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Vivere ad impatto zero

Usare le risorse senza mortificare l’ambiente è una scelta innovativa, intelligente e anti-crisi. Edifici che non inquinano, risparmiano e con tutti i comfort: ora si può

Ven 25 Nov 2016 | di Roberto Lessio | Ambiente
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È ormai diventata una vera e propria filiera commerciale quella dei prodotti a “chilometro zero”, che vengono venduti solo nel luogo di produzione e nei dintorni per evitare l’inquinamento dei lunghi trasporti intercontinentali. In Italia stanno diventando sempre più numerosi i gruppi che si organizzano per acquistare direttamente dai produttori locali gli alimenti - soprattutto frutta e verdura - che hanno questa caratteristica. Più recentemente si è affermato anche il concetto di “rifiuti zero”, che prevede il riutilizzo, il recupero e il riciclaggio di ogni bene prodotto secondo la filosofia dell’economia circolare. Vale a dire niente più spazzatura che finisce indistintamente nelle discariche o in qualche termoinceneritore, ma solo prodotti progettati e realizzati per essere riparati, riutilizzati e riciclati. 


ENERGIA ED ACQUA SENZA INQUINARE 
Ora è la volta di altre due risorse, energia e acqua, che potrebbero essere utilizzate senza provocare consumi, impatti e alterazioni all’ambiente, ma che potrebbero avere comunque importanti ripercussioni positive sull’economia. Con l’idea di avere energia a impatto zero, cioè senza utilizzare fonti fossili e senza produrre emissioni inquinanti, sono stati già costruiti e ristrutturati molti edifici in tutto il mondo. Uno di questi, che si può considerare tra i più evoluti sotto il profilo innovativo e tecnologico, è il Frick Environmental Center di Pittsburgh negli Stati Uniti, inaugurato a settembre: un centro educativo che si trova nell’omonimo parco cittadino e che è stato ristrutturato recentemente a seguito di un incendio. La struttura, realizzata soprattutto con materiali locali, si estende per 1.500 metri quadrati su due piani ed è ricoperta da un tetto, dove è stato collocato un impianto di pannelli fotovoltaici in grado di generare 150mila chilowattora l’anno: quasi il 10% in più dei consumi elettrici che richiede l’intero edificio. 
L’energia prodotta e non consumata viene ceduta alla rete. I consumi che servono per climatizzare gli ambienti, inoltre, sono integrati con dei pozzi geotermici profondi circa 150 metri, attraverso i quali viene scaldata per via naturale l’acqua che scorre negli impianti di riscaldamento. Il calore poi viene diffuso negli ambienti attraverso un pavimento radiante. 

“SPRECO ZERO” È POSSIBILE
Il sistema viene inoltre completato dal concetto “spreco zero” in riferimento all’efficienza energetica: utilizzerà il 40% in meno di energia rispetto ad un edificio tipico delle sue dimensioni nella zona. Attraverso un sistema di sensori in grado di quantificare quanta luce proviene dall’esterno (anche di notte), un piccolo computer regola l’intensità dell’illuminazione all’interno della struttura. 
Grazie, infine, ad altri sensori che eseguono un monitoraggio costante delle condizioni meteo e della temperatura fuori dall’edificio, lo stesso sistema avverte i frequentatori, con l’accensione automatica di una luce verde, che dal punto di vista energetico è meglio stare con le finestre aperte. Così si regola anche il ricambio d’aria e il passaggio del calore (o del refrigerio) dall’esterno all’interno e viceversa. 
Quello che integra l’unicità di questo edificio comunque è l’impianto denominato net zero water: la pioggia viene immagazzinata nelle cisterne della struttura per i consumi non potabili e in parte per raffrescare l’edificio d’estate. La zona di Pittsburgh di solito è molto piovosa e quindi non esiste (almeno per il momento) il rischio di una carenza idrica. 

ACQUA ED ENERGIA SECONDO NATURA
Così però non è in molte parti del mondo, dove i cambiamenti climatici stanno esasperando gravi problemi di siccità e dove non può essere sprecata una sola goccia della preziosa risorsa. In queste zone l’acqua deve essere utilizzata soprattutto per gli usi potabili, spesso a discapito degli usi igienici e sanitari: è la situazione tipica di dove ci sono dei campi profughi.
Per tale motivo, negli Stati Uniti d'America la Zero Mass Water, azienda giovane ed innovativa, una cosiddetta start-up che ha sede in Arizona, ha messo a punto un sistema in grado di ricavare acqua direttamente dall’umidità dell’aria. Il sistema, non a caso denominato Source (Risorsa) non ha bisogno di essere collegato alla rete elettrica per funzionare, perché viene alimentato direttamente da pannelli solari che a loro volta sono in grado di produrre energia in eccesso rispetto ai propri fabbisogni. Il processo di funzionamento è un po’ come quello di quando si mettono dei chicchi di riso dentro le saliere. 
Il riso attrae e immagazzina l’umidità contenuta nel sale e ne impedisce il coagulamento. Tra l’altro quest’ultima innovazione costa pochissimo, perché di fatto si tratta di un’evoluzione della tecnologia con cui si producono i climatizzatori (che a loro volta producono acqua dall’aria condizionata). 


