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La globalizzazione del cretinismo

Pokémon e la febbre dei giochi su smartphone: solo innocuo svago o anche stordimento di massa? L’iperrealismo di certi videogame rischia di portare fuori dalla realtà

Gio 29 Set 2016 | di Roberto Lessio | Attualità

Mettersi a giocare all’interno dell’ex campo di concentramento nazista di Auschwitz – Birkenau o dentro il Museo dedicato all’Olocausto a Washington, non è proprio il miglior comportamento che ci si deve attendere dagli alunni portati in visita. Per questo i responsabili di questi due luoghi dedicati alla memoria collettiva hanno chiesto ai produttori di "Pokémon Go", il nuovo gioco virtuale divenuto in breve tempo popolarissimo soprattutto tra i giovani, di escluderli dalle zone dove si possa realizzare questo gioco.

A CACCIA DI MOSTRICCIATTOLI
Si tratta di un’applicazione che viene scaricata direttamente sugli “smartphone” e che, grazie alla tecnologia di rilevamento della posizione via satellite, il GPS, permette ai loro possessori di giocare nel mondo reale per cercare e trovare piccole creature virtuali (i Pokémon), al fine di catturarle e farle combattere tra di loro. Nella pratica, attraverso l’apposita fotocamera, i ragazzi si mettono ad inseguire questi piccoli mostriciattoli, che vengono proiettati in modo sorprendentemente realistico nel luogo dove si trovano in quel momento, come se esistessero veramente. Il gioco in teoria si esaurisce quando si riesce a catturare tutti mostriciattoli programmati dall’applicazione, esattamente come accadeva per le nostrane, indimenticabili, figurine dell’album dei calciatori. Arrivare a questo obiettivo però è quasi impossibile per i più, perché alcune creature sono difficili catturare se non si hanno abilità tecnologiche. Per effettuare questo “inseguimento”, inoltre, i giocatori devono fissare costantemente lo schermo del cellulare e spesso finiscono per non rendersi conto di cosa stanno combinando. Il fenomeno, con i relativi rischi, si sta diffondendo come un’epidemia. 

INCIDENTI PER GIOCARE 
Oltre ai comportamenti non rispettosi dei luoghi di commemorazione, c’è chi ha lasciato la macchina ferma in mezzo al traffico, chi ha distrutto il recinto di una scuola, chi si è fermato sui binari mentre arrivava un treno, chi si è introdotto illegalmente nella proprietà altrui, chi è stato rapinato perché attirato in un luogo nascosto e persino chi ha perso la vita, pur di “catturare” uno di questi mostriciattoli virtuali. In Australia e negli Stati Uniti alcune autorità locali hanno recentemente effettuato una comunicazione con appositi tabelloni luminosi stradali al fine di arginare il problema. Pare però che la scritta contenente l’invito: “Don't drive and Pokémon” (Non guidate mentre siete su Pokémon) non sia stata molto seguita. La società che ha ideato l’applicazione, che nel frattempo ha realizzato ingenti profitti, nelle settimane scorse ha annunciato nuovi aggiornamenti per i fans più accaniti. Chi lo desidera potrà essere dotato di un braccialetto elettronico che lo avviserà dell’imminente comparsa di uno o più mostriciattoli nell’ambiente che lo circonda, anche se si trova semplicemente nella propria cameretta con l’intento di studiare.

MEZZI DI DISTRAZIONE DI MASSA
Questo esempio è solo l’ultimo, in ordine di tempo, che dimostra la crescente invasività, soprattutto a livello psicologico, dei cosiddetti “mezzi di distrazione di massa”. Molti osservatori da tempo hanno lanciato l’allarme sul fatto che la stragrande maggioranza dei nostri giovani non riescono più a concentrarsi nello studio e nelle relazioni quotidiane, perché perennemente indaffarati con queste trovate tecnologiche che inducono comportamenti palesemente regressivi sotto il profilo psicologico – formativo. Il gioco in questione in pratica si sostanzia con la cattura di animali, per fortuna solo virtuali, che dopo esser stati “messi in gabbia” vengono fatti combattere tra di loro per divertimento. Inoltre, questo gioco può essere effettuato solo con gli smartphone di ultima generazione e quindi diventa molto arduo per i genitori negare il loro acquisto per non esporre i propri figli alla derisione, al “disagio” di non essere al passo con certe pervasive mode. Quando si perde collettivamente la capacità di assumersi le proprie responsabilità di genitore, basta un solo acquisto per diffondere il contagio di questa sorta di cretinismo. Tra l'altro con queste applicazioni perennemente connesse ad Internet, si innesca una vera e propria nuova dipendenza da gioco, senza che vi siano norme e regole che ne possano controllare gli effetti.  

CONTAGIO FUORI CONTROLLO
Il problema ulteriore sta nel fatto che sempre più spesso i tempi del governo di questi problemi e delle relative decisioni si dilatano a dismisura rispetto ai tempi velocissimi di sviluppo delle tecnologie, a causa dell’evidente impreparazione della classe politica nel suo complesso. Gli aspetti legali del fenomeno infatti non sono trascurabili. Ad esempio: chi determina il diritto di controllare con il rilevamento satellitare dove si trovano i nostri figli? Oppure: è logico che una società commerciale - quindi per far soldi - in un dato momento della mia faticosa giornata, riempia di giocatori il parco dove siamo soliti andare a passeggiare indisturbati? Queste considerazioni sono tanto più importanti se si considera che le passate generazioni hanno vissuto fenomeni analoghi con i fumetti, con la televisione e con i videogiochi. Si trattava però di distrazioni momentanee, che permettevano un minimo controllo da parte di adulti. 

