiddette centrali “turbogas” a metano), rivelatesi investime flop nonostante gli enormi aiuti di Stato dati ai lobbisti che le hanno volute a tutti i costi imporre al mercato, quando era ben previsto e ben revedbile che il futuro erano le rinnovabili vere. 
Un sorpasso inesorabile che ha messo alle corde anche le produzioni con il carbone e il petrolio, che fino a poco tempo fa rappresentavano le nostre principali risorse energetiche, in gran parte acquistate all’estero. 
L'ultima analisi ufficiale disponibile mentre scriviamo, ci dice che ormai quasi la metà dell'elettricità venduta in Italia non proviene più da fonti fossili: il 48,3% dei kilowatt provengono da energie rinnovabili. 
Mentre l'energia prodotta da quelle che vennero spacciate nei primi anni 2000 come centrali del futuro, quelle a gas, è al 33,7%. 

NUOVO CROLLO DEI PREZZI
Sembra passato un secolo, se guardiamo i dati più aggiornati disponibili forniti dal Gestore del Mercato Elettrico: 77,88 euro a megawattora era il prezzo medio della corrente registrato nella Borsa elettrica italiana, in quel giugno 2012. Ebbene, a giugno 2016 quel prezzo si è attestato su 36,79 euro. 
Ulteriore dato significativo: questo valore rappresenta un tonfo del 24,4% in meno rispetto al prezzo di un anno prima. 
A giugno 2015, infatti, un megawattora all'ingrosso costava mediamente 11,85 euro. Un ultimo numero fa capire la brillante ascesa delle fonti pulite e la loro convenienza economica: nel 2008 il prezzo medio di acquisto all'ingrosso nel 2008 superava gli 83 euro a megawattora. 
A giugno scorso 36,79 euro. Tradotto per poterlo confrontare con le nostre bollette che indicano i kilowattora, significa quasi 3,7 centesimi a kilowattora. 
Se poi guardiamo alle varie aree in cui è sudiviso il mercato elettrico italiano, il crollo si fa ancora più forte: al Nord il prezzo medio, sempre a giugno scorso, si è attestato sui 32,59 euro a megawattora.

PERCHÉ NON CROLLA LA BOLLETTA?
In pratica, questo ha un enorme significato per l'utente finale: a fronte di questi grossi cali di prezzo all'ingrosso, sulle bollette elettriche non vi sono riduzioni corrispondenti e conseguenti. 
Le tariffe elettriche sono molto complesse e piene di variabili ed  è azzardato fare generalizzazioni. Ma si può affermare che una famiglia per la corrente a casa deve pagare almeno intorno ai 20-25 centesimi a kilowattora. 
Ebbene, anche considerando le recenti riduzioni delle bollette e i cosiddetti oneri di sistema - altri costi caricati sulla fattura elettrica e che servono a pagare la trasmissione dell'energia, i tralicci, la dismissione delle vecchie centrali nucleari, tasse eccetera - questa differenza di prezzo è difficile da spiegare senza pensare a distorsioni e scorrettezze da parte della solita lobby furbetta e prepotente. 
L'ultima eclatante furfanteria è l'aumento, poi bloccato dalla magistratura, introdotto a giugno e di cui parliamo nella pagina seguente: agli italiani volevano far pagare la corrente il 4,3% in più, quando nello stesso mese i dati ufficiali dicevano che produrre l'elettricità costava un quarto in meno (il 24,4%) rispetto a un anno prima!

 


 

La truffa della Borsa Elettrica

Dal 1° aprile 2004 è partita in Italia la Borsa dell'energia. Un sistema da cui ti aspetteresti vera concorrenza e prezzi in base alla qualità e quantità di prodotto offerto. «In realtà il meccanismo è studiato apposta per far pagare il più possibile i consumatori finali, perché il prezzo tende ad essere quello più caro, cioè quello della centrale a costo più elevato, anche se parte del fabbisogno viene coperta da impianti che danno energia a prezzi più bassi». Così spiegarono autorevoli manager del settore spiegarono ad Acqua&Sapone tempo fa nell'inchiesta dal titolo “Elettricità, la lobby che colpisce nell'ombra”. Funziona così: ogni giorno si stabilisce quanta corrente elettrica servirà l'indomani. Per coprire questo fabbisogno previsto ogni produttore offre una porzione di elettricità. Si parte da offerte meno care e mano a mano i prezzi salgono fino a colmare il fabbisogno. In un sistema sano le offerte meno care dovrebbero contribuire a non far salire il prezzo finale. «Un software seleziona tutte le offerte, partendo da quelle a prezzo più basso, di ora in ora fino a colmare tutta la domanda prevista. Alla fine, però, vengono pagati tutti in base all'ultima offerta, la più esosa». E così la corrente generata da menno innovative e più costose centrali a carbone, a gas o ad olio combustibile, fruttano gli stessi soldi di quelle fotovoltacihe, eoliche o idroelettriche, più efficienti e  con costi di produzione molto più bassi.  

