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Gli alieni sono arrivati!

Tantissime specie originarie di altri Paesi sono sbarcate da noi, provocando enormi danni ai nostri ecosistemi e all’economia

Mer 04 Gen 2017 | di Clemente Pistilli | Ambiente
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Alcuni sono minuscoli, quasi invisibili, e altri di taglia più che notevole, alcuni pungono e altri mordono, alcuni volano e altri nuotano, alcuni sono innocui e altri veicolo di pericolose malattie, ma tutti hanno una caratteristica comune: producono danni enormi all’ambiente e costano ogni anno milioni di euro ai cittadini. 

Sono i cosiddetti animali “alieni”, specie originarie di altre regioni geografiche giunte in Europa per le ragioni più disparate, complice la globalizzazione. Una piaga che sta cercando ora di affrontare la stessa Ue, che a metà luglio ha messo 37 specie invasive, quelle definite di rilevanza unionale cioè dell'intera Unione europea, su una black list, spingendo i diversi Stati a prendere provvedimenti per eliminarle. Ma la lotta agli alieni dell’ambiente è difficile, non c’è una linea comune tra i vari Paesi e neppure all’interno dello stesso Stato. Capita, così, in Italia che in una provincia vengano prese misure drastiche contro un animale invasore e in quella vicina lo stesso animale venga completamente ignorato dalle autorità. 


ALIENO QUANTO MI COSTI
Un caos che costa appunto tanto all’Europa. Quanto? Secondo l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, circa 12 miliardi l’anno. All’incirca la somma che in Italia ha annualmente a disposizione il Ministero delle infrastrutture per occuparsi di strade, porti e ferrovie, e tre volte quella che finisce nelle casse del Ministero per lo sviluppo economico, necessaria a far crescere il Paese.

DANNI ENORMI
Le specie aliene sono ritenute a livello mondiale una delle principali cause della perdita di biodiversità, in grado di alterare lo stato di habitat ed ecosistemi naturali e di provocare ingenti danni alle attività produttive. Fanno la loro comparsa a centinaia di chilometri di distanza dalle terre d’origine a causa dei cambiamenti climatici, del riscaldamento degli oceani, della globalizzazione e per mille altri motivi: dalle importazioni di alcuni materiali compiute senza prendere precauzioni particolari al tentativo di fare soldi con l’allevamento di animali esotici, che poi puntualmente scappano o vengono abbandonati. 

IN ITALIA SIN DALL’ANTICHITà
In Europa sono circa 12mila gli animali e le piante esotici presenti, il 10-15% dei quali è considerato invasivo. In Italia, in realtà, specie aliene sono giunte sin dall’antichità, come il caso delle carpe, nei corsi d’acqua, introdotte durante l’impero romano. Ma quelle che creano disastri sono tutte spuntate fuori in epoca recente. In appena cinque anni le specie esotiche nel Belpaese sono infatti passate da 1.050 a 1.440. E su 37 specie, per cui ha lanciato l’allarme l’Ue, lo scorso 14 luglio ben 22 hanno trovato casa tra le Alpi e la Sicilia.

ALLARME NUTRIE 
In un territorio dove la speculazione edilizia ha creato enormi difficoltà sul fronte del dissesto idrogeologico, dove le frane, da Nord a Sud, hanno inghiottito interi paesi e dove ormai ad ogni acquazzone si registrano allagamenti distruttivi, se non addirittura vittime, a peggiorare la situazione si sono così messe anche le nutrie. Tali roditori, che possono arrivare a pesare anche dieci chili e che creano più di qualche spavento a chi erroneamente li scambia per topi, vivono sulle sponde e sugli argini dei corsi d’acqua, in particolare del nord e del centro Italia. Danneggiano la vegetazione acquatica, facendo assottigliare anche il numero di quegli uccelli che tra erba alta e cannucce nidificano, come il mignattino o il tuffetto. 
Ma soprattutto, scavando gli argini, contribuiscono a rompere quell’equilibrio già precario che vi è in molte zone. Le nutrie, infine, si adattano talmente bene ai vari ambienti da invaderli, tanto che ad auspicare che vengano “eradicate”, dunque eliminate totalmente, è stato lo stesso WWF. In base alle ultime stime, provocherebbero danni per circa quattro milioni di euro ogni anno. Eliminarle però non è semplice. Come non è semplice per altre specie, nonostante da un quarto di secolo vi siano leggi in tal senso, a cui si sono aggiunti regolamenti e direttive europee. Manca un coordinamento. 
Le parole pronunciate anche di recente dal ministro dell’ambiente, Gian Luca Galletti, che ha ricordato le autorizzazioni date alle Regioni per abbattere tali animali, al fine di eradicarli, essendo diventati un problema sia per l’agricoltura che per il dissesto idrogeologico, restano così solo buone intenzioni. Tanto che in Lombardia le nutrie sono oltre 700mila, una ogni dieci persone e, secondo l’Università di Pavia, in provincia di Lodi e Mantova addirittura una ogni due abitanti. 

