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Regalo! Giochiamo senza giocattoli

Occhio a regalare giochi fatti in serie, che possono bloccare la creatività e l’espressione personale dei piccoli, che così si stancano subito!

Ven 25 Nov 2016 | di Francesco Buda | Bambini
Foto di 9

Non giocattoli, ma possibilità di giocare. E se per Natale ai nostri piccoli facessimo questo regalo 'esclusivo'?
Proviamo a scartare una sorpresa che è tutta già nei nostri bambini: la loro fantasia, la necessità e capacità di esprimersi per come sono. Il loro spirito. Non vogliamo mica fare il processo ai regali! Sappiamo tutti però che spesso i bimbi si stancano ben presto di certi regali e giocattoli, non si appassionano agli oggetti che - secondo noi adulti – dovrebbero invece catturarli e piacergli. Quello che vediamo noi, che desideriamo e scegliamo noi, non sempre è quello che vedono e vogliono i piccoli.
Tutti però ci accorgiamo che l'overdose di giocattoli e altri ammennicoli cosiddetti “per l'infanzia” di solito finiscono per avere l'effetto contrario: i bimbi non si affezionano a nessuno di essi e non ci giocano più. Insistere con nuovi acquisti, nuovi regali, non migliora poi le cose. Anzi, così li alleviamo al consumismo e al materialismo. Lo chiarisce molto bene una recente ricerca nella patria dell'usa e getta, gli Usa (vedi l'altro articolo su regali e materialismo). Quello che dobbiamo vedere e sostenere è il nuovo ed è dentro ognuno dei nostri pargoli. In cucina lo possiamo comprendere in modo pratico: non bastano gli ingredienti, occorre voglia di mangiare e la persona ai fornelli per avere un buon pasto. E con gli stessi ingredienti, possiamo prepare tanti cibi differenti. 

Ecco la fantasia e i sapori. Se i bambini non hanno fame dei nostri giocattoli e doni cambiamo ingredienti e fidiamoci delle loro capacità di chef e dei loro gusti. 

«PER GIOCARE NON SERVONO GIOCATTOLI»
«I bambini sono attratti dagli oggetti comuni e sanno riconoscere in loro un volto a noi sconosciuto – chiarisce il pedagogista Daniele Novara sulla rivista “Un pediatra per amico” -, sanno utilizzarli mettendoli in un rapporto sempre nuovo: questo è il gioco”. Una scatola diventa una casetta, un barattolo si trasforma in tamburo o chissà cos'altro. Una 'magia' per cui non vi è praticamente oggetto che tra le mani di un bimbo non possa essere un gioco appagante e creativo. È così che si sviluppano molte abilità, non solo neuromotorie. Quando, ad esempio, tentano e ritentano un movimento, un’operazione con un oggetto, non è forse la dinamica della ricerca scientifica che conduce alle scoperte? Anche senza alcun oggetto possono giocare moltissimo e bene e godersi le relazioni: basti pensare al mitico “ponte ponente ponte pì tappetà Perugia”, la filastrocca con cui le ragazzine - ricordi mamma? - giocavano per ore battendosi le mani. O alla “campana” (i quadratoni numerati disegnati per terra col gessetto, sui quali saltare) o il nascondino o al gioco del “perché?”, al “telefono senza fili”... “Crediamo erroneamente che il bambino più 'ricco di giocattoli', più 'ricco d’aiuti' possa essere il meglio sviluppato. Invece la moltitudine disordinata di oggetti, è essa che aggrava l’animo di un nuovo caos, e lo opprime nello scoraggiamento”, avverte Maria Montessori. La grande pedagogista lo spiega nel meravigliso libro "La scoperta del bambino", un vero inno – alla luce di rigorose ricerche e di un'anima immensa - e una guida eccellente per vedere e promuovere con rispetto le potenzialità dei nostri piccoli. Il vero sviluppo c'è quando sono visti e rispettati i loro tempi, le loro capacità, i loro slanci e la loro curiosità. 

