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Troppi cesarei: amore e informazione la ‘cura’

Una nuova ricerca conferma la possibilità di fermare la folle corsa al taglio cesareo, rispettando donna e bebè

Ven 24 Feb 2017 | di Francesco Buda | Attualità
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Va bene la mimosa perché è l'8 marzo. Ma per onorare la donna tutto l'anno e nella sua parte più profonda, la femminilità e le sue forze, bisogna rispettare la sua natura di generatrice di vita, vedere e sostenere le sue naturali e grandiose potenzialità nell'esperienza del diventare madre. «Tutti i periodi critici che, per motivi naturali, la donna deve affrontare nel corso della sua esistenza sono considerati problemi clinici: la pubertà, la gravidanza, il parto, i giorni che precedono il ciclo mestruale (sindrome premestruale), le mestruazioni e naturalmente la menopausa», racconta Jörg Blech nel libro inchiesta “Gli inventori di malattie – Come ci hanno convinto di essere malati”. Ecco allora l'epidemia di cesarei non necessari: 160mila in Europa. Una follia che in Italia va avanti da una ventina di anni: nel 1980 si tagliava la pancia alle donne nell'11,2% dei casi, ora siamo oltre il 35%. Record europeo o mondiale in regioni come la Campania (60%). Un intervento chirurgico d'urgenza, da praticare solo come salva-vita e che aumenta di tre volte la mortalità nelle neomamme, diventa routine. 

DOPO IL PRIMO CESAREO MEGLIO EVITARE IL PARTO NATURALE...  
Una perversa spirale, in cui, sempre qui da noi, a chi ha subìto il cesareo, di solito viene imposto o almeno suggerito il cesareo, anziché il parto naturale per i figli successivi. Ora arriva, però, una ventata di freschezza e buonsenso dal recentissimo studio Optibirth: anche dopo uno o più cesarei, la donna può dare alla luce secondo natura, senza bisturi. In assenza di problemi clinici, è più sicuro, più appagante e fa risparmiare il Paese. 

VIVA IL VBAC!
In gergo si chiama Vaginal birth after cesarean (VBAC): nascita vaginale dopo il cesareo. I risultati più eclatanti della ricerca, che è anche un intervento operativo per migliorare le cose, si sono avuti proprio in Italia, tra gli otto Paesi europei coinvolti nella ricerca. Semplicemente incontrando le donne con precedente esperienza di cesareo e i loro partner, insieme a ginecologi ed ostetriche, ascoltando e informando sulla base sulle evidenze scientifiche – non delle paure o degli interessi economici -, si sono ridotti del 13,6% i tagli cesarei nelle nuove nascite. Un movimento sano che ha 'contagiato' anche gli ospedali che non hanno partecipato alla formazione Optibirth: i parti spontanei dopo il cesareo sono aumentati di quasi il 6%, solo per il fatto di aver sentito quel che succedeva nei centri nascita sedi degli incontri Optibirth. 

INCINTA NON MALATA
Un altro ceffone alla mentalità che vuole invece la donna in dolce attesa incapace, bisognosa di mille visite e di (costosi) specialisti, insicura, fragile, a rischio. Come una malata da dirigere passo passo, tra ansie, timori, dubbi, farmaci, test, tecnologie. Le parole più usate sono rischio e sicurezza, anziché natura, forza, fiducia, normalità. In gergo questo fenomeno viene definito medicalizzazione. Del resto, solo il 4% dei cesarei viene eseguito “su autodeterminazione della donna”, dice una ricerca della Società italiana di ginecologia e ostetricia. «Attraverso questo studio abbiamo conosciuto donne tanto coraggiose, nell'arretrato Sud, e ostetriche tanto competenti che in assenza di ospedali hanno scelto di partorire, anche a casa, dopo uno, due o tre tagli cesarei. Come si fa normalmente nel Regno Unito o nel Nord Europa», racconta Sandra Morano, specialista in ginecologia ed ostetricia dell'università di Genova che ha coordinato lo studio Optibirth in Italia.
«Ci siamo concentrati sul cambiare le cose negli ospedali e sui medici nei quali le donne hanno fiducia e che non sono ancora pronti – sottolinea l'esperta -, bisogna cambiare la cultura dei medici, delle donne, dei media».
Infatti, oltre una donna su 2 (il 55%) ha dichiarato di aver subìto pratiche inappropriate, abusi, mancanze di rispetto durante il parto. Mentre una su tre, il 35%, dice di non aver espresso un consenso libero, consapevole ed informato in tale esperienza. Sono i risultati preliminari di #bastatacere, la prima indagine in Italia sul fenomeno curata da OVOItalia, l’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica.