OLTRE I MEGAPROGETTI CHE COLONIZZANO
Dei test sono già in corso nelle zone desertiche dell’Ecuador e del Messico, oltre a due campi profughi della Giordania e del Libano. Con un solo pannello il sistema è in grado di fornire acqua potabile e acqua di cottura sufficiente a soddisfare i bisogni di una famiglia di quattro persone. Per ottenerne di più, basta aumentare la capacità dell’impianto. Evitare quindi di sprecare le risorse nel rispetto dell’ambiente non solo è possibile, ma è anche la risposta più intelligente che si possa dare all’attuale crisi economica. Non solo: con queste tecnologie accessibili a tutti, si possono creare concrete opportunità per i poveri, si può portare acqua ed elettricità senza più i classici mega-progetti per dighe ed altre grosse opere, che spesso si portano dietro appalti truccati, corruzione e pesanti attacchi alle popolazioni e alla natura. Ci si può insomma affrancare dalla dipendenza da certi gruppi di potere che, in nome dei “servizi pubblici”, fanno il proprio comodo fino ad imporre precise strategie economiche e di “sviluppo” che in realtà nascondono interessi diversi. Ricatti, dipendenze e prepotenze che ancora oggi colpiscono interi popoli, ai quali, come spiegato sullo scorso numero della rivista Acqua&Sapone, certe lobby con la Banca Mondiale vogliono costringerli a privatizzare i servizi idrici, a prezzi altissimi e magari senza vera efficienza, in cambio di finanziamenti. Poter invece dotarsi di mini-impianti significa potersi liberare nel proprio piccolo dal dominio di chi apre e chiude i rubinetti della finanza, dell'energia, dell'acqua. 

E se a farlo sono ad esempio tutte le famiglie di un villaggio e poi vari villaggi, e così via, allora la cosa si fa affascinante. Anche senza caterpillar, banchieri, gru e colate di cemento si può vivere benissimo.

 



FRICK ENVIRONMENTAL CENTER

Il primo edificio al mondo di proprietà di una città rispettoso degli standard Living Building Challenge, i più severi al mondo per l'edilizia “pulita, bella ed efficiente come l'architettura della natura”.
 



DANIMARCA, GREEN LIGHTHOUSE

Zero emissioni fossili, presso l’Università di Copenaghen, con oltre il 70% del risparmio energetico grazie al design, è orientata in modo da sfruttare al massimo luce solare e ventilazione naturale, pannelli fotovoltaici e pompe di calore geotermiche la riscaldano e rinfrescano.
 



ELETTRICITA' DAL MARE

Il Vancouver Convention Center in Canada: struttura imponente su aree dismesse, unisce ambiente urbano e marino. Primo edificio ad aver ottenuto la rigorosa certificazione LEED di platino. Sul tetto, di 2,5 ettari ha 400.000 piante indigene, dei sensori controllano le emissioni di CO2 e COV, composti organici volatili. Riscaldamento e luce sono garantiti da un impianto idroelettrico che sfrutta l’acqua del mare.
 



Acqua ai poveri con la torre made in Italy

Una strana torre di legno e tela, semplicissima, ma capace di portare acqua potabile nelle campagne dei Paesi poveri a costi bassissimi e in modo semplice: sfruttando il cambio di temperatura che fa condensare l'acqua presente nell'aria su una rete e raccogliendola in serbatoi. È il progetto Warka Water, dell'italiano Arturo Vittori. «Ogni 90 secondi muore un bambino per aver bevuto acqua non potabile - spiega Vittori -, ma possono bastare tra i 500 e 1.000 dollari (450-890 euro circa - ndr) per costruire strutture come questa e fornire 100 litri di acqua potabile al giorno». Il prototipo è stato testato in Etiopia. Una vasta comunità di persone nel mondo sta lavorando alla ricerca dei migliori materiali locali da utilizzare. Il prossimo passo sarà dotare le torri di pannelli solari per dare anche energia elettrica e connessioni internet per educare anche i bambini. L'obiettivo finale è far sì che il progetto sia liberamente utilizzabile da chiunque gratuitamente, come open source, ossia “risorsa aperta”, anche attraverso la formazione di personale locale capace di costruire gli impianti. 


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