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RISCALDAMENTO GLOBALE

E' più pericoloso delle armi di distruzione di massa

Mer 24 Ago 2016 | di Francesco Buda | Ambiente
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Allarme shock sul riscaldamento globale. Anche se riuscissimo a rispettare l’obiettivo fissato  durante Cop21, la Conferenza Onu dello scorso dicembre che ha stabilito di contenere il global warming sotto i 2 gradi centigradi entro il 2020, lo scenario è apocalittico. Nell’ultima edizione del “Global Risks Report 2016”, realizzata dal World Economic Forum interpellando quasi 750 esperti in tutto il mondo, emerge che la minaccia del riscaldamento globale è più grave di molti altri pericoli, come armi di distruzione di massa, crisi di approvvigionamento dell’acqua, migrazioni di massa involontarie e impennate dei prezzi dell’energia. 
Un’analisi della NASA, resa nota per la prima volta, ci indica che finora non si era mai avuta una temperatura media così alta come quest’anno. I dati dell’agenzia spaziale americana mostrano che ogni mese nel 2016 è stato più caldo rispetto a ogni mese della temperatura moderna, cioè quella rilevata dal 1880 ad oggi. Tale tendenza suggerisce che il 2016 supererà anche il record del 2015, l'anno più caldo mai registrato. Il riscaldamento climatico ha portato le temperature medie del 2015 per la prima volta a più di 1 grado centigrado sopra la media annuale dell’era preindustriale. Questo incremento medio globale è attribuibito all'incremento della concentrazione atmosferica dei gas serra, in particolare dell'anidride carbonica, dunque una conseguenza dell'attività umana, in particolare della generazione di energia per mezzo di combustibili fossili e della deforestazione, che a sua volta accresce l'effetto serra. L'innalzamento delle temperature sta causando importanti perdite di ghiaccio e l'aumento del livello del mare. 
Inoltre, l’assenza record di piogge crea zone di siccità con pesanti ripercussioni sul settore agricolo, soprattutto nei Paesi in cui questo rappresenta la primaria fonte economica, spingendo grandi gruppi di persone a spostarsi in cerca di sostentamento. Se volessimo contenere l'aumento del global warming tra 1,5 e 2 gradi centigradi, in Italia da qui al 2030, dovremmo ridurre i consumi del 40% e raddoppiare la quota di energia proveniente dalle fonti rinnovabili. C’è poca scelta: se vogliamo curare la ‘febbre’ del nostro Pianeta è fondamentale agire e farlo subito. I leader mondiali devono prendere decisioni forti e immediate.
Ma anche ciascuna persona è chiamata a scegliere stili di vita più sobri e secondo natura.


 

Mare corrosivo

Le acque marine assorbono un quarto della CO2 che immettiamo in atmosfera. Questa anidride carbonica aumenta l'acidità delle acque marine. «L'effetto sui numerosi organismi marini, dotati di scheletro o guscio calcareo, è lo stesso di una goccia di succo di limone su un guscio d'uovo», spiega Greenpeace. Diventano così più fragili moltissimi esseri viventi, come coralli e conchiglie. Dall'inizio della Rivoluzione industriale, l'acidità degli oceani è aumentata del 30%, un cambiamento 100 volte più rapido di quello riscontrato negli ultimi milioni di anni.  

 



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di chilometri quadrati è l’area di ghiaccio marino artico che si è sciolto negli ultimi 30 anni. questa superficie è all’incirca la dimensione della francia(fonte arctic climate impact assessment)  



 

Mediterraneo tropicale

Anche il Mediterraneo è sotto attacco, malato e sempre più fragile. L'aumento della temperatura del Pianeta provocato dai gas serra è uno stillicidio che lo rende sempre più caldo e acido, con correnti stravolte, abitato da specie esotiche e soffocato da alghe e  mucillagini. 