IL BIMBO PROTAGONISTA, NON LE COSE
Il gioco più famoso e seguito  del mondo – il calcio - ruota intorno a questo: una palla. E chi di noi non ha mai giocato con una palla? Qui è una sfera di plastica gonfiata, in Africa un bozzolo di pezze, buste o foglie di banano appallottollate e legate con spago o fili d'erba. La cosa non cambia. Protagonista del giocare non è il pallone, ma il giocatore. E protagonista del gioco dev'essere il bambino, non il giocattolo. «Ma i giocattoli sono per i bambini o i bambini per i giocattoli? Di cosa hanno veramente bisogno i nostri figli? In che modo possono davvero giocare?», domanda il dottor Novara, che suggerisce «pochi oggetti e tanto gioco, tanta voglia di stare insieme». Come in concreto? Innanzitutto dicendoci una buona volta che non siamo perfetti e guardandoci dentro: cosa vuole davvero un bimbo? È forse il primo, necessario passo per evitare quei soliti sensi di colpa per tutto quello che crediamo di non dargli o che in effetti non gli diamo e che inducono a comprare cose per loro, senza vederli davvero. Una modalità con cui si rischia di delegare alla materia, al regalo, l'insostituibile esperienza di relazione autentica e paziente coi piccoletti di casa. Nulla può compensarne la mancanza. Se cadiamo in questa trappola, falsifichiamo il nostro essere adulti, genitori, zii, nonni, e lo stesso rapporto coi nostri bimbi. Gli occultiamo la verità della realtà e la realtà è che ogni bambino ha forze e capacità che devono venir fuori innanzitutto nel gioco. 
Questo “è il suo lavoro”, per dirla ancora con la Montessori. E fare un lavoro banale, cioè giocare con giocattoli preconfezionati, pensati dal marketing, fatti in serie, magari ripetitivi, non è una bella cosa. A te piacerebbe fare un lavoro imposto da altri, un mestiere 'di plastica' in cui la tua creatività è un optional? Portiamoli all'aria aperta, in mezzo alla natura. Basta un prato per vederli sprigionare forza, creatività e gioia. È più impegnativo che somministrare oggetti, ma insuperabilmente più appagante e costruttivo per tutti. 

PARTECIPARE SENZA SOVRAPPORCI
Il tempo che non troviamo per stare insieme mai potrà essere sostituito dalle cose. Ma non vuol dire stargli addosso. Ci sono momenti e situazioni in cui il bimbo ha bisogno di stare tutto solo: quando le vedi concentrato in un “lavoro”, è anche lì che sta crescendo. 
Tenta e ritenta, sembra non farcela, vorremmo lanciarci su di lui - povero piccino gabbato dalla realtà cinica e dispettosa - per risolvergli il problema, l'operazione troppo difficile per lui (secondo noi). E invece no: lasciamolo tentare!  È anche quella la meravigliosa dinamica del suo sviluppo. Soprattutto fino ai sei anni di età, tutto nei bimbi avviene inconsciamente.
Non è certo il ragionamento degli adulti che coordina il loro vivere interiore e quindi il loro svilupparsi. In tal modo lo aiutiamo a crescere, a sperimentarsi, a sentirsi, a toccare con mano le proprie potenzialità e i propri limiti e ad avere fiducia in sé: amato, ma indipendente; visto, ma senza sovrapposizioni. Così ci guadagniamo anche la gioia e il gusto di restare sorpresi innanzi alle sue abilità e ai suoi progressi. 
E magari – se siamo un po' perfettini e precisini e pensiamo di sapere tutto noi – possiamo scoprire che, anziché insegnare, possiamo imparare dai piccoli più di quel che siamo abituati a credere. 

