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Porno: la malvagità del banale

Una epidemia di oscenità e pornografia che spegne i nostri ragazzi e distrugge la coppia. Il male più brutto è fare finta di nulla

Gio 29 Set 2016 | di Francesco Buda | Attualità
Foto di 10

«Ogni volta che qualcuno guarda quel film, sta guardando me che vengo stuprata». A darci una svegliata potrebbero bastare queste parole di Linda Boreman, in arte “Lovelace”, protagonista di “Gola profonda”, una delle prime e più famose pellicole a luci rosse, lanciate in America nel 1972. Allora quei film li trovavi solo nei cinema e nemmeno in tutti. Oggi una ricerca europea pubblicata ad aprile 2016 ci dice che i ragazzi italiani tra i 14 e i 19 anni si ingozzano di porno on line e sono quelli che commettono più abusi e forzature sessuali sulle ragazze (il 37%). E tra quelli che guardano regolarmente certa roba su internet, 7 su 10 hanno atteggiamenti negativi verso l'altro sesso. L'oscenità e la pornografia sono ovunque, a tutte le ore, su tutti i media.
Ma pare che vada tutto bene, che tutto sommato ci può stare, ognuno fa quel che vuole. E poi gli affari sono affari, dirà qualcuno, “vivi e lascia vivere”.... È l'altra faccia di questa sporca moneta, l'anello mancante della involuzione in cui siamo scivolati e che un pezzetto alla volta ha ridotto la sessualità a banale e anti-sessuale carnalità. Moscia e scarica, benché ossessiva. Isolata, sebbene orgiastica.
Questa industria e la sua merce fanno male a chi la mette in scena e a chi la consuma. 

DIAMOCI UNA SVEGLIATA
E ci ritroviamo sempre più spenti, meno fertili, con relazioni inappaganti. Quella potente, creativa e raggiante energia che è il sesso è stata staccata dalla vita e dall'amore, svuotata della sua forza e funzione relazionale ed è finita per diventare una grottesca, putrescente merce. Una banalizzazione che non è senza conseguenze: danni alla persona, adulta, adolescente, bambina. Danni alla coppia e alla famiglia e quindi alla società intera. L'epidemia di porno si replica come un virus e non esclude nessuno come potenziale bersaglio, come ben chiarisce il copioso e approfondito dossier “The social costs of pornography”, realizzato da diversi studiosi americani. Ma ad amplificarne la malvagità è il fare finta di nulla, la mollezza, la distrazione, l'indifferenza. Tra i ricercatori in materia, ormai si parla di “normalizzazione” della pornografia. Siamo “pornificati”, per dirla come Pamela Paul, giornalista del New York Times. 
Era il 2005 e non c'era ancora il boom degli smartphone, i telefonini che ci fanno fare video, foto e navigare su internet. Oggi, che sul cellulare in ogni momento e in qualunque posto il porno ti insegue, siamo forse ad un punto di non ritorno, il meccanismo è fuori controllo. Siamo esposti, direttamente o indirettamente, ad una intossicazione continua. Gli adolescenti e i giovani più di tutti. Non dire come stanno le cose è una forma di complicità con chi disturba la sacralità della vita, la bellezza delle relazioni, l'innocenza e la forza dei ragazzi. Rinunciare al senso critico di fronte a questo morbo ed ai suoi disastri significa accettare questo incessante stupro globale, che disturba spirito, mente e corpo. 
Non lo dice chi scrive questo articolo in un raptus moralistico da vecchio catechista ammuffito. Lo certifica una impressionante serie di ricerche scientifiche. Non bastano queste pagine per dare conto di tutte. 

