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Litigare fa bene!

Per i bambini è naturale: così imparano a farsi rispettare e rispettare gli altri. Una ‘palestra’ che dura tutta la vita

Mer 24 Ago 2016 | di Francesco Buda | Bambini
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Litigare è naturale ed utilissimo. Litigando i bambini imparano a stare al mondo, a cavarsela da soli, a trovare anche nuove strategie per risolvere i problemi. E se glielo impediamo, non solo non li aiutiamo, ma gli facciamo un danno. Facciamo repressione. Non è una provocazione, una boutade giornalistica, ma una realtà che chiunque può verificare e che diverse ricerche scientifiche hanno comprovato. Litigare fa bene. Così condensa questa realtà il pedagogista Daniele Novara, nel titolo di uno dei suoi libri. Da decenni studia i bambini e dà una mano ai genitori, ed è giunto a conclusioni che sembrano paradossali, contrarie al presunto buonsenso comune e a certe ataviche convinzioni. Meglio disinnescare un certo armamentario adulto: fredde regole, punizioni, sermoni, avvertimenti, la caccia al colpevole, la “giustizia” imposta dall'alto, il bastone e la carota, fargli fare “pace” per forza, “datevi il bacetto e non litigate, fate i bravi” eccetera, eccetera. E basta anche con la paura che se i bambini litigano non si vogliono bene. «Da anni mi batto contro questa idea artificiale e anestetizzata!», dice il dottor Novara. «Più si è amici e più si litiga!». 

IL MITO DEL “BRAVO BAMBINO”
«Bisogna rompere il tabù: litigare bene durante l'infanzia è un investimento per il futuro. Litigando il bimbo vive un'esigenza naturale per trovare il suo posto nel mondo. Non litigare vuol dire affossare i problemi e spesso anche emozioni, mettere il classico tappo alla pentola che bolle e non essere più capaci di gestire lo “scoppio” che ne potrebbe derivare. E poi, i bambini si riconciliano velocemente», assicura il dottor Novara, che ha messo a punto il metodo “Litigare bene”, dopo averne verificato l'efficacia con una innovativa ricerca sperimentale sul campo. Una ricerca che smonta tanti luoghi comuni e paure. I conflitti hanno una grande fecondità, basta con il mito del “bravo bambino”, smettiamola con il dogma per cui “i bimbi che litigano sono cattivi e chi si vuole bene non litiga”; lasciamoli esprimere anche nel litigio, nella divergenza, ascoltiamoli prima di fare noi adulti i giudici e i giustizieri; liberiamoci dall'angoscia di dover essere genitori perfetti e famiglie idilliache in cui i figli non hanno contrasti. Guardiamoci dentro, illuminiamo la nostra storia, la nostra infanzia e risolviamo i nostri tasti dolenti per non ripeterli sui nostri cuccioli. 

L’ANTIDOTO ALLA VIOLENZA? LITIGARE
Ma che significa “litigare bene”? E perché fa bene? «Litigare bene significa stare nella relazione, cercare il contatto con l'altro, comunicare, ascoltare e venire fuori fino a trovare una soluzione al contrasto. E i bambini – assicura lo studioso - hanno straordinarie capacità di fare tutto questo, sanno cavarsela forse meglio dei grandi». Occorre cogliere la grande differenza tra litigio e violenza: «L'armonia deriva dalla bellezza, ma anche dalla dimensione del contrasto e della conflittualità. Invece la violenza sospende la relazione e prevede di risolvere rapidamente il problema, eliminando l'avversario – chiarisce Novara -. I bambini per natura non sono violenti. Fino a sei anni i bambini non possono farsi del male litigando, se succede si tratta quasi sempre di incidenti e anche nella seconda fase dell'infanzia è rarissimo che si verifichino fatti spiacevoli. Il conflitto, il litigio tra bambini è l'antidoto principale alla violenza, non la sua origine. Osserviamoli: litigano con gli amici, non con gli estranei. I bambini che non riescono a vivere le situazioni conflittuali come esperienze naturali, potrebbero essere portati, crescendo, a rispondere in queste situazioni con la violenza, contro gli altri o contro se stessi. Un esempio viene proprio dai bulli. Il bullismo pare una vera e propria incapacità conflittuale, come il resto dei comportamenti dei violenti». 