FAVORIRE L’INNATA CREATIVITÀ 
È bene insistere su questo aspetto dell'inconscio e del modo tutto unico e personale del bimbo di vedere e cogliere la realtà. I giocattoli fabbricati, di solito, sono pensati per fare sempre e solo quel tipo di lavoro. In questo hanno un limite innato nel loro design. Ma il bambino no: tra le sue mani - “strumento dell’intelligenza umana” secondo la Montessori – la paperetta, il cucchiaio, un panno, diventano mille altre cose. Un legnetto, una conchiglia, il suono del riso nel pacchetto, tutto si “trasforma” o meglio prende una forma secondo la sostanza e l'interiorità del bimbo con infinite possibilità. Diamogli allora piccoli contenitori e ogni altro oggetto con cui possano “lavorare” e sprigionare la loro creatività, il loro spirito libero, sempre con la dovuta accortezza che il buonsenso richiede, per evitare che si possa far male.
Non si tratta di abolire i giocattoli confezionati, ma impariamo a partire da chi li deve utilizzare cercando di scegliere quelli che aiutano la creatività. Certi giochi rischiano infatti di bloccare la potenzialità creativa. Per tornare all'esempio culinario di inizio articolo, i giocattoli commerciali sono come i cibi pronti: te li devi mangiare così e basta. E comunque, difficilmente un giocattolo in serie supererà quel che il bimbo da sé può realizzare. «Il bambino ha bisogno di fare realmente, non di far finta – avverte Daniela Valente, mamma manager che ha sperimentato il metodo Montessori e lo divulga sul sito montessori4you.it -. Fornitegli del materiale ‘vero’ di taglia adatta alla sua che possa utilizzare con uno scopo utile, al posto dei giochi finti e di plastica che imitano la vita: invece di comprargli una bellissima e costosa mini cucina finta dategli la possibilità di cucinare con voi».

 



Occhio a tv e tablet

Pare assodato che per i bambini al di sotto dei due anni, televisore, computer, smartphone o tablet non sono strumenti di apprendimento, cioè utili ed efficaci per imparare. La rivista specializzata Archives of Disease in Childhood ha messo in guardia sui bambini ossessionati dalla tv e sui conseguenti disturbi dell'apprendimento e fisici (l'obesità anzitutto). L'Accademia Americana dei Pediatri raccomanda: i bambini così piccoli dovrebbero imparare giocando e non guardando uno schermo televisivo. È dimostrato che per ogni ora passata davanti alla Tv prima dei due anni, il bambino avrà il 30% di possibilità in più di avere disturbi del linguaggio e dell’apprendimento. Ari Brown, portavoce dell'Accademia, consiglia: «Andando di pari passo con i nostri tempi, la cosa migliore da fare con vostro figlio è dargli l'opportunità di crescere facendo giochi costruttivi. Potete farli sia insieme a lui, sia lasciandolo giocare indipendente. I bambini ne hanno bisogno, proprio per capire come funziona il mondo». L'importante associazione pediatrica ha recentemente reso meno intransigenti le proprie linee guida: «C'è una grande differenza, per un bambino sotto i due anni, tra l'usare il tablet o la tv per ore su Youtube o per fare una videochiamata con la nonna», dice il dottor Brown, sottolineando che «un libro è sempre un libro anche se il bambino lo legge su tablet». 

 




Europa leader del gioco

L’Europa è la seconda più grande esportatrice di giocattoli al mondo dopo la Cina. Lo “Studio sulla competitività dell'industria del giocattolo” della Commissione Europea mostra che il mercato europeo di giochi e giocattoli vendeva per 15,8 miliardi di euro nel 2011, davanti sia agli Stati Uniti che alla Cina. Germania, Italia e Spagna sono le più grandi industrie di giocattoli in Europa. Con Gran Bretagna e Francia rappresentano i più grandi mercati di giocattoli dell'UE. Più in generala, complessivamente il mercato europeo rappresenta attualmente il 28% delle vendite di giocattoli tradizionali e di giochi in tutto il mondo, con circa 80 milioni di bambini sotto i 14 anni. 

 



Il mercato dei balocchi

Un mercato che tiene quello dei giocattoli, anche tradizionali. In Italia dopo un triennio negativo dal 2011 al 2013, il fatturato del settore ha ripreso a salire del +0,9% nel 2014 e del 6% l'anno scorso, fa sapere Assogiocattoli, associazione de produttori. Tendenzialmente il 40% delle vendite avviene nei primi otto mesi dell'anno, mentre il periodo natalizio traina alla grande. La sola settimana del Natale 2015 ha registrato il 7,5% delle vendite dell'intero anno con un aumento del +26,5% rispetto al 2014. Crescono anche i mercati delle altre principali nazioni europee. Le rilevazioni NPD certificano un + 7,5% in Germania, un + 5,8% in Gran Bretagna e in Spagna e un + 3,4% in Francia. Il giro d'affari in Italia stimato per l'anno passato si aggira sui 2 miliardi di euro. 

