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Michelle Obama

La prima First Lady afro-americana

Dom 01 Mar 2009 | di Manuela Senatore - da New York | New York
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Come accade alle coppie di successo, anche gli Obama sono costruiti sulla forza e le capacità non comuni del marito e della moglie. Come compagna del presidente, Michelle Obama è la nuova first lady degli Stati Uniti e, se le cose si svolgono come durante la campagna elettorale, anche dalla Casa Bianca continueremo a sentire parlare di lei, e non solo per ragioni di moda.

FIGLIA DI SCHIAVI
Donna di personalità, Michelle ha un curriculum straordinario quasi come quello del marito. Nata da una famiglia umile - i Robinson - Michelle è originaria di Chicago. I suoi genitori, un operaio municipale attivista Democratico, e una casalinga-segretaria, hanno fatto del loro meglio per educarla al perfezionismo e per dare a lei e a suo fratello l’istruzione d’élite che a loro non era stata concessa. Michelle dimostra fin da subito un’intelligenza e una disciplina rare tanto da meritarle l’ammissione all’università di Princeton.
Questa è un’esperienza decisiva per la formazione di Michelle che nella tesi di laurea in sociologia, basata su temi razziali, confessa di avere acquistato coscienza della sua appartenenza nera proprio negli anni del college. E qui è interessante notare una fondamentale differenza fra lei e Barack: se lui viene dall’esperienza dell’emigrazione (suo padre era uno studente keniota in America), gli antenati prossimi di Michelle lavoravano come schiavi nelle piantagioni nella Carolina del Sud; quindi il tema razziale è per lei accentuato rispetto al marito che ha una formazione cosmopolita e multirazziale. Michelle ha sempre partecipato ad attività in favore degli studenti e della comunita nera, alle superiori e all’università.

LA LAUREA AD HARVARD
Dopo Princeton si laurea in legge ad Harvard (proprio come Barack, seppure in anni diversi). In futuro, Michelle dirà che questa scuola serve a formare una élite priva di dubbi e automaticamente destinata al prestigio e agli alti stipendi della finanza e degli studi legali. Infatti al ritorno a Chicago, Michelle viene assunta da Sidley Austin LLP, uno degli studi più prestigiosi del paese, e comincia a lavorare nel settore del marketing e della proprietà intellettuale.

DISTACCATA MA ADORABILE
è proprio qui che Michelle fa la conoscenza di Barack. Infatti le viene dato l’incarico di fargli da mèntore nel suo tirocinio estivo. Parlando del primo incontro nel suo libro “The Audacity of Hope”, Barack la descrive così: «Ricordo che era alta - quasi  quanto me con i tacchi – e adorabile; amichevole e professionale al tempo stesso». Lei, invece, mantiene un certo distacco all’inizio per ragioni professionali, ma presto rimane affascinata dalla personalità di Barack, che è gia un carismatico oratore. I due diventano una coppia e si sposeranno pochi anni dopo.

LA RINUNCIA ALLA CARRIERA
Intanto Michelle vede mancare due persone importanti nella sua vita, suo padre e un’amica d’infanzia e realizza che non c’è tempo da perdere e che bisogna seguire le passioni; capisce che la professione legale non fa per lei. In questo percorso, Michelle sceglie il lavoro comunitario e l’impegno sociale. Il cambiamento la porta prima a lavorare come assistente per il sindaco di Chicago, Richard Daley, e poi a diventare uno dei fondatori dei Public Allies, un’organizzazione per il sostegno comunitario e la partecipazione civile. In questo incarico Michelle finalmente si realizza, perché si tratta di  lavorare per la comunità, aiutando i giovani talenti a iniziare una carriera pubblica e ad assumere responsabilità nel sociale.

SOSTEGNO COMUNITARIO
Le sue capacità sono tali che dal niente riesce a creare un ufficio, un consiglio d’amministrazione e un capitale, stabilendo un modello per le future sedi. Successivamente, l’università di Chicago le offre un posto da preside associato di facoltà che le consente di continuare l’esperienza con il volontariato; qui dirige il Centro per i Servizi Comunitari  con il compito di trovare nuovi volontari e promuovere il volontariato tra gli studenti. Questa attività le vale in pochi anni un’altra offerta: gli Ospedali dell’università di Chicago le offrono di fare il direttore esecutivo per gli affari sociali. Quando Barack diventa senatore nel 2005, Michelle viene promossa, per meriti propri, al ruolo di vicepresidente per gli affari esterni e le relazioni sociali. Con lei aumentano i volontari da alcune centinaia a un migliaio.

LA CANDIDATURA? L’ABBIAMO DECISA INSIEME

Tutta questa esperienza pubblica e il passato da avvocato hanno preparato Michelle per una campagna dura come quella delle presidenziali. In questa circostanza il suo sostegno per Barack è stato totale e incondizionato (è apparsa a 33 eventi in 8 giorni). Infatti, pare che la decisione della candidatura sia stata presa da entrambi in un momento che sembrava l’unico giusto: da allora, Michelle sceglie il part-time per conciliare il ruolo di madre-lavoratrice e quello di candidata first lady con tanto di staff al seguito (tutto al femminile).

ICONA DELLE MADRI-LAVORATRICI
E così l’America ha imparato a conoscerla, prima come la compagna capace di rivelare il lato umano e persino i difetti del marito, poi per la sua vena polemica e quasi antipatriottica con l’arcinota dichiarazione «per la prima volta mi sento fiera del mio paese». Ora i media ne faranno di certo un’icona dello stile e in questo settore ha già mietuto successi come l’essere inclusa tra le donne meglio vestite dalle riviste People e Vanity Fair. Ma quello che le madri-lavoratrici d’America sperano è che Michelle sia fedele al suo passato e che mantenga il presidente impegnato sull’agenda dei valori familiari da lei sempre difesi con i fatti e con le parole.


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