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Greta Scarano: Smetto quando voglio...

Torna al cinema, dopo averci incantato con “Suburra” e nella serie di Castellitto

Gio 26 Gen 2017 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
Foto di 7

Non ha paura di niente o almeno così sembra quando la si guarda negli occhi e ci si perde in quelle mille sfumature, ad un passo dal precipizio e ritorno. Greta Scarano, viso d’angelo e intensità luciferina, ha già dato vita a molti volti del grande e del piccolo schermo. Nella realtà, invece, sfoggia un sorriso disarmante, trasparente, curioso, di quelli pronti ad ascoltare e ad assorbire ogni stimolo artistico, per restituirlo sul palco con intensità. A trent’anni ha già preso parte a progetti ambiziosi di denuncia sociale, come “Suburra”, e ha riportato a galla uno dei misteri di cronaca più tormentanti degli ultimi anni, la scomparsa della Orlandi, con “La verità sta in cielo”. A febbraio sarà al cinema in “Smetto quando voglio”.

Com’è iniziata questa avventura?
«Ho iniziato a recitare quando avevo 5 anni, ma ero così piccola che non ricordo tutto. Poi è arrivato un corso propedeutico di teatro con la recita a fine anno, finché al liceo ho iniziato a interessarmi alle arti applicate in genere. Cantavo e suonavo un po' la chitarra e la batteria, ma non chiamatemi batterista: sono anni che non prendo in mano le bacchette!».

Quando ha deciso di trasferirsi in Usa?
«Nel penultimo anno di liceo sono andata a studiare in Alabama. E lì mi sono applicata molto sul teatro e sulla recitazione. Una volta rientrata in Italia, ho debuttato con piccoli ruoli in tv».

Come sceglie un ruolo? 
«Poter scegliere è una grande opportunità, ma di certo non puoi permettertela all'inizio della carriera. Io però sono stata molto fortunata, perché ho avuto l'occasione di lavorare anche su progetti importanti. Certo, ho lavorato pure su cose che non mi hanno fatto crescere, ma hanno arricchito la mia esperienza. Oggi mi trovo in una situazione particolare: le mie scelte, spesso impegnative, mi hanno resa esigente. Quindi ora voglio ancora di più e sono un po’ in crisi».

Come si prepara alla parte?
«Per prima cosa Greta deve scomparire e devo diventare il “personaggio”. Un attore deve essere prima di tutto fantasioso per entrare in un ruolo, far leva su una grande immaginazione».

È una perfezionista durante le audizioni?
«Non vado mai ad un provino senza avere un’idea totalmente personale del personaggio: sono una secchiona, rigorosa. Se si vuole essere attori bisogna studiare tanto e recitare sempre, anche da soli. Al tempo stesso, però, è necessario sapersi adattare e, nel caso, rivedere le proprie convinzioni artistiche. Dobbiamo intercettare il nostro canale emotivo e farlo aprire».

Cosa vorrebbe fare ora?
«Mi piacerebbe interpretare un’atleta. Ma è difficile che in Italia si costruisca un film su un personaggio femminile forte, in genere sono sempre in ombra, ma in “Suburra” ci siamo io e Giulia Elettra Gorietti, protagoniste in un film marcatamente maschile». 

Cosa ricorda del set?
«Quando ho fatto i provini per interpretare Viola, una tossicodipendente, avevo due scene e sentivo con impeto che quel ruolo dovessi farlo io. Il personaggio mi ha travolto. Quando poi ho avuto la parte ho letto tutta la sceneggiatura d'un fiato e ho capito che nella scrittura narrativa Viola aveva intriso ogni pagina, lei era ovunque nel film anche senza esserci. Sul set tutti mi hanno aiutato per entrare nella parte, dal costumista al parrucchiere. È così lontana da me... così ho creato un varco e dentro ci ho messo tutte le cose spiacevoli e dolorose. Quando ho iniziato a soffrire sono diventata Viola».

Cosa le ha insegnato?
«Di lei mi resta l’amore travolgente e salvifico. Inoltre, mi sono molto documentata attingendo anche all’esperienza di vita, perché, essendo cresciuta nella periferia romana, ricordo che nella zona circolava molta droga. Non solo, mio padre è medico e mamma infermiera: loro mi hanno fatto incontrare alcuni tossicodipendenti e le loro famiglie per capire il coinvolgimento». 

E “Senza nessuna pietà”?
«Tania è un ruolo che mi è rimasto nel cuore. Entra nel film che è una bambina e alla fine diventa una donna adulta. Mi sono calata nel ruolo e ho tentato di fare mio il suo dolore».      

Cosa le ha regalato la serie “In Treatment”?
«Lavorare con Castellitto è stato come andare dall'analista: con lui devi lasciarti andare, perché hai davanti una persona che ti ascolta. E lui poi ti guarda non solo come un grande attore, ma come un grande regista. La serie resta un'esperienza unica, perché, quando hai un interprete bravo di fronte a te, sai che non trasmetti credibilità se dall’altra parte non c’è una persona convincente».

 



Secchiona e rigorosa

Greta Scarano, classe ’86, è nata a Roma, ma si è divisa tra la Capitale e gli Stati Uniti, sia durante il periodo degli studi che durante i primi anni di carriera. La prima grande occasione arriva con “Un posto al sole” e successivamente si conferma un volto noto del piccolo schermo, con serie del calibro di “R.I.S.” e “Romanzo criminale – La serie”, per poi passare a “I Liceali”. Dopo “Squadra antimafia – Palermo oggi”, affianca Pierfrancesco Favino nel film “Senza nessuna pietà” di Michele Alhaique, suo attuale compagno, al debutto dietro la macchina da presa dopo una carriera da attore. Successivamente si mette al servizio del regista di “Gomorra – La serie” Stefano Sollima per il film “Suburra” e diventa una paziente di Sergio Castellitto nella serie “In Treatment”. Dopo aver interpretato “La verità sta in cielo” per Roberto Faenza, a febbraio è al cinema in “Smetto quando voglio – masterclass” di Sydney Sibilia. 


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