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Salvare il pianeta in 50 mosse

Combattere il surriscaldamento globale non spetta soltanto ai potenti: dall’arredamento alla spesa intelligente, ecco come ognuno di noi può dare un contributo importante cambiando il proprio stile di vita

Gio 27 Ott 2016 | di Barbara Savodini | Attualità
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Del surriscaldamento del pianeta si parla ormai da oltre mezzo secolo, tra studi allarmistici e conferenze internazionali, che però continuano a mancare l’obiettivo di riportare l’aumento della temperatura entro la soglia di allerta. A spiegare le difficoltà, incontrate dai politici e dagli scienziati di tutto il mondo per mettere a punto una strategia efficace, è stato Gavin Schmidt, direttore del Godard Institute for Space Studies della Nasa che, in un’intervista rilasciata al quotidiano britannico “The Guardian”, ha parlato dei principali ostacoli nel centrare un obiettivo sempre più proibitivo. «Per mantenere l’aumento della temperatura – ha spiegato l’esperto – sarebbe necessario effettuare consistenti tagli di emissioni di CO2 e interventi coordinati di geo-ingegneria in tutto il mondo».  Ma non solo, bisognerebbe cambiare radicalmente e contemporaneamente le abitudini di tutti gli abitanti del pianeta. Di questo avviso il sito riscaldamentoglobale.it, che da anni promuove sul web informazioni scientifiche e consigli pratici per combattere una delle più pericolose minacce dell’ultimo secolo. La rivoluzione, insomma, per riuscire nell’intento deve partire dalla quotidianità di ciascuno degli abitanti della terra. Come? Seguendo una lista di 50 semplici consigli che, secondo ambientalisti ed ecologisti, possono davvero fare la differenza. Del resto la questione non può più essere sottovalutata: «C’è il 99% di probabilità – ha infatti precisato Gavin Schmidt, capo dei climatologi della Nasa nella stessa intervista - che il 2016 stabilirà un nuovo record annuale sul termometro, superando anche il 2014 e il 2015». 

Riscaldamento e 

raffreddamento della casa

E allora, come può fare nello specifico ognuno di noi per combattere il surriscaldamento del pianeta? I primi quattro suggerimenti riguardano una serie di abitudini estremamente nocive in termini di inquinamento, che però risultano ancora particolarmente diffuse nelle nazioni dove è maggiore lo sbalzo termico tra le stagioni. È infatti risaputo, ma per nulla attuato, il fatto che alzare il termostato di due gradi in estate e abbassarlo della stessa misura in inverno vuol dire risparmiare una tonnellata di CO2 all’anno ad abitazione. Insomma, non è di un’inezia che parliamo se questa corretta abitudine venisse adottata da tutti gli abitanti della terra o almeno da quelli che abitano in luoghi non perennemente miti. 

NON è SOLO UNA 

QUESTIONE DI GRADI

Del resto, non è necessario girare per casa a maniche corte in pieno inverno o con il golfino in estate, basta non sudare o non morire di freddo, soprattutto se a trarre vantaggio da questa sana abitudine potrebbe essere, alla lunga, il nostro pianeta. Tuttavia, non è solo una questione di gradi, perché pulire o sostituire i filtri della cappa della cucina o del condizionatore con regolarità consentirebbero di risparmiare fino a 160 chili di anidride carbonica in più. Per la casa o per l’ufficio è importante acquistare apparecchiature di classe A, perché un piccolo risparmio sullo scontrino potrebbe essere devastante dal punto di vista dei consumi. Istallare un termostato programmabile può massimizzare il risparmio energetico con notevoli riduzioni in termini di CO2. 