VIOLENZA, ALTRO CHE PIACERE
Qualche mese fa – come accennato – un’indagine europea ha descritto lo stretto legame tra pornografia sul web e sexting, la nuova moda di inviare immagini e messaggi erotici via internet. Il titolo è tutto un programma: “Pornografia, coercizione ed abuso sessuale e sexting nelle relazioni interpersonali intime tra giovani”. Risultato: “potente correlazione tra pornografia, atteggiamenti di genere e comportamenti di abuso nei ragazzi”, scrivono gli autori. “Benché il sexting sia normalizzato e percepito positivamente dalla maggior parte dei giovani, può riprodurre modelli sessisti della pornografia, come il controllo e l'umiliazione”. Ecco, oscenità e vuota carnalità sono divenuti “normali”. 
Si scivola così dal banale al malvagio: “Gli atteggiamenti negativi tra i ragazzi vanno insieme all'uso regolare di pornografia on line e la pornografia è a sua volta sostenuta e perpetuata dall'ineguaglianza di genere”, sottolineano fuori dai denti i ricercatori. Del resto, ci dicono la professoressa Ana J. Bridges e colleghi in “Violence Against Women”, l'88% delle scene nei film porno più venduti presenta violenze fisiche e la metà hanno violenze verbali. Questo non rimane sul set, non svanisce quando si spegne il computer o il telefonino. Penetra nella persona. Tra chi commette crimini sessuali, l'aver consumato porno da adolescenti, è un indicatore predittore di una elevata violenza ed umiliazione della vittima, si legge sulla rivista americana Journal of Criminal Justice del gennaio 2012. 
Altri scienziati hanno notato che con il consumo di pornografia iniziano a restringersi e si atrofizzano i centri cerebrali del piacere e appagamento e quelli della volontà ed autocontrollo vanno in tilt: la materia grigia del pornofilo si fa sempre più affamata del neurotrasmettitore dopamina e, per sfamarsi, ha bisogno di vedere sempre più immagini porno, di crescente oscenità e bestialità, in modo irrefrenabile. Un corto circuito che può rendere insensibili al piacere di vivere e al sesso reale. 
Nel 2006, prima del boom degli smartphone, i ricercatori italiani Bonino, Ciairano, Rabaglietti e Cattelino hanno rilevato tra ragazzi dai 14 ai 19 anni delle nostre scuole una significativa correlazione tra guardare film porno e il porre in atto molestie e sesso forzato. Di solito a infliggere violenza nelle scene porno è l'uomo: uno studio americano (Wosnitzer, Bridges e Chang) ha analizzato i 50 film più venduti e ha visto che il 73% delle volte l'aggressore è la figura maschile e nel 95% delle scene la persona che riceve l'aggressione rimane passiva o accetta positivamente. 

SOCIETÀ PEDOVORA
Oggi 4 ragazzi italiani su 10 non trovano nulla di male nell'inviare foto e video erotici ad amici e conoscenti, dice un'indagine Eurispes – Telefono Azzurro. È solo l'ultimo dei passaggi di degradazione contro il sesso vero e contro i piccoli. I neuroscienziati Ogi Ogasa e Sai Gaddam hanno rilevato che la categoria di prede carnali più ricercate su internet sono persone non adulte: ragazzine e bambini. 
Nel 1984 il Dipartimento di Giustizia Usa studiò le immagini di bambini nelle riviste Playboy, Penthouse e Hustler - i più famosi pionieri del genere -, pubblicate tra il 1953 e il 1984: vi trovò  6.004 foto, illustrazioni e cartoni di bambini. Il 51% dei cartoni e il 46% delle foto raffigurava bambini tra i 3 e gli 11 anni di età, quasi 1.000 scenari mostravano adulti con bambini, inclusi incesti e abusi. E poi, da un lato si mostra la figura femminile sempre più giovane e infantile, dall'altro si adultizzano i piccoli. Quello dell'adolescente è il ruolo femminile più comune nei film porno, spiega il giornalista John Millward nell'inchiesta sulla carriera di 10.000 pornostar “Deep Inside”. 
In Italia, il 78% dei giovani tra i 18 e i 20 anni è fruitore abituale di siti pornografici. E tra quelli che lo fanno più volte alla settimana, la sessualità è disturbata nel 25% dei casi: importante riduzione del desiderio sessuale (16%), un aumento dell'eiaculazione precoce (4%), fino a disturbi della eiaculazione (4%). Siamo il secondo paese europeo per consumo di Viagra e tra giovani e giovanissimi italiani parecchi lo prendono. Il consumo di porno, inoltre, allontana significativamente questi giovani dalle esperienze reali e contemporaneamente riduce in misura preoccupante l’abitudine alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse. Sono i risultati di uno studio del gruppo di ricerca coordinato dal Prof. Carlo Foresta, dell’Università di Padova, pubblicati l'anno scorso sulla rivista americana International Journal of Adolescent Medicin Health. 
Ecco dunque che i piccoli, bimbi, ragazzine e giovanissimi – sfruttati sul set o come consumatori – sono vittime di questa infernale industria e della mentalità e indifferenza che la alimentano o tollerano. Vittime su entrambi i fronti: sia chi è sfruttato come oggetto di foto e riprese, sia i consumatori. Oltre la pedofilia: è una società pedovora, divora i propri figli o lascia che vengano divorati. 