RELAZIONI E CREATIVITÀ
Queste tecnologie moderne invece comprendono tutte quelle precedenti e sembrano sfuggire a qualsiasi tipo di controllo, perché i ragazzi sono molto più preparati dei loro genitori nell’usarle e svilupparle. E allora come stupirsi se poi vediamo una giovane coppia di innamorati al ristorante che, dopo essersi scambiati qualche carezza e qualche battuta di rito, passano poi tutto il resto della serata nella loro realtà virtuale “dentro il loro smatphone”? In definitiva, siamo di fronte a dei rischi imponderabili. Da un lato c’è il contagio collettivo verso comportamenti che consentono di tirar fuori quanto di peggiore c’è nell’istintività umana, dall’altro c’è l’evidenza che a formare le future generazioni ci siano più gli interessi delle multinazionali che quelli della collettività e della crescita personale e della società. Sta a noi adulti limitare il potere attrattivo della stupidità in favore dell’intelligenza e della creatività.

 


 

Non tutto è gratis

Si tratta però in questi casi di scelte che compiono persone adulte e che sono in grado, almeno in teoria, di conoscere le conseguenze delle loro scelte. Cosa succede invece nella mente di un ragazzo quando, per catturare con il proprio telefonino un elemento particolarmente difficile (ce ne sono alcuni molto rari), è costretto ad entrare in un determinato locale, magari dov’è obbligatoria l’ordinazione e aspettare che gli compaia il messaggio del prossimo arrivo del mostriciattolo? Forse non è proprio un caso che in Giappone Pokémon Go ha avviato una collaborazione con McDonald’s. Con i cosiddetti “moduli esca”, inoltre, si ottengono punti per salire di livello nel gioco che possono essere acquistati anche con soldi veri e non solo virtuali: ai locali dentro o intorno ai quali i giocatori possono trovare quello che cercano, il “favore” costa solo 1,17 euro l’ora, ma è già risultato che gli incassi sono saliti sempre più vertiginosamente. 

 


 

43 minuti al giorno di ‘gioco’

7,5 milioni sono le persone, soprattutto ragazzi, che in appena 5 giorni hanno scaricato Pokémon Go, dopo la sua uscita negli Stati Uniti. Ognuno ci gioca in media almeno 43 minuti al giorno.

 


 

Come funziona

La cattura dei Pokémon avviene con il lancio di palline virtuali (le Pokéball), quando tali mostriciattoli compaiono in un determinato luogo e ad un certo orario. Una volta catturate, queste creature vengono poi fatte combattere contro quelle di altri giocatori in modo da farle diventare “più forti”. Tutto ruota sulla loro comparsa improvvisa negli schermi dei cellulari.

 


 

Il rischio dipendenza

Non vogliamo fare allarmismo, ma come non ricordare che anche in Italia non sono mancati i casi di ragazzi sottoposti al trattamento sanitario obbligatorio (TSO) a causa della loro dipendenza morbosa dai videogiochi? Una dipendenza che li teneva incollati al computer anche di notte, chiusi dentro la loro stanza. A ben vedere il Pokémon Go sembra l’evoluzione di questo fenomeno. Ha senz’altro il vantaggio di fare uscire di casa i nostri ragazzi, ma la dipendenza sembra essere la stessa, con l’aggravante della mancanza di concentrazione  su ciò che succede intorno a loro. I produttori non fanno altro che il loro mestiere. Resta comunque il fatto che tale dipendenza è stata recentemente classificata nella letteratura psichiatrica come Internet Addiction Disorder (IAD), cioè un disturbo del controllo degli impulsi, in particolare di quelli violenti. Molti studiosi considerano questa dipendenza un semplice sintomo psicologico che però può avere evoluzioni completamente diverse a seconda delle realtà che vivono in famiglia e a scuola gli individui interessati.  

 


 

Italia, pericolo stradale: incidenti mentre inseguono i Pokémon!

Il nuovo gioco virtuale iperrealistico della caccia ai mostriciattoli Pokémon sta dando qualche problema al traffico urbano. Gli appassionati farebbero di tutto. A Milano, in piena notte, uno si è fermato in curva con l'auto ed è sceso per catturare un Pokémon. Un 14enne a Giulianova (Teramo) è stato investito da un'auto mentre, in bicicletta, inseguiva un mostriciattolo sullo smartphone. È finito all'ospedale: salvo per un pelo. Vicino Nola, nel napoletano, una 30enne è stata travolta da un automobilista che inseguiva un Pokémon. A Forlì, un suo “collega” si è schiantato con l'auto contro la volante della Polizia.  L'Asaps, Associazione amici della polizia stradale, ha chiesto al Governo un provvedimeno urgente per sanzionare più severamente l'utilizzo della app, fino al sequestro del cellulare, per chi è alla guida e che coinvolga anche i pedoni a caccia di Pokémon durante gli attraversamenti. Per l'Asap, Pokémon Go rappresenta «una ulteriore minaccia al sistema della mobilità che, oltre a distrarre i conducenti, anche se affiancati dai nuovi “navigatori” del Pokemon Go, si caratterizza come minaccia altresì per i pedoni e ciclisti come probabili vittime e anche come utilizzatori  di questa App,  spesso mentalmente assorbente, mentre sono alla caccia dei mostricciattoli». In Italia l’’Automobile Club d’Italia ha lanciato una campagna con l'hashtag #GUARDALASTRADA” e “#MOLLASTOTELEFONO”, proprio in seguito all’aumento di incidenti gravi causati dalla dipendenza dall'uso sconsiderato del video gioco Pokémon Go durante la guida. 


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