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Tutti avremo un rating?

Un TripAdvisor della reputazione personale. Era stato pensato per il lavoro, ma per ora il Garante della privacy ha detto no

Gio 26 Gen 2017 | di Barbara Savodini | Inchieste
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Si proponeva di rendere il mondo un posto migliore, come tuttora si legge sul sito internet ufficiale, ma secondo le sentinelle della legge 675/96 avrebbe inciso negativamente sulla dignità delle persone: è tramontato così, almeno per il momento, il sogno nel cassetto dei fondatori di Mevaluate.
La banca dati della reputazione online, come è stato ribattezzato il progetto, ha incassato il parere sfavorevole del Garante della privacy. Ma, dopo tutte le risorse investite, non è escluso che gli ideatori ci riprovino con una formula sensibilmente modificata.
Perché questo database fa così tanta paura? Facile, perché prevede per gli utenti la possibilità di caricare sulla piattaforma qualunque tipo di informazione ritenuta influente e significativa sul campo della reputazione: dal casellario giudiziale ad articoli giornalistici, dal certificato di regolarità fiscale ai titoli di studio, dalle denunce e querele ai provvedimenti giudiziari e così via, senza escludere alcun tipo di documento utile per ricostruire l'affidabilità di un soggetto. Lo scopo? Secondo le società fondatrici (Mevaluate Holding, Mevaluate Italia Srl e Mevaluate onlus) sarebbe una vera e propria svolta nel mondo del lavoro con le aziende appaltatrici e sub-appaltanti, solo per fare un esempio, che saprebbero nell'immediatezza con chi hanno a che fare così da poter decidere, con la massima trasparenza, se intraprendere oppure no una collaborazione.
Lo stesso avverrebbe tra fornitori e distributori, ma anche tra aziende e aspiranti dipendenti. Il rischio di fare, come si suol dire, un buco nell'acqua con un investimento o un'assunzione, in sostanza, “diminuirebbe” iscrivendosi alla piattaforma.

Il Garante della privacy ha detto no: ecco perché
Non la pensa così il Garante della privacy, secondo il quale sarebbero stati utilizzati migliaia di dati sensibili in maniera impropria, con probabili ricadute sulla dignità delle persone. Insomma, il rischio era che la banca dati, una volta diventata popolare, avrebbe potuto causare l'emarginazione di intere categorie di persone. L'effetto della piattaforma, in pratica, si sarebbe abbattuto non soltanto sui furbetti, ma anche su tutti coloro che, dopo un errore o un momento di difficoltà, avessero avuto intenzione di rimettersi in gioco e di ricominciare tutto daccapo.
Secondo i quattro membri dell'ufficio che si occupa di tutelare i dati personali in Italia, sarebbe potuto accadere l'esatto contrario di quanto affermato nella home page della piattaforma, ovvero “creare un mondo migliore, più sano, proficuo e stabile nelle relazioni personali e giuridiche, dove intelligenze, capability e spiritualità vengono riconosciute e valorizzate, tutelando contemporaneamente la collettività da delinquenti e incompetenti, aumentando prevenzione e sicurezza”. Qualcuno, inoltre, avrebbe potuto costruire il proprio profilo a regola d’arte e smascherarlo non sarebbe stato affatto un’impresa semplice. 

Il nodo dell’algoritmo
Tra le perplessità del Garante non solo il trattamento dei dati personali, ma anche il funzionamento dell'algoritmo. Secondo i promotori, il modello matematico impiegato si sarebbe dovuto occupare di calcolare il rating di affidabilità, assemblando informazioni “pescate” sul web o caricate dagli utenti sulla piattaforma. “L'Autorità – ha spiegato il Garante - nutre, in generale, molte perplessità sull'opportunità di rimettere ad un sistema automatizzato ogni decisione su aspetti così delicati e complessi, come quelli connessi alla reputazione. Senza contare, infatti, la difficoltà di misurare situazioni e variabili non facilmente classificabili, la valutazione potrebbe basarsi su documenti e certificati incompleti o viziati, con il rischio di creare profili inesatti e non rispondenti alla identità sociale delle persone censite”.  

Una bomba a orologeria 
Benché mosso da nobili ideali - promuovere l'affermazione dei valori di giustizia e meritocrazia - il progetto è stato ritenuto una bomba ad orologeria in grado di esplodere da un momento all'altro sulla società. Del resto, benché non si tratti della stessa tipologia di dati, i social network hanno dato già un assaggio di cosa possono provocare simili sistemi e di quanto siano in grado in incidere, in maniera del tutto imprevedibile, sui comportamenti di un'intera popolazione. Insomma, chi avrebbe mai detto, dieci anni fa, che milioni di coppie sarebbero scoppiate a causa di Facebook, che Instagram sarebbe diventato una vetrina di corpi in esposizione o che il terrorismo avrebbe avuto un potentissimo strumento, come di fatto sono i social, per organizzare attentati e reti criminali? Cosa potrebbe succedere, alla lunga, inserendo in un database migliaia di informazioni tanto delicate? Oppure no, al contrario, tra qualche anno Mevaluate avrebbe potuto avere ricadute positive sull'economia, consentendo a migliaia di imprenditori di evitare investimenti sbagliati. 
Del resto, a quanti grossisti, a partire dalla crisi, è capitato di spedire quintali di merce senza mai ricevere il pagamento, a causa dell'improvviso fallimento di un'azienda solida fino a pochi mesi prima? A quanti invece è capitato di lasciare il  proprio mediocre lavoro per un posto migliore, salvo poi scoprire che gli stipendi arrivavano con mesi di ritardo? Insomma, lo ha ammesso anche il Garante: l’idea era mossa da nobili propositi, ma i rischi erano troppi e le leggi non consentono tanta libertà nel maneggiare dati così personali. Almeno non per il momento e non in Italia.  

Che cos’è Mevaluate e dov’è nata
“Reputation is not a label on a dress” (La reputazione non è un'etichetta o un vestito): questo lo slogan sulla home della piattaforma fondata nel 2013 in Irlanda. In Italia la società Mevaluate Holding Ltd è stata costituita nel giugno 2015 ed è partecipata dall’ente pubblico Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Assoholding e Federmanagement. Secondo quanto riportato sul sito Mevaluate Italia, la piattaforma è stata pensata per garantire l'erogazione dei servizi di rating reputazionale, mettere a disposizione l’infrastruttura digitale per l'operatività dei Consulenti Reputazionali, stringere accordi con aziende corporate, enti pubblici e privati e istituzioni, per l’adozione del Sistema Mevaluate in Italia e promuovere progetti a livello istituzionale, anche in ambito europeo. Composta da grandi professioni, essa è mossa dai più nobili ideali come legalità, democraticità, universalità, oggettività. 


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