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Dai piselli il ‘latte’ amico della salute e dell’ambiente

Non una stramba moda salutista, ma un alimento che ci può far inquinare meno e nutrire meglio. Un’opportunità anche per le aziende agricole italiane

Mer 24 Ago 2016 | di Caroline Susan Paine | Ambiente
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Nulla contro il latte di mucca di per sé, ma i cambiamenti climatici e l'esigenza di produrre cibo in modo sostenibile vengono a dirci sempre più che gli allevamenti bovini così come sono oggi non possiamo più permetterceli: stressano troppo l'ambiente. D'altro canto, nuovi prodotti offrono concrete opportunità per un’alimentazione sana, per chi mangia, per l'ambiente e per le stesse aziende agricole che possono trovare nuovi àmbiti di sviluppo in nuovi prodotti. Con vantaggi per tutti. È il caso del latte di piselli. Al di là di mode o integralismi salutistici di qualunque genere, ecco cosa succede. 

Anche in Italia, come già avvenuto in tutti i Paesi occidentali, la sovralimentazione si abbina sempre di più alla malnutrizione infantile e giovanile: quasi un terzo dei nostri bambini sono obesi o in sovrappeso. 

Da tempo, infatti, la Società Italiana di Pediatria ci sta avvisando del fatto che i nostri piccoli oggi soffrono di una vistosa carenza nell’assunzione di vitamina D: sostanza fondamentale per la fissazione del calcio e l’adeguata crescita delle ossa. Anche se a livelli diversi, le ultime statistiche ci informano che 6 bambini su 10 sono attualmente carenti di questa fondamentale vitamina. 

TROPPO SEDENTARI
La ragione risiede nel fatto che i bambini  e gli adolescenti trascorrono troppo tempo dentro al chiuso, occupati nella maggior parte dei casi in attività sedentarie (guardare la tv, giocare con i telefonini o i videogiochi, ecc.), mentre dovrebbero invece passare più tempo possibile all’aria aperta. 
La vitamina D, infatti, viene sintetizzata direttamente dai raggi solari da una sostanza (il deidrocolesterolo) che si trova nella nostra pelle. Gli stili di vita familiari poi incidono moltissimo sulle abitudini dei bambini: il passaggio dall’alimentazione eccessiva e ipercalorica ai problemi sanitari (diabete, pressione alta e colesterolo alto), passando per lo scarso esercizio fisico, spesso li porta anche alla depressione e alla scarsa stima verso se stessi. Risulta evidente quindi che la lotta a questi rischi sanitari richiede l’individuazione di cibi altrettanto nutrienti rispetto a quelli di uso comune. Per questo è necessario fornire loro del cibo buono, sano, semplice, gustoso e nutriente: magari che sia stato prodotto senza danneggiare o sprecare le risorse naturali. 

IL PESO DELL’ATTUALE SISTEMA
Verso questa prospettiva, negli ultimi decenni la ricerca ha fatto passi da gigante: in particolare per quanto riguarda alimenti alternativi a quelli ottenuti con gli allevamenti di animali (carni, latte, formaggi, ecc.). Soprattutto sul consumo eccessivo di carne e latte di mucca ottenuti da allevamenti intensivi (diverso è il discorso per gli allevamenti allo stato brado) si sono evidenziati molti fattori di rischio: sia per i bambini che per gli adulti. 
Questi fattori, tra l’altro, coinvolgono anche le risorse limitate del nostro pianeta (l’acqua) e le tante alternative vegetariane che spesso si sviluppano più per una moda del momento che per motivi scientifici. 
Occorre sapere, infatti, che negli allevamenti intensivi si impiegano mediamente 700 litri di acqua per produrre un litro di latte di mucca. Anche i sostituti vegetali comunque non se la passano bene: per produrre un litro del costosissimo latte di mandorla, ad esempio, occorrono 75 litri d’acqua. 
Proprio queste valutazioni hanno portato un'azienda americana ad avviare un processo di produzione di un latte vegetale che per consistenza e gusto ha caratteristiche molto simili a quelle del latte vaccino: la differenza sta nel fatto che viene prodotto con i comunissimi piselli. Per la precisione, giova ricordare che per la legge si può chiamare “latte” solo quel prodotto che deriva dalla mungitura di animali, di solito mucche, pecore, capre senza alcuna aggiunta o sottrazione (regolamento UE n. 1308 del 20/12/2013). 

