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Non trovi lavoro? Ricontrolla il curriculum

La disoccupazione giovanile è alle stelle, ma spesso le candidature finiscono nel tritacarte perché inadeguate

Ven 25 Nov 2016 | di Barbara Savodini | Attualità
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Cercare lavoro è diventato impegnativo quasi come lavorare con i tempi che corrono: soltanto preparare e inviare un curriculum ben fatto all’azienda giusta richiede svariate ore e tanta energia, che, il più delle volte, non portano a nulla. Parlare telefonicamente con un operatore è praticamente impossibile e l’unica strada percorribile è quella della mail, ma, troppo spesso, all’invio non corrisponde alcun tipo di reazione. Multinazionali, società e persino piccole ditte vengono letteralmente subissate ogni giorno dalle candidature di milioni di giovani, per i quali non ci sono mai abbastanza posizioni aperte. Ma è sempre così? Oppure, spesso, siamo noi stessi che, inviando lettere di presentazione completamente inadatte, finiamo per tagliarci le gambe da soli? È quanto emerge da un’indagine dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha intervistato trenta aziende tra cui diverse multinazionali. A rispondere alle domande, insomma, sono state realtà come Apple, Toyota, Cameo, H&M, L’Oréal, Calzedonia, Luxottica e Coin. Il risultato? È vero, la disoccupazione è alle stelle, ma spesso sono i giovani che sbagliano a compilare il proprio curriculum.

Anche se basso, omettere il voto è un errore gravissimo
Gli errori sono tanti e variegati, ma, tra i più frequenti (secondo il 28% delle aziende) c’è quello di inserire date e informazioni discordanti. Già da una prima superficiale lettura, spesso i dati relativi a laurea, diploma o anni di esperienza non combaciano e così la candidatura finisce direttamente nel tritacarte. C’è anche chi fa di peggio, come dimenticare di inserire i propri dati di contatto (e-mail e cellulare), così, a causa di una sciocchezza, per un’azienda potenzialmente interessata diventa impossibile fissare un colloquio conoscitivo. In altri casi ancora, invece, il candidato, pensando di fare bene, omette il voto di diploma o di laurea. La mancanza di un elemento tanto importante all’interno di un curriculum non può che essere percepita in maniera negativa da un selezionatore, il quale scarta a priori una figura potenzialmente molto valida. Del resto, non essersi laureati con 110 e lode non vuol dire che l’azienda deciderà, alla fine, di assumere il candidato con il voto più alto. I parametri da valutare sono moltissimi e la votazione conseguita finisce spesso in secondo piano, a meno che non sia del tutto omessa.

Sì alle foto, ma che siano appropriate
L’occhio, lo recita anche il proverbio, vuole la sua parte, ma guai a inserire nel curriculum foto inadeguate, per esempio al pub, al mare o addirittura in abiti succinti. Può sembrare una banalità, eppure sono moltissimi i giovani in cerca di lavoro che commettono questo errore. Sì, dunque, a immagini che ci ritraggono sorridenti o sulla sede di un precedente impiego, ma attenzione a non trasferire nel curriculum attimi della propria vita privata. Per chi è particolarmente abile con i programmi di grafica o di editing in generale, un buon consiglio è quello di rendere interattiva, moderna o visivamente più appetibile la propria candidatura. Se ben fatto, il curriculum suggerirà implicitamente al selezionatore che l’aspirante lavoratore è abile con il computer e, ai tempi d’oggi, è senz’altro una qualità imprescindibile per qualunque tipo di impiego.

Lingue? La bugia più frequente sul curriculum
Le lingue, specialmente in Italia, sono una nota dolente. Chi decide di inviare un curriculum in inglese, del resto, dovrà assicurarsi che esso sia esatto dall’inizio alla fine. Ma non solo, dovrà aspettarsi che il suo potenziale datore di lavoro gli proponga un impiego all’estero o che pretenda la disponibilità a fare trasferte. Del resto, che senso ha per un’azienda assumere qualcuno perché parla perfettamente l’inglese se poi il candidato vuole rimanere in Italia? Al contrario, la presenza di errori, sarà il chiaro segno di come l’aspirante impiegato, in effetti, non sappia parlare l’inglese. «Al primo colloquio – ha raccontato Barbara Benedetti, coordinatrice del settore replacement dell’Università Ca’ Foscari di Venezia (l'ufficio che si occupa di orientare i neolaureati verso il primo colloquio) - il falso profilo crolla subito. Troppi scivolano sull’inglese. Il 90% dei selezionatori verifica il livello della lingua, chi non la conosce come ha dichiarato è bruciato». 

Se ben fatto il racconto di sé può fare la differenza
Quanto alla forma non è detto che il curriculum debba essere per forza in formato europeo o scritto in maniera schematica. L’importante è che non sia ridondante, ma che, al contrario, sia sintetico, conciso e, soprattutto, non caotico. Questo, invece, secondo le aziende intervistate è un passo falso, che, purtroppo, commettono moltissimi candidati, poi inevitabilmente scartati. Molti selezionatori, invece, valutano positivamente il racconto di sé, in quanto, se ben fatto, suggerisce propensione dell’aspirante lavoratore al ragionamento e alla sintesi, nonché capacità linguistiche e di scrittura. Mai, infine, sovrastimarsi: i selezionatori sono dei veri e propri segugi e sono in grado di notare anche la più piccola incongruenza. E non è certo un consiglio da prendere sotto gamba: secondo l’indagine dell’università veneziana, infatti, il 71% delle aziende intervistate ha spiegato come un’autovalutazione gonfiata compromette inevitabilmente l’esito della candidatura.

I social? Ai tempi d’oggi contano molto
Ai tempi d’oggi i social rivestono un ruolo fondamentale. Gran parte dei selezionatori si fa un’idea, spesso ancora prima di finire la lettura del curriculum, tramite i post e i commenti sui principali social. LinkedIn in primis, ma anche Facebook e Twitter possono essere una cartina al tornasole per chi assume.
Scoprire, tramite i social, che un’informazione riportata sul curriculum è inesatta può essere fatale. Ma non solo, un commento negativo ricevuto o un post fuori luogo inerente la sfera lavorativa può essere determinante per scartare a priori il candidato.


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