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Miriam Leone: A me gli occhi

Quando Miriam Leone ti guarda dritto negli occhi sembra che il mondo scompaia lentamente, fino a diventare un puntino nello sfondo. Carismatica, determinata e talentuosa, sta per stupirci con nuove sfide professionali

Ven 28 Ott 2016 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Ha conquistato l’attenzione degli italiani sulla passerella di Miss Italia e oggi, a sei anni di distanza dalla vittoria, Miriam Leone continua a stupire, non solo con ruoli prestigiosi a cavallo tra piccolo e grande schermo, ma anche per la straordinaria generosità con cui sa donarsi al pubblico, compresi i piccoli giurati del Giffoni Film Festival. Chi mente per professione a volte riesce a disfarsi molto difficilmente delle maschere che indossa quotidianamente sul set. Lei no: si mette a nudo con candore e semplicità, con quegli occhioni da cerbiatta che sanno ammaliare e commuovere. Non c’è traccia dell’altezzosità tipica delle giovani promesse, che si sentono già arrivate nell’Olimpo delle star: ecco perché continua ad essere premiata per i rischi professionali, affrontati con umiltà e grazia.

Com’è nata la passione per la recitazione?
«Da piccola allestivo spettacoli a casa mia, mi truccavo, preparavo i costumi, cantavo canzoni lunghissime che portavano allo sfinimento mio padre. Poi per vigliaccheria ho messo da parte quel sogno che mi faceva paura, ma una vocina dentro di me mi diceva che stavo sprecando la vita. Quando ho abbracciato la mia vocazione ho iniziato ad essere davvero felice».

Cosa le viene in mente ripensando agli inizi della sua carriera?
«La gavetta per me è iniziata con la tv: tutte le mattina la sveglia era alle 4 e mezzo, con orari da militare, e ho imparato tanto, perché mi ha permesso di approfondire un personaggio e seguirlo nella sua evoluzione. Il piccolo schermo mi ha regalato due ruoli di maggior impatto per la mia carriera, Veronica Castello e Valeria Ferro (rispettivamente in “1992” e “Non uccidere” - ndr.). Ognuna di queste donne ha dentro di sé un grande conflitto e non vedo l’ora di ritrovarle sul set».

Cosa ne pensa del ruolo della donna nell’audiovisivo?
«Qualcosa sta cambiando e sullo schermo si fa sempre più strada il cosiddetto girl power, ma le donne non devono abbassare la guardia sull’uguaglianza. Quello che mi turba è la discriminazione senza genere, ossia quella verso l’essere umano. Noi donne siamo meno capaci degli uomini di fare squadra e dovremmo implementare questa capacità».

Da dove arriva la sua determinazione?
«Ho origini siciliane e sono cresciuta in una cultura antica, fondata sui valori. Mia nonna mi ha insegnato a pranzare tutti insieme a tavola ogni giorno, è stata una donna che ha portato il lutto dal 1946 al 1997, quando se n’è andata. Quindi una parte di me sente una propulsione in avanti, verso il futuro e la libertà d’indossare una maglia bianca anche con il dolore dentro, mentre l’altra è ancorata alle radici».

Si è mai pentita di una decisione lavorativa?
«Non ho rimpianti, neppure quando non mi prendono per un ruolo, anzi tendo a dire: “Era giusto così”. Tanto che la mia agente ride quando reagisco in questa maniera. Ma ci sono parti che ti entrano sotto la pelle, come Valeria Ferro. Dopo aver letto il copione non dormivo la notte, me l’immaginavo parlare e camminare, sapevo cosa pensava. Mi sono presentata al provino con un trucco semplice, eppure il regista mi ha fatto struccare: lì ho capito che quella nudità mi avrebbe dato la forza per entrare ancora di più nella parte».

La bellezza a volte è un ostacolo?
«Dopo la femme fatale e la bonona di “1992” cercavo qualcosa che fosse la scarnificazione dell’esteriorità così da lasciar brillare quello che c’è dentro. Io stessa ho deciso di non affidarmi a giudizi esterni, ho smesso di voler dimostrare qualcosa e ho deciso di essere e basta. Ho imparato ad avere pazienza…».