 


 

Meno consumi più paghi: mazzata su single e famiglia tipo

Meno consumi più paghi. Questo è in sostanza il senso di alcune novità introdotte con la riforma della tariffa elettrica entrata in vigore il primo gennaio. Il cambiamento sarà graduale, avrà un altro passaggio nel 2017 per arrivare a regime nel 2018. Un utente con consumi molto bassi, 900 kilowattora, a riforma completata (nel 2018) pagherà ben 117 euro in più rispetto a prima, su una bolletta attuale di 260 euro l’anno. Nel 2016 la sua bolletta sarà più cara di 20 euro. Un utente con consumi alti, 6.000 kWh l’anno, risparmierà nel 2018 quasi 600 euro su una bolletta da circa 1.500 euro. Nel 2016 il risparmio sarà di 160 euro. Non mancano note positive per altri utenti domestici: per le famiglie a basso reddito è previsto un bonus sociale di sconto, che a regime dovrebbe salire dal 20 fino al 35% della spesa e con un ampliamento dei beneficiari. Con il nuovo regime, saranno favorite le famiglie numerose mentre la bolletta sarà più cara per la famiglia tipo, e il rincaro maggiore sarà per i single benestanti. Nessuna variazione invece per famiglie e single bisognosi, che beneficeranno del bonus elettrico (nel 2016 automaticamente potenziato dall’Autorità per l’energia).  
La penalizzazione degli utenti che hanno consumi bassi è stata duramente criticata dalle associazioni di consumatori. Ma far pagare di più chi consuma meno è un criterio non nuovo in Italia, dove le utenze “energivore”, imprese che consumano cioè moltissima corrente, sono da tempo avvantaggiate con prezzi di favore e sgravi fiscali pagati da tutti gli altri utenti. Solo nel 2013, il governo Monti ha previsto un regalo da 600 milioni di euro per queste grosse untenze. Regalo pagato dai piccoli utenti.

 


 

Come tartassare la gente   

I mercanti elettrici speculano e fanno salire i prezzi. Lo Stato si rifà sulla bolletta

I costi per produrre energia diminuiscono ma la bolletta sale. È l'illogica formula in voga nel mercato elettrico italiano. Un viziaccio predatorio che però stavolta ha fatto infuriare piccoli e grandi utenti. Consumatori comuni e industriali si sono ribellati all'aumento del 4,3% delle bollette, lanciato a giugno dalll'Autorità per l'energia, il gas e il sistema idrico per ripianare gli effetti delle speculazioni, poi bocciato dal Tribunale amministrativo lombardo. Come da anni va spiegando la rivista Acqua&Sapone, produrre elettricità costa sempre meno grazie alle rinnovabili. 
Queste ultime hanno ormai reso antieconomiche le altre fonti, comprese le “moderne” centrali elettriche a gas. Però le perdite  della lobby fossile finiscono per essere caricate sulle bollette. Un'operazione attuata sistematicamente sotto il naso delle istituzioni, che è arduo non immaginare complici. Alla fine, fanno pagare ai cittadini i loro investimenti sbagliati e la loro non competitività: è il caso delle mega-centrali termoelettriche a gas realizzate quando già si sapeva che l'eolico e soprattutto il fotovoltaico le avrebbero superate. La distorsione del mercato è proprio ciò che ha allertato e infastidito persino Confindustria, l'associazione degli industriali italiani. «Rischio aumenti fino al miliardo di euro. Come piccole e medie imprese non accetteremo che vengano trasferiti sulle nostre bollette». Questo l'allarme lanciato da Marco Bruseschi, presidente dei Consorzi di Confindustria, che ha additato il giochetto al rialzo dei proprietari delle centrali fossili. Alcuni tra questi hanno infatti brigato affinché la richiesta superasse l'offerta così da farsi pagare molto di più per fiornie elettricità e non far collassare il sistema. Tra gli impianti più costosi additati dagli industriali come, vi sono centrali a gas o a carbone, come quella di Fiumesanto in Sardegna: produrre un megawattora – ha spiegato Bruseschi – gli costa sotto i 30 euro, prezzo salito fino a 210 euro ad aprile. «Chi doveva monitorare? Chi doveva intervenire?», ha tuonato Bruseschi. Dal canto loro i piccoli consumatori sono andati dal giudice e a luglio il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia ha accolto il ricorso del Codacons, che senza mezzi termini ha bollato i rincari come imbroglio degli speculatori appioppato agli utenti. 
Alla fine si è dovuta arrendere anche l'Aeegsi, Autorità per l'energia, che aveva chiesto al Tar di revocare la sospensione dei rincari, pur parlando di “comportamenti anomali”. L'Authority ha annunciato nuove regole contro queste speculazioni.

 


 

Presto i nomi dei furbetti

“Strategie anomale adottate da diversi operatori sul mercato all'ingrosso dell'energia elettrica che hanno portato ad un rilevante aggravio di costi per il sistema e ad una alterazione del normale meccanismo di formazione dei prezzi”. Parole dell'Aeegsi, Autorità per l'energia, che ha avviato una indagine per individuare e punire i responsabili di ciò. «L'Aeegsi sta nascondendo ai cittadini l'elenco dei grossisti accusati di condotte illecite», lamenta però l'associazione Codacons, che ha presentato un esposto alle Procure della Repubblica di Roma e di Milano chiedendo di indagare per i reati di truffa aggravata e aggiotaggio (rialzo o ribasso fraudolento dei prezzi in Borsa). Perché non dicono i nomi degli speculatori? Lo abbiamo domandato all'Aeegsi. «Prima dobbiamo concludere la nostra indagine – ci ha risposto l’Ufficio stampa-, poi renderemo noti i nomi delle società che avremo sanzionato». Quando? «Entro settembre 2016». 


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