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Il ragazzino che salverà Facebook

Il gigante da un miliardo di utenti attivi rischia di naufragare, ma Michael Sayman ha già in mente come “riportare a casa” i suoi coetanei ammaliati da Snapchat

Gio 29 Set 2016 | di Barbara Savodini | Attualità
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Chi lo avrebbe mai detto che a utilizzare Facebook, un giorno, sarebbero stati solo gli adulti? I coetanei del re dei social, ovvero coloro che sono nati tra il 2004 e il 2005, vi accedono sempre meno mentre per i più giovani, adolescenti e teenager, è già obsoleto. La moda del momento è Snapchat e chi non condivide a raffica foto e video ritoccati (che spariscono subito dopo) è decisamente out. Alla luce di dati e numeri inequivocabili, la fine dell’era d’oro di Zuckerberg era già scritta, eppure, proprio quando ogni speranza sembrava perduta, ecco spuntare l’asso nella manica dell’iconcina blu che, sorpresa, portava  l’apparecchio fino a pochissimo tempo fa, viene da una famiglia umilissima e ha appena raggiunto la maggior età. L’ancora di salvezza di Facebook si chiama Michael Sayman e la sua è una di quelle storie possibili solo negli Stati Uniti, la patria delle opportunità. Nato e cresciuto a Miami da madre peruviana e padre boliviano, il piccolo genio scovato da Zuckerberg a soli 13 anni aveva già fatto guadagnare ai genitori decine di migliaia di dollari con una app contenente una raccolta di consigli per il gioco Club Penguin della Disney. Solo tre anni dopo, a 16 anni, Sayman avrebbe portato 4Snaps, il famoso rompicapo in cui l’obiettivo è indovinare una parola a partire da quattro immagini, in testa alle classifiche mondiale dei giochi più scaricati.

Ecco perché Zuckerberg ha scelto un adolescente
Il segreto di tanta intuizione? Tutto sta in un’età, l’adolescenza, la più creativa dell’esistenza umana e l’unica in grado di spiegare come nascono e si sviluppano idee da milioni di dollari. Del resto, sono sempre loro, i giovanissimi, a far esplodere tendenze e a trasmetterle a genitori, fratelli, amici e insegnanti, innescando quel meccanismo indispensabile per trasformare una app in un pozzo di petrolio. Una storia già vista con Facebook, nel 2005, con Pokemon Go, la scorsa estate, e con decine di altre applicazioni, fabbriche di quattrini fugaci come meteore, senza le quali l’impero di Zuckerberg si sarebbe già sgretolato. A progettare e sviluppare il social, che probabilmente tutto il mondo si troverà a usare tra qualche mese o anno, è dunque - nelle ore in cui leggiamo questo articolo - un ragazzino cresciuto senza troppi agi, con la passione per la tecnologia e l’informatica e il bagaglio di conoscenze necessario per capire cosa piace davvero a chi vive gli anni più delicati dell’esistenza. I primi amori, le passioni turbolenti e migliaia di ore trascorse con lo smartphone in mano o dinnanzi allo schermo di un pc: roba che solo chi è “del mestiere” può capire veramente, entrando in quelle dinamiche indispensabili per tornare sulla cresta dell’onda.  

L’app vietata agli over21
Ormai 32enne, per riavvolgere il nastro al 2005 e capire come reinterpretare i bisogni dei ragazzini dieci anni dopo, Mark Zuckerberg ha quindi assunto un ragazzino. Insomma, per diventare nuovamente il punto di riferimento di chi frequenta le scuole serviva qualcuno che la scuola l’avesse lasciata da poco. Ed è proprio agli studenti dei licei americani che è rivolta la prima sperimentazione di Sayman, Lifestage. L’app, che al momento dell’iscrizione per ora non richiede un account Facebook, consente ai ragazzi di dire chi sono tramite un auto-racconto fatto solo di video. Una sorta di diario virtuale che sta impazzando in America e che promette di riconquistare la cosiddetta “generazione Z”. Su Lifestage, app al momento vietata agli over 21, ogni ragazzo potrà selezionare il proprio liceo, e iniziare a vedere i propri compagni di scuola solo una volta che ci saranno almeno 20 persone iscritte. Gli sviluppatori hanno ovviamente preparato una lunga serie di opzioni per la segnalazione degli abusi dal momento che un social network dedicato solo ai giovanissimi rischia, purtroppo, di attirare utenti con cattive intenzioni. Non è un mistero che l’ultima creazione di Sayman sia un missile balistico destinato a Snapchat, l’iconcina color canarino che, catturando l’attenzione  e la fantasia degli adolescenti, da qualche tempo sta facendo tremare il colosso di Zuckerberg. Per ora è ancora una battaglia impari: si tratta di 150 milioni di iscritti all’app gialla contro un miliardo di utenti attivi sul social blu, ma tutti, anche i nerd di Menlo Park, conoscono bene la storia di Davide e Golia. 