Cosa le hanno insegnato “Le Iene”?
«Un artista deve sempre fare qualcosa che lo porti fuori dalla sua zona di comfort, quindi esperienze del genere aiutano a scardinare i pregiudizi rispetto al lavoro dell’attore. E poi la conduzione ti toglie un po’ di puzza sotto il naso, perché quando sbagli lo vedono tutti. A parte questo, credo che il mio lavoro resti la recitazione».

La rifarebbe?
«Ho accettato perché comportava un grande rischio per me, il pericolo è il mio mestiere. (Ride - ndr). Non voglio ruoli comodi e questa conduzione mi faceva davvero paura, ma dovevo accettarla per crescere e lo rifarei. L’unico motivo per cui ho detto addio al programma è stato per via delle riprese di “1993”».

Cosa ricorda di quegli anni?
«Ricordo la strage in cui ha perso la vita da eroe Paolo Borsellino e mi si rompe la voce ogni volta che ci penso. È stata la prima volta che ho visto i miei genitori piangere, a tavola. In quei giorni ci sentivamo tutti fragili, ma quel dolore si è trasformato in forza».

Com’è andata sul set di Pif nel film “In guerra per amore”?
«È la prima volta per me su un set in cui il regista è anche attore. Da un lato c’è il fatto che ti dà indicazioni e battute durante i ciak, ti fa da spalla, ma subito dopo la ripresa si deve fermare per ricontrollare il girato e questo richiedere di mantenere l’emozione più a lungo».

Cosa ne pensa di Pif?

«Per me è un poeta, riesce a fare denuncia con intelligenza, raccontando nel film lo sbarco in Sicilia. In principio ero felicissima, pensavo che finalmente avrei passato un bel po’ di tempo in famiglia, che avrei girato le scene nella mia isola, invece lei sta a New York mentre lui torna in Italia, quindi le mie scene le abbiamo girate a Roma, negli studi di Cinecittà».

E cosa ricorda di “Fai bei sogni”?
«Prima del provino a Torino mi hanno chiesto di girare di notte per Bellocchio mentre di giorno sarei stata sul set di “Non uccidere”. Per me il regista è un maestro, con cui ha rimasticato la sceneggiatura e preparato la parte, quindi per me è stato un vero onore. Amo questo lavoro e lo faccio con molta umiltà, perché mi sento appena arrivata e ho ancora tanto da studiare».

 



HOFFMAN, LE IENE E “1993”

M iriam Leone, classe ’85, è stata eletta Miss Italia nel 2008, da allora la splendida catanese si è fatta strada nel mondo dello spettacolo esordendo come conduttrice di “Uno mattina estate” per continuare con “Mattina in famiglia”. Esordisce al cinema con “Genitori & figli – Agitare bene prima dell’uso” e in tv con “Il ritmo della vita”. Successivamente interpreta la fiction “Distretto di polizia” e partecipa alla pellicola “I soliti idioti – Il film” per poi affiancare Terence Hill in “Un passo dal cielo”. Dopo “Fratelli unici” con Luca Argentero e Raoul Bova e “La scuola più bella del mondo” con Christian De Sica, approda alla serie “1992” con Stefano Accorsi e successivamente al dramma in costume “La dama velata”. Nel 2015 diventa protagonista assoluta del giallo “Non uccidere”, in cui interpreta un ispettore di polizia, Valeria Ferro. Ha partecipato al 69° Festival del cinema di Cannes con “Fai bei sogni” di Marco Bellocchio e il 27 ottobre arriva in sala con “In guerra per amore”, il nuovo film di Pif, che ha raccontato ai ragazzi del Giffoni Film Festival. Dopo la conduzione de “Le Iene” ha preso parte al kolossal in costume “I Medici” con Dustin Hoffman e sta per tornare sul set di “1993”, seguito della fortunata serie Sky.


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