Lo documentano vari studi e dossier da anni ormai. Un duro colpo non solo per chi ci vive vicino, ma per l'intero Pianeta, visto che il Mare Nostrum, pur rappresentando solo l'1% dei mari, ospita il 9% degli organismi marini conosciuti e tra il 5 e il 15% della biodiversità marina nota. Negli strati più profondi del Mediterraneo, è stato dimostrato un aumento annuo di 0,004 gradi centigradi, una minuscola variazione che rischia di alterare e compromettere la vita marina. Sulle coste e in superficie il riscaldamento è più grave: un grado centigrado nel Mediterraneo nord-occidentale, cioè a casa nostra. 

Il cambiamento climatico provoca migrazioni di organismi da sud verso nord. Piante, pesci, molluschi, persino batteri originari di zone tropicali e subtropicali, mai visti prima nelle acque italiche, ne stanno colonizzando vaste zone. Le specie tradizionalmente presenti sono sostituite con altre che tollerano meglio il caldo, affermano da Greenpeace. 

È il fenomeno delle “specie aliene”.  In alcuni casi minacciano le creature indigene e soffocano i nostri fondali. Il Mediterraneo è il bacino europeo con ve ne sono di più e causano impatti ecologici ed economici, avvertono gli studiosi. Nel 2014 erano 176 le specie ittiche aliene censite nel Mediterraneo. Ma il numero delle specie aliene arriva ad un migliaio se consideriamo alghe, molluschi e crostacei. Nello foto due esempi di creature che stanno colonizzando il Mare Nostrum. 

 


 

Sempre meno pesce

Cambiano le piogge, le correnti e la portata dei fiumi e perciò i nutrienti ed altre preziose sostanze che questi portano a mare. Risultato: meno pesce, crisi economiche per i pescatori e minore sicurezza alimentare. Oltre a stragi di molte specie di spugne, coralli e gorgonie. Questo perché l'acqua più calda favorisce alcuni batteri che attaccano la flora e la fauna. Sono a rischio le risorse ittiche e dunque la nostra alimentazione, l'economia marina, il turismo. Tra Italia, Francia, Spagna, Balcani, nord Africa, passando per la Grecia, la Turchia fino al vicino Oriente, il fitoplancton (la base del nutrimento acquatico), che produce il 50% dell'ossigeno che respiriamo, ha subìto negli ultimi tre decenni un cambiamento generalizzato. 

 


 

Una specie su sei è a rischio estinzione

Se l’innalzamento delle temperature proseguirà al ritmo attuale, una specie su sei di animali e piante è rischia di estinguersi entro il 2100. Le zone del pianeta più a rischio sono quelle dove la biodiversità è maggiore: Sud America, Australia e Nuova Zelanda. è quanto emerge da uno studio pubblicato su Science, secondo il quale se le emissioni di gas serra non saranno controllate e ridotte la temperatura globale salirà di 4,3 gradi sopra il livello pre-industriale (fino ’800) entro il 2100. L’aumento della temperatura di 0,9 gradi espone al rischio di estinzione il 2,8% di piante ed animali. Se l’aumento è del 2% il rischio sale al 5,2%, per arrivare al 16% (una specie su 6) con più di 4 gradi. la comunità scientifica registra il primo mammifero estinto a causa dei mutamenti climatici che si sono verificati a causa delle attività umane. Ad agosto gli scienziati hanno ufficializzato l’estinzione della prima specie: è il Melomys rubicola, un topolino che viveva su un'isoletta corallina nello Stretto di Torres, fra Australia e Nuova Guinea. L’innalzamento del mare ha distrutto il suo habitat. 

 


 

Ricchi ma stupidi: insistono sul petrolio 

Lo scorso dicembre, mentre i potenti del Pianeta sfilavano a Parigi per il Cop21, la Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, le organizzazioni internazionali Climate Change International e Climate Action Network hanno diffuso un scioccante: nei Paesi industrializzati il petrolio, da solo, riceve in media sussidi per 80 miliardi di dollari l'anno, 40 volte in più rispetto a quelli dati alle energie rinnovabili (2 miliardi) nell'àmbito del Fondo Verde per il Clima istituito nel 2011 dall'Onu. I Paesi analizzati sono: Australia, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito Stati Uniti d'America. 

