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Le città salveranno le api

Nelle metropoli si comincia ad allevare questi nostri indispensabili alleati, con risultati sorprendenti

Gio 29 Set 2016 | di Roberto Lessio | Ambiente
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 Il fatto che siano gli esseri umani a provocare la morte delle api in tutto il mondo è ormai dato per scontato dagli esperti del settore ormai da molti anni. Ma è proprio negli habitat che uno non si aspetterebbe, le città, gli stessi esseri umani possono dare buone chance di ripresa a queste indispensabili creature. Il problema aveva ed ha un’enorme importanza economica, oltre che ecologica, perché con la loro impollinazione questi insetti permettono la realizzazione di oltre il 30% dei nostri raccolti agricoli. 
Quello che però non si riusciva a capire fino ad alcuni anni fa erano le cause di questo preoccupante fenomeno. Dalle ricerche si è poi scoperto che la loro morte viene causata dall’effetto di un doppio attacco parassitario. Il primo è un virus (il DMV), che provoca la deformazione delle ali, la paralisi delle gambe e in generale ridotte dimensioni del corpo degli insetti. Il secondo è un acaro predatore (la varroa), che attacca principalmente la pancia delle api adulte, ma che è in grado di prendere di mira anche le larve. 

LA GLOBALIZZAZIONE DEI PARASSITI...
In natura questi due parassiti non costituiscono una grave minaccia per l’intera popolazione degli insetti melliferi, perché vengono a loro volta controllati da altri fattori naturali che ne impediscono la proliferazione. 
La diffusione di api originarie di diverse zone del pianeta, invece, ha fatto in modo che questi due parassiti si sviluppassero in ambienti squilibrati sotto il profilo ecologico, permettendo loro di riprodursi indisturbati. Questo doppio attacco ha iniziato così a colpire intere arnie, le casette delle api, determinando un fenomeno a catena denominato “Colony Collapse Disorder” (CCD), un vero e proprio collasso delle popolazioni, che ormai si è diffuso in tutto il mondo. 
Tutto questo però fino a qualche anno fa riguardava soprattutto le popolazioni da allevamento, mentre negli ultimi anni si è scoperto anche le popolazioni delle api di piccole dimensioni, presenti normalmente nell’ambiente agrario, stanno morendo in percentuale sempre maggiore. Fin da subito a finire sul banco degli imputati sono stati i pesticidi, ma dato il loro larghissimo uso, soprattutto nell’agricoltura intensiva, era un po’ come cercare un ago in un pagliaio. 

… E DEI VELENI
Vista l’importanza del problema e malgrado la solita sequela di ricerche più o meno serie che cercavano di smentirne i risultati, le analisi scientifiche si sono presto concentrate negli ultimi anni su alcuni tipi di insetticidi, in particolare sui neonicotinoidi: una famiglia di prodotti chimici, derivati sintetici dalla nicotina, che dovevano costituire un’alternativa sicura al DDT, ma che poi si sono rivelati fortemente neurotossici anche per gli uccelli che si nutrono di insetti. Per questo motivo l’Unione Europea ha deciso di limitarne progressivamente l’uso a partire dal 2013. 
Due studi condotti in Inghilterra e in Svizzera, pubblicati nelle scorse settimane, sembrano aver appurato definitivamente anche quest’ultimo mistero: i neonicotinoidi, oltre a provocare nelle api vertigini, disorientamento e vulnerabilità alle malattie, influenzerebbero negativamente la capacità riproduttiva dei fuchi, i maschi che fecondano l’ape regina. In particolare, ci sarebbe un abbassamento di quasi il 40% della quantità di spermatozoi. 

RINASCITA URBANA
In questo contesto inquietante e poco rassicurante è emersa una possibile soluzione che solo in apparenza sembra inverosimile: allevare le api nelle città. 
Iniziative simili sono state avviate a Berlino e a Zurigo, ma l’esperienza più sorprendente è stata realizzata nella capitale del Regno Unito. Gli scienziati della Queen Mary University hanno lanciato il “London Pollinator Project” per salvare le api autoctone della zona. I ricercatori hanno prima catturato e poi identificato alcuni esemplari di api con un apposito marcatore numerico posto sull’addome, come si fa con le magliette dei calciatori. 
Hanno quindi liberato gli insetti. Contestualmente al rilascio delle api, gli abitanti di Londra sono stati invitati a piantare e seminare fiori di ogni tipo nei giardini, nei balconi, sulle terrazze e persino sui tetti delle case. Poi, tra il 21 giugno e 21 agosto scorso, gli stessi abitanti sono stati invogliati a partecipare ad un piccolo concorso (si vincevano 100 sterline, circa 117 euro) per premiare la foto che ritraeva le api numerate mentre raccoglievano i polline dai fiori delle loro case. 
In sostanza, proprio mentre in tutto il mondo impazza l’effetto Pokémon Go con la caccia ad animaletti immaginari sullo smartphone, in questo caso si è andati alla ricerca e in aiuto degli esseri viventi veri e molto utili. 

ECOLOGIA UGUALE SANA ECONOMIA
L’iniziativa infatti ha un evidente scopo di sensibilizzazione verso le esigenze ambientali degli insetti impollinatori,  e consentono all’economia europea nostri grandissimi ed indispensabili alleati. 
Ma comporta anche un’informazione economica di fondamentale importanza: è stato calcolato che le api contribuiscono alla performance economica dell’Unione Europea per un controvalore di 14,2 miliardi di euro l’anno. Una “tassa” di circa 28 euro pro capite che ogni cittadino europeo dovrebbe pagare sotto forma di fiori. 
Le api sembrano aver gradito molto tali iniziative con una risposta riproduttiva al limite del commovente. Quasi dicessero a noi esseri umani che le città in cui viviamo saranno pure inquinate e invivibili, ma se gli offriamo un po' di natura, anche loro lasciano la campagna, si mettono a lavorare e mettono su famiglia. E per lavorare, non hanno bisogno di fabbriche e ciminiere: bastano aiuole e balconi fioriti.                             

 


L’EFFETTO MICHELLE OBAMA

Il Dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti ha calcolato che il numero di colonie di api era di sei milioni nel 1947, ma si è ridotto a 2,5 milioni nel 2012. Sulla base di questo dato e (pare) su richiesta esplicita della first lady, Michelle Obama (nella foto a lavoro nel suo orto) la Casa Bianca ha presentato nel maggio dello scorso anno una "Strategia nazionale per promuovere la salute delle api e degli altri impollinatori".

 


come aiutare noi le api

1) Tagliare meno spesso le piantine e levare per bene sfalci e potature per permettere la fioritura
 
2) Non disturbare insetti e i loro nidi, in luoghi come bordure di prati e aiuole, aree  scoperte, siepi, alberi, legni morti o muri. Assicurargli dei ricoveri sicuri in cui possa vivere anche la generazione successiva, svernare per poi iniziare la nuova stagione estiva. 
 
3) Occhio ai pesticidi: pensateci bene se sono davvero necessari prima di usarli e cercate alternative, soprattutto quando gli impollinatori sono attivi e stanno nidificando o durante la fioritura delle piante.
 
Fonte elab. A&S – www.savelondonbees.co.uk

 

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