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Settembre, oltre Venezia c di pi

Film e attori che mostrano le loro vere (IN)capacit

Gio 01 Set 2016 | di Boris Sollazzo | TV/Cinema
Foto di 8

I primi giorni di settembre sono tutti per Venezia. La Mostra quest'anno ha offerto un programma diverso, coraggioso e sorprendente. Vedremo, nelle prossime ore, proiezioni e giorni se le scelte saranno state quelle giuste. Noi, qui, vi diciamo tutto il resto che c'è nelle sale.

 

Heart of a dog
Il fatto di essere un'intellettuale stimata, un'artista sperimentale e la raffinata compagna di vita di Lou Reed non ti autorizza a fare un brutto film. Anzi, che esso arrivi parlando autobiograficamente di lui e poco dopo la sua dipartita fa persino male, perché ci si scorge, dietro l'operazione, l'odore acre dell'opportunismo. Se il tutto poi è innaffiato da uno snobismo insopportabilmente radical chic, hai “Heart of a dog”, sconclusionato viaggio nel presente e nelle velleità di una donna straordinaria che sa (un po' troppo) di esserlo e che non resiste alla tentazione di dircelo, esponendosi ed esponendoci alla fragilità delle sue debolezze. Laurie Anderson (e pure Lou Reed) meritava qualcosa di meglio di un flusso di coscienza incentrato su un cane a cui hanno persino fatto incidere un album. Di sicuro questo discorso visivo disordinato non rende onore alla sua autrice, così come l'insieme di stereotipi intellettualoidi che semina in tutta l'opera. Un film da cani, in tutti i sensi.

Indivisibili
Il cinema è magia, impegno, ma soprattutto realizzazione dell'impossibile. Edoardo De Angelis, che nella sua giovane carriera ha già regalato il bizzarro “Mozzarella Stories” e poi il cupo “Perez”, lo sa bene. Ora, lui, uomo dalle sfide coraggiose, vuole raccontare la storia di due giovanissime gemelle siamesi di successo (interpretate dalle esordienti sorelle Fontana). E non cerca scorciatoie, a partire dalla realizzazione pratica di questa condizione fisica – nelle mani di Makinarium, perché l'effetto speciale è del tutto artigianale – fino all'allenare le protagoniste alla stessa, legandole insieme e spingendole ad affrontare le attività necessarie al racconto. Per farlo le ha spinte a provarci per ore ogni giorno. Nessuna scorciatoia emotiva, poi, visto che sulla possibile divisione costruisce una narrazione ispida, originale, dolorosa. Non c'è patetismo, ma solo il gusto del regista di portare avanti una storia differente, fuori dagli schemi. Il risultato è affascinante, maturo, spiazzante. E De Angelis da talento interessante si trasforma, con Indivisibili, in autore di primo livello.

La vita possibile
Un cinema che si rispetti non può prescindere dalla lucidità, dalla rabbia, dalla passione di Ivano De Matteo. Qui, nella sua esplorazione delle contraddizioni della società e dei suoi schemi relazionali oscuri e ipocriti, decide di percorrere un tono diverso, più femminile, agrodolce. Buy e Golino si e ci regalano una performance speciale, Todeschini è un controcoro di valore, Andrea Pittorino è una bella sorpresa. E De Matteo lascia intravedere sia quel linguaggio, emotivo e artistico, che l'ha reso, nonostante le difficoltà di una carriera difficile (uno come lui il sistema non può amarlo), unico nel suo modo (e moto) espressivo, sia un cambiamento. È bello vederlo ancora maturare, cambiare, cercare altrove sempre rimanendo se stesso, in una storia in cui una vita possibile e difficile si innesta su una solidarietà umana e per questo ruvida. 