UNA SCELTA LIBERA 
«Abbiamo promosso un percorso per far sì che la donna potesse scegliere in libertà e con le corrette informazioni – racconta la professoressa  Morano -, coinvolgendo con loro anche medici e ostetriche, tutti allo stesso livello: non c'è gerarchia. Questo serve a non subire passivamente e a superare la cultura medica dominante, che non solo ti fa fare il cesareo dopo un cesareo, ma tra un po' ti fa fare il cesareo anche per il primo figlio, come già succede in vaste aree del Paese! Questo anche perché si è abbandonata l'arte ostetrica nei percorsi formativi e c'è la fissazione del ginecologo ‘medico per le donne’, nata negli Usa, che è ancora oggi il più forte propulsore dell'epidemia dei cesarei. La donna, anche se ben informata, per partorire si affida al suo ginecologo, ma il professionista di cui lei si fida le dice che non ce la farà a partorire o non la rinforza nella sua innata capacità. Lo specialista privato o semi-privato guida il suo pacchetto di ‘anime morte’ verso una clinica o un ospedale, a seconda della compiacenza o meno dei direttori, su base eminentemente commerciale». 

LA CENTRALITÀ DELL’OSTETRICA
Nonostante il senso comune, nelle situazioni in cui mamma e bebè non hanno problemi - la maggior parte dei casi - per una serena gravidanza basterebbe una valida ostetrica.
«Ancor più delle evidenze scientifiche – sottolinea la specialista -, la ‘compassionate care’ (cura compassionevole - ndr), la  loro presenza continua e rassicurante, ha fatto la differenza nel nostro studio. Ma perché trattare la donna come paziente e far nascere i bimbi in luoghi tanto simili a fredde sale operatorie? Se non proprio in casa, come raccomandano le linee guida dell'Istituto nazionale per l'eccellenza sanitaria del Regno Unito, un'ottima alternativa umanizzante e sicura sono le Case Maternità: habitat molto somigliante ad un ambiente domestico, caldo ed empatico, gestito da ostetriche».
La professoressa Morano ha fondato la pionieristica Casa Maternità presso l'IRCCS San Martino di Genova, la prima struttura del genere in Italia. «Se messe in grado di godere di un sostegno culturale ed affettivo – conclude la professoressa Morano -, pur nel costante assedio di curanti, parenti ed amici, le donne che abbiamo coinvolte nella ricerca Optibirth sono riuscite ad arrivare in sala parto forti della loro competenza». 
Si tratta, dunque, di conoscere e promuovere la normalità. Vedrai che festa, donna!

 



Quando il falso diventa vero

 

«Troppi cesarei? Ma lo chiedono le donne». Non è vero! L'84% delle mamme intervistate dall'Istituto Superiore di Sanità in 12 regioni italiane dichiarava che, potendo scegliere, avrebbe preferito partorire spontaneamente. «Il dato – scrivono gli autori dell'indagine del 2001 - contrasta con l'affermazione sempre più frequente che sostiene che parte dell'elevata incidenza di tagli cesarei nel nostro Paese sia dovuta al desiderio espresso dalle donne di non partorire spontaneamente».

 



NON È VERO CHE IL CESAREO…


1 È più sicuro: il rischio di mortalità materna è 3 volte più alto

2 È inevitabile dopo il 1° cesareo

3 È inevitabile se il feto è in posizione podalica (vuole uscire dai piedi): si può fare il “rivolgimento con manovra esterna”

4 È l’unico metodo per far nascere i gemelli

5 Evitaildolore: 24 ore dopo aver dato alla luce, le donne lamentano forte dolore più nei casi di cesareo che di parto vaginale 

Fonte: Royal College of Obstetric Ginecology – Istituto superiore di sanità




I MEDICI: ECCO PERCHÉ FACCIAMO IL CESAREO


Paura di denunce 91%

Gestione-organizzazione 59%

Influenze esterne 47% (donna, famiglia, mass media)

Invecchiamento ostetriche 42%

Esigenze-limiti della struttura 34%

Cultura (“sono cambiate le donne”) 34%

Altro 33%

Motivi clinici 32%

Richiesta della donna anche senza indicazioni mediche 27%

Aumento patologia mamma-bimbo 15%

Inadeguato controllo clinico in gravidanza 6%

Necessità pratiche della donna 4%

 

Fonte SIGO Sondaggio Centri nascita 2009 


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