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LA NASCITA DI GESU'

L’arrivo del Bambinello a Betlemme nel racconto della mistica Maria Valtorta

Ven 25 Nov 2016 | di Maria Valtorta | Attualità
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Lo scritto che segue è tratto da “L’Evangelo come mi è stato rivelato”, della mistica contemporanea Maria Valtorta. È preso dal capitolo 29 del primo dei 10 corposi volumi dell’opera, molto amata in Italia e all’estero, scritta durante una paralisi che immobilizzò la donna per anni a letto. “Libro ispirato”, scrive la mistica, in cui narra la vita di Gesù come dal vivo.

***
La nascita di Gesù. Efficacia salvifica della divina maternità di Maria.

6 giugno 1944

Vedo ancora l'interno di questo povero rifugio petroso dove hanno trovato asilo, accumunati nella sorte a degli animali, Maria e Giuseppe.

Il fuocherello sonnecchia insieme al suo guardiano. Maria solleva il capo dal suo giaciglio e guarda. Vede che Giuseppe ha il capo reclinato sul petto come se pensasse e pensa che la stanchezza soverchi il suo buon volere di rimanere desto. Sorride di un buon sorriso e, facendo meno rumore di quanto può fare una farfalla che si posa su una rosa, si mette seduta e da seduta in ginocchio. Prega con un sorriso beato sul volto. Prega a braccia aperte, non proprio a croce, ma quasi, a palme volte in alto e in avanti, né mai pare stanca di quella posa penosa. 

Poi si prostra con il volto contro il fieno in una più ancora intensa preghiera. Lunga preghiera.

Giuseppe si scuote. Vede quasi morto il fuoco e quasi tenebrosa la stalla. Getta una manata di eriche fini fini e la fiamma risfavilla; vi unisce rametti più grossi e poi ancora più grossi, perché il freddo deve essere pungente. Il freddo della notte invernale e serena che penetra da tutte le parti di quella rovina. Il povero Giuseppe, presso come è alla porta – chiamiamo pure così il pertugio a cui fa da tenda il suo mantello - deve essere gelato. Accosta le mani alla fiamma, si sfila i sandali e accosta i piedi. Si scalda. Quando il fuoco è ben desto e la sua luce è sicura, egli si volge. Non vede nulla, neppure più quel biancore del velo di Maria, che prima metteva una linea chiara sul fieno scuro. Si leva in piedi e lentamente si avvicina al giaciglio.

«Non dormi, Maria?» chiede. Lo chiede tre volte, finché Ella si riscuote e risponde: «Prego».

«Non abbisogni di nulla?».

«No, Giuseppe».

«Cerca di dormire un poco. Di riposare almeno». «Cercherò. Ma pregare non mi stanca».

«Addio, Maria». «Addio, Giuseppe».

Maria riprende la sua posa. Giuseppe, per non cedere più al sonno, si pone in ginocchio presso il fuoco e prega. Prega con le mani strette sul viso. Le leva ogni tanto per alimentare il fuoco e poi torna alla sua fervente preghiera. Meno rumore delle legna che crepitano e quello del ciuchino, che di tanto in tanto batte uno zoccolo sul suolo, non si ode niente.

Un poco di luna si insinua da una crepa del soffitto e pare una lama di incorporeo argento che vada cercando Maria. Si allunga, man mano  che la luna si fa più alta in cielo, e la raggiunge finalmente. Eccola sul capo della orante. Glielo innimba di candore. Maria leva il capo come per una chiamata celeste e si drizza in ginocchio di nuovo. Oh! Come è bello qui! 

Ella alza il capo, che pare splendere nella luce bianca della luna, e un sorriso non umano la trasfigura. 

Che vede? Che ode? Che prova? Solo Lei potrebbe dire quanto vide, sentì e provò nell'ora fulgida della sua Maternità. 

