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Utero in affitto? No, grazie!

Dove finisce il diritto di fare del proprio corpo ciò che si vuole? Intanto all’estero alcune agenzie affittano uteri, offrono ovuli e spermatozoi

Ven 28 Ott 2016 | di Angela Iantosca | Attualità

Vorrei un figlio. Sì. Vorrei un figlio per amore e con amore. Vorrei crescere un figlio dentro di me. Sentire i suoi battiti, sentirlo muovere. Sentire la mano del mio compagno sulla mia pancia che cresce, si tende, si espande e respira con chi ha deciso di abitarvi. Vorrei avere le nausee, sentirmi invincibile, amata e follemente innamorata. Vorrei non dormire per non perdere un secondo di quei mesi. Vorrei camminare con la mano dietro la schiena, per sorreggermi un po', sentire il mio baricentro che cambia, le gambe gonfie, vedere il mio viso che muta ogni giorno, sentire il ticchettio dell'orologio e pensare che quei secondi mi stanno avvicinando al parto. Vorrei morire di paura al pensiero di quel giorno, provare a tranquillizzarmi con qualche corso pre parto, avendo accanto la persona che amo e che mi ama. Vorrei essere inquieta e pensare che non riesco più a contenerti, che voglio ritrovare il mio corpo, che vorrei vederti per sapere che stai bene e poi rimetterti lì dentro, protetto e al sicuro. Vorrei preparare la borsa e attendere di capire che è arrivato il momento. Vorrei capire in quei mesi che non avevo capito niente, che il senso della vita è lì, in quella pancia, in quel cordone da tagliare che fluttua come te nel liquido amniotico, in quel dolore misto all'amore, in quella paura che è felicità, in quella creatura pura, incontaminata e libera che io, proprio io, solo io sto mettendo al mondo. Vorrei che fossi io la prima persona che vedi su questa Terra, vorrei che vedessi l'amore di chi ti ha concepito. Vorrei ricordare per sempre quel dolore di cui ci si dimentica subito e che rende unico il legame tra madre e figlio. Vorrei… Ho sempre creduto fosse semplice avere un figlio. Incontri una persona, ti innamori, metti su prole, la cresci, la proteggi e la lasci andare. Poi le cose della vita ti fanno capire che la realtà può essere differente, che avere un figlio (e prima di tutto avere un compagno con un comune progetto) non è così semplice. Allora ti interroghi. Ti guardi intorno. Quante storie di coppie senza figli. Quante storie di gente che ha la forza di adottare, mostrando di amare al di là di quel legame fisico che si crea con la gravidanza. Quante storie di gente che non accetta di non avere un figlio e che ricorre all'eterologa, alle tempeste ormonali e agli interventi chirurgici. Lo ammetto: non ci riuscirei. Non so se avrei la forza di affrontare tutto questo. Ho sempre pensato che avere un figlio sia un dono naturale, da non forzare. Certo non è semplice rinunciarvi, ma perché allora non adottare, se il nostro corpo non è in grado di “produrre” un figlio? Perché di questo stiamo parlando. Sottoporsi a interventi chirurgici, ma soprattutto affittare un utero (l'ultima frontiera) a mio avviso trasforma un atto d'amore in un atto di produzione meccanica. Prendi un ovulo, prendi gli spermatozoi della coppia e li impianti in un utero in grado di accogliere questo incontro, che sia il tuo o quello di un'altra poco cambia. Dopo 9 mesi ecco qua pronto il figlio da portare a casa, senza smagliature, cellulite, dolori, doglie, cuciture, strappi e sangue. Qualcuno mi dirà: “Lo voglio disperatamente e sono disposta a tutto pur di averlo”. Lo voglio. Disperatamente. Di tutto. Parole che non hanno niente a che vedere con un atto di dono al mondo. Non è forse accanimento terapeutico questo? Non diventa una sfida, una battaglia, una guerra violenta anche con il proprio corpo il volere a tutti i costi un bambino? È così che si “deve” avere un figlio?
 