SORPRESA: È PIÙ NUTRIENTE!
Le prove di laboratorio hanno portato a risultati strabilianti anche rispetto agli altri tipi di bevande vegetali esistenti in commercio (soia, riso, avena, ecc.): quella ricavata dai piselli ha circa il 50% in più di calcio, minor apporto di calorie e metà dello zucchero contenuto nel latte di mucca. Contiene inoltre otto volte più proteine ​​rispetto al latte di mandorla e altri elementi (potassio, vitamine B1 e acido folico) che sono presenti nei prodotti animali. Buono anche l’apporto di omega-3: gli acidi grassi “buoni”, essenziali per un buon bilanciamento nutrizionale. 
Per produrre questo tipo di latte, ottenuto con un semplice processo di raffinazione e cottura della parte bianca dei piselli, occorrono solo due litri di acqua: le bottiglie nelle quali è contenuto sono al 100% riciclabili. Quattro le versioni del prodotto: naturale, senza zucchero, al sapore di vaniglia o di cioccolato. 
«Noi non pretendiamo che la produzione di alimenti di origine vegetale possa salvare il pianeta – dicono i titolari della società statunitense che ha lanciato il latte di piselli –, ma crediamo che possiamo aiutarlo a mantenere i suoi equilibri naturali: anche le più piccole azioni possono avere conseguenze di vasta portata». 
Significativo lo slogan scelto dall’azienda: “Siamo convinti che anche il battito di un'ala di farfalla è in grado di produrre un'onda di cambiamento e a noi piace sbattere le ali!”. Unico problema: il latte ricavato dai piselli per il momento è in vendita solo negli Sati Uniti. 

UN’OPPORTUNITÀ PER LE AZIENDE AGRICOLE ITALIANE

Occhio a considerare l'iniziativa come la classica “americanata” stravagante. Da noi il comparto zootecnico è stato letteralmente messo in ginocchio da politiche europee miopi e antieconomiche. Gli allevatori italiani sono stati impoveriti, costretti a dismettere le loro aziende, concentrando quasi l'intero settore in poche grandi aziende. 
Una calamità economica, che tutti ricorderemo anche per la storiaccia delle enormi multe europee agli allevatori che non vollero piegarsi ai diktat di Bruxelles. L'anno scorso, spiegano le associazioni di categoria, hanno chiuso mille allevamenti in Italia e circa tre quarti del latte in busta che troviamo nei negozi non proviene da stalle italiane, fa sapere la Coldiretti, principale organizzazione agricola nazionale. 

La produzione e il consumo su larga scala di cosiddetti “latti” vegetali è ormai una realtà in continua espansione, tanto che primarie aziende italiane lattiero-casearie si sono messe a produrre questo genere di bevande riscontrando finora un gran successo. Un fenomeno così diffuso e significativo che queste bevande ricavate da legumi e cereali sono state inserite nel paniere Istat, vale a dire tra quei consumi considerati nelle analisi ufficiali dei prezzi al consumo.  Ora, sulla scorta della novità d'oltreoceano e di queste nuove tendenze alimentari, gli imprenditori agricoli italiani potrebbero mettersi a coltivare piselli da trasformare in “latte”, con la sapienza e la qualità del made in Italy. Per di più con minore pressione sull'ambiente e senza dover dipendere dal mais straniero, spesso e volentieri geneticamente modificato. E magari senza pesticidi, ricordando pure che i piselli, come tutte le leguminose, aiutano a fertilizzare i terreni.

 


 

INTOLLERANTI IMMAGINARI?

Moltissimi non bevono latte di mucca, convinti di essere intolleranti al lattosio. Ma spesso è una diagnosi sbagliata, frutto magari di certi cosiddetti test sconsigliati dai medici e di dubbia se non nulla validità scientifica. L'alactasia, mancanza dell’enzima lattasi che non fa digerire il latte vaccino, colpisce solo una parte di quelli che sono convinti di soffrirne. «Uno studio norvegese, appena uscito sul 'World Allergy Organization Journal', conferma con chiarezza che non esiste l'intolleranza alimentare al latte», ha dichiarato lo scorso maggio all'agenzia di stampa Adnkronos Alessandro Fiocchi, responsabile dell'Allergologia dell'ospedale Bambino Gesù di Roma. Esiste invece l'allergia - cosa diversa dall'intolleranza - alle proteine del latte o al lattosio. 

 


 

Business dal basso

Per l’avvio della sua attività, l'azienda americana che ha lanciato il latte di piselli si è rivolta a quei piccoli investitori che sempre più numerosi oggi finanziano solo progetti di alto profilo etico e solidale: in pochissimo tempo sono stati raccolti oltre 12 milioni di euro.


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