L’EQUIVOCO DEL BULLISMO
Qui c'è un altro equivoco da smontare, altre angosce adulte da fare fuori: «“Bullismo” è un termine ridicolo da un punto di vista scientifico – avverte Novara – visto che viene esteso a generici comportamenti di aggressività. Da oltre un decennio in Italia, ma in generale in tutti i Paesi occidentali, il discorso educativo sui bambini e ragazzi è quasi sempre filtrato dal concetto di “bullismo”. Tutto diventa bullismo: episodi più o meno significativi di vandalismo, quindi su beni od oggetti, la litigiosità infantile, l'incontinenza emotiva… La prepotenza stessa è classificata come bullismo», dice il pedagogista. Novara ricorda la presunta “epidemia” bullistica di una decina d'anni fa: l'Italia venne improvvisamente bollata come leader dei bulli in Europa, con il 64% dei bambini delle scuole primarie e il 50% alle medie coinvolti dal presunto fenomeno, tra vittime e carnefici. Si scoprì poi che quei dati venivano da una ricerca che aveva usato una traduzione quanto mai estensiva del termine inglese “to bully” in “bullo” e “bullismo”. 
«In realtà quel termine si riferisce a situazioni ben precise in cui si hanno continue vessazioni  contro soggetti più deboli, incapaci di difendersi nel vero senso della parola, con l'intenzione di fargli del male. Situazioni rare in Italia». 
Di fronte a simili molestie, un bimbo bloccato e impedito nel normale sviluppo dei suoi litigi coi coetanei saprà esprimersi secondo voi? Certi fenomeni sono emblematici di come il mondo adulto proietti sui piccoli le proprie ansie e immaturità. «L'ondata di allarme sociale sui comportamenti infantili e adolescenziali è andata di pari passo con numerose paure, cavalcate, anche politicamente, per spingere sul concetto di sicurezza», nota Novara. 

PERCHÉ LITIGARE FA BENE?
«Litigando si impara da un lato a farsi rispettare, ma anche ad accogliere e rispettare il punto di vista altrui, a costruire delle azioni comuni efficaci, ad ottenere la stima dagli altri e a stimarsi come persone, a riconoscere e valorizzare le proprie capacità, ad affermare se stessi. È un'operazione che dura tutta la vita». 
Diversi studiosi dell'età evolutiva hanno confermato tutto ciò. «Il litigio fra bambini – prosegue il dottor Novara - aiuta a cogliere la diversità dei punti di vista e può insegnare  a mettersi nei panni altrui, strutturando così un'importantissima capacità sociale: l'empatia, la base della convivenza. Per il bambino è un'esigenza naturale per trovare il suo posto nel mondo». Insomma «chi litiga non è cattivo. Non è vero che le buone relazioni sono esenti da conflittualità», insiste Novara, che cita la psicoterapeuta Isabelle Filliozat: «La collera serve anche a fronteggiare un'ingiustizia, è una reazione di fronte a un'invasione, una protesta contro ciò che non vogliamo tollerare. La collera dà la forza di affermarsi, di dire NO: una persona che non sente e non sa esprimere la collera si sente spesso vittima e impotente». Inoltre, come afferma Alba Marcoli, esperta di psicanalisi infantile: «Abituarsi ad affrontare il conflitto usando le proprie energie per renderlo evolutivo, invece che involutivo, è un patrimonio importante per un bambino che cresce».  

SANNO FARE DA SÉ, NON BLOCCHIAMOLI
Diciamoci la verità: sotto sotto, a chi non capita di mettersi al posto dei figli, degli alunni, dei nipoti. Di solito in buona fede, convinti che sia necessario l'intervento adulto. Più in generale, ci si sostituisce all'altro. «C'è un fremito che percorre i genitori: la necessità di fare subito qualcosa, di dare una risposta, di indagare su chi è stato e chi non è stato. La mamma o il papà, o addirittura entrambi, assumono su di sé la situazione e dicono senza mezzi termini ai bambini che non devono fare da soli, ma che devono rivolgersi a loro per sapere quello che è giusto e quello che è sbagliato. Così il bambino o la bambina si disattiva al punto da richiedere sempre l'intervento del genitore. Ci sono tanti modi per intromettersi nei litigi tra bambini, ma il risultato è sempre lo stesso: i piccoli non imparano a fare da soli e perdono la fiducia nelle proprie capacità. L'intervento continuo dei genitori è spesso frustrante nei confronti dei figli e genera dipendenza: i bambini finiscono con l'aspettarsi sempre che la mamma o il papà agiscano al loro posto, piuttosto che imparare a fare da soli. Alla lunga così si impedisce ai bambini di costruirsi in autonomia capacità, competenze, modi personali sostenbili per affrontare le contrarietà». Si tratta dunque di non disturbare la naturale indipendenza e le forze che hanno naturalmente. 

