acquaesapone Zona Stabile
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Milena Vukotic: L’arte, nutrimento dell'anima

Il percorso di un’artista tanto brava quanto enigmatica

Gio 29 Set 2016 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
Foto di 9

Ci sono persone che con i loro sguardi e la loro riservatezza riescono a comunicare senza fare grandi discorsi. Milena Vukotic calca i palcoscenici di tutto il mondo da molto tempo, continuando a regalarci emozioni con il suo inconfondibile, elegante ed enigmatico fascino. 

Alla decima stagione di “Un medico in famiglia”, lei è ancora tra le protagoniste. Come vive questo successo?
«Sono ancora emozionata, anche perché nel tempo si sono creati dei bellissimi rapporti umani con tutti gli attori, oltre che con il mio vecchio amico Lino Banfi. La tv in questi ultimi anni ha occupato la parte maggiore della mia vita: per realizzare questa ultima serie ci sono voluti sette mesi di grande impegno. Dalla prima edizione sono trascorsi quasi vent’anni e abbiamo conosciuto tante persone, vedendo crescere gli attori-bambini, che ora sono diventati adolescenti e si sono anche sposati. Mi fa molto piacere che questa storica fiction della Rai, anche tra tante vicissitudini, continui a puntare l'attenzione sulla famiglia. È un tema fondamentale, oggi sempre più messo da parte, ma che resta un riferimento per ognuno».

Com’è stata la sua esperienza familiare?
«Molto movimentata, anche se, essendo la più piccola della famiglia, sono stata forse anche la più coccolata e protetta. Mio padre era un diplomatico e durante la mia infanzia abbiamo vissuto in vari Paesi, fino ad approdare a Parigi, dove purtroppo i miei genitori si separarono. Iniziai a studiare teatro e soprattutto danza, nella quale ottenni ottimi risultati, fino ad entrare all’Opéra della capitale francese. Furono anni belli, anche se molto duri».

Lei ha recitato in tanti film e con i più grandi registi: come si avvicinò al cinema?
«Lasciai Parigi e la mia danza dopo aver visto un film di Federico Fellini. Rimasi affascinata e, senza indugi, raggiunsi a Roma mia madre con l’obiettivo di conoscere il famoso regista. Fu una grande emozione, dalla quale nacque una profonda e duratura amicizia. Sono privilegiata ad avere un lavoro che amo follemente e mi rattrista incontrare delle persone che, pur svolgendo professioni utili o importanti, lo fanno senza passione».

Cosa conta davvero nella vita?
«Il vero privilegio è essere capace di amare e di ricevere amore, sperimentando lo scambio d’amore. Durante la mia esistenza sono sicuramente migliorata in questo, anche se richiede impegno. Dobbiamo continuamente prendere coscienza della fortuna che si ha di vivere e di fare delle esperienze che ci aiutano a crescere e svilupparci, a volte anche passando dalla sofferenza.  Quanto è importante avere la consapevolezza di sentirsi amati, di avere un rapporto con il prossimo! Abbiamo tutta l’esistenza per crescere e ogni volta che sperimentiamo amore questo ci cambia e ci sostiene».

Nel suo percorso che peso ha avuto la ricerca spirituale?
«Da alcune persone di famiglia ho ricevuto l’esempio concreto dell’importanza della ricerca spirituale, senza però qualcuno che mi inculcasse delle regole. È stato qualcosa di vissuto sulla pelle, soprattutto attraverso l’arte; mia madre era musicista e mia padre scriveva: questo mi ha sostenuto e ha nutrito la mia anima. Ognuno può prendersi cura della propria anima in maniera diversa: il mio legame con ciò che va oltre l’ho sempre vissuto attraverso il lavoro, le letture e lo studio dei grandi artisti. Non ho avuto un’educazione religiosa in senso classico, ma si può incontrare Dio attraverso l’arte, la natura, il miracolo della vita o tramite delle persone che ti amano. Anche l’aver letto laicamente il Vangelo è stato importante, ma la ricerca interiore dovrebbe essere fatta anche al di fuori degli schemi che ogni religione stabilisce».

Ha qualche rimpianto?
Sono davvero grata della mia esistenza e oggi ho un relazione felice ed equilibrata con mio marito. Purtroppo mi sono sposata molto tardi, forse anche per il legame molto stretto che ho avuto con mia madre fino alla fine. Il mio unico, grande rimpianto è di non aver avuto figli, anche se il mio rapporto con in bambini è sempre stato molto bello». 

 


 

La mitica “Signora Pina”

Milena Vukotic è nota per aver interpretato la “Signora Pina”, moglie di Fantozzi, nella celebre saga cinematografica ideata da Paolo Villaggio, per la quale ha anche ricevuto il Nastro d’Argento nel 1994. Cosa ha significato per lei questo personaggio? «Inizialmente quel ruolo non era il mio, sono subentrata solo al terzo film. A poco a poco mi sono affezionata a quel personaggio, che spingeva a ridere dei difetti miei ed altrui. Girare i film di Fantozzi ha significato vivere in una sorta di fumetto, al di fuori della realtà, con la necessità scenica di abbandonare ogni vanità femminile. Il personaggio della “Signora Pina” mi ha dato tante soddisfazioni, anche se il mio caro amico Paolo mi ha chiuso in uno schema, dal quale sono riuscita ad uscire soprattutto facendo molti lavori teatrali e recitando nelle fiction tv».

 


 

Ballerina e attrice

Milena Vukotic nasce a Roma il 23 aprile 1935 da un padre diplomatico e scrittore, originario del Montenegro, e da madre pianista. Fin da bambina studia recitazione e danza, nella quale ottiene ottimi risultati a Parigi, ma il suo amore per il cinema la porta a recitare con molti grandi registi, tra i quali Zeffirelli, Buñuel e Nagisa Oshima, partecipando a circa cento film. Senza mai abbandonare la sua passione per il teatro, divenne famosa per l’interpretazione della moglie del Ragionier Ugo Fantozzi, il surreale personaggio creato da Paolo Villaggio. La notorietà televisiva arriva soprattutto dal 1998, quando inizia a recitare nei panni di nonna Enrica nella fiction di Rai1 “Un medico in famiglia”, giunta alla decima edizione, al fianco di nonno Libero interpretato da Lino Banfi.


Condividi su:
Galleria Immagini