acquaesapone Bambini
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Come svezzarlo? Te lo dice lui

I piccoli sanno nutrirsi da sé, se i genitori mangiano bene. Le mamme hanno un ottimo istinto. Basta paure, è tutto molto più naturale di quel che ci dicono

Ven 28 Ott 2016 | di Patrizia Santo | Bambini
Foto di 2

Barattoletti, costose polveri e alimenti “speciali per l'infanzia”, la corsa alla pappetta il prima possibile, il peso e le dosi, i diktat dell'esperto di turno, rigorose tabelle... Ma basta! I nostri cuccioli vengono su bene, anzi meglio, se mangiano quello che mangiamo pure noi. Sanno svezzarsi da soli. A patto, ovviamente, che noi sappiamo mangiare in modo sano. “Lasciate fare, non imponete: il vostro bambino sceglierà bene, basta che lo lasciate scegliere. Ha già introiettato i gusti della cucina locale, assaggiati attraverso il liquido amniotico durante la gravidanza e attraverso il latte materno; il bambino ha già, nella sua testina, un interruttore per l'appetito, che non solo regola la quantità delle calorie necessarie, il momento di assumerle e la loro quantità globale, ma anche la scelta dei singoli nutrienti. Importante è non guastarlo quell'interruttore, non forzare quella naturale capacità di scelta, non corromperla”. Così ammoniva Franco Panizon, gigante della professione e della cultura medica al servizio di piccoli e famiglie, professore emerito di Pediatria dell'Università di Trieste. Una sintesi delle migliori evidenze scientifiche in materia. Evidenze che non ti vengono raccontate quando ti ritrovi col cucciolo da sfamare, accerchiata da consigli, giudizi, rimbrotti…

RICETTA IN CUCINA, NON IN FARMACIA!
Dopo che il pediatra della prima visita ci ha detto di allattarla rigorosamente a cadenza di tre ore e di tenerla buona con la tisana zuccherata soporifera; dopo che un altro ha prescritto a me - che avevo il seno carico - le bustine per farmi aumentare il latte e alla piccola il barattolone di latte artificiale con presunte proprietà antirigurgito (27 euro per 800 grammi); dopo che un terzo pediatra ci ha detto di comprare in farmacia l'olio extravergine per la pappetta  e vietato di darle alimenti frullati «perché si  crea aria che le disturba il pancino», la necessità di questo articolo si è fatta irrinunciabile.

SEI MESI, NON PRIMA
L'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di iniziare dopo i sei mesi a dare altri cibi, oltre al latte materno o a quello artificiale nel malaugurato caso la mamma non possa allattare. Eppure, ancora troppo spesso, lo “svezzamento” si inizia prima.  «Non ha senso e non ha alcuna utilità anticipare l'introduzione di alimenti diversi dal latte prima dei sei mesi circa, ad esempio anche solo con la frutta per “allenarlo” all'uso de cucchiaino - ci spiega il dottor Lucio Piermarini, pediatra non passivo e ravveduto -. Il “circa” è d'obbligo perché ogni bimbo è unico e irripetibile. Anzi, andandosi a sostituire a frazioni di latte umano, che è il migliore e più completo nutrimento, qualunque altro alimento causerebbe una minore qualità nutrizionale a danno del bambino. Dopo i sei mesi l'apparato digerente è maturo per ricevere cibi complementari al latte materno».
E la paura del basso peso?
«Solo un ignorante potrebbe consigliare di svezzare un bimbo allattato al seno perché cresce poco. Ricordando sempre che tutto comincia prima del parto: già quando la mamma è in dolce attesa deve essere informata e messa in condizione di allattare. Se non ci sono complicanze, basta l'ostetrica competente e piena d'amore. I medici servono ai malati, non alla mamma sana e al bimbo sano», affonda Piermarini. Si è preso la briga di verificare tante leggende e indicazioni infondate nel libro “Io mi svezzo da solo”, con un'attenta disamina di quello che dice la ricerca  scientifica seria, non le multinazionali o altri addetti ai lavori più o meno interessati...
Amiche, parenti, suoceri, dottori, eccetera, stanno lì a dare consigli, spesso con il risultato di confonderci, farci sentire giudicate, inadatte, sbagliate. E ora perché un altro libro con l’esperto di turno? Semplicemente per ricordarci – prove alla mano – che bambini, madri e padri hanno per natura un sacco di capacità e non sono destinati a viversi il loro percorso come una penosa, lunga fatica, per di più spolpati dal marketing in camice bianco.

