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L段ndustria della carne

Dalla fabbrica alla forchetta. e tu sai cosa mangI? Cosa c定 di sbagliato negli allevamenti intensivi? importeremo carne americana, trattata con gli ormoni?

Gio 29 Set 2016 | Salute
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L’industrializzazione della carne non nasce oggi. Già dagli inizi del secolo scorso furono introdotti i primi nastri trasportatori e gli animali venivano smembrati per essere ridotti infine a pezzi di carne che non ricordavano più il corpo vivo a cui erano appartenuti. Oggi la nuova industria della carne  è  ancora più potente dei suoi precursori di un secolo fa. Negli Stati Uniti alcune grandi compagnie hanno il controllo su tutto: posseggono le aziende che vendono le sementi e le aziende agricole per la produzione di cereali per gli animali d'allevamento; producono fertilizzanti e pesticidi usati nelle stesse coltivazioni; macellano e confezionano le carni in commercio. La situazione in Europa non è delle migliori. Gli allevamenti intensivi sono diffusi, soprattuto in Germania ed Est Europa. Ma sono presenti anche in Italia. 
Oltre alla sofferenza individuale degli animali, questo tipo di industria uccide tonnellate di animali generando impatti negativi sul mondo e sull’intero genere umano. 

Ecco gli effetti negativi: 

1) deforestazione - Ogni secondo, circa 10.000 metri quadrati di foresta pluviale vengono cancellati, per lo più in Amazzonia. Il bestiame richiede enormi quantità di terra per essere alimentato e, visto che la maggior parte della carne bovina viene importata dal Brasile, c’è la necessità di avere terreni da coltivare. 

2) riscaldamento globale - Gli allevamenti intensivi contribuiscono massicciamente al riscaldamento globale, producendo il 51% di tutte le emissioni.

3) siccità - Ovviamente, l'industria della carne ha bisogno di nutrire i suoi animali fino alla macellazione. Ogni chilo di carne di manzo utilizza 2.500 litri d'acqua, che è pari a fare la doccia ogni giorno per sei mesi. Negli Stati Uniti, la metà di tutta l'acqua va a sostenere l'agricoltura animale.

4) inquinamento degli oceani - I maggiori contributori alla zone morte oceaniche sono produttori di carne. La maggior parte dei danni viene da rifiuti di origine animale. Ogni anno il bestiame produce 130 volte di più i rifiuti rispetto gli esseri umani.

5) uso di antibiotici - Per mantenere gli animali vivi fino al momento della macellazione, l'industria ha bisogno di tonnellate di antibiotici per combattere varie malattie che possono affliggere il bestiame. L’80% di tutti gli antibiotici prodotti negli Stati Uniti va al settore della carne.

6) LA FAME NEL MONDO - Il mondo ha abbastanza cibo, ma è destinato sempre alle stesse persone. Circa 800 milioni di persone nel pianeta sono sottoalimentate. Le grandi produzioni di grano vengono deviate dai Paesi poveri agli allevamenti. Il mondo produce e produrrà abbastanza grano per nutrire 10 miliardi di persone, che è la popolazione mondiale nel 2050.

7) aumenta obesità e rischio cancro - Recenti studi hanno dimostrato vari effetti negativi del consumo di carne. La carne rossa in particolare è legata ad una maggiore probabilità di malattie cardiovascolari e diminuisce la salute del cuore. Al di là del rischio di obesità, è stato anche recentemente dimostrato che mangiare carni trasformate aumenta il rischio di alcuni tipi di cancro. 

8) troppo letame - Gli animali in allevamenti intensivi producono enormi quantità di letame. Food & Water Watch stima che il bestiame e pollame dei più grandi allevamenti industriali nel 2012 hanno prodotto 369 milioni di tonnellate di letame, in parte viene riutilizzato come fertilizzante. Il resto contribuisce a inquinare aria e acqua.

9) rischi per la sicurezza alimentare - Gli allevamenti industriali sono sovraffollati e lo stress degli animali facilita il diffondersi delle malattie. Quando migliaia di bovini da carne sono confezionati in allevamenti pieni di letame, i batteri possono andare sulle loro pelli e poi nei macelli. La contaminazione di un solo animale può contaminare migliaia di chili di carne all'interno di un mattatoio. 

