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730 precompilato: cosa succede?

Così si consegna tutta la propria storia medica a una banca dati

Ven 25 Nov 2016 | di Armando Marino | Soldi

L’ultima volta che ho fatto il 730 ho scelto la modalità “precompilato”. Man mano che va a regime, il sistema migliora. L’impiegato del Caf però è rimasto stupito del fatto che sul mio 730 ci fossero già registrate più spese mediche degli scontrini che io avevo conservato e consegnato a lui: “Di solito succede il contrario”. è la prova che io non sto abbastanza attento ai miei soldi e che i disservizi si vanno risolvendo. La cosa mi ha però suggerito anche una riflessione: col 730 precompilato, sto consegnando tutta la mia storia medica ad una banca dati non sanitaria accessibile via internet, sebbene non a chiunque.

Tranquilli, non sono paranoico. Il problema se l’è posto anche il Garante della privacy che ha dettato apposite linee guida. Ora possiamo opporci alla registrazione dei dati sanitari a scopo fiscale. Per le spese in farmacia, il sistema semplice è non consegnare la tessera sanitaria. In questo modo la spesa non verrà registrata e comunicata al sistema che raccoglie tutte le informazioni per poi inserirle nel 730 precompilato. Per le visite specialistiche e diagnostiche bisogna chiedere invece di comunicare al medico o alla struttura sanitaria la propria “opposizione a comunicare i dati all’Agenzia delle Entrate”, che il professionista dovrà specificare nella fattura della prestazione. Per le spese già effettuate nel 2016 bisognerà invece cliccare su Fisconline o su www.sistemats.it e con il pin del 730 si potrà consultare la propria posizione e defalcare le spese che non si vuole comunicare al Fisco.

Il prezzo della privacy in questo caso è direttamente tangibile: se non comunichi il codice fiscale in farmacia, non potrai ottenere lo sgravio. Teoricamente è possibile farsi fare comunque lo “scontrino parlante”, cioè con indicato espressamente il codice fiscale, ma chiedendo al farmacista di non comunicare i dati, ma si entra già in una procedura più complessa. Al netto della tendenza del nostro sistema fiscale a complicare le cose, il problema è di difficile soluzione. La nostra storia medica è uno dei dati più sensibili e delicati. Pensate come certe informazioni mediche sulla nostra ipertensione, il colesterolo, o peggio, potrebbero essere usate da una banca cui chiediamo un mutuo, un’assicurazione con cui vogliamo stipulare una polizza o un datore di lavoro cui chiediamo di assumerci. Naturalmente la banca dati del Fisco non può e non deve comunicare queste informazioni a nessuno, se non per lo scopo cui sono mirate. Ma certo non è rassicurante. Il problema non è di facile soluzione: lo scambio tra privacy e vantaggi concreti si pone e sempre più si porrà in ogni ambito della nostra vita. 


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