Un altro importante studio, pubblicato a dicembre dall'Overseas Development Institute, ci dice che per cercare nuovi giacimenti di petrolio, gas e carbone, sono 88 i miliardi di dollari spesi dai Paesi del G20, quelli industrializzati e che vanno in giro per il mondo a dettare legge dall'alto del loro progresso... 

 


 

La lobby inquinante non molla

Da qui al 2040 saranno investiti 7.800 miliardi di dollari nelle fonti rinnovabili, due terzi degli investimenti nella generazione di energia, stimano gli analisti di Bloomberg (vedi pagine 42 e 43). Accanto a questa importante prospettiva, però, spicca l'assurda insistenza sulle fonti fossili: su di esse si prevedono investimenti globali pari a 2.100 miliardi di dollari nei prossimi 25 anni. Una contraddizione sottolineata da Seb Henbest, capo del colosso Bloomberg New Energy Finance per Europa, Medio Oriente e Africa e autore principale dell'ultima analisi previsionale di Bloomberg sull’energia del futuro: «Sarebbero necessari migliaia di miliardi in più per portare le emissioni mondiali su un livello compatibile con il target», ovvero con l'obiettivo di contenere l'aumento massimo della temperatura a 2 gradi centigradi, deciso nel dicembre scorso nella Conferenza Onu sul clima di Parigi. 

 


 

Con poco si potrebbe dare luce ‘green’ a tutti

La scusa che le fonti fossili sono un male necessario per dare energia a tutti non regge più. Di qui al 2030, con soli 44 miliardi di euro l'anno, si potrebbe dare elettricità a quel miliardo e 300 milioni di persone che nel mondo ancora non ce l’hanno (fonte Oilchange International). Invece, i governi preferiscono spenderne il doppio per cercare nuove riserve di combustibili fossili. 

 


 

Incentivi al suicidio fossile

Non si contano più gli allarmi (seri) sui danni provocati dalle fonti fossili. Eppure l’epidemia di malattie e morti premature non frena la pioggia di aiuti pubblici a petrolio, gas e carbone, i killer numero uno del clima e del riscaldamento, responsabili di una vera strage planetaria. In Europa l'anno scorso un abitante su 4 si è ammalato o è morto prematuramente a causa dell’inquinamento. Si calcolano costi sanitari al livello globale di 1.444 miliardi di euro l’anno e 84 miliardi in Italia (dati Oms - Ocse). Siamo il Paese dell'Unione europea con più morti prematuri per l'aria inquinata, 84mila persone nel 2012 (fonte Agenzia europea dell'ambiente). Eppure ai produttori di energia inquinante vanno sussidi statali, al livello mondiale, 5 volte più che alle energie pulite. Il Fondo Monetario Internazionale stima 5,3 trilioni di dollari l'anno, cioè circa 4.800 miliardi di euro dati ai combustibili fossili nel 2015, tra agevolazioni fiscali, finanziamenti, incentivi e altre prebende. In Italia oltre 32 miliardi di euro negli ultimi due anni (fonte Legambiente). Significa quasi un miliardo di euro al minuto, ogni giorno. Per gli italiani, significano 220 euro a testa in un anno. «Questa importantissima analisi sgretola il mito che i combustibili fossili sono economici, mostrando quanto è enorme il loro costo reale. Non c'è giustificazione per questi enormi sussidi per i combustibili fossili, che distorcono il mercato e danneggiano le economie nei Paesi più poveri», lo afferma il professor Nicholas Sterne, luminare della London School of Economics, uno dei 'santuari' dove si formano economisti e top manager.  