Apparecchiature 

elettroniche e sprechi

I comportamenti inquinanti sono talmente frequenti nella nostra quotidianità che spesso neppure ce ne rendiamo conto e così ci ritroviamo magari a spendere fior fior di quattrini per l’acquisto di un’auto elettrica per poi compiere, inconsapevolmente, una miriade di altri passi falsi. Per esempio, quanti telespettatori lasciano la tv in stand-by dopo aver visto un notiziario o un film? Ebbene, accendere il televisore per tre ore (il tempo che gli europei passano in media davanti al piccolo schermo) e lasciarlo con la spia accesa le restanti 21, vuol dire consumare il 40% di energia in più. Lo stesso vale per luci non spente in stanze in cui non c’è nessuno o per l’illuminazione delle attività commerciali quando sono chiuse (anche se in questo caso spesso lo si fa per ragioni di marketing). Uno degli sprechi di elettricità più frequenti, tuttavia, è quello che il cittadino medio compie non staccando il carica batterie dalla presa. Modem, cellulari, tablet e chi più ne ha ne metta: quando il nostro dispositivo è carico lo prendiamo, lasciando, ignari delle conseguenze, il trasformatore attaccato alla corrente. Un classico che, contando una dozzina di dispositivi ad abitazione, si traduce in 40 euro all’anno in più in bolletta (ogni carica batterie consuma tra uno e cinque watt solo per il fatto di essere attaccato alla presa).  

PILE RICARICABILI E CRISTALLI LIQUIDI

Altri consigli pratici suggeriti dal sito riscaldamentoglobale.it sono anche l’acquisto di pile ricaricabili, anziché le più commerciali usa e getta, e la sostituzione dei vecchi schermi a tubo catodico con quelli a cristalli liquidi (LCD), in quanto consumano fino a sei volte meno, costano ormai poco e offrono una qualità visiva nettamente superiore. Massima attenzione infine alle lampadine: quelle fluorescenti compatte usano il 60% di energia in meno rispetto ai classici bulbi a incandescenza. E per ogni punto luce a risparmio energetico che ne sostituisce uno tradizionale, nell'atmosfera vengono infatti immessi 136 kg di CO2 in meno ogni anno.

 

accortezze casalinghe

Anche arredare casa posizionando mobili ed elettrodomestici in maniera casuale, architetti ed esperti di design lo sanno bene, vuol dire immettere nell’atmosfera importanti quantità di anidride carbonica. Per esempio, lasciare il forno accanto al frigorifero o al freezer, come previsto in gran parte delle cucine standard, vuol dire sprecare molta più energia per l’utilizzo di entrambi gli apparecchi. Stesso discorso per i climatizzatori se posizionati nei pressi di finestre poco o per nulla isolanti. Massima attenzione inoltre alla manutenzione, perché sbrinare il freezer , oltre a migliorare la conservazione del cibo, produce un significativo risparmio energetico. Lo scaldabagno andrebbe bandito, ma chi proprio non può farne a meno potrebbe tagliare le emissioni di CO2 di 250 chili all’anno soltanto applicando un tessuto isolante attorno al boiler e impostando il termostato non oltre i 50° C. A fare la differenza, poi, sono soprattutto le abitudini: aprire le finestre solo per pochi minuti al mattino, anziché per intere giornate, vuol dire risparmiare una tonnellata di CO2 all’anno. Lo stesso vale per l’estate, sigillando la casa nelle ore calde, le risorse per rinfrescarla saranno più che dimezzate. La vera fonte di risparmio, oltre il 70% all’anno, sono i doppi vetri che, a fronte di un piccolo investimento iniziale, promettono grandissimi risparmi a lungo termine. 

LA TECNOLOGIA NON è SEMPRE MALE!

Non sempre la tecnologia va vista negativamente: gli esperti dicono infatti sì alla lavastoviglie, così come alla lavatrice, ma solo se utilizzate a carico pieno e fuori dalle ore di punta. «L'energia elettrica – spiega il sito riscaldamento globale.it -  è un bene che va prodotto nello stesso istante in cui viene consumato, quindi il prezzo sale nei momenti di maggiore richiesta. Servono più produttori per assorbire i momenti di picco, ma se la domanda fosse meglio distribuita nel tempo basterebbero meno centrali». Lo stesso sito si dice inoltre contrario all’uso dell’asciugatrice, stendino e aria aperta offrono infatti lo stesso risultato in pochissimo tempo di più, ma a costo ed emissioni zero, alla vasca (la doccia consente di utilizzare un quarto dell’acqua e l’equivalente di energia per riscaldarla) e alle casseruole senza coperchio (la pentola a pressione fa risparmiare il 70% di gas sulla preparazione di una pietanza). 