10) benessere degli animali - Gli allevamenti intensivi sono anche dannosi per gli animali stessi. La maggior parte dei maiali e polli d'allevamento in fabbrica non hanno accesso verso l'esterno e non vedono mai la luce del giorno. Bovini da carne e vacche da latte non hanno accesso al pascolo o all’erba come la pubblicità ci fa credere. Gli allevamenti di produzione sono progettati per massimizzare l'aumento di peso o di uova e produzione di latte. Gli animali vivono costretti in gabbie in cui non riescono a muoversi. La maggior parte non riesce neanche a sostenersi sull proprie gambe e vive a terra fino a quando vengono spediti alla macellazione.   
         
 


I rischi per l’Europa e per l’Italia

Il rischio di importare carne americana proveniente da animali imbottiti di estrogeni, anabolizzanti e sostanze classificate cancerogene è alta. E magari alimentate con mangimi Ogm. Se passa il cosiddetto Ttip tutto ciò sarà presto realtà. Il Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip), è il discusso trattato commerciale di libero scambio in corso di negoziazione tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America. Il Ttip aumenterà le importazioni dagli Stati Uniti, con un vantaggio per le grandi imprese Usa. L’Europa sin dagli anni ’90 ha vietato l’impiego di sostanze anabolizzanti e di ormoni, ingaggiando un dura lotta con USA e Canada. La difficoltà è che sospendendo il trattamento un paio di settimane prima della macellazione è impossibile per un laboratorio distinguere la carne trattata. In realtà esistono metodi analitici innovativi che evidenziano alterazioni metaboliche, ma non essendo riconosciuti a livello ufficiale si possono usare solo come screening. Se viene firmato il trattato Ttip con gli USA saremo invasi da carne americana. I consumatori potranno riconoscere le bistecche importate dagli USA perché l’etichetta dovrà indicarne l’origine, ma nulla si potrà sapere per la carne utilizzata nei salami, nei ripieni per ravioli, negli omogenizzati per bambini o nei piatti pronti, perché l’etichetta non deve indicare l’origine della materia prima.   

la perdita del patrimonio agroalimentare italiano
Scompare la denominazione d’origine protetta. Qualora il Ttip venga ratificato, i pregiati alimenti a denominazione d’origine protetta dell’area europea rischiano di essere confusi con prodotti analoghi, prodotti anche negli Usa e non nei luoghi d’origine. La lista proposta dal Ttip di prodotti Dop e Doc europei da tutelare supera di poco il numero di 200 marchi, mentre in Ue se ne preservano oltre 1.500. Gli Stati Uniti producono già, nei loro confini, alimenti assai vagamente simili a quelli europei, ma con l’approvazione del Ttip essi potranno circolare liberamente anche in Ue e confondersi con gli originali.

 


La fabbrica dei pulcini

Milioni di uova ogni giorno vengono trattate in incubatori di temperatura, con macchine che simulano i movimenti di una chioccia. Una speciale apparecchiatura controlla ogni singolo uovo. Attraverso impulsi di luce si determina la fertilità. Le uova sterili vengono respinte. Sulle uova fertili viene eseguito un piccolo foro nella parte superiore per somministrare le vaccinazioni necessarie ai pulcini che devono ancora nascere. Le uova che si stanno per schiudere vengono messe su nastri trasportatori. I pulcini appena nati vengono divisi dai gusci e iniziano il loro percorso sui nastri che li dividono per sesso e qualità complessiva. Chi non supera i controlli viene lasciato cadere attraverso un foro in una specie di tritacarne. 

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Mucche col doping: arriva la Finanza

L’Italia può ancora vantare ottime carni ed una legislazione attenta e assai rigorosa in materia co le regole molto stringenti dalla stalla alla vendita. Tutto ciò va abbinato alla serietà, onestà e dignità di allevatori, venditori e degli addetti ai controlli. E, purtroppo, i disonesti non mancano neanche da noi: ad ottobre la Guardia di Finanza, in un blitz in 26 allevamenti tra Cuneo, Alessandria e Novara, ha sequestrato centinaia di targhette identificative che vanno sulle orecchie dei bovini e 5 mila confezioni di anabolizzanti e steroidi prodotti in Cina e pronti per la somministrazione (con tanto di prescrizioni già firmate «in bianco»). Secondo la Procura della Repubblica e la Finanza, gli allevatori imbottivano i bovini di steroidi, falsificavano i marchi auricolari e i documenti degli animali per risultare in regola ai controlli, con la complicità di un veterinario.   

