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Detroit il fascino del pericolo

È la città più violenta d’america, ma anche capitale dell’auto e della musica, ricca di musei, casinò, arte e festival

Gio 29 Set 2016 | di Stefano Cortelletti | Mondo
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Quando si parla di Detroit è facile pensare alle bande di criminali che scorrazzano per la città, ai quartieri off limits per chiunque, compresa la polizia. Il cinema ha contribuito ad amplificare questa immagine negativa, la Eight Mile – strada più famosa di Detroit – è considerata universalmente malfamata, da starne alla larga. La città del Michigan, però, non è solo questa: è la città delle fabbriche di auto, dei Casinò e dell'arte. La sua posizione al confine con il Canada, a sole quattro ore e mezza di auto da Toronto, la rende meta di milioni di visitatori, che sanno di dover stare attenti e valutare bene le zone e gli orari in cui si frequenta la città. Peraltro grandissima.

In Italia Detroit è famosa per due motivi: è la nuova sede della Fiat Chrisler Automobile, dove vengono prodotti parte dei modelli in circolazione anche in Italia; e per l'American Jewelry, il negozio dei pegni più famoso della televisione grazie al reality “Il banco dei pugni”, con la famiglia Gold al completo. Per il resto, Detroit è tutta da scoprire.

Città pericolosa: lo dicono i dati
Nel 2015 la blasonata rivista Forbes, rielaborando dati forniti dall'Fbi, collocava Detroit per il quarto anno consecutivo come la città più pericolosa degli Stati Uniti, alle spalle di St. Louis, in Missouri, Memphis (Tennessee), Oakland (California) e Birmingham (Alabama).
Il numero di crimini violenti - omicidi, stupri, rapine e aggressioni a mano armata - è diminuito lo scorso anno del 10%, a 2.137 ogni 100.000 abitanti. Una media, però, ancora cinque volte superiore a quella nazionale. I problemi di Detroit, legati alla crisi economica (nel 2013 il Comune ha dichiarato il dissesto finanziario) hanno spinto più di 200.000 residenti ad abbandonare la città. Ora ci sono 700.000 abitanti. La criminalità, però, rimane: nel 2015, per esempio, ci sono stati 344 omicidi, contro i 395 di un decennio fa. Solo New Orleans ha un tasso più alto della 'Motor City'.

Affascinante e da scoprire
Accanto a questi dati, però, c'è la consapevolezza che, stando alla larga dai quartieri malfamati, peraltro poco appetibili anche turisticamente, si potrà scoprire una metropoli davvero suggestiva. Detroit si è rilanciata dal centro cittadino, degradato dalla metà degli anni '70 in poi e troppo spesso considerato come ghetto urbano. La creazione della sede del 'Compuware', il rinnovamento del 'Renaissance Center', cuore mondiale della 'General Motors', e l'apertura di tre casinò, insieme al maestoso profilo della 'Comerica Tower', vero e proprio simbolo di Detroit, sono diventati il cuore pulsante della città, visitabile attraverso il 'People Mover', una sorta di metropolitana all'aperto sopraelevata. L'ideale? Cena in uno dei ristoranti del quartiere greco, una giocata al casinò e a casa in taxi. Avventurarsi a piedi non è il caso.

La città delle automobili
La città che ospita Fiat, General Motors e Ford e dove si costruiscono le auto di tutta America e non solo, non poteva non avere un museo dedicato all'automobile, il “The Ford” a Deaborn, sobborgo industriale di Detroit, definito “The greatest attraction of America”. Non basta un'intera giornata per entrare davvero in contatto con il mondo dell'automobile, ma anche con tutto ciò che ruota intorno. Definire “Museo” il luogo in cui è nata l'automobile è riduttivo. Sono tre le attività da fare. 
La prima è perdersi all'interno della maxi struttura da 28.000 m2 costruita a inizio novecento in cui sono conservati tutti, ma proprio tutti i modelli di Ford prodotti dall'inizio del secolo scorso fino a oggi. E poi treni, aeroplani, macchine agricole ed il loro impatto sullo stile di vita e sul paesaggio americano: strade, stazioni di servizio, officine. Affascinante il recupero del bus su cui sedeva Rosa Parks, il cui rifiuto di alzarsi dal posto per “bianchi” innescò negli anni ’50 il movimento per i diritti civili, o la poltrona su cui era seduto Abraham Lincoln quando fu ucciso al teatro Ford di Washington. La galleria delle auto presidenziali espone le Lincoln di Ronald Reagan (ben visibile il foro di proiettile dell'attentato del 1981), John Kennedy (l'auto su cui fu ucciso nel 1963, a cui è stata rimontata la cappottina), Roosvelt, Wilson.

La visita al museo comprende poi un tuffo nella catena di montaggio dal vivo del pick-up F-150. Interessante anche la visita sui tetti "verdi" della fabbrica: il Green Roof è ricoperto di piante per mitigare il clima all'interno dei 93 edifici che compongono la fabbrica.