I GAMBERI KILLER 
Ma i problemi principali non derivano appunto solo dalle nutrie. Fiumi e laghi, ad esempio, sono infestati dai gamberi americani, in particolare da quelli della Lousiana, giunti in Italia dopo che un’azienda in Toscana, sul lago di Massaciuccoli, ne aveva iniziato l’allevamento. 
Scappati da lì sono diventati infestanti. Vengono definiti gamberi killer, distruggendo tutto quel che si trovano davanti, scavando profonde buche che indeboliscono gli argini dei fiumi e arrivando ad attaccare animali anche sulla terra, visto che resistono per ore fuori dall’acqua. Talmente aggressivi che, come denunciato a Mestre, si scagliano anche contro l’uomo, che si trova, magari mentre prende il sole su un prato, con una chela che gli stringe un orecchio. 

LA RANA TORO 
E sempre in tema di voracità, anche se fortunatamente ancora poco diffusa, un’altra specie insaziabile è la rana toro americana, che si è ben acclimatata tra Mantova e Pavia, mentre, a causa dei tanti abbandoni di chi dopo un po’ si stanca dell’animale da compagnia, a fare danni notevoli nelle acque interne è anche la tartaruga palustre americana, che minaccia ormai la sopravvivenza di quella locale, la emys orbicularis. Una piaga, quella delle specie aliene, che viene resa sanguinante anche da un animale all’apparenza innocuo e grazioso come lo scoiattolo, visto che quello grigio, originario del Nord America, entra in competizione con quello autoctono, quello rosso, riducendone drasticamente il numero, e visto che danneggia profondamente gli alberi, rendendoli anche più vulnerabili a insetti e funghi. Una specie che è particolarmente diffusa in Piemonte e nel varesotto, giunta nella penisola come animale da compagnia e che ha poi portato addirittura il Consiglio europeo ad aprire una procedura di infrazione contro l’Italia, per non aver seguito la raccomandazione di tenere sotto controllo la crescita di tale specie. 

E GLI INSETTI?
I conti con gli “alieni” i più li fanno però soprattutto a causa degli insetti. Il temuto calabrone asiatico, dotato di un veleno in grado di scatenare violente reazioni allergiche, ha attraversato le Alpi ed è giunto in Piemonte e Liguria, ma è fortunatamente ancora poco diffuso. Al contrario invece a tormentare migliaia di italiani è l’ormai nota zanzare tigre, che, oltre alle punture causa di fastidiose reazioni allergiche, è anche vettore di malattie infettive, come la febbre del Nilo e l’encefalite St.Louis. Finita la paura dell’anofele, dal Veneto all’Emilia, dal Lazio alle Marche, dal Molise alla Campania, passando per Calabria, Basilicata e Sicilia, c’è ora quella della tigre, un incubo soprattutto a Milano e Roma. 

PIANTE INVASIVE
Dannose per la salute, poi, anche alcune piante originarie di terre lontane, come l’ambrosia, introdotta in Europa nel XIX secolo, in grado di adattarsi facilmente a qualsiasi ambiente e che, con il suo polline, crea problemi di allergia, in primavera, a una persona su dieci, provocando spesso anche congiuntivite, asma e, seppure più raramente, dermatiti da contatto. Una pianta che ha invaso principalmente la Lombardia e il Piemonte, al punto che le autorità lombarde, da oltre dieci anni, emanano ordinanze che impongono lo sfalcio della stessa tra giugno e agosto. 

IL PUNTERUOLO ROSSO
Piante dunque che causano danni, ma anche piante che, attaccate dagli “alieni”, danni ne subiscono. è questo, ad esempio, il caso delle palme, distrutte in molte zone d’Italia, in particolare in Sicilia, Campania, Sardegna e nel Lazio, dal punteruolo rosso, un coleottero asiatico, che sarebbe arrivato in Italia nel 2004, quando un vivaista di Pistoia importò alcune piante dall’Egitto. Un insetto talmente distruttivo che, uccidendo decine di palme, ha addirittura modificato il paesaggio di alcune città, come è evidente nell’area del lago di Fogliano, a Latina, parte del Parco Nazionale del Circeo o a Sabaudia. Senza contare che un altro insetto, il cinipide del castagno, sta distruggendo tali alberi e azzerando in alcune aree la produzione di castagne, facendo perdere, ad esempio, in Campania il 90% del prodotto. Grandi o piccole, graziose o inquietanti, le specie aliene sono dunque una piaga. E la soluzione a tale problema, che fa perdere ai cittadini anche un fiume di denaro, appare lontana.     

            

LA NUTRIA NEL PIATTO
Una bella nutria nel piatto e il problema è risolto. Per ridurre il numero di tali animali, facendone magari anche una fonte di reddito, c’è anche chi ha avanzato la proposta di utilizzarli in cucina. Negli Usa e in Sud America le nutrie, del resto, vengono vendute anche nei supermercati. Ma il commercio si è allargato anche a Francia e Germania, e in Italia ci sono due circolari del 1959, dell’Alto commissario per l’igiene e la sanità pubblica presso il Ministero dell’Interno, che hanno liberalizzato l’utilizzo delle carni di castorino, ovvero di nutria, purché fossero “sottoposte a vigilanza veterinaria, messe in vendita ad animale intero e individuate con apposito bollino a cura allevatore”. E c’è chi giura che la nutria in umido sia simile al coniglio.


A TAVOLA CON GLI ALIENI!
Per nuotare tra i barracuda non è più necessario volare fino ai Caraibi. E non ci si deve più immergere in acque tropicali per avvistare un pesce palla o fotografare un pesce trombetta o un pesce pappagallo. A causa del riscaldamento globale, che ha elevato notevolmente le temperature del Mediterraneo, dallo stretto di Suez sono giunte e si sono perfettamente acclimatate decine di specie aliene, che ora in Italia vengono pescate quotidianamente insieme a merluzzi e tonni. I barracuda, tanto per fare alcuni esempi, sono ormai talmente diffusi che sono entrati a far parte dei piatti proposti nei ristoranti di mare del Belpaese, in Liguria sono di casa la donzella pavonina e il sarago faraone, tipici dei mari africani, e i pesci luna vengono pescati tanto nel golfo di Gaeta, a sud di Latina, quanto in quello di Napoli. Dai mari caldi sono però arrivate anche specie pericolose. A Lampedusa è comparso infatti il velenosissimo pesce pietra e a Sperlonga, in provincia di Latina, è stata avvistata la cubomedusa. 


I PAPPAGALLI DI ROMA
Sono ormai romani a tutti gli effetti: colorati, occhio vispo e assai vivaci, i pappagalli popolano la Capitale. Diverse colonie di parrocchetti monaco e parrocchetti dal collare si muovono in libertà a Roma. Dal parco della Caffarella, nei pressi dell'Appia e di via Latina, a Villa Pamphili e a Villa Borghese, dalla Garbatella ai giardini del Quirinale, dal villaggio olimpico alla zona verde vicino al laghetto dell'Eur. Insomma, ovunque. Tanto simpatici a vedersi quanto temibili per le specie residenti nella Città eterna da molto più tempo, cercano infatti di cacciare altri uccelli “romani de Roma” come passerotti e piccioni.

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