COME SI AFFITTA L'UTERO
Ma come si fa ad affittare un utero? Ho provato a cercare su internet e ho trovato un'agenzia leader nel settore. Basta andare sul sito per cominciare ad avere una idea. La clinica affitta uteri, ma garantisce anche ottimi risultati per quanto riguarda la fecondazione assistita, offrendo ogni genere di confort. Si legge: “Il nostro programma mente/corpo è a vostra disposizione e in combinazione con la nostra assistenza medica e il programma mira ad alleviare lo stress che comporta un trattamento IVF (fecondazione in vitro – ndr)”. Il centro si occupa anche di procreazione assistita e “combatte” l'infertilità, perché “non esiste l'infertilità assoluta”. Il database dei donatori è ampio, le cellule del donatore freschi, il risultato garantito. Per quanto riguarda i pacchetti, propongono quello “Successo Assicurato”, costa 9.900 euro e prevede un numero illimitato di tentativi e il rimborso dei soldi dopo 5 tentativi falliti. La coppia sceglie la donatrice, che ha una età tra i 18 e i 25 anni, è in perfetta salute fisica e psichica, nessuna malattia genetica. La coppia va nel Paese in cui si trova la clinica un paio di volte e il gioco è fatto. La prima visita di 2 o 3 giorni prevede anche l'alloggio e il vitto. Nel caso non si possa poi procedere alla fecondazione assistita e sia necessario affittare un utero, ci sono molte offerte. La maternità surrogata prevede tre pacchetti: economy, a 29.900 euro, standard che costa 39.900 euro, vip surrogacy a 49.900 euro. I contratti prevedono l'analisi di ogni dettaglio e prevedono anche l'eventuale parto gemellare (il prezzo cambia se ne nascono due)… Attenzione: se ci ripensate e avete solo firmato il contratto, pagherete 1.000 euro di penale. Nel caso il processo sia stato attivato e siate arrivati alle fasi preparatorie della mamma surrogata e della donatrice, al cliente sarà trattenuto il 50% del primo versamento. Se il programma è nella fase di sincronizazzione dei cicli della madre surrogata con la donatrice, al cliente verrà trattenuto il 35% del primo versamento. Cifre che ci fanno comprendere a chi si rivolge l'offerta e chi vuole coinvolgere il mercato, nonostante si legga che i prezzi sono abbordabili anche per il ceto medio (ma ho dubbi in merito). Non c'è giudizio nelle mie parole e nessuna volontà di puntare il dito contro. Non c'è un atteggiamento retrogrado e bigotto. Penso alla donna che offre l'utero e leggo che non soffrono, sono serene, non hanno problemi psicologici e considerano questo atto come un lavoro che rende felici persone infelici. Penso alla maternità che ho sempre considerato come l'atto più pieno di sentimenti della nostra vita e lontano da logiche economiche e penso al corpo della donna ancora una volta trasformato in un oggetto, un contenitore. Affermare la propria femminilità significa essere liberi di gestire a proprio piacimento il proprio corpo? Ma non ci sono aspetti imperscrutabili dell'esistenza umana, come appunto il concepimento, che meriterebbero più rispetto?
 



Difficoltà a diventare genitori
Secondo i dati forniti dal Ministero della Salute, nel 2015, una coppia italiana su 5 ha difficoltà ad avere figli naturalmente, circa il doppio di 20 anni fa. Nell'ultimo mezzo secolo il numero degli spermatozoi nel maschio italico si è dimezzato. E si è dimezzato - come si rileva dai dati Istat - anche il tasso di natalità negli ultimi 40 anni: nel 2014 sono nati 8,5 bimbi ogni mille abitanti, nel 1974 questo valore era 16,08. Nel 1862, il tasso di natalità era di 37,5 nuovi bebè ogni mille abitanti. Oggi è quasi quattro volte e mezzo più basso, ma siamo oltre 60 milioni (per approfondimenti da leggere l'articolo di Francesco Buda pubblicato ad agosto 2015 http://www.ioacquaesapone.it/articolo.php?id=1962.


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