Mike & Dave: un matrimonio da sballo
Domanda da un milione di dollari: quante commedie si basano su uomini o donne che si cercano un finto compagno per un matrimonio di parenti, pranzo con i genitori, ballo di fine anno, partita di squash? Tanti, troppi soprattutto se americane. Vi diciamo subito cosa va bene in questo film: c'è Anna Kendrick, talmente bella da stordirti e farti dimenticare quanto sia poco originale quest'opera e quanto sia scritta mediocremente. Il resto, invece, è da buttare, o quasi. I due protagonisti maschili hanno l'espressività di un comodino di Ikea, Aubrey Plaza se ha un talento deve scoprire quale (e noi con lei). Anche il soggetto discreto per una commedia divertente – due donne che si fingono normali per poi scombinare la vita di due malcapitati -, diventa noiosa reiterazione di azioni e battute stanche. Quando si arriva alle Hawaii e le due compite signorine diventano selvagge e anticonformiste, senti solo un sottile imbarazzo nel guardare. Cosa che con il divertimento e l'intrattenimento ha poco a che fare. Ultima nota per Zac Efron: sono anni che cerca di togliersi di dosso l'immagine del divo adolescente bello e impossibile. Ce l'ha fatta: ora è un attore cane. Complimenti.

Mia madre fa l’attrice
Dopo “Noi non siamo James Bond”, lavoro delizioso che unisce l'autobiografia al viaggio di formazione e in cui il regista si faceva attore per raccontare la propria vita in una fase durissima e accanto a quel migliore amico a cui lo lega un rapporto di amore e odio, ecco che Mario Balsamo in “Mia madre fa l'attrice” trova un altro rapporto problematico, contraddittorio, profondo da analizzare. Quello più vecchio e complicato del mondo, con la mamma. Che in questo caso ha fatto pure l'attrice e nell'occasione che le dà il figlio di tornare su un grande schermo ritrova verve e ansia di protagonismi, ma anche la sensibilità di cercare un rapporto con lui attraverso l'unico linguaggio davvero comune che hanno. E anche ritagliandosi un ruolo scomodo, se necessario. Ne nasce un film sì imperfetto e anche un po' scombinato, ma anche dolce e appassionante, con momenti comici di alto livello (la madre di Balsamo ha tempi straordinari, lui è una spalla niente male) e altri di grande potenza emotiva. 
Si è inventato un genere, Balsamo, e sa farlo crescere con delicatezza.

 


 

I magnifici 7 (in sala)

Indivisibili: gemelle siamesi, vite da separare. Il successo insieme, la frattura quando sanno di poter lasciarsi. De Angelis ha avuto una grande idea. Ora sappiamo anche che è un grande regista.

La vita possibile: donne unite da un destino più complementare che simile. De Matteo è arrabbiato e appassionato come sempre, ma questa volta ha un occhio femminile più delicato. Da vedere.

Tommaso: troppo spesso rimpiangiamo il Kim Rossi Stuart attore. Poi vedi i suoi film da regista e capisci che non è un sacrificio vano. Tommaso lo vede alle prese con emozioni fragili e (in)dolenti

Independence day - Rigenerazione: torna Roland Emmerich tra alieni e patriottismo un tanto al chilo. Torna Bill Pullman. E il mondo si divide tra amanti di questo strascult e alieni, appunto.

Mia madre fa l'attrice: Mario Balsamo si è inventato un genere documentario personalissimo, in tutti i sensi. La sua autobiografia specchiata nei suoi affetti e raccontata (d)al cinema. Dolce.

Mike & Dave: un matrimonio da sballo: ci sono commedie americane che potrebbero tranquillamente non essere neanche pensate. Ecco, Kendrick esclusa, è proprio questo il caso.

Heart of a dog: una vedova intellettualoide e radical chic che decide di fare cinema, parlando del marito rockstar appena morto (Lou Reed). C'è qualcosa di peggio? Questo film è un no fragoroso. 

 


 

I fantastici 4 (in dvd)

Lo chiamavano Jeeg Robot: è stato il caso cinematografico dell'anno. Se siete cinefili, non può mancare nella vostra videoteca. Se amate i supereroi spererete in un sequel. Se... vedetelo insomma!

Lo chiamavano Trinità: sembra uno scherzo, ma ecco un altro “lo chiamavano”, l'originale. Che nostalgia di Bud Spencer rivedendolo. E di Terence Hill che mai avremmo immaginato Don Matteo.

On air – Storia di un successo: non ci sono vie di mezzo. Per chi ama la radio il mitico Mazzoli o è un cialtrone o è un genio. Questo docufilm ci dice che è entrambi. E lo amiamo per questo.

Italian Gangsters: Renato De Maria è un cineasta particolare e sanamente e cinematograficamente bipolare. E può offrirti anche un documentario così, bello, sporco e soprattutto molto cattivo.


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