I TEMPI DEL BEBÈ
«Fino all'età di sei mesi circa, il bimbo sa solo succhiare, perciò se imboccato sputa la pappetta e si sporca tutto: non sa masticare, non avendo ancora sviluppato i meccanismi per assumere i cibi semisolidi o solidi con il cucchiaio.
Un'abitudine basata solo sull'opinione, più o meno interessata, che il latte umano diventasse precocemente inadeguato. Si è persino arrivati a sostenere che non fosse un alimento adatto ai bimbi…». Oms e Unicef, le più importanti autorità sanitarie mondiali, considerano il latte della mamma l'alimento ottimale fino ai sei mesi… «Poi, il latte comincia a perdere gradualmente la sua completezza per alcune vitamine sali minerali. Tuttavia, del tutto naturalmente, a quella età il bambino comincia a mostrare interesse per i pasti dei genitori e lì scatta lo “svezzamento” o meglio l'alimentazione a richiesta complementare a richiesta», sottolinea Piermarini. «Oltre che inutile è pericoloso cominciare prima: si rischia che il cibo gli finisca nella trachea anziché nell'esofago!  E poi forzare i tempi, oltre a creare disagio a tutti, favorisce nei bambini la comparsa di vere e proprie patologie del comportamento alimentare». La regola d'oro – scritta in natura e confermata dalla ricerca scientifica - è «aspettare che lo chieda lui». Non c'è una data o formula fissa, «perché i bimbi non sono polli in batteria. Le quantità le decide il vostro piccolo. Quando non apre più la bocca, significa che basta e va benissimo così. Non mettetegli fretta!».

LA GIOIA E LA FIDUCIA NEL BIMBO
Se coltiviamo il buonsenso e – soprattutto – la fiducia nelle potenzialità del bambino, lui ci guida e ci riappropriamo di competenze connaturate ad ogni genitore, a cominciare dalle mamme. Oggi è bellissimo vedere la mia piccola arrivata a febbraio curiosare tra i nostri piatti, provare e mangiare di buon grado quello che  mangiamo noi. Ovviamente sminuzzato. È la via indicata dalla natura, ma pure dai pediatri non rassegnati alla “solita pappa”… «Dopo aver trattato per anni le donne in gravidanza come malate e poi come incapaci dopo il parto, e i bambini come macchinette, ho deciso di lasciare questo ruolo – racconta il dottor Piermarini -. Una pignola revisione della letteratura scientifica, facendo piazza pulita delle semplici “opinioni”, ha riportato alla luce numerosissime ricerche dimenticate, che ci hanno fornito un complesso di informazioni sui bimbi in età di “svezzamento” assolutamente sorprendenti. Informazioni alla portata di tutti, genitori e pediatri, ma male interpretate. Anche nella incasinata vita di oggi, è assai ampia la possibilità di godersi i bambini anziché sopportarli, di permettere loro di crescere felici e non di allevarli e basta, anche eliminando tutto ciò che di inutile e complicato noi pediatri ci siamo ingegnati di mettergli tra i piedi. Per quanto può sembrare strano – insiste il nostro divulgatore – i bambini sono anche in grado di di svezzarsi da soli, lo sono sempre stati. Fin dalla nascita, possiedono la capacità di regolare il proprio appetito in funzione dei reali bisogni del proprio organismo». Basti pensare all'esperimento di Clara Marie Davis (vedi riquadro in alto).

A TAVOLA CON NOI
Come si fa, in concreto? «Mettiamo i bambini alla nostra stessa tavola – dice candidamente Piermarini – appena riescono a tenersi seduti con un minimo appoggio, ma, volendo, anche prima: a un certo punto ci faranno capire che vogliono fare quel che stiamo facendo noi, punteranno ai nostri piatti. Solo dopo capiranno che è cibo. Quello è il segnale: sgranano gli occhi, allungano tronco e braccia per arrivare a piatto e cercano di arraffare il cibo e portarselo alla bocca. Alla base della crescita c'è l'apprendimento per imitazione dei genitori. Si fidano di loro e preferiscono quel che mangiano mamma e papà, non perché è più buono, ma proprio perché lo mangiano i genitori. Non bisogna fare altro che accontentare la richiesta». È qui la chiave, lo “scoop”: «Mangerà quello che mangiano mamma e papà. I cosiddetti alimenti “speciali per bambini” sono fatti con le stesse materie prime dei vostri: sono solo preparati dall'industria. Furono inventati quando si pretendeva di svezzare i lattanti di 2-3 mesi.
Naturalmente dobbiamo avere un'alimentazione corretta sotto tutti i punti di vista (controllatela con il pediatra) e usare l'accortezza di frantumare il cibo prima di darglielo. Basta fare a pezzettini la pasta e il pane, triturare più finemente la carne, va bene anche un piccolo trita-prezzemolo, e ancor più frutta e verdure, meno digeribili per noi che non siamo erbivori».