L’UOMO CONTRO LA DONNA
Il materialismo, la banalizzazione del sesso e il suo svilimento a carnalità senz'anima, senza amore, mettono l'uomo contro la donna: la femmina, ma più in generale il corpo umano, diventa oggetto, l'empatia si spegne, i maschi perdono la sensibilità verso brutalità, abusi e violenze sessuali per fare posto alla prevaricazione e il dominio di lui su di lei, il loro cervello si devia. Fino a sabotare la relazione e la sessualità nelle coppie: più porno tra i maschi uguale rapporti meno appaganti e minore qualità sessuale tra coniugi e conviventi, hanno riscontrato i ricercatori delle università americane di Brigham e del Missouri. Analoghe conclusioni le riportano altri studi, da cui emerge che addirittura l'uomo pornofilo arriva a perdere interesse per la propria donna e per il sesso normale. Uno studio del 2014 pubblicato su Jama Psychiatry conclude che guardare pornografia può indurre il cervello e spegnere le risposte agli stimoli sessuali. Ti afflosci: si chiama “desensibilizzazione”. Un capolavoro di distruzione antropologica e sociale. Già dieci anni fa uno studio pubblicato negli Usa sul Journal of Communication, riportava che negli adolescenti – specialmente i maschi - l'uso del porno è correlato al ritenere che non è necessario provare sentimenti per la persona con cui si vuole fare sesso. 
Da un altro studio olandese uscito su Sex Roles emerge il collegamento tra i contenuti sessuali ed espliciti visti dagli adolescenti sui media ed il loro considerare le ragazze come oggetti di piacere sessuale. 
Il contrario del sesso vero, pieno, profondo, fatto di scambio sano, dove incontri l'altra persona e condividi. Tutto ciò danneggia moltissimo la donna, poiché plasma le aspettative culturali sul suo comportamento sessuale, sempre a disposizione e per una gamma di assurde e innaturali prestazioni, che non hanno nulla a che vedere con la vera, bella, piacevole sessualità. 
La donna normale, non può certo competere con le forme e le attitudini della pornostar. Chi può pensare che la donna sia quella schiava ninfomane di certi film? Viva il sesso: quello vero! Il porno inganna e rovina. Far finta che non sia così e che il problema non esista, è una delle peggiori forme di impotenza. 

 


 

MARCHIO ETERNO

«Le ragazze mi chiamavano implorando di far rimuovere quei materiali da internet – racconta Donny Pauling, ex produttore porno, a proposito delle centinaia di attrici che ha reclutato per film e foto –. Le società per le quali producevo non tolgono quella roba dal web, poiché se rispondessero a tutte le richieste simili, non avrebbero più nulla da vendere. Molto dopo che queste ragazze hanno speso i soldi (guadagnati col porno, ndr), quei contenuti rimangono. Quando diventano nonne, quei contenuti potranno essere trovati dai loro nipoti da qualche parte». 
Questo può succedere e non più solo alle lavoratrici hardcore. Sono saltati i confini. Nella trappola possono cadere sempre più persone comuni incappate nel sexting, l'invio su internet di immagini e messaggi a sfondo erotico. È ormai una moda tra i nostri adolescenti e giovani. Mentre impaginiamo questo articolo è scoppiato il caso di Tiziana, la ragazza napoletana suicida, mortificata dai video che la ritraevano durante rapporti sessuali. Li aveva inviati ad alcuni “amici”, i quali li hanno divulgati. Era riuscita in tribunale a far rimuovere da internet quei filmati, ma messa alla berlina e sbeffeggiata pubblicamente, non ha retto. Il caso mostra in modo eclatante che non c'è quasi più confine tra industria del porno e vita della gente comune. Le due realtà si accavallano e si confondono. Con lo stesso esito: non c'è ripensamento che tenga e quelle immagini restano lì per sempre. 
A maggio scorso è emerso il caso della “Bibbia 3.0”: un enorme archivio con oltre 10.000 immagini (foto e video) rastrellate sui social network da ignoti e pubblicate su internet. Ritraggono minorenni italiane, per lo più nate tra il 2000 e il 2002, divise per “categoria”, molte con nome e cognome, alcune persino con data di nascita, rigorosamente nude, e/o ritratte in atti sessuali espliciti. Lo hanno scovato i giornalisti de “Il Giornale”. Quei file spesso sono caricati all’insaputa delle protagoniste, altre volte le ragazze lo sanno e gli va bene così. Gli autori del mostruoso archivio si sono firmati Gesù, Pietro e Paolo. Hanno annunciato la versione 3.1 della loro “bibbia” con i numeri di telefono delle ragazzine. 
È la nuova, allucinante puntata della società “pedovora”, che divora o lascia divorare i propri figli.   

