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Cara Giulietta...

Da decenni a Verona un gruppo di volontarie risponde alle lettere scritte da tutto il mondo

Gio 26 Gen 2017 | Attualità
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“Cara Giulietta…“, cominciano così le lettere che ogni giorno, da decenni, arrivano a Verona, a casa dell'eroina shakespeariana. Sono decine di migliaia di missive: tristi allegre, piene di speranza, vere, dure, ma tutte accomunate dal desiderio di amare ed essere amati. Arrivano da ogni angolo della terra, dall'India, dall'Africa, dall'America, dall'Australia. Arrivano, portando con sé la necessità di far sentire la propria voce, di condividere una gioia o un dolore, solo per il bisogno di essere ascoltati e di ricevere una risposta che ha il sapore di un abbraccio, quello della donna che più di ogni altra ha amato e che ha provato a scegliere liberamente chi essere.
Ad accogliere le lettere un gruppo di volontarie, le Segretarie di Giulietta.
«C’è un nucleo veronese – mi spiega Giovanna - di circa venti persone, a cui poi si aggiungono, per periodi più o meno brevi, volontari internazionali, arrivando a circa 45 volontari. Siamo più donne, ma ci sono anche uomini!».
Giovanna è “figlia d'arte”.
«L'idea di rispondere alle lettere nasce negli anni Trenta. Il primo segretario di Giulietta era il custode della sua tomba, Ettore Solimani. Era un uomo di grande inventiva e fantasia e ci teneva tanto a questo incarico. Allora la casa di Giulietta non era ancora stata ristrutturata e i turisti si recavano sulla sua tomba. Alla sua morte, poi, è seguito un altro segretario uomo al quale è subentrato mio padre, Giulio Tamassi, che, nel 1972, ha dato vita al Club di Giulietta, un’associazione culturale senza scopo di lucro da lui presieduta e che, su incarico del Comune di Verona, Assessorato alla Cultura, gestisce la posta di Giulietta».

Quante lettere ricevete all'anno?
«Dare un numero preciso è difficile, perché arrivano sia come lettere, che come mail, come bigliettini o come messaggi lasciati in un apposito scrittoio nella casa di Giulietta, raccolti poi in un cd. Diciamo che il nostro gruppo ogni anno risponde a circa diecimila lettere. Ma se aggiungiamo tutti i messaggi, arriviamo a circa cinquantamila».

Come si fa a diventare volontari?
«Abbiamo un sito dove diamo un po' tutte le indicazioni (www.julietclub.com). Comunque, oltre ad essere motivati, i volontari devono conoscere le lingue straniere, oltre l'italiano, perché la verità è che arrivano più lettere dall'estero che italiane, soprattutto dopo il film (“Letters to Juliet”, del 2010 - ndr), che nel mondo ha avuto un successo incredibile, molto più forte che da noi!».

Più uomini o donne?
«Il 70% delle lettere è scritto da donne. Il resto da uomini… Tanto che per la premiazione annuale delle tre lettere più belle, fissata il 10 febbraio, sono stati scelti una donna e due uomini. Lei è una ragazza di Milano e ci ha colpito perché è molto giovane e determinata: nella lettera parla di libertà, ma si rende conto che questa, se eccessiva, può portare alla solitudine e ha paura di non incontrare l'amore. Poi premiamo un ragazzo inglese, che ci parla di un amore felice: ci ha colpito perché ha voluto condividere la gioia di aver trovato la donna della sua vita, che, qualche mese fa, ha portato a Venezia per farle la proposta di matrimonio! Il terzo è un giovane del Texas, ha 33 anni, ha un buon lavoro, una bella casa ed è un bravo ragazzo, ma non riesce a trovare la sua Giulietta… La sua è una lettera un po' triste, ma molto profonda, in cui esprime i suoi sentimenti e il desiderio di trovare una persona vera che possa stargli accanto e di cui occuparsi».

Cosa rappresenta Verona per gli stranieri?
«Dalle lettere si comprende come, soprattutto per gli stranieri, Verona e l'Italia rappresentino la terra dei sogni. Noi italiani siamo più scettici, gli stranieri no».

Quando ha cominciato questo lavoro di Segretaria di Giulietta?
«Sono parecchi anni: ho cominciato nel 1994. A breve diventerò Presidente, visto che mio papà è un po' anziano e si tratta di un lavoro molto impegnativo: gestiamo il Club e i volontari, seguiamo il lavoro archiviazione, teniamo aperto un ufficio, che si trova in Corso Santa Anastasia, 29 a Verona, e rispondiamo alle lettere».

Tra le centinaia di migliaia di lettere che ha avuto tra le mani, c'è qualcuna che le è rimasta particolarmente impressa? 
«Ce n'è una di due anni fa di una donna svedese che vive in Sudafrica. Nella lettera racconta di quando aveva venti anni ed andò in Sudafrica per unirsi alla lotta contro l'apartheid: era una giornalista. In quel periodo conobbe questo uomo, più grande di lei, di colore, che era appena stato liberato dal carcere dove erano detenuti i prigionieri politici. Tutti erano contro la loro relazione. Ma loro no: ci hanno creduto, si sono sposati e hanno avuto dei figli. La lettera mi ha colpito perché voleva far capire che nella vita, ovunque, i sogni si possono realizzare. Lei sognava una famiglia con quell'uomo nel Sudafrica libero e così è stato!».

E poi ci sono lettere tristi. 
«Ci sono lettere difficili, lettere che ti fanno capire quante realtà differenti esistano. Ricordo quella di una ragazza algerina che raccontava di non poter essere libera di fare ciò che voleva, di come si sentisse oppressa, perché i genitori la tenevano in casa… Poi ricordo le lettere dall'India, dove esistono le caste e dove una storia o un matrimonio tra persone appartenente a caste diverse è impensabile. In questi casi è difficile rispondere: le lettere sono varie, come lo è la vita. E leggendo capisci che l'amore è amore ovunque ed è la cosa che tutti cercano e vogliono. La cosa straordinaria è che leggere queste lettere permette di essere in contatto con tutto il mondo, stando nella nostra bella Verona».

Come rispondete?
«Da parte nostra ci sono risposte di tutti i tipi, perché siamo libere. La cosa importante è capire che quando rispondi tu sei Giulietta e che la gente scrive per essere ascoltata, sentirsi accolta, più che per trovare una soluzione. Spesso la risposta è implicita nella lettera stessa. È come se la lettera, nel momento in cui viene scritta, svolge un ruolo terapeutico e catartico».

E le segretarie di Giulietta sono felici in amore? 
«Viviamo ciò che vivono tutti. Nel gruppo ci sono ragazze di diverse età, c'è chi è fortunato, chi separato, chi innamorato: è la vita!». 


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