acquaesapone Salute
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Meningite: l’epidemia è solo mediatica

Psicosi e servizi sanitari intasati: è il risultato dell’allarmismo a mezzo stampa, come nel 2009 accadde per l’influenza aviaria e suina

Gio 26 Gen 2017 | di Francesco Buda | Salute
Foto di 6

Il titolo di questo articolo arriva dall'ISS, l'Istituto superiore di sanità. Ci risiamo: psicosi a mezzo stampa. Come la rivista Acqua & Sapone ha raccontato ai tempi delle bufale sulle influenze aviaria e suina (numero di agosto 2009), anche stavolta la presunta informazione ha contagiato l'intero Paese. Effetti collaterali: uffici sanitari ingolfati e angoscia  nazionale. 

CONTAGIO PSEUDO-GIORNALISTICO
È veramente un’emergenza? Cosa è cambiato? Cosa dobbiamo temere? A queste domande i ricercatori ISS rispondono in modo inequivocabile: “Si tratta solamente di una ‘epidemia mediatica’, in cui il patogeno, che si sta moltiplicando a dismisura, contagiando giornali e lettori, è semplicemente la notizia giornalistica”. Lo scrivono gli epidemiologi Fortunato D’Ancona, Maria Grazia Caporali, Paola Stefanelli. A far scoppiare la copiosa infezione ansiogena su tv, giornali e siti web, è stato l'anomalo aumento di casi di meningite di tipo C (il più aggressivo, ndr) nella Toscana centrale. “L'invito pressante alla vaccinazione - lamentano i tre ricercatori - ha avuto l'effetto collaterale di innalzare il livello di preoccupazione”. I dati oggettivi, scientifici ed epidemiologici, ossia derivanti dallo studio della realtà e dello stato di salute della popolazione - se, su come, quando, dove e perché ci si ammala -, parlano chiaro: “La diffusione delle malattie invasive (meningiti e/o sepsi) è rimasta sostanzialmente quella dell’anno scorso”. Fra i batteri responsabili della meningite il più temuto è Neisseria meningitidis, detto meningococco. Dall’1 al 10% della popolazione lo ospita in naso e gola, con punte del 30% in condizioni particolari. In Italia causa meno di 200 casi di meningite l’anno su oltre 60 milioni e 600mila persone censite: lo 0,0003% della popolazione. “Mentre le forme invasive prevenibili con vaccinazioni dello pneumococco sono in diminuzione”, sottolinea l'Istituto superiore di sanità. Pneumococco è l’altro batterio che provoca meningiti, ma più lievi e non contagiose. 

SERVE GIUSTA INFORMAZIONE
“Si tratta di offrire un'informazione imparziale e corretta dal punto di vista scientifico. Noi professionisti della salute possiamo, ad esempio, rassicurare i cittadini che i rischi di contrarre la meningite erano e sono molto bassi. Illustrare alla popolazione che le vaccinazioni sono uno strumento importantissimo di prevenzione per proteggere le categorie in cui la patologia si manifesta più frequentemente”, suggeriscono gli epidemiologi dell'ISS, aggiungendo che “la scelta finale di investire sulla protezione, spetta al cittadino”. 
Sana informazione, anche da parte degli addetti ai lavori, la invoca chi solleva dubbi sulle vaccinazioni: “I genitori dovrebbero essere esaustivamente informati sulla reale necessità e sul rischio/beneficio di ciascun vaccino pediatrico”, avvertono gli oltre 150 medici che hanno sottoscritto la lettera aperta al presidente dell'Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi. L'appello, lanciato dai pediatri Roberto Gava ed Eugenio Serravalle, propone una maggiore attenzione nel vaccinare a tappeto ed una “serena riflessione” su certe criticità delle vaccinazioni ai bambini.  

MEGLIO INFORMARE CHE OBBLIGARE
“A seguito del significativo calo del numero dei vaccinati in Italia, Ministero della Salute e varie regioni stanno ipotizzando di rendere obbligatori i vaccini per poter accedere ai nidi e alle comunità scolastiche. Ma ‘obbligare alla salute’ – mette in guardia Paolo Sarti, pediatra, già docente all'Università di Firenze - non mi sembra una strategia vincente: piuttosto che usare la forza della norma dovremmo usare la forza della corretta informazione”. Il vero investimento è infatti quello di puntare sulla consapevolezza delle persone. Le scelte calate dall'alto ed imposte per forza possono produrre obbedienza, ma non certo accrescono la coscienza e la capacità di scegliere e quindi di dare un contributo anche creativo alla società e al Paese. Come notano i medici che hanno scritto al prof  Ricciardi, “dei 27 Paesi dell'Unione Europea più Norvegia e Islanda, 17 non hanno alcuna vaccinazione obbligatoria; tra i Paesi dell'Europa Occidentale, hanno vaccinazioni obbligatorie solo Italia e Grecia (con 4 vaccini, poliomielite, difterite, tetano ed epatite B) e Francia (con 3 vaccini)”.

 


 

La bufala dell’autismo

La bufala dell'autismo da vaccini nasce da un articolo fraudolento pubblicato nel 1998 sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet, dall'ormai ex medico inglese Andrew Wakefield. Molti dei coautori dello studio di Wakefield sul presunto autismo da vaccino ammisero l'insufficienza dei dati e fecero cancellare il proprio nome dalla pubblicazione. Altri provarono a replicare lo studio: nessuno ci riuscì. 
Lancet ha poi smentito lo studio spiegando che i contenuti del manoscritto erano stati falsificati. Si scoprì inoltre che Wakefield aveva preso oltre 500mila sterline (dell'epoca) da un avvocato che difendeva famiglie di bambini autistici contro lo Stato, per presunti danni da vaccino trivalente MPR (morbillo, parotite, rosolia), in cambio di pubblicazioni scientifiche a sostegno delle tesi dei suoi clienti. Wakefield è stato radiato dall'Ordine dei medici britannico.




Per maggior sicurezza

Come ogni trattamento medico, anche la vaccinazione andrebbe personalizzata, tenendo conto delle caratteristiche personali, nutrizionali, familiari, ambientali e sociali di ogni singola persona. “Prima della vaccinazione, il pediatra dovrebbe raccogliere una dettagliata anamnesi (storia sanitaria) dei genitori, dei parenti prossimi e del bambino stesso, considerando tutti i fattori che influenzano la salute di quest'ultimo nella sua globalità e quindi il contesto in cui vive. Dovrebbe escludere prudenzialmente eventuali controindicazioni alle vaccinazioni e a tale scopo, nel caso lo ritenesse opportuno, dovrebbe eventualmente sottoporre il bambino ad accertamenti sulle sue condizioni immunitarie e nutrizionali, ricercando in particolare la presenza dei marker di flogosi, cioè le spie di infiammazioni in corso”. Infatti “nel momento della vaccinazione, il bambino deve essere sempre in perfetta salute, sia fisica che psichica”. Lo spiegano gli  oltre 150 medici ed altri operatori della sanità nella loro lettera aperta al capo dell'Istituto superiore di sanità, prof Ricciardi. 


 

 


Condividi su:
Galleria Immagini