 


 

TUTTE LE FALSITA' sul porno

“The Harcore Truth” racconta il mondo a luci rossi da dentro, con i retroscena raccontati da Donny Pauling, ex produttore pornografico americano. Il libro analizza punto per punto i falsi miti con cui viene impacchettato questo traffico di persone. 

• Può migliorare la vita sessuale di una persona;
• È moralmente neutrale. Non è cattivo di per sé, ma solo se lo usi nel modo sbagliato;
• Aiuta a liberare le donne e gli dà potere;
• È solo un intrattenimento per adulti consenzienti che guardano altri adulti consenzienti fare sesso;
• È glamour e le pornostar adorano il sesso.
 


 

Pornostar: «Sul set vedi la luce sparire dai loro occhi»

«La vita di molte di queste donne che lavorano nell'industria del porno è danneggiata: non possono trovare un altro lavoro dopo. Sul set vedi la luce sparire dai loro occhi, letteralmente. Arrivano tutte brillanti e vivaci, pensando che sia una grande opportunità, ma poi davvero vedi la loro anima svanire. Questo è il miglior modo per descrivere ciò. La luce si spegne proprio». Così racconta Donny Pauling, ex produttore pornografico pentito nel libretto “Hardcore Truth”. Ecco le gioie del set narrate da Shelly Lubben, ex-pornostar fondatrice della Pink Cross Foundation, che aiuta chi lavora nella pornografia ad uscirne: «Non mi è mai piaciuto e non ho mai voluto sesso, infatti passavo più tempo con il Jack Daniels (whisky, ndr) che con gli stalloni coi quali ero pagata per fingere. Nessuna di noi biondone ossigenate ama il porno. Lo odiamo. Odiamo essere toccate da estranei cui non importa nulla di noi. Alcune donne detestano così tanto tutto ciò che le puoi sentire vomitare nei bagni tra una scena e l'altra». 

 



I numeri del porno

1 atto di aggressione ogni 90 secondi nei 50 film porno più venduti

90% delle scene contiene almeno un atto di aggressione fisica e la metà presenta aggressioni verbali

31% è l'aumento del rischio di sviluppare tendenze sessuali devianti e di giustificare lo stupro se si consuma regolarmente porno

22% è l'aumento del rischio di commettere violenze sessuali se si consuma regolarmente porno

250.000 i bambini americani sfruttati ogni anno nel mercato del sesso, inclusa la pornografia

73% dei casi gli uomini sono aggressori nei 50 film porno più venduti 
 


 

Porn-phone generation

Inviare foto o video a sfondo sessuale ad amici e conoscenti? Il 41,9% dei ragazzi italiani non ci vede nulla di male. Il 16,1% si fida della persona cui ha inviato il materiale via sms o mms con il telefonino. Immagini, testi e filmati sexy vengono ricevuti spesso da amici (38,6% dei casi), dal proprio ragazzo/a (27,1%), da conoscenti (9,9%), ma in alta percentuale anche da estranei (22,7%). Questo risulta da una delle ultime ricerche condotte da Telefono Azzurro e Eurispes (2012) sul fenomeno del sexting, neologismo che fonde le parole inglesi sex e texting (sesso e 'messaggiare'), che sta prendendo sempre più piede anche in Italia, anche tra i minori. 

 


 

Droghe usate dalle attrici porno

79% usa marijuana 

50% usa ecstasy

44% usa cocaina

39% usa allucinogeni

Fonte J. Griffith et al. - Journal of Sex Research


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