Spesa intelligente e rifiuti

Oltre 20 dei 50 consigli proposti da riscaldamento globale.it riguardano poi la questione rifiuti, quella su cui il cittadino medio compie più sprechi in assoluto. Fortunatamente ormai quasi tutti i comuni italiani si sono convertiti al porta a porta, ma, per ogni nucleo familiare che elude le regole o semplicemente non ricicla, continua ad essere immessa nell’atmosfera una tonnellata di anidride carbonica in più all’anno. Il valore aggiunto, secondo gli ambientalisti, sta inoltre nel comprare in maniera intelligente, per esempio prediligendo bottiglie da due litri anziché da mezzo (il risparmio riguarderà sia il rifiuto finale che i costi di produzione di ogni contenitore) o involucri realizzati con carta riciclata (richiedono dal 70% al 90% di energia in meno per essere prodotti ed in più preservano le foreste). Altre accortezze sono quelle di scegliere prodotti con imballaggi essenziali, riusare le buste della spesa, portare a lavoro il pranzo a sacco in contenitori lavabili o acquistare prodotti biologici, a chilometri zero e non surgelati. Nel mondo globalizzato, infatti, l’acquirente si reca al supermercato e compra ciò di cui ha voglia, indifferentemente dal luogo di produzione o dalla freschezza. Pochi sanno, invece, che gli ingredienti di un pasto venduto in Europa viaggiano mediamente per oltre 1.200 km prima di arrivare a tavola. Acquistare frutta, verdura, carne e pesce prodotti nelle vicinanze della città in cui si sta facendo la spesa aiuterà invece a risparmiare sul carburante e faranno girare l'economia della comunità di residenza. I surgelati? Solo produrli costa dieci volte di più in termini di energia rispetto all’equivalente fresco. Sì invece al biologico, perché le coltivazioni industriali sono le prime responsabili delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera del nostro pianeta. E se oltre ad evitare comportamenti scorretti riuscissimo a fare anche qualcosa di concreto? Piantare un albero, per esempio, basti pensare che un solo esemplare assorbe mediamente una tonnellata di diossido di carbonio nel suo ciclo vitale, che potrà essere addirittura raddoppiata se l’ombra della sua fluente chioma servirà a ridurre le spese per l’aria condizionata di un vicino ufficio o palazzo.  

Spostarsi in auto? Sì, MA...

Evitando un tragitto di dieci km al dì in auto, per cinque giorni a settimana, si eliminano fino a otto tonnellate di anidride carbonica all'anno. Usare i trasporti pubblici o la bici per andare al lavoro è inoltre anche estremamente salutare. Se proprio non si può far a meno dell’auto, condividere il tragitto con un’altra persona, anche per soli due giorni, vuol dire ridurre le emissioni di anidride carbonica di circa 700 chili all'anno, che si raddoppiano se i passeggeri diventano tre o quattro. La tecnica, nota da tempo anche all’estero, è stata denominata car pooling e viene utilizzata tanto dagli ecologisti quanto da chi non ha molto denaro da sprecare. I tipi solitari, che proprio non riescono a condividere il proprio mezzo di trasporto con colleghi o sconosciuti, possono invece raggiungere lo stesso obiettivo con qualche semplice accortezza. Si possono rimuovere rastrelliere e portapacchi sul tettuccio dopo l’utilizzo (riduzione del carburante del 10%), mantenere in efficienza l’automobile con un regolare cambio dell’olio e la frequente sostituzione del filtro, guidare senza sbalzi e brusche frenate e mantenere la pressione degli penumatici al livello ottimale (una gomma gonfia al punto giusto può abbattere i consumi di oltre il 3%). 

scegliere consapevolmente

Il consiglio più importante? Secondo riscaldamentoglobale.it è quello di votare in maniera consapevole, esprimendo la propria preferenza a favore solo delle organizzazioni politiche che hanno sul serio a cuore le tematiche ambientali e che in passato hanno dimostrato di agire nell’interesse dell’ecosistema.


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