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Utero in affitto: il mercato dei bimbi

Ormai chiunque può comprarsi un figlio tutto ‘suo’. Donne schiave e bebè senza alcun diritto. Dicono che è amore, solidarietà e progresso

Ven 28 Ott 2016 | di Francesco Buda | Attualità
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Scelgo una donna, volendo anche in base agli aspetti estetici e fisici, all'estrazione sociale, al colore della pelle, all'etnia e alla religione, al titolo di studio e così via.
Se serve, prendo un ovulo di un'altra donna, il seme di un altro uomo – o anche entrambi – e ordino il 'mio' bambino. Aspetto. Dopo 9 mesi, una volta nato, il bebè così 'prodotto' mi viene ceduto. Lui, il piccolo, non vedrà mai più la donna che lo ha portato in grembo. E quella, la donna-incubatrice, rinuncia a qualunque diritto e legame rispetto al bebè. È la pratica dell'utero in affitto.
C'è chi la chiama “maternità surrogata”, “gestazione assistita” o “GDO – gestazione d'appoggio”. Scienza mentale, ma irrazionale. Parole tracciate col bisturi, ma malate. Un commercio efficiente, ma devastante.
Potremmo usare parecchi e articolati ragionamenti. Tante le informazioni giuridiche,  antropologiche, scientifiche, sociali, psicologiche e i numeri da sfoderare.
Questa volta, però, a chi scrive non sembra il caso di entrare in tanti meandri, come facciamo con le solite inchieste che vi proponiamo sulla rivista Acqua&Sapone. Non appare necessario spaccare in quattro il capello, inerpicandoci tra mille sfaccettature, dati e voci intorno alla sacralità del bambino e del diventare genitori. Per andare al sodo, talvolta, tante informazioni non servono. Anzi, possono solleticare troppo la mente, senza toccare la coscienza.
Le risposte ce le abbiamo dentro. Una domanda, prima di tutto e soprattutto: ma tu cederesti ad altri tuo figlio? E poi: ti piacerebbe essere una persona generata e smerciata in questo modo? Sono questi il progresso, l'eguaglianza, la civilizzazione?

UN SOLO GENITORE, MA ANCHE 7
Una procedura in cui un cucciolo umano può ritrovarsi come genitore una sola persona, il single che comunque vuole un bimbo tutto suo, ma anche fino a sei persone – a vario titolo – coinvolte nella sua procreazione: 2 che pagano per affittare l'utero, i fornitori di gameti  sperma e ovulo (anche tre, perché la cellula uovo potrebbe essere di una donna che fornisce il mitocondrio - porzione presa dal citoplasma intorno all’ovocita e necessario a far sviluppare l’embrione - e di un’altra che fornisce il nucleo), la madre che dà in affitto il proprio utero e suo marito (o magari moglie se è lesbica). Un caso ancora non comune, quello delle 7 figure genitoriali. Ma non meno estremo del format standard, che è alla base di questa novità mai prima neanche immaginata da mente umana in tutta la storia. Fondamentalmente, si tratta di un business.
Il marketing delle ditte che offrono questi cosiddetti servizi parla di gesto altruistico, di solidarietà verso chi non può avere figli. Mentre qualche testa liberale con mentalità 'aperta' dice che se non ci sono di mezzo i soldi allora si può fare, perché ha un valore di generosità nei confronti di coppie sfortunate. Ma della dignità, dei diritti e del rispetto dei bambini così prodotti nessuna traccia in certi discorsi. Tutto ciò, però, non è il noioso o ardito tema di dibattiti astratti.
È una realtà in piena espansione al livello mondiale. Anche da noi, dove va di pari passo con la crescente infertilità.

