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Sangue del cordone: quello che non dicono

Per prelevarlo, bisogna chiudere subito il cordone. Ma l’OMS raccomanda di aspettare...

Ven 24 Feb 2017 | di Francesco Buda | Attualità
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Siamo abituati a pensare alla donazione del sangue del cordone ombelicale come gesto di grande solidarietà e come pratica innocua per il bimbo “donatore”. Lo assicura persino il Ministero della Salute.
Ma, stando a numerose evidenze scientifiche, s'impone qualche prepotente dubbio. Specialmente se si guarda e si verifica quanto racconta il documentario “Sangue del suo sangue”, che sta per uscire,in collaborazione con il CoRDiN, Comitato per il Rispetto dei Diritti del Neonato, e con OVOItalia, l'Osservatorio sulla Violenza Ostetrica. 

PRELEVARE ILSANGUE CORDONALE FA MALE AL BAMBINO?
«È come togliere due litri di sangue ad un maratoneta appena ha finito la gara». Così spiega certi effetti del prelievo del sangue da cordone sui neonati Niccolò Giovannini, ricercatore in scienze dello sviluppo prenatale e specialista in ginecologia ed ostetricia della Clinica Mangiagalli di Milano. Nel suo ospedale non si chiude il cordone prima che si svuoti.

SICURICHE È SANGUE “DI TROPPO”?
Quel sangue in quel tubo che collega il bimbo alla mamma - tutto il sangue, compreso quello che sta nella placenta - pare proprio che serva al bebè nella delicatissima transizione da feto a neonato, quando passa dall'ambiente uterino a quello fuori dalla pancia materna e deve poter utilizzare tutte le risorse a disposizione per iniziare a respirare aria ed irrorare tutto il corpicino. Perciò – sempre secondo le evidenze scientifiche -, se si taglia il cordone prima che si sia svuotato, si disturba il bimbo esponendolo a seri rischi (vedi riquadro a fine articolo), al livello di cervello, cuore, polmoni ed ossigenazione dei tessuti, specialmente se si tratta di prematuri. Oltre a  maggiori rischi di anemia e deficit di ferro, a sua volta associato a deficit motorio e cognitivo e a differenze neurofisiologiche.
Se invece al bebè si danno almeno tre minuti di tempo – dicono le linee guida - prima di chiudere il cordone, diversi ed importanti sono i benefici: più emoglobina, più riserve di ferro fino ai sei mesi di età, maggior peso. Inoltre, non c’è alcun maggior rischio di ittero (troppa bilirubina) nel neonato, né di emorragie post partum nella mamma. Contrariamente a quella teoria degli anni Sessanta che ancora oggi induce a praticare come routine il clampaggio - così si chiama in gergo la chiusura del cordone - subito dopo l’arrivo alla luce del feto. 

UN TESORO, SPECIE PER I PREMATURI
Se si permette al bimbo di riprendersi tutto il sangue cordonale, i benefici sarebbero ancora più significativi nei nati pre-termine: minor bisogno di trasfusioni per anemia, circolazione sanguigna più stabile, minor rischio di emorragie intraventricolari, di enterocoliti necrotizzanti e di sepsi (infezione del sangue) neonatale, nessuna differenza rispetto ai nati nei tempi giusti per quanto riguarda l'indice Apgar (una sorta di 'pagella' su battito cardiaco, capacità respiratoria, tono muscolare, riflessi neurologici, colorito di pelle e mucose, bocca e unghie).
Lo attesta una ricerca pubblicata sul “Journal of Pediatric Health, Medicine and Therapeutics”. Ora ce la racconta pure la video-inchiesta realizzata da una donna, Amyel Garnaoui che, non solo è madre, ma è anche ostetrica: con il marito, il documentarista Angelo Loy, ha realizzato “Sangue del suo sangue”, in uscita a marzo e che abbiamo visto in anteprima. Un piccolo, inquietante viaggio tra medici, banche del sangue, mamme che hanno donato il sangue dei loro bebè convinte di fare la cosa giusta. 