ALLERGIE, MITI E PAURE
Ma gli possiamo dare tutto? «Sì, proprio tutto». Pure il peperoncino? «Sì, quello pizzica, mica fa male!».
E le allergie? «È stato studiato attentamente anche questo aspetto: verso i 6-7 mesi, il bimbo è al riparo dai rischi allergici. Perciò è inutile ritardare l'introduzione di cibi quali uova, pesce, frutta secca ed altri, provare un nuovo alimento alla volta o evitare quantità moderate di sale, magari per poi rimpinzarlo di parmigiano, che è salato, messo nella pappetta! Spizzicando ai pasti di mamma e papà, la sua richiesta di latte diminuirà in proporzione, aumenando gli assaggi. Un bel giorno scoprirete che il vostro bambino mangia normalmente con voi, ai vostri orari, le vostre stesse pietanze, con appetito (il suo). Deve mangiare per il suo piacere, non per il nostro. Più forziamo la mano e più rischiamo rifiuti, conflitti, ansie, fallimenti. A voler cambiare ciò che è naturale, si rischia di rovinarlo. Imparate a mangiar bene, fidatevi di lui e vivrete felici». Senza dimenticare l'altra regola d'oro: è giusto cercare di ottenere il massimo da se stessi, ma mamma e papà non possono, non devono essere perfetti.
 



Frutta e verdura? Se non lo forzo, li mangia
Conseguenza di stili alimentari sballati, anche se apparentemente corretti perché i figli crescono di peso, è il rifiuto di alcuni alimenti (ad es.frutta e verdura, formaggio). Oppure la stitichezza, perché mangiamo pochi ortaggi e legumi. «I bambini non forzati – lo dicono i risultati di diverse sperimentazioni – mangiano volentieri ortaggi e legumi di tutti i tipi, fino a diventarne golosi, come qualunque altro alimento e similmente avviene per la frutta», spiega il dottor Lucio Piermarini.
 



Come e quando svezzare
• Tenere sempre il bambino a tavola con i genitori non appena è in grado di stare seduto     con minimo appoggio sul seggiolone o in braccio.
• Aspettare i sei mesi come raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità  e dall’UNICEF.
• Aspettare le richieste di cibo del bambino; di solito tenterà di raggiungerlo con le mani o uno sguardo sostenuto ed eccitato.
• Soddisfare qualsiasi sua richiesta, sempre e ovunque, purché si tratti di cibo idoneo a giudizio dei genitori.
• Smettere gli assaggi se il bambino smette di chiederli o se il pasto della famiglia è finito.
• Non cambiare ritmi e durata dei pasti dei genitori. Il bambino deve, necessariamente e lo farà senza alcuno sforzo, prendere il loro ritmo.
• L’allattamento prosegue a richiesta fin quando la mamma e il bambino saranno, entrambi, d’accordo a continuarlo.
 



L'esperimento della dottoressa Davis: sanno quel che gli serve
La pediatra americana Clara Marie Davis nel 1928 volle verificare se i bambini avevano un’innata capacità di scegliersi da soli una dieta corretta da un punto di vista nutrizionale. Prese 15 bimbi abbandonati, di età tra 6 e 11 mesi, che avevano mangiato fino ad allora solo latte, e li osservò per sei anni. Alcuni erano denutriti e sottopeso, 4 affetti da rachitismo. Li mise almeno 4 volte al giorno davanti ad una tavola con 35 alimenti elementari sempre freschi, mai mescolati: acqua, sale, latte, farine integrali, carni, ortaggi, frutta. Assenti zucchero, burro, formaggi né cibi industriali. Alcune infermiere servivano ai piccoli il cibo soltanto quando vi mostravano interesse e glielo ponevano alla bocca solo quando la aprivano spontaneamente. Un apparente caos emergeva al guardarli mangiare: per esempio “mezzo litro di succo d'arancia e fegato o qualche uovo, banane e latte”. I piccoli venivano monitorati da vari specialisti. Ne risultò che nessuno ingrassò né perse peso o soffrì di stitichezza. Emerse che vi era un apporto equilibrato di sostanze nutritive e che i bimbi adeguavano la loro dieta crescendo. Il “segreto” stava nella scelta degli alimenti proposti, basata sull'ipotesi che l'istinto alimentare funziona solamente con alimenti più naturali possibili.
 



Via l’olio di palma dal latte in polvere
Togliere subito l’olio di palma contaminato con sostanze cancerogene e genotossiche dal latte in polvere per neonati. È l'appello rivolto dai portali d'informazione “Il Fatto Alimentare” e “Great Italian Food Trade” ai produttori. Non esistono motivi nutrizionali che giustifichino l’impiego di questo grasso, spiegano i promotori. L’Efsa, Agenzia europea per la sicurezza alimentare, ha già messo in guardia sulla presenza significativa di contaminanti cancerogeni in tale grasso. Perché usano un olio considerato dai nutrizionisti di qualità mediocre per un alimento destinato ai neonati? «La risposta è nel costo decisamente ridotto rispetto ad altri grassi. Basterebbe davvero poco per sostituirlo, come si sta facendo per i prodotti da forno». Per firmare la petizione: www.change.org. Uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters mostra che gli incendi delle foreste per fare posto alle coltivazioni di palme da olio, solo nel 2015, hanno provocato oltre 100mila morti tra Indonesia, Singapore e Malesia, 500mila casi di infezione alle vie respiratorie, quasi 50 milioni di persone esposte a fumi tossici 24 ore al giorno per settimane. L'anno scorso le emissioni giornaliere provocate dai roghi della foresta hanno superato le emissioni medie quotidiane degli Stati Uniti.


Condividi su: