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Fumo di sigaretta: la miglior terapia smettere

Secondo gli oncologi ogni ora, in media, 4 persone scoprono di avere una neoplasia polmonare: sottoporsi agli screening pu aiutare a diagnosticarlo in tempo

Gio 29 Set 2016 | di Francesco Macro | Salute
Foto di 4

Circa 40mila nuove diagnosi di tumore del polmone ogni anno solo in Italia: mediamente, ogni ora 4 nuove persone scoprono di avere questa neoplasia. Sono i dati preoccupanti dell’AIOM, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica. Non sono migliori quelli sulla mortalità: circa 34mila decessi all’anno, con un tasso di sopravvivenza media a 5 anni del 20%. Tuttavia, esistono oggi alcuni test in grado di scoprirla in tempo e che danno nuove speranze a chi ne è colpito. Abbiamo fatto il punto sul cancro polmonare con il Dott. Pierfilippo Crucitti, Responsabile dell’Unità Operativa Semplice di Chirurgia Toracica al Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, nonché fondatore della Campagna gratuita di screening ”Un respiro per la vita”, avviata nel 2011 e tuttora in corso.

Dottor Crucitti, il tumore al polmone rimane ancora il ‘big killer’?
«Negli ultimi dieci anni la mortalità è andata pian piano diminuendo, ma resta ancora la prima causa di morte per cancro nell’uomo in Italia e nel mondo, e la seconda nella donna. Che sta superando l’uomo nell’attitudine al fumo. Il dato sulla mortalità, però, varia molto: nei pazienti operati in stadio iniziale la sopravvivenza a 5 anni è pari all’80-85%; in quelli con neoplasia in uno stadio pur operabile, ma avanzato non supera il 15%. Con noduli di pochi millimetri si va oltre il 90%».

C’è una stretta correlazione tra fumo e incidenza del tumore. È così?
«Il fumo di sigaretta è indiscutibilmente il più consistente fattore di rischio per l’insorgenza del tumore al polmone. Al fumo possiamo ascrivere circa l’85-90% dei casi».

Ci sono delle concause che possono favorirne la comparsa?
«L’esposizione agli idrocarburi o all’asbesto, dunque l’inquinamento ambientale, può in qualche modo contribuire. Abbiamo alcuni dati indiretti: in Cina, ad esempio, c’è un’incidenza enorme di nuovi casi e sappiamo che l’aria delle loro città è spesso irrespirabile. Anche lì, comunque, sono tantissimi i forti fumatori».

Che cos’è importante per ridurre il rischio di ammalarsi?
«Innanzitutto, per chi fuma, è decisivo smettere. Qualunque momento e qualsiasi età sono quelli giusti per farlo. Anche chi a 50 anni dice “ormai ho fumato per tanto tempo”. Sospendere l’assunzione dei tossici dalle sigarette fa diminuire in modo significativo il rischio di sviluppare il tumore. Inoltre, smettere vuol dire migliorare la propria qualità di vita, perché tornano percepibili sapori e odori. E diminuiscono i potenziali problemi in ambito cardiovascolare. A chi ha una lunga storia di fumo, consiglio di aderire a una campagna di screening per tenersi sotto controllo».

Molti sostengono che fumare una o due sigarette al giorno non faccia male…
«Chi ha il ‘vezzo’ di fumare una sigaretta al giorno può tranquillamente fare a meno anche di quella. Il fumo è un carcinogeno puro: più lo si tiene lontano e meglio è».

Quali sono i rischi del fumo passivo?
«Una recente review pubblicata dall’AIOM indica che i non fumatori esposti al fumo passivo di sigaretta presentano un aumento del rischio relativo di ammalarsi per tumore del polmone nel corso della loro vita. Non c’è un dato percentuale, ma sappiamo che quello dei fumatori di più di 20 sigarette al giorno rispetto ai non fumatori arriva fino a 20 volte. Nei non fumatori passivi possiamo pensare a un rischio circa 6-7 volte maggiore rispetto a chi non si espone al fumo».

Capitolo gravidanza: quali sono i problemi che la sigaretta può provocare?
«Il fumo non agisce solo sui polmoni, ma anche sul sistema vascolare. Perciò, può provocare danni al sistema placentare. La donna fumatrice ha un aumentato rischio di aborto involontario, con perdita del bambino. Nella mia esperienza, comunque, le donne in stato interessante di solito riescono a smettere di fumare. Il problema è che dopo il parto riprendono».

Ha parlato di Campagne di screening. In che cosa consiste ‘Un respiro per la vita’?
«Ad oggi abbiamo sottoposto a screening gratuito mediante TAC spirale a basso dosaggio circa 3.200 persone: un numero consistente. In tutto abbiamo trovato, finora, 57 tumori del polmone, con un’incidenza di circa l’1,8%, in linea con la letteratura internazionale. Per queste persone la vita è cambiata totalmente».

