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Alicia Vikander: È nata una stella

Premio Oscar prima dei 30 anni, testimonial di Louis Vuitton e fidanzata di uno degli attori più corteggiati di Hollywood: la svedese Alicia Vikander sta vivendo il sogno di una vita e ce lo racconta…

Gio 29 Set 2016 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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In mezzo ai tanti finti sorrisi di Hollywood, Alicia Vikander è una rarità. Non dispensa smancerie né complimenti gratuiti, preferisce guardare con intensità chi ha di fronte e ascoltare attentamente. Potrebbe permettersi di guardare il mondo dall’alto in basso: testimonial di Louis Vuitton, ha vinto un Premio Oscar a 27 anni ed è fidanzata con uno degli interpreti più amati al mondo, Michael Fassbender. Eppure, grazie alla disciplina della danza classica e l’infanzia tra i teatri con la madre, guarda alla recitazione come un mestiere serio, invece che ad una facile vetrina. 
Ancora prima d’incontrarla di persona alla 73a Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, per il film “La luce sugli oceani”, un suo collega, Kevin McKidd (il dottor Hunt di “Grey’s Anatomy”) ha raccontato al Festival della TV di Monte Carlo che è una “persona deliziosa, una donna divertente e una grande professionista”. Hanno lavorato insieme sul set del prossimo progetto ‘Tulip Fever’, una pellicola in costume, adattata dal romanzo di Deborah Moggach.
Con la pelle di porcellana, l’innato talento e il contegno d’altri tempi, Alicia Vikander può già essere considerata tra le giovani dive da non perdere di vista.
 
Quanto hanno influito le origini europee nel suo quotidiano?
«Sono nata in Svezia e resta una parte di me. Ma sai qual è la cosa buffa? Ti accorgi della tua eredità culturale solo quando viaggi e lasci il tuo Paese, come è successo a me. Io ho avuto questa splendida opportunità che mi ha permesso di conoscere altre realtà, ma resto orgogliosissima delle mie radici».
 
Nella pellicola “La luce sugli oceani” si confronta con il delicatissimo tema della maternità a tutti i costi. Cosa ne pensa?
«Io non sono ancora madre, per questo la sfida più grande che il film ha rappresentato per me è stata quella di calarmi in quel desiderio totalizzante di un figlio, comune a moltissime donne. D’altronde fare l’attrice vuol dire proprio questo, cambiare pelle ed empatizzare con sentimenti ed emozioni non miei».
 
Qual è il tema che l’ha più colpita?
«Nel film, tratto dal bestseller di L. M. Stedman, interpreto Isabel, una donna che ha sofferto per aborti spontanei. Di questo tema purtroppo si parla troppo poco anche se è un fenomeno diffuso. Io vorrei avere dei figli in futuro ma so che la maternità è un mistero e ho sentito la pressione di rappresentare qualcosa che non conosco, quindi mi sono impegnata moltissimo per essere credibile».
 
Aveva letto il libro?
«Sono contenta che l’essenza del romanzo sia stata conservata nel film, anche se onestamente non sapevo cosa pensare quando ho letto la prima volta la sceneggiatura, la storia di questa donna che trova in mare una bambina dopo un naufragio e la adotta, fingendo che sia sua senza dirlo a nessuno. Ho capito quest’enorme tragedia che ha provato…».
 
Come donna, cosa l’ha emozionata di più?
«L’idea di trasmettere la vita con i figli, seguita dal dolore di perderli, ma soprattutto il fatto che persino le persone buone a volte possono compiere scelte sbagliate».
 
Quale messaggio spera di trasmettere al pubblico?
«Il perdono, verso se stessi e verso gli altri. È difficile convivere con la vergogna e il senso di colpa per i propri errori, quando comunque si fa di tutto per comportarsi bene. Io per prima ho imparato a non giudicare, a non mettere etichette e ad essere più compassionevole».
 
Dove si trova la forza per andare avanti davanti ad un lutto?
«Isabel ha perso due figli, ma è bello che voglia continuare a vivere, nutre la speranza e la certezza che la vita vada avanti persino nei momenti più bui, come la guerra. Suo marito (Michael Fassbender - ndr) è un soldato e ha perso due fratelli nel conflitto, ma si aggrappa ad una sorta di sopravvivenza emotiva».
 
Il desiderio di maternità va portato avanti a tutti i costi?
«Desiderare che la vita continui nel suo caso la porta a pessime scelte, amplificate dal fatto che lei e il marito vivono da soli in un’isoletta sperduta, perché lui è il guardiano del faro locale, così circondati da questa specie di Paradiso terrestre non si accorgono di essere invece intrappolati in una prigione emotiva, una bolla che hanno creato».
 
Com’è stato lavorare con il suo compagno, Michael Fassbender?
«Ha significato tutto per me, perché sapevo che attore strepitoso fosse e non potevo chiedere di meglio. Ammetto però di essere arrivata sul set in preda al nervosismo, avevo il terrore di fallire, mi è sembrata una sfida gigantesca, ma poi Michael mi ha aiutato tanto in questo viaggio».
 
Come in guerra, anche in amore tutto è lecito?
«No, non credo sia così: non devi farti accecare dall’amore, neppure quando, come in questo caso, ci sono in ballo tanti sentimenti contrastanti».                  

 


La sua eredità svedese

Alicia Amanda Vikander è nata in Svezia 28 anni fa eppure quest’anno ha già conquistato un Premio Oscar come miglior attrice non protagonista per il delicato e commovente film “The Danish Girl”, accanto al collega, già Premio Oscar, Eddie Redmayne. Alla 73° Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia ha presentato in anteprima “La luce sugli oceani”, in uscita a febbraio 2017, accanto al partner nella vita e sul set Michael Fassbender. Dopo ruoli in film e serie tv svedesi, ha ricevuto i primi riconoscimenti fino al successo internazionale con “Il settimo figlio” e soprattutto “Operazione U.N.C.L.E.”, girato anche a Roma con Henry Cavill, Armie Hammer e Hugh Grant. Ha emozionato il pubblico nella parte dell’androide di “Ex Machina”, abbandonando definitivamente i sogni di diventare ballerina professionista. L’abbiamo appena vista al cinema nel quinto capitolo della saga di “Jason Bourne” con Matt Damon e tornerà in sala con “Tulip Fever”. È stata scelta nel nuovo film di “Tomb Raider”, che ha regalato ad Angelina Jolie uno dei ruoli più iconici.  

 


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