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MIKA: Lo showman dei record

Paladino dei diritti civili, Mika usa la musica per veicolare messaggi di speranza e gioia

Gio 26 Gen 2017 | di Giulia Imperiale | Interviste Esclusive
Foto di 8

Lo ricordo ancora il nostro primo incontro: era stato appena scelto come giurato di “X-Factor”, aveva gli occhi da cerbiatto pieni di stupore e anche un po’ di paura, ma non li abbassava mai. Tormentava le mani di tanto in tanto e si agitava sulla poltrona, ma niente di più. In passato ha ricevuto porte in faccia, rifiuti, derisioni, ma ha ripagato bullismo e discriminazione con la poesia delle sue note: tutto il dolore è diventato melodia, trasformandosi e guarendolo.
In questo processo ha aiutato milioni di altri ragazzi a trovare una voce, a guardarsi allo specchio senza odio o vergogna. 

La sofferenza non le ha fatto perdere la fiducia negli altri. Come ha fatto?
«Sarebbe facile perdere la fede nell’umanità e cadere nel cinismo, quasi vittima di una risposta emozionale. E invece no. Sono tornato a Beirut (sua città natale - ndr), nonostante gli attentati (14 morti e 200 feriti nel 2013 per un attentato kamikaze; il 12 novembre 2015 sono morte circa 40 persone; a giugno 2016 un nuovo attentato ha provocato altri feriti - ndr)  per lanciare un messaggio forte, portare speranza e voglia di ricostruire quello che abbiamo perso».

Gli attentati nel mondo si moltiplicano e con essi la paura. Cosa ne pensa?
«Le faccio un esempio: dopo l’attentato, ho notato che i concerti in Costa Azzurra erano blindati e ovviamente mi ha fatto male. Lo vedi ovunque, a partire dagli aeroporti, questo atteggiamento di allerta e lo assorbi: però poi scopri a sorpresa realtà come Giffoni Film Festival (Festival di cinema per ragazzi in provincia di Salerno - ndr) che ti permettono di riscoprire la gioia pura dell’essere al mondo. Qui i bambini girano per strada, liberi, senza barriere o forze dell’ordine, con quell’innocenza che a volte dimentichiamo, senza paura. Mi hanno insegnato una grande lezione: i giovani trovano sempre il modo di costruire insieme un mondo migliore».

Tornerà presto su RaiDue con “Stasera Casa Mika”. Cosa le ha regalato lo show?
«Non l’ho concepito come uno specchio su di me per due ore, ma come una serata tra amici, con tanti ospiti e un’orchestra incredibile, che racconta in modo eclettico il mondo, attraverso artisti poco conosciuti in Italia che offrano una prospettiva diversa e un confronto utile».

Dica la verità, si sente a casa in Italia?
«Tre anni fa non conoscevo la vostra lingua e invece ora la parlo. Male, certo, ma non malissimo. Dopo “X-Factor” mi sono chiesto: “Cosa so davvero di questo Paese?”. E allora è nata l’idea di scoprirla meglio con un progetto che mi assomigliasse, “Stasera Casa Mika”».

Tutto quello che le sta a cuore lo mette in musica?
«Nelle mie canzoni finisce soprattutto quello che non conosco o non capisco. Ecco perché quelle d’amore migliori arrivano quando non sei innamorato. L’immaginazione spalanca migliaia di possibilità e il desiderio di avere qualcosa che manca diventa poesia».

E se qualche testo non piacesse?
«Invece di arrovellarti a chiedertelo, buttati. Esci dal guscio, tenta. Sai di essere vecchio quando cerchi di sembrare giovane. Lo sforzo per essere diverso non paga ma: tira fuori la tua energia, quel fuoco che hai dentro. Certo, ci vuole incoscienza, ma il processo creativo si basa su questo, nel non mettere mai a tacere l’enfant terrible che è in te».