Io vedo solo che intorno a Lei la luce cresce, cresce, cresce. Pare scenda dal Cielo, pare emani dalle povere cose che le stanno intorno, pare soprattutto che emani da Lei. La sua veste, azzurra cupa, pare ora di un mite celeste i miosotis, e le mani e il viso sembrano farsene azzurrini come quelli di uno messo sotto il fuoco di un immenso zaffiro pallido. Questo colore, che mi ricorda, benché più tenue, quello che vedo nelle visioni del santo Paradiso e anche quello che vidi nella visione della venuta dei Magi, si diffonde sempre più sulle cose, le veste, le purifica, le fa splendide. 

La luce si sprigiona sempre più dal corpo di Maria, assorbe quella della luna, pare che Ella attiri in sé quella che le può venire dal Cielo. Ormai è Lei la Depositaria della Luce che sta per esser data, si annuncia con un'alba, una diana, un coro di atomi di luce che crescono, crescono come una marea, che salgono, salgono come un incenso, che scendono come una fiumana, che si stendono come un velo…

La volta, piena di crepe, di ragnateli, di macerie sporgenti che stanno in bilico per un miracolo di statica, nera, fumosa, repellente, pare la volta di una sala regale, ogni pietrone è un blocco di argento, ogni crepa un guizzo di opale, ogni ragnatela un preziosissimo baldacchino contesto di argento e diamanti. Un grosso ramarro, in letargo fra due macigni, pare un monile di smeraldo dimenticato là da una regina; e un grappolo di pipistrelli in letargo, una preziosa lumiera d'onice. Il fieno che pende dalla più alta mangiatoia non è più erba, sono fili e fili di argento puro che tremolano nell'aria con la grazia di una chioma disciolta. La sottoposta mangiatoia è, nel suo legno scuro, un blocco d'argento brunito. Le pareti sono coperte di un broccato in cui il candore della seta scompare sotto il ricamo perlaceo del rilievo, e il suolo… che è ora il suolo? È un cristallo acceso da una luce bianca. Le sporgenze paiono rose di luce gettate per omaggio al suolo; e le buche, coppe preziose da cui debbano salire aromi e profumi. 

E la luce cresce sempre più. È insostenibile all'occhio. In essa scompare, come assorbita da un velario d'incandescenza, la Vergine… e ne emerge la Madre.

Sì. quando la luce torna ad essere sostenibile al mio vedere, io vedo Maria col Figlio neonato sulle braccia, un piccolo Bambino, roseo e grassottello, che annaspa e zampetta con le manine grosse quanto un boccio di rosa e coi piedini che starebbero nell'incavo di un cuore di rosa; che vagisce con una vocina tremula, proprio di agnellino appena nato aprendo la boccuccia che sembra una fragolina di bosco e mostrando la linguetta tremolante contro il roseo palato; che muove la testolina tanto bionda da parere quasi nuda di capelli, una tonda testolina che la Mamma sostiene nella curva di una sua mano, mentre guarda il suo Bambino e lo adora piangendo e ridendo insieme e si curva a baciarlo, non sulla testa innocente, ma su, centro del petto, là dove sotto è il cuoricino che batte, batte per noi… là dove un giorno sarà la Ferita. 

Gliela medica in anticipo, quella ferita, la sua Mamma, col suo bacio immacolato.

 



Chi è Maria Valtorta

Maria Valtorta nacque il 14 marzo 1897. Unica figlia di un ufficiale di cavalleria e di una madre fredda e dispotica che la fece molto soffrire. A 23 anni, un sovversivo la colpì violentemente ai reni causandole un'infermità che divenne poi paralisi totale a 37 anni. “L'Evangelo come mi è stato rivelato” è un'opera immensa, molto amata dalle persone anche se ancora non riconosciuta dalle autorità religiose. Narra la nascita e l’infanzia della Madonna e la vita di Gesù, dalla natività all'ascensione, i primordi della Chiesa e l’assunzione di Maria Vergine. La mistica descrive con un'infinità di particolari gli episodi evangelici che lei affermava di “vedere” e “udire” per rivelazione. Maria Valtorta non si sposò e nel 1944 entrò nel Terz'Ordine dei Servi di Maria. Lasciò la vita terrena il 12 ottobre 1961.


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