IL SUPERMARKET DEI BEBÈ C'È GIÀ
Sebbene la legge italiana vieti con pene fino a 600mila euro persino la pubblicità di questo mercimonio, a luglio scorso il Corriere della Sera ha denunciato l'esistenza di campagne promozionali per la vendita di bambini da parte di imprenditori dell'utero in affitto a Roma. Con tanto di video, il celebre quotidiano ha  documentato incontri segreti nei quali viene proposta il noleggio di donne da gravidanza, tra migliaia selezionabili su apposito catalogo. «Voglio che non lasci spazio all'emotività, ma abbia approccio orientato al business, che pensi unicamente a un business», dice riguardo alla donna-incubatrice il mercante della riproduzione, ripreso dalla finta coppia di giornalisti infiltrati nella riunione organizzata da una società americana del settore con aspiranti “genitori” compra-bambini.
Il 12 ottobre il Consiglio d'Europa con soli 5 voti di scarto – 83 “sì” contro 77 “no” e 2 astenuti – ha bocciato il rapporto dell'eurodeputata, ginecologa belga Petra De Sutter. Il documento apriva la via alla legalizzazione della maternità surrogata nel vecchio continente, in nome della regolamentazione del fenomeno.  Ma pare sia solo un rinvio. Il tentativo rimane in piedi. E in Italia, un pezzo alla volta, nei tribunali tutto ciò è stato sdoganato con varie sentenze. Basta che contratto di affitto e cessione del bebè, manipolazione, gestazione, parto e consegna avvengano all'estero, in un Paese che lo consenta.

TURISMO PROCREATIVO
In India, Russia ed Ucraina (quest'ultima è la meta preferita dagli italiani, per i costi ridotti: con 'soli' 30mila euro ti danno il pacchetto completo), dov'è consentita anche a scopo commerciale. In Ucraina c'è anche il Prof che offre pacchetto "madre surrogata + donatrice di ovuli” a 14.750 euro. Se ci metti altri 999 euro ti danno pure lo sperma di un anonimo. Con altri 2.300 euro, la generosa clinica ti fa conoscere la donna che ha fornito gli ovuli. Questa roba è legale, ma solo in cambio di “rimborso spese” per la donna–incubatrice, negli Stati Uniti d'America, Grecia, Irlanda, Olanda, Gran Bretagna, Canada. Un “rimborso” per la donna che si mette a noleggio per portare avanti la gravidanza. I “rimborsi” negli Usa si aggirano sui 20-25.000 dollari, in India non superano i 5.000 dollari. Di solito si tratta di ragazze e giovani donne in difficoltà economiche. Di fatto, ad esempio negli Usa, vi sono rampanti aziende che reclutano ed offrono migliaia di donne di tutte le età e di tutti i tipi, disposte a portare avanti gravidanze per poi vendere i bambini chiavi in mano, comprese le pratiche burocratiche. I mercanti di bimbi americani sono in guerra commerciale con i cinesi, che nell'America occidentale stanno monopolizzando il business. Diversi altri Stati non hanno regole specifiche in materia e tollerano l'attività.

COSA SUCCEDE A DONNE E BIMBI
Qualche giorno prima che il Consiglio d'Europa rigettasse il rapporto De Sutter, considerato un cavallo di Troia per introdurre a tappeto questo mercato dei neonati e dei corpi femminili, al Senato italiano veniva presentato lo shoccante documentario sull'utero in affitto, lanciato dalla Onlus ProVita, insieme ad altre iniziative trasversali di diversi parlamentari di tutti i colori politici. Il video si chiama “Breeders – Donne di seconda categoria?” ed offre le testimonianze di donne americane che hanno dato in affitto il proprio apparato riproduttivo, ma anche di chi è stato messo al mondo con queste procedure: madri con il cuore a pezzi per non poter più vedere i bimbi che hanno portato in grembo e figli deprivati della relazione con la mamma, senza nemmeno sapere il nome della donna li ha generati.
A dare la sveglia al nostro Parlamento, qualche mese prima, è stata Elisa Anna Gomez, che nel 2016, a corto di soldi e con due figli da sfamare, si è prestata a questa pratica per rimediare un po' di soldi, negli Usa. «Mi sono offerta come madre surrogata in un forum on line – ha testimoniato in una conferenza al Senato –. Non avevo nessun avvocato né consulenti a rappresentarmi, non potevo permettermeli. Ho incontrato diverse coppie e ho scelto una coppia gay: mi diede 8.000 dollari per dare vita a mia figlia con lo sperma di uno di loro due e poi darla a loro, a patto che io sarei stata sempre considerata la mamma della mia bambina e parte della sua vita. Questo diceva il contratto. Quando è nata mi sono sentita subito legata a lei. Stanca ed esausta gliela diedi. Mi sentivo come se la bimba fosse morta. La coppia ha improvvisamente interrotto le comunicazioni e se n'è andata in un altro Stato». La signora Gomez ha avviato una dura e pazzesca battaglia legale per poter almeno vedere la figlia. Le hanno inzialmente consentito di incontrarla 4 ore al mese. Ma poco dopo le hanno impedito di vederla e un giudice - che ha stabilito che lei è solo una “donatrice di materiale genetico” - le ha imposto di pagare circa 600 dollari al mese per il mantenimento della bimba.