 


 

Regali, l'ombra del materialismo

La ricerca: per affetto, premio o punizione, il rischio è di renderli insicuri e attaccati alle cose nell’età adulta

“Nei Paesi in cui l’industria del giocattolo non è tanto progredita, troverete bimbi molto differenti: sono più calmi, sani ed allegri”. Così dice Maria Montessori nel libro “La mente del bambino”, pubblicato nel 1949. 
E devo dire che l'ho constatato in Africa, nei villaggi immersi nella natura, lontani dalle città, e tra i poveri in America Latina. Quasi 70 anni dopo, una ricerca degli studiosi delle università del Missouri e dell'Illinois conferma ed amplia le affermazioni della Montessori e di chiunque si soffermi con un po' di buonsenso sulla realtà. I ricercatori americani sono arrivati alla conclusione che utilizzare beni materiali favorisce il materialismo, una certa superficialità e insicurezza in età adulta. 
La ricerca per la prima volta introduce nella comunità scientifica il concetto di “genitorialità materiale”. “Nei loro sforzi di rendere felici i loro bambini e di plasmarne i comportamenti attraverso la ‘genitorialità materiale’ – spiegano gli autori – i genitori possono aprire la strada per diventare adulti materialisti”. Non c'è affatto da giudicare né condannare, ma ciò deve far riflettere e far rivedere il nostro modo di essere adulti e di rapportarci ai piccoli. Lo studio ha osservato tre tipi di condotte da parte dei genitori: usare i regali come ‘premi’, fare regali per mostrare affetto e infine privare i figli del giocattolo preferito o di un videogioco per punizione. Legare un comportamento o un risultato alle cose materiali, dunque, svilisce anziché promuovere la personalità e quindi l’autonomia del piccolo. Una brutta trappola che irretisce l'identità e confonde: se ti regalo cose quando sei o fai il “bravo” tendenzialmente – è questa la conclusione dei ricercatori – sarai più portato a credere che la felicità è legata inscindibilmente al possesso dei beni materiali, che più si ha e meglio si sta, convinto che il tuo valore dipenda dal possedere oggetti.
La ricerca dimostra che cercare di essere benevoli, “calorosi” utilizzando regali e ricompense materiali come premi e dimostrazioni di affetto, porta anche insicurezza in età adulta, proprio come avviene quando i bambini sperimentano rifiuto e “freddezza” dai genitori. Numerosi altri studi hanno dimostrato che il materialismo fa male al livello personale, sociale ed ambientale. Con i seguenti effetti: ridotto benessere individuale, problemi coniugali, debiti e difficoltà finanziarie, minore attenzione all'ambiente, maggior consumismo e quindi maggiore inquinamento. 
Prima ancora che in casa arrivasse quel piccolo, tenero panzer gioioso di nostra figlia, insieme al figlioletto dei vicini ho visto da vicino quant'è bello e appagante, ad esempio, fare le casette del presepe riciclando le scatole delle medicine. Le abbiamo persino 'tinteggiate' coi colori a tempera. Abbiamo dato nuova vita al vecchio cartoncino, tirato fuori le nostre persone, i nostri talenti, in condivisione e semplicità. In un certo senso – non me ne vogliano i dotti delle Scritture – abbiamo fatto un po’ quello che ci raccontano il bebè nella mangiatoia con quella coppia di rifugiati, tra il bue e l'asinello. Come pastorelli o Re Magi, noi ci abbiamo messo del nostro per onorare l'arrivo del Bambinello, onorando la nostra amicizia e la nostra espressione.  E chi non ci crede a Dio, alla Madonna, ecc.? Basta vedere noi stessi e vedere i bambini, coglierne le potenzialità. Possiamo così scoprire che hanno innanzitutto bisogno di occasioni vere, di spazi, di relazioni normali, di buonsenso da parte dei grandi. 
Ciò si può fare anche stimolandone l'innata amorevolezza, coinvolgendoli nell'aiuto ai bambini poveri. «Invece di spenderli per un altro regalo – gli possiamo dire e scopriremo che funziona! - quei soldi li usiamo per salvare un altro bimbo». Così il nostro piccolo può anche sperimentare che non è solo un “utente” di coccole, destinatario di doni, ma che i regali può farli anche lui e non per la materia ma per il suo spirito, accendendo relazioni d'amore, partecipando alla vita mettendoci del suo. Scoprirà la gioia del dare e del ricevere insieme. Che bel regalo!

 

 

 

 


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