Come nascono quei momenti d’ispirazione?
«Il processo è intimo e improvviso, a volte sei in camera da letto e hai il dentifricio in mano e ti tornano in mente emozioni o sensazioni, così senti l’urgenza di metterle nero su bianco e soprattutto di condividerle. Ovvio, c’è il terrore che non vengano recepite, ma ho capito che la paura va chiamata per nome e superata». 

Si riconosce ancora nelle prime canzoni?
«Cantare oggi “Lollipop”, dopo un decennio e a 30 anni può sembrare naïve, ma ho capito che nel mio processo di crescita devo sempre tenere a mente le mie radici e al tempo stesso prepararmi per la prossima sfida». 

Cosa le viene in mente pensando a “Grace Kelly”, suo primo singolo pubblicato nel 2007?
«Sai qual è il lato bello dell’essere un artista? Poter cambiare continuamente, anche assieme al tuo pubblico. D’altronde lo facciamo tutti, anche con i social network».

In che senso?
«Mostriamo sempre una versione di noi modificata, alla ricerca disperata di una perfezione. Questo processo è doloroso perché ti snatura. Siamo troppo impegnati a mostrare un certo lato di noi, l’ho fatto anch’io, ma ora ho smesso». 

La vera Grace Kelly che l’ha ispirata cosa rappresentava per lei?
«La favola: non era solo un’icona, ma una ragazza che è diventata attrice e poi principessa. Ecco, il concetto di “icona” è come ti presenti al mondo. Può essere dunque liberatorio farti vedere per come sei, senza temere di essere sbagliato: ti regala la libertà. Ecco, al tempo di Grace Kelly le star non potevano mostrare chi erano davvero e questo genera tristezza».

Qual è il più grande insegnamento di sua mamma?
«Lei era una tipa tosta, di quelle che sapeva scuoterti in tutti i sensi, ma mi ha insegnato il rispetto per gli altri e per questo lavoro. Grazie a lei ho capito che le questioni private devono restare lontane dai riflettori».

Ha parlato spesso di bullismo in prima persona: perché?
«Essere se stessi è un investimento sul futuro, è pericoloso fingere di essere altro. Devi capire qual è la tua destinazione. Su questo messaggio punto molto nei miei lavori, per questo ho partecipato alla colonna sonora di “Un bacio” dove un ragazzo etero uccide a scuola l’amico gay. E sono entrambi colpevoli, perché nessuno si parla e la tragedia sembra l’unico modo per abbattere i muri. Ma lo so per esperienza che non è così».

 



ITALIA LOVEs MIKA

L’Italia si è innamorata di Mika grazie a “X-Factor”, ma Michael Holbrook Penniman Jr. (questo il suo nome vero), classe ’83, ha conquistato il mondo già da tempo. Sul palco del Festival della canzone italiana di Sanremo a febbraio si esibisce come ospite, ma ormai in Rai si sente perfettamente a suo agio grazie alla trasmissione “Stasera Casa Mika”, che tornerà anche quest’anno. Dopo lo show di fine anno su RaiDue “Mika Love Paris”, il cantante libanese naturalizzato inglese ha moltissimi altri impegni in agenda. Il suo ultimo album “No place in heaven” è già disco d’oro. Ha iniziato a scrivere canzoni da piccolo, nonostante la dislessia, e nel 2006 arriva il contratto discografico per l’album “Grace Kelly”. Incredibile talentuoso e versatile, parla molte lingue: libanese, arabo, italiano, spagnolo, inglese, francese e cinese. In soli dieci anni è diventato un autentico fenomeno del panorama musicale mondiale, a dispetto delle pressioni “pop” delle case discografiche. Ospite d’onore del Festival cinematrogafico di Giffoni, ha lasciato ai ragazzi una profonda testimonianza di tolleranza, apertura e solidarietà, che ha sempre portato avanti in vari progetti, tra cui “Hurts”, la colonna sonora del film “Un bacio” di Ivan Cotroneo (in home video per Lucky Red dal 7 febbraio, giornata nazionale contro il bullismo).


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