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Il restauratore di sogni

Santo Stefano di Sessanio: un borgo antico che riprende vita grazie ad un giovane italo-svedese

Gio 26 Gen 2017 | di Testo e foto di Roberta Cappelli | Bella Italia
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C'era una volta un antico borgo quasi abbandonato, sospeso tra le montagne d'Abruzzo e il cielo.
Lo si vedeva comparire sbucando dall'ultima curva, dopo aver attraversato pascoli e alture e sfiorato piccoli agglomerati di umani, dove l'aria sa ancora di buono e la realtà non corre dietro a effimere chimere.
La vita nel borgo sembrava addormentata, la gente andata via in cerca di fortuna per le vie di qualche città esotica. Te ne accorgevi dal silenzio, i vicoli vuoti, le case di pietra con le finestre chiuse, i telai che avevano smesso di filare ed erano andati ad arredare gli angoli polverosi di qualche cantina, i cartelli un po' sbiaditi affissi sui portoni in cerca di un acquirente che sapesse amare quel nulla.
Poi un giorno, per caso, passò per il paese un giovane uomo, che veniva dal Nord, stanco di vagare per le strade tutte uguali delle metropoli: si innamorò del luogo e decise di ricostruire un sogno.
Daniele Elow Kihlgren: imprenditore, figlio di costruttori, metà italiano, metà svedese.
I suoi occhi limpidi riuscirono a vedere ciò che in quell'angolo di mondo c'era sempre stato: una storia ancora più antica delle vecchie pietre delle case; le usanze contadine legate alla terra e quelle tessili tramandate da generazioni di cui sembrava riecheggiare ancora il suono tra gli orditi dei telai ormai dismessi; la cultura di una civiltà pastorale con la vita scandita dal naturale alternarsi delle stagioni, tra rigidi inverni ed estati assolate, fresche primavere e rassicuranti autunni.

LO SPIRITO INTATTO DEL BORGO
Comprò buona parte degli antichi edifici del paese, comprese stalle, cantine e fienili, e con la passione e la cura, proprie solo delle persone sensibili, li restaurò uno ad uno, senza spostare una trave, senza cambiare una serratura, utilizzando solo materiali architettonici di recupero. Lasciò che lo spirito di quel borgo medioevale continuasse a vivere nei suoi elementi autoctoni, nei legni locali, nei mobili poveri di montagna e nei colori sbiaditi dal tempo.
Nulla fu lasciato al caso, niente di estraneo al contesto del luogo fu utilizzato per riportare alla vita le case, le strade, le piccole piazze. E per essere sicuro di non cancellare le tracce del tempo impresse sugli intonaci delle costruzioni e sul selciato dei vicoli, chiese aiuto, con umiltà e saggezza, alla gente del posto che aveva vissuto quella terra, conosceva quei sassi, ricordava certe tradizioni. 
Coinvolse anche una giovane antropologa, Nunzia Tarasci, per far sì che l'identità del territorio non andasse perduta, ma risplendesse nei dettagli del passato abilmente restaurati, valorizzati e reinseriti nel loro ambiente naturale. 
Fu così che nacque l'Albergo Diffuso Sextantio, uno dei più riusciti esempi di recupero architettonico e culturale di un borgo montano nell’appennino italiano,  modello di sviluppo sostenibile e di efficacia imprenditoriale. Oggi apprezzato per le atmosfere delle sue architetture di pietra, per i telai mossi a nuova vita da giovani tessitrici, per le ricette tipiche dettate dal calendario agricolo. L'albergo suscitò un insospettato impulso al paese, la gente che era andata via cominciò a ritornare, attratta dalle nuove energie che si muovevano e stimolata da ritrovate opportunità ormai non più così distanti. 
Altre attività sbocciarono sulle orme di chi aveva creduto nel senso più profondo di questo luogo e nell'autenticità della sua anima, fedele al suo vissuto e libera dalla rincorsa ad uno stile di vita contemporaneo. Fu così che gli abitanti del borgo ricominciarono a sperare, e a vivere, in quella terra salvata da un restauratore di sogni! 

LA TORRE CROLLATA RIVIVRÀ
Un angolo del borgo: al centro dominava la Torre Medicea, che in realtà è del '300 ed è il simbolo di questo territorio. Il terremoto dell'Aquila del 2009 l'ha fatta crollare, ma è stata prontamente ricreata una struttura con dei ponteggi che ne ripropongono il profilo. I lavori per ricostruirla sono già iniziati e si ritiene possano essere conclusi entro il 2017.


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