La bassa incidenza è il motivo per cui tali iniziative non vengono finanziate dal Servizio Sanitario Nazionale?
«Il Ministero della Salute sostiene che queste cifre non giustificano la messa a disposizione di esami con TAC spirale a basso dosaggio gratuiti tra la popolazione a rischio. D’altra parte, l’SSN offre lo screening gratuito per la mammella a tutte le donne over-40 e l’incidenza di neoplasie mammarie è di 4 su 1000 donne sottoposte a screening, più bassa rispetto alla nostra. Il test al seno, poi, è rivolto a una popolazione non specifica, quello per il tumore al polmone è riservato ai grossi fumatori con età superiore ai 55 anni. Per questo, molte nazioni nordeuropee hanno iniziato a non coprire più statalmente la mammografia, mentre si stanno aprendo ai test sul tumore al polmone. Purtroppo in Italia non ci sono le risorse per poter offrire con l’SSN le Campagne, che sono demandate alla buona volontà di enti privati o pubblici. Negli USA, però, le compagnie assicurative – che hanno capito il grande vantaggio derivante dalla scoperta di un tumore polmonare ancora in fase iniziale – hanno reso obbligatorio per i loro assicurati lo screening».

Quali sono i test efficaci per la diagnosi precoce?
«C’è solo la TAC spirale a basso dosaggio come metodo oggi validato. È l’unico che ha dimostrato di poter ridurre la mortalità per questo tipo di cancro di circa il 20%. Altri sistemi, come la radiografia del torace o l’esame citologico dell’espettorato si sono dimostrati in grado di diagnosticare un numero più elevato di neoplasie, ma non di influire sulla mortalità».

La TAC comporta l’assunzione di radiazioni. Può far male?
«Il protocollo utilizzato per il tumore del polmone ha un’attenuazione importante della quantità di raggi ionizzanti. Non viene utilizzato mezzo di contrasto e si può fare a stomaco pieno. Dura pochissimo, circa 6 secondi, e ha il grande vantaggio di fare una fotografia fedele dello stato dei nostri polmoni».

Quali ricerche conducete per migliorare gli attuali metodi?
«Nel nostro Ateneo collaboriamo con gli ingegneri biomedici. Quando ho sentito parlare di uno strumento in grado di analizzare e ‘conservare’ i componenti volatili dell’espirato umano ho chiesto di inserirlo nella Campagna. I risultati sono stati entusiasmanti: nei primi 100 casi abbiamo trovato una correlazione del 96% tra l’esito positivo per presenza di tumore al polmone ottenuto con la TAC e con il ‘naso elettronico’. Questo lavoro ci ha fatto vincere il premio internazionale Young Investigator Award a Lisbona, lo scorso anno, ed è stato pubblicato su una prestigiosa rivista internazionale. Non possiamo dire, al momento, che sia in grado di sostituire la TAC, ma è ciò a cui vogliamo arrivare».

Oltre a smettere di fumare, che cosa aiuta a ridurre il rischio?
«Lo stile di vita: fare attività sportiva, mangiare sano, con un ampio consumo di frutta e verdura e, in modo particolare, di agrumi».

Cos’è cambiato negli ultimi anni nel trattamento chirurgico di queste neoplasie?
«Il vantaggio di trovare un tumore di piccole dimensioni fa sì che il paziente possa essere operato con una tecnica mininvasiva chiamata VATS (Video Assisted Thoracic Surgery). La VATS è un intervento identico a quello condotto con tecnica tradizionale, ma che non comporta divaricazione costale, ha un’incisione di 4 centimetri sulla parete toracica e si esegue grazie a una mini-telecamera introdotta all’interno del polmone. Il paziente, in questo modo, in tre giorni è a casa. Circa l’82% dei pazienti della nostra Campagna è stato operato con questa tecnica».

Qual è il consiglio che si sente di dare ai fumatori incrollabili?
«Se uno ha il ‘peccato originale’ del fumo si rivolga ai centri che si occupano di screening. Non bisogna mettere la testa sotto la sabbia. Perché il problema più grande del fumatore è che non solo fuma, ma spesso ha anche paura di rivolgersi al medico. Andate con tranquillità a fare lo screening: è l’unico modo per poter diagnosticare un tumore in fase precoce. Aspettare il sintomo significa attendere la malattia in fase avanzata, perché questa patologia si rivela quando ormai è tardi.

 


 

Cantanti e artisti al Sistina per finanziare gli screening

C’erano anche Pippo Baudo e Lorella Cuccarini sul palco del Teatro Sistina, lo scorso 3 maggio, per presentare la serata di charity ‘Un respiro per la vita’, con cui si sono raccolti fondi per finanziare l’omonima campagna gratuita di screening del tumore al polmone e la ricerca in questo ambito. Madrina dell’evento è stata Rita Dalla Chiesa. Hanno partecipato, tra gli altri: Al Bano, Gigi D’Alessio, Anna Tatangelo, Peppino Di Capri, Gabriella Germani, Maria Grazia Cucinotta, Vittoria Belvedere, Edoardo Vianello, Remo Pannain, Opera Pop, Giorgio Borghetti e la Banda Musicale della Polizia di Stato. Tutti uniti per cercare di sensibilizzare sul tema della salute dei polmoni e la prevenzione. 
Per maggiori informazioni sulla Campagna è possibile consultare il sito internet www.policlinicocampusbiomedico.it/un-respiro-per-la-vita.


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