LE VITTIME PIÙ INDIFESE: I BIMBI
Marie-Josèphe Bonnet, storica militante femminista, lesbica e fondatrice del Fronte omosessuale d’azione rivoluzionaria (Fhar), sulla rivista Tempi ha 'urlato' che l'utero in affitto è «lo schiavismo moderno. È un mercato, è l’apertura al commercio internazionale di bambini e alla negazione del ruolo della madre, alla riduzione del corpo della donna a mero strumento, atto a soddisfare i desideri di coppie agiate. Il messaggio vergognoso che viene fatto passare è che tutto si compra e tutto si vende, compreso il potere procreatore della donna. È uno scandalo che deve essere fermato».
 Queste moderne schiave se non altro possono parlare. E la cosa rimane comunque aberrante. Ma i bambini non possono fare nulla e se piangono nessuno li sente. Sono le vittime assolute e più indifese di questi traffici. Il paradossale contraltare della 'conquista' di poter sopprimere i bambini prima che nascano col sostegno dello Stato, l'aborto, è ora il poterseli produrre su ordinazione, in un libero mercato senza che i bambini abbiano più alcun diritto e rispetto.
Ma che fecondità è questa? Che società? Che amore? Che genitorialità?

 



BAU BAU BABY
Il primo testo del disegno di legge della senatrice Monica Cirinnà sulle unioni civili, apriva un varco a tutto ciò attraverso la stepchild adoption, ossia l'adozione del figlio del partner (quindi anche i figli prodotti mediante utero in affitto all'estero). “È vietato separare i cuccioli di cani e gatti dalla madre prima dei 60 giorni di vita, se non per gravi motivazioni certificate da un medico veterinario”. 
Lo stabilisce l'articolo 8 comma 6 del Regolamento per la tutela degli animali del Comune di Roma, che si occupa anche di ragni, uccelli, artropodi, insetti, pesci, rettili
 e tartarughe, in vigore dal 2005. Firmato: Monica Cirinnà, allora delegata del Sindaco Veltroni. Quello che vale per i cani, non vale per i bambini.      
 



Inghilterra: la fecondazione si vince alla lotteria
La Gran Bretagna, dal 1990, ha legalizzato la fecondazione artificale eterologa, cioè che usa lo sperma o l'ovulo di una persona diversa dal partner. La normativa britannica si è spinta fino a consentire che le ‘donazioni’ di sperma e ovuli, di fatto, possano essere retribuite e che i trattamenti di fecondazione artificiale possano essere vinti attraverso le lotterie. Nel 2012 il Regno Unito ha aumentato il compenso alla donne che forniscono ovuli, da 250 a 750 sterline. Un aumento che – secondo il quotidiano inglese “Daily Mail” - ha fatto impennare il numero delle ‘donatrici’ nel clima generale di crisi economica.
 



15 bambini con l’utero ‘a noleggio’
La 50enne inglese Carole Horlock, ha il record dell'utero in affitto: dal 1995 all'anno scorso ha portato in grembo 15 bambini. Di questi, 13 per altre persone come madre surrogata. I medici le hanno detto di fermarsi, per non rischiare la vita. È perciò andata in una clinica in Grecia dove si è fatta impiantare due embrioni, il numero 16 e il numero 17.


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