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Diventare mamma? Tutta questione di cervello

Cosa cambia nei 9 mesi di gravidanza? Gli scienziati lo hanno capito (forse)

Gio 26 Gen 2017 | di Francesco Macàro | Attualità

Di solito si dice “cuore di mamma”. Eppure, secondo quanto è emerso da un recente studio scientifico, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Neuroscience, bisognerebbe dire anche “cervello di mamma”. Sì, perché gli scienziati hanno scoperto che l’amore e l’attenzione speciali che una donna incinta prova per il proprio nascituro, già nel grembo, non dipende tanto dall’educazione ricevuta o dall’affetto e dalla tenerezza che sviluppano crescendo nei riguardi dei propri figli futuri, ma piuttosto da modificazioni specifiche, evidenti e profonde che si possono riscontrare già durante la gestazione, all’interno del suo cervello.
Finora, l’unica certezza che l’esperienza empirica aveva chiarito era che una donna diventa ‘diversa’ quando intraprende il percorso della maternità. Non c’era però alcuna spiegazione scientifica, né alcuna evidenza su quanto potesse essere profondo questo cambiamento.

CINQUE ANNI DI RICERCHE
A questo ha pensato il gruppo di ricercatori dell’Università di Leiden, in Olanda, che ha lavorato accanto ad alcuni colleghi dell’Università autonoma di Barcellona, quando ha pensato di esaminare, attraverso la risonanza magnetica funzionale, le eventuali modifiche registrabili nel cervello di un gruppo di donne che stavano cercando di rimanere incinte per la prima volta. Quindi, la fase successiva dello studio ha coinvolto 25 di queste che erano effettivamente riuscite nel loro intento. Insieme a loro sono stati sottoposti ai test 19 uomini che diventavano padri per la prima volta. Il gruppo ‘di controllo’ era costituito da 17 uomini e 20 donne senza figli. La ricerca ha richiesto oltre cinque anni di lavoro e ha comportato ripetute scansioni cerebrali pre e post-gravidanza sulle novelle madri e i novelli papà, come sugli altri soggetti coinvolti. In particolare, il cervello delle 25 volontarie è stato sottoposto a una nuova risonanza subito dopo la nascita del bimbo. A due anni di distanza, 11 di loro sono state nuovamente sottoposte all’esame, per verificare se vi fossero ulteriori variazioni nella materia grigia. Non solo. In questa fase post-natale, alle mamme sono stati effettuati gli esami di risonanza magnetica mentre svolgevano alcune attività, come osservare fotografie dei loro pargoli e di altri bambini. A partire dalle aree del cervello attivate durante questa esperienza, i ricercatori hanno realizzato una sorta di scala per valutare e, quindi, prevedere in futuro il grado potenziale di attaccamento delle madri al proprio figlio.

LE NEOMAMME ‘PERDONO’ MATERIA GRIGIA
Ma il risultato più evidente e interessante è stato quello per cui soltanto il cervello delle neomamme tende a subire notevoli variazioni nel volume della materia grigia. Dove? In particolare nelle aree deputate a svolgere ‘compiti’ sociali, come i sentimenti di empatia e la capacità di comprendere le intenzioni degli altri. 
In effetti, alcuni studi precedenti avevano già mostrato che diventare genitori produce modificazioni in particolari circuiti neuronali sia delle madri che dei padri. Ma quanto scoperto dai ricercatori iberico-olandesi rappresenta un salto di livello nella questione dei cambiamenti più profondi che avvengono nel cervello femminile quando si trova in gravidanza. 
In merito alla ‘perdita’ di materia grigia, che prosegue peraltro fino a due anni dal parto, secondo gli scienziati, può rappresentare un benefico processo di maturazione e specializzazione. Insomma, niente rischio di danneggiamenti alla memoria o ad altre funzioni cognitive per le donne che hanno dei bambini, anzi. Come evidenziato dal coordinatore dello studio, Oscar Villaroya: «Questa scoperta indica l’esistenza di un processo adattivo che punta a migliorare le capacità di percepire i bisogni del bambino, ad esempio comprendendo le sue emozioni. Inoltre, ci fornisce alcune indicazioni fondamentali riguardo alle basi neurali della maternità, della salute mentale nel periodo perinatale e, più in generale, della plasticità del cervello». Perciò, questo tipo di alterazioni gestazionali nella struttura cerebrale potrebbe, secondo gli scienziati, apportare dei vantaggi alle mamme nella capacità di adattarsi ai bisogni del bambino o nel riuscire a captare degli stimoli esterni, che possano rappresentare per il piccolo un possibile pericolo. 

ALLA SCOPERTA DEI MECCANISMI PATOLOGICI POST-PARTUM
A partire da questa scoperta, gli scienziati ora si pongono l’obiettivo di analizzare quali possano essere le conseguenze specifiche di queste variazioni ‘cerebrali’. Con la speranza di poter ottenere risposte, ad esempio, su condizioni come la depressione post-partum o i problemi nell’instaurazione di un rapporto e di un legame stretto tra madre e neonato, che possono giungere, in circostanze particolari, anche fino al rigetto affettivo. Casi comunque-limite, che non scalfiscono quella particolare e unica sensazione di chi ha vissuto una gravidanza. Che tende a perdurare nel tempo, almeno fino a due anni dopo il parto, secondo i ricercatori.
Perché è risaputo che il mestiere di madre non s’insegna, ma è custodito dentro ogni donna come un istinto naturale. I ricercatori, perciò, hanno semplicemente dotato di motivazione scientifica il proverbio che tutti conosciamo: di mamma ce n’è una sola.

 



Che cos’è la risonanza magnetica funzionale

La cosiddetta FMRI o risonanza magnetica funzionale è un esame diagnostico non invasivo grazie al quale gli specialisti sono in grado di osservare, in dettaglio, i tessuti del nostro organismo, riuscendo a superare anche gli strati più densi, come quelli ossei, in questo caso del cranio, per evidenziare particolari attivazioni di aree in base a precisi stimoli spontanei o indotti dai radiologi.

 



Dove cambia il cervello

Le aree cerebrali in cui sono state registrate le più significative ‘riduzioni’ di materia grigia attraverso i risultati degli esami di risonanza magnetica funzionale sono la corteccia prefrontale e temporale, ma anche nell’ippocampo, zona fondamentale per la memoria. 


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