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Sanità a due velocità

Sempre più ci sarà una Sanità per le Regioni ricche e una per quelle povere

Gio 26 Gen 2017 | di Armando Marino | Soldi

In fila  intorpidito dalla febbre per sentirmi dire dal medico: «Sì riguardi e beva qualcosa di caldo». Ecco la mia esperienza dell’ultima ondata di influenza. Certo non sono il solo: al momento in cui scrivo le statistiche parlano di quasi 2,5 milioni di italiani colpiti da un virus arrivato in anticipo rispetto al solito, ma definito di “media intensità”. 

Il problema è che, per chi come me abita nel Lazio, sentire il medico che minimizza i sintomi dei pazienti ed evita il più possibile di prescrivere medicine ed esami non è un fatto occasionale, né è dovuto al fatto che in fondo è solo un’influenza. Il Lazio, come altre Regioni, soprattutto del Centro-Sud, ha accumulato un enorme debito a causa delle spese sanitarie e i piani di rientro hanno comportato tagli violenti. Nello studio medico frequentato da una conoscente c’è scritto chiaro su un cartello: la Regione impone di limitare le prescrizioni. Naturalmente è un bene evitare gli sprechi di un tempo, quando eravamo abituati a riempirci gli armadietti di medicinali di scorta che poi scadevano e si buttavano via. 

Ma per rimediare a quel passato e all’incredibile boom di spese sanitarie in tutta Italia, ora si rischia di dover rinunciare a un bene primario: curare la salute nel miglior modo possibile. Di recente il governo ha approvato i nuovi Lea, i Livelli essenziali di assistenza, cioè le prestazioni base che tutte le Regioni devono garantire ai cittadini, aggiornando così un elenco che era fermo da anni. 

Era necessario rinnovarlo per includere cure più moderne e depennare alcune obsolete. 

Il fatto è che è stata anche l’occasione per diminuire gli stanziamenti a disposizione per il fondo per la salute. Ufficialmente il buco verrà coperto con risparmi, che però allo stato sono sulla carta. 

Le associazioni dei consumatori temono che invece alla fine a coprire il denaro mancante siano i cittadini, con un rincaro dei ticket già cresciuti del 40% tra il 2009 e il 2015. Un esempio per tutti: alcuni esami per l’ipertensione non sono più considerati esenti per chi soffre di questo disturbo in modo cronico. Le singole Regioni potranno decidere di assicurare comunque la copertura. 

Ma il risultato è che sempre più ci saranno due sanità diverse, una per chi vive nelle Regioni ricche e una per chi è relegato in quelle povere. Non è solo una questione di malgoverno o di ruberie e corruzione: il Paese non cresce più da 8 anni. Un conto che prima o poi va pagato, se non si inverte la rotta. 


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