LA VERSIONE UFFICIALE
“La raccolta del sangue cordonale è una manovra semplice, che viene effettuata dopo la nascita del bambino e del taglio del cordone e quindi non comporta nessun rischio né per la madre né per il neonato. Il sangue cordonale è prelevato solo se in sala parto possono essere assicurati i massimi livelli assistenziali per la mamma e per il neonato”. Così dice il sito internet ufficiale del Ministero della Salute italiano. Lo stesso sito precisa che “la comunità scientifica sconsiglia il prelievo del sangue del cordone nei parti prematuri prima della 37° settimana, per tutelare la salute del neonato (maggior rischio di anemia e riduzione delle riserve di ferro)”. Informazione vera. Ma forse incompleta. 

COSADICEL’OMS
L'OMS, Organizzazione mondiale della sanità, raccomanda di aspettare (sempre, anche sui nati a termine) almeno da uno a tre minuti prima di eseguire il clampaggio. Ma spesso e volentieri il cordone viene chiuso prima per raccogliere la quantità idonea  di sangue neonatale (circa 120 millilitri in media, un terzo del sangue del piccolo). «Il clampaggio immediato aumenta la mortalità nei nati pre-termine: rischiano anche emorragie cerebrali, poiché i vasi sanguigni sono meno formati e si rompono più facilmente», avverte ancora il dottor Niccolò Giovannini. Il dottore sta per pubblicare uno studio  condotto al Mangigalli di Milano che afferma: «Con la chiusura del cordone eseguita dopo tre minuti dalla nascita, anziché subito, i bambini hanno un gran beneficio in termini di recupero di emoglobina, sia nel parto naturale che nel cesareo». Lo ha spiegato recentemente alla Camera dei Deputati. 

COSA RACCOMANDA LA SCIENZA
22 Senatori della Repubblica hanno firmato un disegno di legge per promuovere il più possibile la donazione di sangue cosiddetto cordonale (in realtà è del bimbo). Nella premessa, l’atto lamenta che l'obiettivo di attuare questa pratica su larga scala “è ancora lontano dall'essere attuato a causa di una informazione mediatica attualmente insufficiente e distorta”. Insieme con l'OMS e il “Journal of Pediatric Health, Medicine and Therapeutics”, a “disinformare” sarebbero cospiratori di rango: il Royal College of Obstetricians and Gynaecologist, la Federazione internazionale di ginecologia e ostetricia (FIGO), la Confederazione internazionale delle ostetriche, l'International Liaison Committee on Resuscitation (ILCOR), il Consiglio europeo di rianimazione ed il Consiglio di rianimazione del Regno Unito. Società scientifiche che tutte raccomandano di non chiudere subito il cordone. Sono queste le informazioni insufficienti e distorte? 

EINITALIA? DETTIECONTRADDETTI
In Italia, dove molti tacciono o semplicemente ignorano, l'ANDRIA, associazione di operatori per la promozione di una assistenza appropriata in ostetricia, ginecologia e medicina perinatale, afferma che “in neonati a termine e pretermine che non richiedono immediate manovre rianimatorie, il clampaggio del cordone dovrebbe essere eseguito dopo almeno un minuto o quando il cordone cessa di pulsare”. La Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, rispondendo ad un’interrogazione dell’On. Adriano Zaccagnin che ha sollevato la questione in Parlamento, ha detto: «Nel rispetto del fisiologico svolgimento del parto e del secondamento (espulsione della placenta, ndr), in accordo con la società italiana di neonatologia (SIN), le banche del sangue cordonale della Rete italiana si sono imposte, da subito, la regola di adottare nei punti nascita la legatura (clampaggio) del cordone ombelicale entro un tempo non inferiore a 60 secondi dal momento del parto». «Ma un minuto è poco! L'ideale, come ormai praticato nei migliori centri nascita, è attendere la fuoriuscita della placenta: si taglia solo dopo», ribatte Amyel Garnaoui, l'ostetrica che ha realizzato il documentario “Sangue del suo sangue”, d’accordo con vari neonatologi ed ostetriche. Non a caso l'autorevolissimo NICE britannico (National Institute for Health and Care Excellence), raccomanda il taglio ottimale del cordone ombelicale non prima di 5 minuti. 

