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Adam Rodriguez: Ridatemi quel distintivo!

Il pubblico lo ha amato come detective di “CSI: Miami” e ora sta tornando in tv come profiler di “Criminal Minds

Ven 28 Ott 2016 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Se “la sindrome del nuovo arrivato” non esistesse bisognerebbe inventarla. L’abbiamo provata tutti, almeno una volta nella vita, quando siamo entrati per la prima volta nella compagnia del fidanzato o abbiamo iniziato un corso all’università a semestre iniziato o ancora quando siamo stati assunti per ultimi in un posto di lavoro con un gruppo affiatato pre-esistente. Ecco, all’attore Adam Rodriguez è successo di recente, quando gli hanno offerto un ruolo di primo piano in una delle serie più seguite di ABC Studios, “Criminal Minds” (nella stagione 12, ancora inedita in Italia). All’epoca di quest’incontro al Festival della TV di Monte-Carlo la notizia non era neppure all’orizzonte, ma la vita sa sempre sorprenderti: dopo la lunga militanza in “CSI: Miami” (in onda in replica su FoxCrime) di certo non s’aspettava d’indossare un altro distintivo, però evidentemente il ruolo di difensore della giustizia e salvatore dei deboli è nel suo DNA. Prima d’incontrarlo uno s’immagina una stretta di mano vigorosa, uno sguardo misterioso celato dietro gli occhiali da sole a specchio e un atteggiamento da vero duro. Niente di tutto questo: riservato fino a sfiorare la timidezza e gentile ben oltre la buona educazione, quest’artista merita davvero l’affetto planetario che il pubblico continua a riservargli.

Per lavoro ogni giorno assiste a crimini efferati e vede il lato più oscuro dell’umanità. Quanto è difficile lasciarsi tutto questo alle spalle quando si varca la soglia di casa?

«Io uso un piccolo trucco, che finora mi ha sempre aiutato: continuo a ripetermi che tutti gli orrori che vedo al lavoro sono finti, così creo una distanza emotiva che mi protegge. Ho visto che funziona anche con i colleghi, a volte sdrammatizziamo con una risata per lasciarci scivolare addosso la tensione».

Non si è mai preso uno spavento sul set?
«Forse mi è successo una volta, sul set di “CSI: Miami”, quando hanno truccato un manichino come se fosse stato un corpo bruciato in un incendio. Ecco, allora sì mi è quasi preso un colpo».

Ha vissuto per anni a contatto con il personaggio che le ha regalato la maggiore popolarità, Eric Delko. Qualcosa di lei è stato inserito nella caratterizzazione del detective?
«Mi rendo conto che a volte il pubblico possa fare confusione tra attore e personaggio, ma in questo caso siamo davvero molto simili e in almeno due aspetti. Primo: entrambi ci buttiamo a capofitto nelle situazioni, siamo stati cresciuti con determinati valori che mettono in cima alle priorità gli affetti, da difendere e proteggere a tutti i costi. Secondo: abbiamo una grande etica professionale e siamo stati benedetti dalla possibilità di fare un lavoro che amiamo».

In cosa, invece, non vi somigliate affatto?
«Lui è più serio di quanto non sia io, è un uomo “di polso”, di quelli che hanno un certo ascendente sugli altri, persino autorità, a differenza mia».

Quanto è stato importante per la comunità latina avere un rappresentante in una delle serie di maggior successo della storia della tv?

«Cruciale, direi. Le minoranze non hanno sempre molto spazio in tv ed è importante invece che i bambini crescano e si sentano adeguatamente rappresentanti, che si rispecchino nelle storie che guardano».

Con quale criterio seleziona i copioni?
«So che questo è un lavoro precario e a volte ti devi un po’ accontentare di quello che capita, ma potendo scegliere guardo sempre all’idea che quella storia vuole raccontare, al significato che può trasmettere, mi chiedo se lascerà qualcosa in chi la guarda o si limita solo a intrattenere il pubblico. Se poi ad un certo punto un progetto non offre più spunti o stimoli allora preferisco lasciarlo, piuttosto che adagiarmi nella mia zona di conforto per portare a casa lo stipendio».

Dopo ‘CSI: Miami’ quale genere avrebbe voluto scegliere, per cambiare aria?

«Avrei detto che mi sarei orientato verso un dramma politico, perché mi piace coniugare intrattenimento e coscienza civica».

Lei è un attore impegnato nel sociale e nella politica, come si sente quando invece viene scambiato per un latin lover come Delko?
«Provo un po’ di disagio, lo ammetto, specie quando qualcuno mi urla dietro per strada. Quello non sono io, è il mio personaggio, il mio lavoro. Io ho un grandissimo rispetto per le donne e il genere sciupa femmine non potrebbe essere più distante dal modo in cui sono stato cresciuto. Tuttora il mio punto di riferimento maggiore resta mia madre».   
 



Volevo giocare a baseball

Adam Michael Rodriguez, classe ’75, è un attore statunitense di origini portoricane, cubane e… napoletane. Ha sempre sognato una carriera professionista nel baseball, ma un incidente da ragazzo lo ha fatto ripiegare sulla recitazione dopo il college. A 20 anni inizia i primi ruoli in tv, da “NYPD Blue” a “Brooklyn South”, finché Jennifer Lopez non lo sceglie per il video “If you had my love”. La vera svolta della carriera arriva con la serie “CSI: Miami”, dopo il teen fenomeno “Roswell”, come ha raccontato al Festival della TV di Monte-Carlo. Con il distintivo di Eric Delko conquista milioni di spettatore nel mondo, continuando ad accrescere la sua fama nel piccolo schermo con “Ugly Betty”. Dopo vari ruoli al cinema, viene scelto dal regista Steven Soderbergh per “Magic Mike” e “Magic Mike XXL” accanto a Channing Tatu, le pellicole ambientato nel mondo degli spogliarellisti. Un’altra svolta arriva quest’anno, quando viene scelto per la dodicesima stagione di “Criminal Minds”, uno dei gioiellini seriali targati ABC Studios, ancora inedita in Italia e appena iniziata negli USA.


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