Infine, un tuffo negli anni '30. Quando vi recherete a Greenfield Village, tappa irrinunciabile del vostro viaggio a Detroit, sarà come entrare in un museo vivente. Nei 32 ettari di questo villaggio modello vengono rappresentati tre secoli di storia degli Stati Uniti. Gli edifici storici sono autentici e le persone che vedrete aggirarsi nelle sue strade indossando ancora i vestiti dell'epoca viaggiano a bordo delle mitiche auto Ford Modello T e di carri trainati da cavalli. Creato dal famoso produttore di automobili Henry Ford, Greenfield Village espone oltre 26 milioni di cimeli in 83 costruzioni storiche suddivise in sette distretti. Passeggiate a piedi lungo Main Street, salite su un'auto Modello T d'epoca oppure accomodatevi sul treno Weiser Railroad. Visitate la Logan County Courthouse, il tribunale frequentato da Abramo Lincoln negli anni di esercizio della professione e assaggiate autentici piatti della cucina americana del 1800, come la carne affumicata in casa o l'antico dolce pandowdy a base di mele e mirtilli rossi.

La visita a queste attrazioni costa 50 dollari, ma scaricando i coupon (è chiamato The D Discount) dal sito visitdetroit.com si avrà uno sconto del 20%.

Chi siete? Dove Andate? 1 fiorino
Ogni anno migliaia di italiani affollano Toronto, città tentacolare del Canada che ospita quasi 70.000 italiani residenti in pianta stabile. Chi va a Toronto non rimane una settimana fermo in città: tra le tappe obbligate – rigorosamente affittando un'automobile – ci sono le Cascate del Niagara, a un'ora e mezza di auto, la regione dei laghi a due ore a nord e, naturalmente, gli Stati Uniti d'America. Due gli accessi negli States: da Niagara, da dove si può raggiungere (in otto ore) New York oppure Detroit, accedendo dalla parte ovest dell'Ontario dopo 200 km di strada in mezzo al nulla. Non è difficile accorgersi che si sta arrivando in Usa: il confine statale si passa attraversando un ponte, l'Ambassador, che collega la città canadese di Windsor a Detroit. Messo piede in Usa, armatevi di santa pazienza perché dovrete rispondere alle domande serrate dell'Ufficio Immigrazione, sullo stile di “Chi siete? Da dove venite? Cosa portate? Dove andate? Un fiorino”. Non si paga un fiorino bensì 6 dollari americani, ma il senso è quello. Chi arriva a Detroit dal Canada deve avere necessariamente una sistemazione già prenotata o un indirizzo da fornire all'immigrazione: i poliziotti telefoneranno per avere conferma del vostro arrivo. Chi non ha una meta predefinita, non entrerà mai negli Stati Uniti.

La città della musica
Detroit significa anche musica. Blues, jazz, rock sono solo alcuni dei generi orecchiabili in alcuni tra i più importanti locali di esibizioni live d'America presenti in città, senza contare che sempre a Detroit sono nati Eminem, uno dei rapper più seguiti al mondo, Madonna, la più grande pop star degli ultimi 30 anni, e la techno music che ha preso corpo qui dalla fine degli anni '80.
Proprio per questo è imperdibile una visita al Motown Museum, la vecchia 'Hitsville Usa', la casa dove Michael Jackson, Diana Ross, Marvin Gaye e Steve Wonder registrarono i loro primi successi discografici, ricordati con cimeli donati dagli stessi cantautori, tra cui dischi d'oro e di platino, oltre a centinaia di fotografie. Fino a “scendere” nel celeberrimo Studio A, dove sono nati i brani più belli della musica mondiale. Tutto è rimasto com'era quarant'anni fa. 

 


 

Les Gold, il Re di Detroit

Chi arriva a Detroit non può non andare all'American Jewelry and Loan, il negozio di pegni più famoso d'America (e d'Italia), sulla famigerata Eight Mile. Il negozio è divenuto celebre grazie al reality tv “Il banco dei pugni”, in cui la famiglia Gold affronta i clienti più bizzarri che cercano di vendere o dare in pegno le cose più strane pur di racimolare qualche dollaro.
Finzione televisiva? Assolutamente no. Basta andare nel negozio per rendersi conto che ciò che si vede in televisione è realtà allo stato puro. Les Gold con i figli Seth e Ashley sono coinvolti in prima persona nella gestione del negozio, sia nei giorni di ripresa e sia in quelli ordinari.
Les, il proprietario, non lesina strette di mano, autografi e foto, trasformando la loro fama in business: una foto già autografata costa 10 dollari più tasse. Altrimenti ci sono le magliette a 20 dollari.
Ma c'è un particolare che in pochi sanno: adora l'Italia e gli italiani. «Vengo spesso in Italia, fin da quando i miei figli erano bambini – ci racconta durante una visita improvvisata di metà agosto –. La mia casa è piena di vetro di Murano, ogni volta che mi vedono a Venezia sono felicissimi perché sanno che spendo un sacco di soldi». In esposizione c'è anche il suo libro, “La saggezza degli affari”, nella versione inglese e italiana, in cui racconta la sua storia e le regole d'oro per fare affari. «Siamo molto celebri da voi, specie quando dico “Mio figlio poteva morire” (che scandisce in un italiano perfetto, ndr). Ed il libro sta andando benissimo. Ultimamente sono stato a Napoli, non mi è piaciuta: troppo sporca e pericolosa». Addirittura peggio di Detroit: «Dipende quando vai e a dove vai. Detroit è pericolosa se si va nei sobborghi dopo mezzanotte, altrimenti è una città bellissima e che ha molto da offrire».
C'è chi aveva anche annunciato l'apertura a breve di un negozio in Italia, a Bari. «Tutto falso, non me ne vado da Detroit. Chi mette in giro queste voci vuole fare business col mio nome». 


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