QUAL È IL VERO INTERESSE PRIMARIO?
«Non esistono evidenze scientifiche contrarie a quello che raccontiamo nel documentario “Sangue del suo sangue”, che mette in luce un aspetto di un problema molto più grande: alla donna è stato rapito il ruolo di madre generatrice - dice ad “Acqua & Sapone” Amyel Garnaoui –. Anni e anni di medicalizzazione e di trasferimento all'uomo del ruolo di custode della nascita, di solito i ginecologi sono maschi, l'hanno indebolita, resa 'paziente' passiva, anziché protagonista della gravidanza e del dare alla luce. La donazione del cordone dimostra quanto una donna sia disinformata e in buona fede espone il figlio a seri rischi di salute. Un paradosso che l'OMS, citando altre pratiche comunissime e non appropriate e spesso dannose, chiama abuso e mancanza di rispetto nel parto. Le donne lo chiamano violenza ostetrica.  L'invito e l'appello alla donna è di riprendersi l'espressione della sua natura più profonda, di creatura potente che essa è».
La rivista Acqua & Sapone darà conto del contrario se dimostrato e dimostrabile, in attesa magari di capire bene che fine facciano le tantissime sacche di sangue neonatale (oltre 631mila a marzo 2015, record mondiale) raccolte in Italia e per cosa vengano davvero utilizzate le cellule staminali in esse contenute.
Infine, posto l'interesse primario dei bimbi che nascono, delle loro mamme e dei loro papà e della società in cui vengono al mondo, come si concilia tutto ciò con la donazione e conservazione del sangue da cordone ombelicale elevate ad “interesse primario per il Servizio sanitario nazionale” dalla legge 21 ottobre 2005, n. 219 e dall'articolo uno del disegno di legge 913 del 2013 all'attenzione del Senato? Come si concilia tale presunto progresso con le più recenti linee guida delle massime organizzazioni e società sanitarie e scientifiche internazionali?

 



PERCHÉ SI PRELEVA ILSANGUE CORDONALE 

Il sangue del cordone ombelicale è ricco di cellule staminali emopoietiche, capaci cioè di produrre cellule del sangue e quindi può rivelarsi utilissimo nella cura di diverse malattie del sangue, compresa la leucemia. Come dice la pubblicità di una bio-banca su internet, è un vero potenziale tesoro. Tanto che nel Parlamento italiano è in discussione una legge (ddl  913/2013) presentata da 22 Senatori, dal titolo “Promozione della donazione del sangue da cordone ombelicale e della rete di banche che lo crioconservano”. Punta a promuovere il più possibile la donazione di sangue cosiddetto cordonale – in realtà è del bimbo - e l'aumento degli investimenti per le apposite banche che lo custodiscono. Bio-banche che in Italia sono 19, più che in qualunque altro Paese. 

 



I RISCHI

Per poter prelevare il sangue dal cordone ombelicale occorre clampare, ossia chiudere con pinzette, il cordone stesso prima che il sangue defluisca interamente verso il neonato. Il problema però è più ampio e si pone quasi come routine, visto che nella maggior parte dei casi il cordone viene ancora chiuso subito o pochi secondi dopo il parto. In un'apposita tabella, il “Journal  of Pediatric Health, Medicine and Therapeutics” ha esposto i seguenti “Effetti avversi provati del clampaggio immediato sulla circolazione”, che risultano dalla ricerca scientifica. 

• Vari gradi di ipovolemia (insufficienza di sangue)
• Ipovolemia acuta quando è preceduto da compressione del cordone intrapartum
• Ipossia (insufficienza di ossigeno)
• Riduzione improvvisa del carico diastolico nel cuore
• Aumento drammatico del carico sistolico nel cuore
• Aumento della resistenza vascolare periferica
• Calo della circolazione cerebrale
• Calo nell'output cardiaco (meno sangue pompato)
• Bradicardia (battito cardiaco rallentato)


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