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Asma infantile e sport: un binomio possibile

Per combattere l’asma sono utili stili di vita e comportamenti familiari positivi. E, per quel 10% di bimbi che ne soffre, l’attività fisica non dev’essere ritenuta un tabù

Mer 04 Gen 2017 | Salute
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 Asma infantile e sport: a leggere i dati di due recenti studi, un binomio in pericolo. Secondo le ricerche, infatti, i timori dei genitori sui possibili effetti secondari dell’asma ostacolano la pratica sportiva in bambini e adolescenti asmatici. La conseguenza è che la percentuale di soggetti sovrappeso oppure obesi è pari al 32,5% nei bimbi asmatici rispetto al 21,1% dei coetanei sani. Ma c’è davvero un rischio? Abbiamo posto il quesito al Professor Gennaro D’Amato, chairman della Commissione su cambiamenti climatici, inquinamento atmosferico e allergie respiratorie della World Allergy Organization, nonché primo specialista al mondo a descrivere un caso di “asma da Facebook” in uno studio pubblicato su Lancet. E primo in Italia, nel lontano 1998, a iniziare i trattamenti di soggetti asmatici con farmaci biologici. Elementi che porterebbero a ridimensionare l’idea secondo cui l’asma è una patologia genetica o ereditaria e che soltanto i farmaci sarebbero utili e necessari per curarla. In realtà, come emerge dall’esperienza clinica, spesso è sufficiente un cambio di atteggiamento nei riguardi della vita da parte di mamma e papà e la possibilità per il figlio di fare la propria vita in tranquillità, anche a livello sportivo, e l’asma diventa un lontano ricordo.
 
Professore, circa il 10% dei bambini italiani soffre di asma: le paure dei loro genitori rispetto agli sport sono giustificate?
«Sentire colleghi che sconsigliano ai genitori la pratica sportiva del proprio figlio a causa dell’asma non mi trova d’accordo. Basti pensare che la rappresentanza olimpica italiana ha tra il 20 e il 30% di atleti asmatici, soprattutto negli sport acquatici, i più consigliati a chi soffre di asma».
 
Ci sono esempi illustri?
«Il primo che mi viene in mente è il grande campione Mark Spitz, che ottenne ben 7 medaglie d’oro alle Olimpiadi di Monaco nel 1972, battuto nel 2008 solo da Michael Phelps. Spitz è un testimonial, ha scelto di dire al mondo che anche chi è asmatico può diventare pluri-campione olimpico. Personalmente, ho avuto in trattamento vari ragazzi che hanno avuto ottimi risultati sportivi. Uno di loro, che ho parecchio incentivato a fare nuoto, un giorno si è presentato da me con la medaglia d’oro nazionale juniores. Tra i 597 atleti statunitensi alle Olimpiadi di Seul del 1988, 67 soffrivano di asma da sforzo: ebbene, sono riusciti a conquistare 41 medaglie (15 d’oro, 21 d’argento e 5 di bronzo) su un totale di 94».
 
Dunque potrebbe essere l’ansia e la preoccupazione dei genitori che si ripercuotono sui figli ad aggravare la situazione. In questo senso, c’è un altro ‘pallino’ diffuso tra i genitori: va bene solo il nuoto…
«È vero che per chi soffre d’asma sono indicati soprattutto gli sport acquatici. Anche se poi l’importante è che si muovano, anche se sotto controllo specialistico. Ho seguito per anni campioni olimpionici e mondiali, il metodo di lavoro è semplice: si stila una tabella che gli atleti devono rispettare per ottenere l’autorizzazione a fare attività sportiva. L’utilizzo di farmaci dev’essere limitato a quelli realmente necessari e consentiti e nel dosaggio consigliato».
 
In che cosa consiste questa tabella?
«Fu famoso il caso di Miguel Indurain (nel 1994, anno della sua quarta vittoria al Tour de France - ndr), bloccato perché nelle sue urine furono trovate tracce di broncodilatatori beta-due stimolanti in eccesso. Era asmatico e, pensando di stare meglio grazie alle medicine per ottenere risultati migliori in gara, usava il broncodilatatore in quantità addirittura maggiori del consentito. L’utilizzo di broncodilatatori e corticosteroidi per via inalatoria, invece, è possibile se rispettoso di quanto indicato dallo specialista, con l’autorizzazione del CONI o del medico sportivo. Allo stesso modo, non sono doping i broncodilatatori betastimolanti, i cortisonici inalatori e gli antileucotrieni, purché sotto indicazione medica ed entro certi livelli. Alcuni atleti famosi soffrivano di asma, ma poi grazie allo sport praticato sotto controllo medico, hanno raggiunto risultati incredibili. Una su tutti? Federica Pellegrini».
 
Qualche esempio di un non nuotatore?
«Penso a Giorgio Di Centa, sciatore di fondo, che nonostante l’asma è riuscito a fare una carriera importante. C’è un’unica accortezza, nel caso degli sport invernali: non inalare aria fredda dalla bocca. Persino la corsa non è del tutto da bandire. Ho seguito per anni Salvatore Antibo, grande fondista italiano, che era allergico ai pollini».
 
E il calcio?
«Di solito è lo sport che più di frequente i bambini chiedono di poter praticare. Ai loro genitori dico: non esagerate con le preoccupazioni, il calcio è meglio di niente, anche se andrebbero moderati l’agonismo e l’attitudine alla vittoria tipici di questo sport».
 
