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Figli, sport e Olimpiadi

Davanti a tutto mettete sempre la crescita sana e serena dei figli

Gio 29 Set 2016 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Durante l’estate, sulle pagine dei principali quotidiani, campeggiava una pagina di pubblicità della Fitav, la Federazione italiana tiro a volo, che sfidava i volenterosi aspiranti sparatori: “Vuoi provare l’emozione di rompere un piattello?”. E a seguire il rimando al sito chiamato con arguzia “neofitav” e l’offerta di una lezione gratis. La cosa mi ha colpito, perché quest’estate siamo stati in vacanza con una coppia di amici, con figli coetanei ai miei, e il padre per diversi giorni, mentre guardavamo le imprese degli atleti italiani alle Olimpiadi in Brasile, ha cominciato una (poco) sottile opera di persuasione sui suoi figli, due maschi, entrambi mediamente propensi allo sport. L’obiettivo era chiaro: convincerli a cambiare sport, per passare al tiro a volo. Cioè lo sport protagonista di belle vittorie italiane in Brasile. Mi è venuto in mente che quattro anni prima avevo sentito un altro genitore fare discorsi simili, ma sulla scherma. Ovvero lo sport che alle Olimpiadi di Londra ha dato più soddisfazioni all’Italia. Sono andata a controllare e su internet ho trovato la notizia che allora, nel 2012, c’era stato un boom di iscrizioni ai corsi di scherma dopo le Olimpiadi.

Il senso del discorso del mio amico ai figli, sia pure con toni scherzosi, era chiaro: invece di “perdere tempo” con tennis e basket, perché non dedicarvi al tiro a volo? Essendo sport con un numero limitato di praticanti e che in Italia hanno una grande tradizione, effettivamente, sempre che ci si sia portati, aumentano le chance di arrivare ad alti livelli. E vabbè, è inutile negarlo, un po’ tutti i genitori sognano grandi cose per i figli e proiettano su di loro anche le proprie ambizioni frustrate. Un figlio alle olimpiadi, sai che orgoglio! A sognare non c’è niente di male, purché alla fine si metta davanti a tutto l’interesse dei figli, quello vero, l’interesse a una crescita sana e serena.

In ogni caso, far praticare uno sport ai figli è importante, per lo sviluppo fisico, per evitare la tendenza all’obesità, in aumento tra i giovani, e anche per sviluppare disciplina e concentrazione. E questo lo dicono tutti. Io alla fine penso che abbia un senso solo se si trova uno sport che piace ai ragazzi. L’abbandono a metà anno è un classico ben noto a tutte le mamme. E anche se qualche figlio si lascia costringere a continuare, non penso che possa trarne tanto giovamento se lo fa senza passione. Comunque sia, bisogna ricordare che gli sport asimmetrici, come il tennis e la scherma, spingono a utilizzare solo la muscolatura di alcune parti del corpo. La scherma in particolare richiede capacità tattiche non adatte a bambini troppi piccoli, al di sotto degli 8-10 anni. Il re degli sport equilibrati è il nuoto, che oltretutto torna utile a evitare rischi in mare. Ma personalmente mi ha sempre un po’ annoiato. Io impazzivo per il basket. Ho giocato per qualche anno, da juniores, e mi sono divertita un sacco. Mi piaceva tutto, la filosofia, gli allenamenti, la ruvidezza e la tecnicità del gioco, il senso di squadra, le trasferte, le emozioni in campo. E pazienza se non ho mai giocato con i Los Angeles Lakers.


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