 


Perché i polli americani sono sempre più grossi?

Si sono ingranditi di quattro volte negli ultimi 60 anni. Il pollo è l’animale più mangiato negli Stati Uniti, più del maiale o del manzo. I motivi sono due: le raccomandazioni di mangiare meno carne rossa e più carne bianca e l’efficienza delle nuove tecnologie adottate negli ultimi 40 anni. Per fronteggiare questa domanda così alta è stato necessario aumentare la dimensione del petto di pollo. Questo è stato possibile grazie alla selezione artificiale di certi esemplari, con petti sempre più grossi. Uno studio pubblicato nel 2014 (University of Alberta Meat Control) ha rilevato che dal 1957 al 2005 c’è stato un notevole cambiamento della costituzione dei polli allevati per essere mangiati: da circa 900 grammi da adulti a circa quattro chili.   

 


Oceani vuoti nel 2048: la strage silenziosa dei pesci

La pesca è un settore che sta contribuendo alla estinzione di massa. L’industria della carne sta inquinando i nostri oceani creando le cosiddette zone morte, cioè l’assenza di ossigeno nell’acqua oltre alle sostanze chimiche provoca il soffocamento dei pesci.  
La più grande zona morta noto è nel Golfo del Messico. Il deflusso dal fiume Mississippi ha causato 15.000 chilometri quadrati di acqua completamente inabitabile per la vita oceanica. Ogni anno, i pescatori tirano via dai  90 ai 100 milioni di tonnellate di pesce dal mare. E’ stato calcolato che nel 2048 ci ritroveremo di fronte al totale svuotamento degli oceani. Gli allevamenti ittici nascono come possibile soluzione alla preoccupante e progressiva diminuzione delle riserve ittiche naturali presenti nei nostri mari. L’acquacoltura è il primo settore al mondo in termini di crescita. Ad oggi circa il 30% dei prodotti ittici italiani, e il 46% a livello mondiale, proviene da acquacoltura.

 


LA CATENA DI “SMONTAGGIO”

Già negli anni 30 venne introdotto il nastro trasportatore. Gli animali uccisi, appesi a testa in giù al nastro trasportatore sovrastante gli operai, venivano smembrati, e ciascuno degli operai si occupava di una singola fase del processo, sempre la stessa.  
Il ritmo di lavoro è frenetico. Alcuni tagliatori devono eseguire un taglio ogni tre secondi. Gli operai che lavorano negli stabilimenti americani di lavorazione delle carni sono tra i lavoratori più sfruttati che esistano: conducono esistenze nomadi spostandosi da un'industria all'altra, vivono in parcheggi per camper e roulotte, sono spesso analfabeti e discriminati dal resto della popolazione locale.

 


COSA POSSIAMO FARE?

Il singolo consumatore e la sua famiglia possono fare delle cose efficaci: informarsi e mangiare in modo sano. In particolare, assumere le giuste quantità di carne di qualità, favorendo così la propria salute e l'ambiente. Basta seguire la piramide alimentare: alla base ci sono frutta e verdura (almeno 3 porzioni di verdura al giorno e 2-3 frutti di stagione, di tutti i colori), cereali integrali, grassi e oli vegetali salutari; al piano sopra troviamo noci, semi, legumi, pesce, pollame e uova; al terzo piano al vertice, cioè come alimenti da consumare con moderazione, vi sono carni rosse, burro, cerali raffinati (la classica farina bianca, pasta, pane e riso), patate, bevande gassate, dolci e sale. In generale, un paio di porzioni di carne a settimana sono sufficienti.  Da parte nostra dovremmo considerare l’eccesso di peso, e persino l’obesità, non come condizione estetica. L’obesità è una vera e propria malattia. Costa al sistema Paese 9 miliardi di euro tra costi sanitari, calo di produttività, assenteismo e mortalità precoce. 
La politica, invece, deve lavorare su tutti i livelli. Il “Made in Italy” rischia di scomparire. Il Ttip rischia di modificare per sempre il modo in cui si lavora la terra, si alleva e si trasforma, nel Bel Paese, e di lasciare per strada tutti coloro che non si adegueranno al cambiamento imposto. 

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