È vero che lo sport può far insorgere l’asma da sforzo?
«Un eccessivo sforzo fisico può favorire le crisi d’asma. Ma se un soggetto sa di essere asmatico, evita di sottoporsi a fatiche esagerate e, comunque, proteggendosi con la terapia non avrà problemi. Oltretutto, ogni bambino, a un certo punto, ha la tendenza naturale a correre in libertà: se dovesse essere frenato in questo slancio o magari bloccarsi improvvisamente per via dell’asma, poi più facilmente, non capendo lì per lì quel che gli accade, in futuro eviterà il più possibile di farlo. Questo va evitato all’origine. In questo senso, l’aiuto del pediatra o dello specialista è utile». 
 
È vero che il cloro delle piscine aggrava la patologia asmatica?
«Dipende dall’iperreattività personale di ciascuno. Poi, chiaro che una cosa è fare un’ora alla settimana in piscina, un’altra è allenarsi per le gare ore e ore. Ma dipende pure dalla quantità di cloro: se è razionalizzata e non eccessiva, in linea di massima non si registrano grossi inconvenienti».
 
Come fa un atleta asmatico a nuotare per ore, ogni giorno, in una vasca al chiuso e in un ambiente umido?
«È una domanda che mi fanno spesso le mamme iperprotettive: professore, lei consiglia di fare piscina, ma… e l’umidità? Io rispondo che se l’asma viene tenuta sotto controllo, nuotare aiuta, soprattutto i bambini, ad ampliare la propria cassa toracica. L’umidità non va considerata, in questo caso, un fattore di rischio. A livello clinico, un broncospasmo insorge perché i bronchi di alcuni bimbi iperreattivi e asmatici, essendo molto piccoli, tendono ad ostruirsi facilmente. L’asma, però, spesso regredisce durante la pubertà, quando il torace si amplia, aumenta il calibro dei bronchi e si riduce il rischio che una crisi possa occluderli. Questa crescita toracica è fortemente favorita proprio da attività come il nuoto. Inoltre, nuotando il bambino impara a muovere il proprio corpo in modo armonico. Non così, ad esempio, nella corsa».  
 
Abbiamo parlato del peggioramento, nel nostro Paese, degli stili di vita e della necessità, da parte delle famiglie, di lasciar ‘respirare’ i bambini, non sottoponendoli a inutili stress ed a episodi di oppressione, dando loro, invece, chiavi di lettura della vita più positive. Ma a livello clinico com’è possibile che si muoia di asma?
«Purtroppo, non sempre questi soggetti vengono monitorati a dovere. Certo, non è facile: in genere si tratta di ragazzi che usano la classica bomboletta di broncodilatatore, un palliativo che fa star meglio lì per lì, ma non cura, non getta acqua sul fuoco. E il fuoco che cova sotto la cenere può diventare pericoloso: si può ingenerare un’improvvisa crisi ostruttiva. Un paio di mesi fa abbiamo pubblicato una ricerca sulla ‘near-fatal asthma’, ovvero i tanti casi in cui bambini asmatici si sono salvati per un pelo. 
Tra l’altro, l’asma può essere lieve e, in questo caso, quando è curata per bene, di solito non crea patemi d’animo. Se invece le crisi sono importanti, va aumentata la sorveglianza, che comprende anche la terapia con corticosteroidi, i cortisonici per via inalatoria». 
 
Sono le famiglie a prendere ‘sotto gamba’ il problema o ci sono situazioni in cui sbagliano i medici?
«In alcuni casi i genitori non comprendono la particolarità della situazione, ma in altre circostanze – a volte anche in pronto soccorso – ci sono stati episodi di ragazzi asmatici non trattati in modo adeguato a livello clinico. Se arriva un giovane in crisi asmatica grave, meglio dare del cortisonico in più piuttosto che correre il rischio di perderlo. Anche uno o due grammi, se si tratta di ragazzi con 20 anni o più. In questo senso, oggi c’è grande bisogno di fare comunicazione ed educazione, per le famiglie ma non solo».
 
E il medico di famiglia?
«In molti casi sono preparati, ma di questa patologia e di quello che può comportare a livello fisiopatologico è essenziale avere una perfetta conoscenza, per riuscire a tenerla sotto controllo. Per questo, dico: se possibile, meglio lo specialista».           

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CONSIGLI PER LE FAMIGLIE
«Il consiglio - spiega il Professor D’Amato - è di non sottovalutare mai la patologia. Proprio alcuni giorni fa, su una rivista scientifica internazionale è uscito un lavoro realizzato da un gruppo di studio nazionale sulle malattie respiratorie, di cui sono responsabile, in cui è stata fatta una verifica di tutti i decessi per asma. Non vorrei creare inutili allarmismi, per carità, però è incredibile dover constatare che ci sono ancora decine di ragazzi tra gli 11 e i 20 anni in Italia che muoiono a causa di una crisi d’asma». 

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Asma... da ansia
"Respirando l'ansia dei genitori e l'atmosfera di ipercontrollo, i bambini possono davvero accusare gradualmente sintomi fisici da giustificare una sorveglianza più attenta ed una vicinanza più assidua. Asma, bronchiti croniche, vomito reiterato, varie forme di fobia sono, di solito, i sintomi più ricorrenti in tali situazioni. Sono tutti sintomi che ricordano simbolicamente il soffocamento, l'intrusione, la paura, quasi a testimoniare il peso che questi bambini subiscono da parte dei genitori".

Brano tratto dal libro "Ti parlo ma non mi senti. Manuale di orientamento per genitori disorientati" di Rosanna Schiralli 

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