La marea blu contro l’ondata gialla
Ad allarmare i cervelloni del quartier generale di Facebook, del resto, non sono stati tanto i dati relativi alla concorrenza quanto quelli riscontrati sulla propria piattaforma: la fascia di età degli utenti tra i 13 e i 19 anni rappresentano infatti appena l’8% del totale, composto perlopiù da genitori che pubblicano fotografie in maniera spasmodica o compaiono involontariamente in dirette video di cui non hanno ben capito il funzionamento. I vip preferiscono sempre più Instagram, allo stesso modo delle ragazzine desiderose di mettersi in mostra, i politici continuano a scegliere Twitter mentre gli adolescenti, come detto, trovano assai più divertente il linguaggio audiovisivo di Snapchat, soprattutto perché ogni traccia, anche quelle più compromettenti, sparisce in pochi secondi. La capitolazione dell’impero, insomma, sembrava vicina, ma la carta Sayman promette di ribaltare le sorti della battaglia. Zuck, è evidente, non è affatto intenzionato ad alzare bandiera bianca anche se, affermare la propria supremazia, vorrà dire assumere un esercito di adolescenti. La marea blu contro l’ondata gialla, dunque, e a decretare il vincitore, in palio ci sono milioni di dollari, potrebbe essere un esercito di utenti che non ha neppure ancora l’età per votare.

 


 

Michael Sayman

Il successo di 4Snaps, la partecipazione alla conferenza degli sviluppatori, il colloquio, lo stage estivo e l’assunzione: il cursus honorum di Michael Sayman è durato appena una manciata di mesi e a soli 17anni la mente di Lifastage era già nella squadra di Zuckerberg. La fama, del resto, aveva preceduto il ragazzino prodigio, al quale, di lì a poco, il fondatore di Facebook avrebbe affidato la sua creatura senza riserve. Una storia (da film) a lieto fine per il giovanissimo Sayman il cui talento ha salvato i genitori dal ritorno in Sud America a causa della difficile situazione economica della famigliola. Da quando, poco più che bambino, chiese in prestito 100 euro alla madre per l’iscrizione annuale all’App Store, con la promessa che avrebbe lavorato nel ristorante di famiglia pur di restituirglieli, Michael ha fatto già (nonostante la giovanissima età) una brillante carriera e a soli 19 anni ha nelle sue mani le sorti del fenomeno virtuale più importante di tutti i tempi.   

 


 

Evan Spiegel

Diversissima, ma in fondo così simile, la storia del creatore di Snapchat Evan Spiegel, rampollo di una famiglia di avvocati divorziati che si è trasferito, negli anni della giovinezza, a casa dell’uno o dell’altro a seconda di chi era disposto a viziarlo di più o ad ospitare feste rovina-casa. Secchione e supergenio capace di costruire un computer a 14 anni, con il professore di informatica come migliore amico, durante gli studi a Stanford ha partorito l’idea che gli avrebbe cambiato per sempre la vita: un social su cui pubblicare foto e video, anche  compromettenti, che sarebbero scomparsi poco dopo senza lasciare traccia (è noto come Facebook abbia rovinato più di qualche famiglia). Dopo essere diventata la beniamina degli adolescenti, oggi la app Snapchat è usata dal 3% degli utenti di tutto il mondo con un valore societario di 22,7 miliardi. Dopo aver rifiutato l’acquisto da parte di Google e dello stesso Facebook, a 26 anni Spiegel è il più giovane miliardario al mondo. 


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