 


 

Boom verde ancora più grande

Nei prossimi 25 anni si prevede una nuova, enorme, rivoluzione delle energie pulite sempre più economiche ed efficienti  

Patrizia Santo

Il tramonto delle fonti inquinanti - petrolio, gas e carbone – è segnato. Mentre quelle pulite, già lanciatissime, le surclasseranno, generando enormi volumi d'affari in tutto il mondo. Il 2015 è stato l’anno in cui gli investimenti nelle rinnovabili hanno toccato i livelli più alti di sempre: 328.9 miliardi di dollari (297 miliardi di euro), soprattutto in Cina, India, Stati Uniti, Africa e America Latina E sul futuro un numero chiarisce la nuova rivoluzione: 7,8 trilioni di dollari in 25 anni (6.950 miliardi di euro). A tanto ammonteranno gli investimenti previsti dai cervelloni di Bloomberg New Energy Finance, il ramo energetico della multinazionale leader mondiale nelle analisi economico-finanziarie. Nel nuovo rapporto sull'energia, gli analisti preconizzano un futuro radioso per l'eolico ed il fotovoltaico, i quali arriveranno a coprire il 64% della potenza elettrica installata mondiale (il 70% in Europa). Questo nonostante la concorrenza sporca – in tutti i sensi – delle fossili che comunque non moleranno la presa. Ecco perché paradossalmente, nonostante l'ulteriore boom delle fonti pulite, le emissioni inquinanti saliranno del 5% in questi 25 anni, soprattutto a causa di Paesi come l'India che punta molto sul carbone. Questo ed il gas avranno prezzi sempre più bassi (-30 e -33%) in un “declino strutturale”. Ma la loro pseudo-competitività basata solo sui prezzi stracciati e forzature politiche non fermerà l'ascesa di sole e vento, che calamiteranno tantissimi investimenti. Meno male: in Italia e in molti Paesi gas e carbone finora hanno rallentato le rinnovabili. Basti pensare al Lazio o alla Liguria, dove le centrali a carbone e a gas ancora rappresentano una 'cambiale' della politica con certe lobby. 

Comunque, l'energia a zero emissioni relegherà ai margini questi cadaveri industriali e domineranno il mercato in Europa e Usa. Nell'idroelettrico, al livello mondiale, si stimano nuovi investimeno per 911 miliardi di dollari (oltre 811 mld €). Notevole anche la previsione di una riduzione del 21% di energia generata bruciando carbone in Cina, che spingerà molto sulle rinnovabili. 

L'eolico in media diventerà più efficiente del 33% di qui al 2030 e del 41% fra 25 anni. Produrrà cioè di più e meglio e con minori costi economici ed ambientali. Per il solare il reporto targato Bloomberg prevede un “precipitoso calo dei costi”. Altro punto centrale: si potrà sempre più e sempre meglio immagazzinare l'elettricità, grazie a batterie efficientissime e meno care.  

 

E così sarà superato anche il problema di come mettere da parte l'energia prodotta, ma non consumata subito. Infine, una nota di stupidità globale: complessivamente 1.870 miliardi di euro verranno investiti in centrali a gas entro il 2040.
 


 

Le previsioni per il 2040

• 6.950 miliardi di euro investiti nelle rinnovabili

• 60% della capacità elettrica installata nel mondo sarà da fonti pulite

• 41% il calo atteso dei costi di produzione dell'energia eolica

• 60% l'ulteriore crollo dei costi di produzione fotovoltaica

• 35% delle auto vendute saranno elettriche, 90 volte quelle vendute nel 2015

 

Fonte: elab A&S su dati BNEF New Energy Outlook 2016


 

Nel 2020 energia verde sarà la più economica

Grazie ai costanti e incessanti investimenti nelle fonti di produzione elettrica rinnovabili, nel 2020 queste saranno le più economiche in assoluto in diversi Paesi. Mentre ciò accadrà nella maggior parte dei Paesi del mondo nel 2030. È una delle principali conclusioni del New Energy Outlook del colosso Bloomberg New Energy Finance. Si tratta di una previsione, che però è già realtà in Cile da quest'anno. 

 


 

Fondo monetario: via i sussidi, salvate il clima 

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, se si eliminassero tutti i sussidi alle fonti fossili le emissioni di gas serra diminuirebbero del 20%, contribuendo in maniera importante alla lotta contro i cambiamenti climatici. 

 


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