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Meryl Streep: la regina di Hollywood

È l’ultima Diva di Hollywood: un talento consolidato in 40 anni di carriera e che cresce, nonostante l’età, grazie a personaggi strepitosi che sa affrescare con maestria unica

Mer 04 Gen 2017 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Se esiste ancora una diva vera a Hollywood si chiama Meryl Streep, una che non ha paura di sporcarsi le mani con ruoli controversi, di schierarsi politicamente, di alzare la voce davanti alle discriminazioni, di mantenere la calma davanti alle provocazioni. Una vera lady, artista di grande garbo e carisma, che incanta in soli pochi secondi, come ha fatto alla Festa del Cinema di Roma, dove ha mosso più interesse delle solite starlette ventenni scosciate. Lei non ne ha bisogno, non ne ha mai avuto bisogno. Anzi, ha dovuto combattere i pregiudizi verso una bellezza non convenzionale (anche da parte delle colleghe, come Katharine Hepburn, come narra la leggenda) e faticare il doppio per imporsi in un’industria maschilista ed elitaria, senza rimetterci il matrimonio, né il rapporto con i figli, che sono quattro e non hanno mai dato scandalo. Ha trovato un equilibrio alquanto unico nel circo dello show business e se lo tiene ben stretto, giocando a volte con ruoli insoliti, come in “Florence”, il film che la vede moglie di Hugh Grant e aspirante cantante, ma senza talento.
 
Partiamo dalle sue conquiste. Qual è l’ultimo tabù che pensa di aver infranto nel mondo dello spettacolo?
«Quello dell’età. Mi sento una specie di apripista per i ruoli femminili dopo i 40 anni. Fino a poco tempo fa c’erano solo parti tremende, ma adesso anche a 60 o 70 anni puoi far sentire la tua voce al cinema o in tv».
 
Quanta fatica le è costata fingere di essere stonata per “Florence”?
«Mi sono allenata tanto! (Ride - ndr) Ho studiato tanto per cantare tanto male, perché credo di capire cosa pensi Florence: probabilmente nella sua testa lei sente la melodia giusta, quindi il senso del film è la passione per il proprio lavoro, più che il talento». 
 
Lo sa che la sua presenza intimorisce?
«Me ne sono accorta, ecco perché faccio di tutto perché non succeda. Anche Hugh Grant mi ha confessato di essere in imbarazzo accanto a me. E così quando mi capita di sbagliare qualche battuta si rilassano e pensano: “Dopotutto non è così brava”, e così quell’aria reverenziale svanisce».
 
Non si è ancora stufata di calcare le scene?
«Mai. Per me la recitazione ha lo stesso significato e valore che aveva agli esordi della carriera. Anche dopo 40 anni, l’entusiasmo e la passione restano invariati, così mi butto con tutta me stessa nella storia della donna che interpreto».
 
Mai avuto voglia di cimentarsi con la regia?
«Mai: sono due mestieri diversi e io amo troppo il mio, quell’entrare nella pelle di un’altra persona, per fare entrambe le cose insieme».
 
È docile nel seguire i consigli del regista?
«Non proprio, anzi ho una vera e propria allergia alla disciplina e mio fratello lo può confermare. Sono indomita, ma riconosco il lusso di aver recitato per alcuni dei più grandi maestri del cinema, anche se l’ultima parola resta la mia».
 
È abituata a vincere?
«(Ride - ndr) Succede spesso, sì. Ricordo ancora la scena in tribunale nel film “Kramer contro Kramer”: Dustin Hoffman era sicuro di sapere cos’avrebbe dovuto dire il mio personaggio e lo mise nero su bianco, io feci altrettanto con la mia idea. Abbiamo votato… indovina chi l’ha spuntata? In realtà, ingenuamente al mio debutto al cinema pensavo funzionasse così, credevo davvero che un attore potesse recitare le battute che voleva. Solo dopo e a mie spese ho capito che non funzionava proprio così».
 
Ha debuttato a teatro a New York. Preferisce il palco?
«Mi piace sentire la gente respirare e anche trattenere il fiato, ridere quando si suppone che la sceneggiatura sia comica… certo, non quando invece non dovrebbe farlo. Si percepisce un’energia diversa, mentre il lusso nel film è poter agire a vari livelli, mentre a teatro succede solo quando entri in un rapporto simbiotico con il pubblico. In pratica, al cinema è più facile».
 
Lei ha un debole per le attrici italiane, da Silvana Mangano ad Anna Magnani, perché?
«All’epoca in cui sono vissute non c’erano ruoli interessanti per le donne, personaggi così d’impatto passavano solo nei festival stranieri o durante le lezioni al college, quindi per me erano creature esotiche, di un altro mondo rispetto alla mia piccola vita provinciale. In loro c’era qualcosa di elementare eppure magnetico, armonizzavano purezza e profondità, che magia!».
 
Qual è il sogno più strampalato che abbia mai avuto da bambina?
«Volevo fare la cheerleader, ero un’idiota e ho mollato dopo un paio d’anni. E ora eccomi qui, chi l’avrebbe mai detto?».                       




LADY DA OSCAR
Di Meryl Streep ne esiste una sola ed è inutile cercare eredi che possano eguagliare il carisma di questa splendida 67enne, che ha collezionato tre Premi Oscar come miglior attrice e 19 nomination, eppure è riuscita a mantenere unita la famiglia. Un solo matrimonio, con lo scultore Don Gummer, sposato nel 1978, e quattro figli (Henry, Mamie, Grace e Louisa). Prima del compagno della sua vita, ha avuto una sola relazione importante, con l’attore John Cazale, con cui è stata fidanzata per 7 anni, fino alla morte di lui, malato di cancro ai polmoni. Alla Festa del Cinema di Roma ha presentato il suo ultimo film “Florence”, dove interpreta la moglie di Hugh Grant, una signora stonata come una campana, ma che segue velleità da cantante. A dispetto, insomma, del rifiuto iniziale per il film “King Kong” (perché ritenuta bruttina), Meryl Streep è riuscita ad imporsi al pubblico con “Il cacciatore”, accanto a Robert De Niro. Strepitosa in “Kramer contro Kramer”, continua a collezionare gioiellini cinematografici. È stata guru della moda ne “Il diavolo veste Prada” dopo essere stata Margareth Tatcher in “The Iron Lady” (terza statuetta dopo “La scelta di Sophie”). Dal fantasy “Into the woods” al musical “Mamma mia” al politico “Suffragette”, continua a cambiare pelle con maestria e classe.
 

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