PARTECIPARE FACENDOLI ESPRIMERE
«Non signfica che i genitori non debbano fare nulla – avverte l'esperto -, occorre creare una cornice di amore e affettività in cui i bambini si sentano racchiusi; fargli sentire che i genitori hanno fiducia nelle loro capacità, proponendo loro una possibilità inedita, molto creativa e significativa per l'autostima: farli parlare del litigio, senza fornire noi soluzioni, e aiutarli a trovare un accordo tra loro, autonomamente». È il metodo “Litigare bene” (vedi riquadro). «Abbiamo insegnato ai nostri figli a non usare più il pannolino, a dormire da soli, a lavarsi e ad andare in bagno da soli, a mangiare e a tagliarsi il cibo da soli, a fare i compiti da soli. Ora dobbiamo anche insegnare loro a litigare da soli. Sviluppare l'autonomia dei nostri figli è il nostro compito: ci interessa che siano in grado di aderire alle convenzioni dei grandi o che imparino i processi sociali elementari basati sulla spontaneità dello scambio?». 

 


 

Un minuto senza intrometterci

Basta un solo minuto senza che nessuno intervenga nel litigio affinché i bambini si accordino tra loro. È il risultato di una ricerca della studiosa russa Marina Butovskaya. 

 


 

Come si fa?

Lungi dal voler fornire ricette magiche, qui segnaliamo in estrema sintesi il percorso indicato dal dottor Daniele Novara, che si articola su 4 punti essenziali:

1) Non farsi coinvolgere emotivamente né intromettersi nel litigio dei bambini. Il distacco è fondamentale. Non cercare il colpevole, non decidere chi ha torto e chi ha ragione, non trasformarsi in giudici, non imporre la pace

2) Non fornire la soluzione 

3)  Far parlare i contendenti tra loro del litigio e aiutarli a confrontarsi su ciò che pensano e provano, senza sovrapporre proprie interpretazioni e ascoltarli

4) Favorire il raggiungimento di un accordo tra i bambini in autonomia

 


 

Guardarsi dentro

Di solito gli adulti si lanciano nei litigi dei bambini. Perché le liti tra piccoli infastidiscono i grandi o quanto meno sono considerate qualcosa di sbagliato? Da dove viene l'impulso a frenare la naturale espressione dei piccoli anche nei contrasti tra loro, ricadendo quindi in repressioni e blocchi che arrivano da altre generazioni anche se si è convinti che i bimbi debbano crescere liberi e indipendenti? Una luce può arrivare guardando la propria storia. Spiega il dottor Daniele Novara: «Diverse persone mi raccontano: “Vorrei comportarmi diversamente da come si sono comportati i miei genitori con me, ma non ci riesco, provo un senso di colpa terribile e ripeto con loro le stesse dinamiche che ho vissuto anch'io”. I litigi dei bambini risvegliano i nostri tasti dolenti infantili e la soglia di tolleranza dipende dai propri vissuti, specie dell'infanzia. Ognuno ha i propri tasti dolenti interiori (il senso di abbandono o di esclusione, le paure, le gelosie, lo scarso riconoscimento o la mancata comunicazione sperimentati durante la nostra infanzia), legati ad eventi dolorosi dell'infanzia e incapsulati molto in profondità, che possono riattivarsi, senza che ne siamo consapevoli, in situazioni particolari, come può essere un episodio di conflittualità infantile». 

 


 

La ricerca conferma: più pace litigando bene 

Risolvono da soli con un accordo i litigi fino a 4 volte di più e ricorrono molto meno agli adulti, se sostenuti a “litigare bene”. È il risultato della ricerca sperimentale del dottor Daniele Novara con l'insegnante Caterina Di Chio in una quarantina di scuole dell'infanzia ed elementari tra Torino e la vicina Grugliasco. 
Le maestre hanno messo in pratica il metodo di Novara, che in sostanza prevede di non intervenire alla vecchia maniera, bloccando i litigi o fornendo soluziono dall'alto, ma sostenendo la scambio tra i piccoli e favorendo il raggiungimento di una soluzione indipendente tra loro. È inoltre emerso che i bambini chiedono molto di meno agli adulti di intervenire e di aiutarli nelle liti, in quanto capaci di vedersela da soli. Alle elementari, poi, le liti si sono ridotte del 68%. Può funzionare anche in famiglia? «Certo! - dice Daniele Novara -. I meccanismi sono gli stessi. Aiutare i bambini a parlarsi è un accorgimento applicabile e che funziona anche in famiglia, la cosa più importante è che il genitore non si faccia coinvolgere emotivamente nel litigio, ma resti sufficientmente distaccato».


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